La regola delle “3 S”

Non scrivo da un po’… c’era il fieno da fare, tra vari problemi siamo riusciti a portarlo a termine, subito dopo ci siamo concessi un piccolo “stacco”. Non so con quale criterio voi scegliate la meta delle vostre vacanze, ma in quest’estate un po’ particolare abbiamo guardato ad est, rimanendo tra i monti. L’Alto Adige è una località molto ambita, ma noi abbiamo scelto una vallata forse meno conosciuta, la Val Passiria. Lo confesso, una delle principali motivazioni per andare proprio lì era… il fatto che c’è una razza di capre originaria proprio di quella vallata. Inoltre, non essendo così famosa come altre località di quella regione, contavo di trovarla poco affollata.

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Capre di razza Passiria – Timmelsalm (BZ)

Si tratta di un territorio spiccatamente agricolo e sicuramente non frequentata dal turismo di massa, adatto a chi vuol fare gite, camminate, escursioni in ambiente montano. La parte bassa della valle, a ridosso di Merano, è completamente coperta di vigneti e frutteti, che risalgono i versanti delle montagne fin verso i 6-700m, dopodiché vi sono i boschi, tra i quali si aprono i masi, con le loro case, stalle e fienili.

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Antico maso a Scena (BZ)

L’ambiente dei frutteti, pur essendo attraversato da sentieri (alcuni dei quali seguono il tracciato delle rogge, il sistema per trasportare l’acqua dai corsi d’acqua principali ai versanti coltivati), non mi ha entusiasmata. Le colture occupano ogni spazio disponibile e sono per lo più avvolte da reti antigrandine (fondamentali, visto il violento temporale che ci ha dato il benvenuto la prima sera). Sicuramente nel momento della fioritura dei meli si potrà godere di scorci colorati e pittoreschi, ma in questi giorni questa monocoltura è abbastanza soffocante, sensazione non solo psicologica, ma anche reale, dato il continuo via vai di piccoli trattori, adatti al passaggio tra i filari, con al seguito atomizzatori che irrorano le coltivazioni o gettano erbicida al piede dei vigneti.

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Frutteti a Rifiano, Val Passiria (BZ)

Meglio dirigersi verso i monti, in un panorama di vallate dai pendii ripidi, ma anche vasti pascoli, laghi, torrenti, rododendri in fiore. Prima di raggiungere gli alpeggi, parliamo ancora un momento dei masi. Girando per la Val Passiria, non ho visto praticamente nessun edificio abbandonato. Ci sono i villaggi, poi vi sono i masi: si tratta di aziende agricole, la cui gestione è stata tramandata di generazione in generazione attraverso il meccanismo del “maso chiuso”. Qui potete trovare più informazioni su questo sistema caratteristico dell’Alto Adige. Questa è la legge (aggiornata al 2001) che ne regola la gestione. Penso che gran parte della “buona gestione” del paesaggio e del territorio di queste zone sia dovuta a questa istituzione, che ha fatto sì che si mantenesse l’unità aziendale, senza la grande frammentazione che caratterizza invece le nostre aree collinari e montane.

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Il paesaggio dei masi – San Martino in Passiria (BZ)

Dal momento che la bassa valle e la pianura sono interamente occupate da frutteti e vigneti, fare i prati sono quasi tutti molto ripidi, per cui fare il fieno è un’attività eroica. Lo è anche farlo asciugare, dato che quasi ogni giorno c’è stato almeno un temporale… I fienili hanno quasi tutti delle ventole per poter continuare l’essiccazione anche dopo lo stoccaggio, oppure altrove si ricorre al metodo di fasciare le rotoballe per la loro conservazione.

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Prati pianeggianti da sfalciare solo in alcuni villaggi d’alta quota – Plan, Val Passiria (BZ)

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Scene di fienagione in Val Passiria (BZ)

Saliamo ancora e arriviamo nell’alta valle o nelle vallate laterali, dove numerose piste forestali chiuse al traffico raggiungono le malghe, gli alpeggi, da cui poi si prosegue lungo sentieri per arrivare ad alpeggi più piccoli. Noi cercavamo le capre… e le abbiamo trovate. Tante, tantissime! Le prime le abbiamo viste vicino ad una piccola baita la domenica mattina. Dopo alcune difficoltà di comunicazione con persone che si dirigevano là (qui parlano soprattutto Tedesco, alcuni non sanno o non vogliono parlare Italiano), nei pressi della baita abbiamo trovato un giovane pastore con cui scambiare quattro chiacchiere.

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Capre e giovane pastore – Timmelsalm, Val Passiria (BZ)

Ci ha detto di essere il pastore delle manze in un vallone vicino, ma che la domenica ci si riuniva con altri pastori e con i proprietari delle capre per controllare gli animali, che pascolano ancora liberi nelle parti più alte degli alpeggi. Aveva messo il sale intorno alla capanna (che può servire, oltre che da magazzino, da ricovero per i pastori in caso di necessità), così che le capre scendessero e potessero essere viste dagli allevatori.

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Capre Passiria al Passo del Rombo (BZ)

Le capre di razza Passiria sono animali robusti, adatti alla montagna: di taglia media, sono capre tarchiate, con le gambe robuste, corna non troppo sviluppate, muso corto, mantello dalle diverse colorazioni. Nelle greggi lasciate pascolare libere c’erano solo femmine e capretti nati in primavera, i maschi li abbiamo visti altrove, o nel fondovalle accanto alle case o in recinti vicino alle malghe più in basso. Verranno poi inseriti nel gregge dopo ferragosto, quando inizia generalmente il naturale periodo dei calori.

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Due becchi in un recinto nella parte bassa del vallone – Falsertal, San Martino in Passiria (BZ)

Un gregge lo abbiamo visto, la sera, proprio accanto alla strada che porta al Passo del Rombo, confine con l’Austria. Non c’erano solo capre, sul versante austriaco alcune pecore si spostavano liberamente, attraversando la strada asfaltata (poco trafficata, dato che più a valle, in Austria, era interrotta a causa di una frana). Altre pecore le abbiamo incontrate, sempre in Val Passiria, in piccoli gruppi sparsi.

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Pecore al Passo del Rombo – Austria
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Gregge nei pressi del Passo del Rombo – Austria

Le capre restano a pascolare fino agli inizi dell’autunno, quando poi verranno fatte ridiscendere a valle. Succedeva anche dalle nostre parti, fino a qualche anno fa… e non sempre questa operazione è semplice, poiché può capitare di doverle andare a recuperare in luoghi impervi.

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Una lapide posta lungo un sentiero a ricordare un giovane capraio perito nel cercare di recuperare i suoi animali – San Martino in Passiria (BZ)

I bovini invece pascolano all’interno di grandi recinti che delimitano le varie parti dell’alpeggio. Qualche vacca in mungitura nei pressi delle malghe, molte vacche in asciutta, alcune vacche con i vitelli, moltissime manze e vitelli, delle razze più disparate (dalla Frisona alla Grigia alpina, dalla Jersey alla Pustertaler, ecc…). La sorveglianza non è costante, ci sono dei pastori che periodicamente vanno a controllare questi animali, abbiamo visto una “squadra” di persone impegnate nel posizionare fili e picchetti fino sulla cresta spartiacque tra un vallone e l’altro.

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Vacche in asciutta nei pascoli accanto al Passo del Giovo (BZ)
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Manze al pascolo – Fatschnal Tal, Val Passiria (BZ)
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…non solo bovini negli alpeggi… – Falsertal, San Martino in Passiria (BZ)
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Manze di razza Grigia alpina – Lazinser Alm, Val Passiria (BZ)

Vi starete già chiedendo com’è possibile che qui gli animali siano ancora liberi, soprattutto capre e pecore. Semplicemente qui il lupo non c’è (ancora), così come non c’è nemmeno l’orso. Questi animali non sono i benvenuti, in una realtà totalmente zootecnica come questa. E non è solo una sensazione, il concetto è espresso chiaramente dagli striscioni affissi all’esterno di ogni malga e da piccoli opuscoli (in Italiano e Tedesco) distribuiti ovunque a cura della Südtiroler Bauernbund, dove si spiega come lì “non vi sia posto per il lupo”.

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Lo striscione presente in quasi tutte le malghe – Val Passiria (BZ)

In una di queste malghe, il titolare chiacchiera volentieri. Ci racconta come in tutto l’Alto Adige vi siano 8.000 capre di razza Passiria, ma lì, nella valle omonima, i capi allevati siano 6.000! “Le alleviamo per passione…“. Non c’è bisogno di spiegare, capiamo benissimo. Quest’anno il lockdown ha completamente bloccato la vendita dei capretti nel periodo pasquale. “Per fortuna ora un macellaio si è inventato la vendita di arrosti. La gente non prende i pezzetti con l’osso, non li sa mangiare, cucinare… ma l’arrosto sì, quello si vende.

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Gregge di capre Passiria al Passo del Rombo (BZ)

Quando però inizia a parlare del lupo, il discorso si infiamma. “Hanno fatto una riunione qui, gli ambientalisti hanno chiesto di fare delle proposte per convivere con il lupo. Si è alzato uno Svizzero, ha detto che l’unica regola che funziona è quella delle 3 S.” Ci dice tre parole in Tedesco, poi cerca di tradurle. Anche in Italiano sono 3 S: Sparare, Sotterrare, Silenzio.

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L’opuscolo dove si spiega il punto di vista degli allevatori altoatesini in una delle malghe che offrono accoglienza ai turisti – Val Passiria (BZ)

Lupo, allevamento, montagne, turismo: cose che insieme non possono funzionare, ci dicono. Qui l’allevamento è fortemente legato al turismo, si può dire che, almeno nella stagione estiva, le due attività siano inscindibili. Ma di questo vi parlerò in un altro post

2 Replies to “La regola delle “3 S””

  1. “non vogliono parlare Italiano”
    confermo questa seconda ipotesi.

    Questi signori che non vogliono i lupi o gli orsi, che hanno tutto il mio sostegno incondizionato, si dimenticano forse che fanno parte della Regione Trentino-Alto Adige. I lupi e gli orsi sono stati avvistati in tutto il territorio regionale, sicuramente sono stabili nel Trentino e tutte zone limitrofe, ma di passaggio sono anche nella loro valle.

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    1. concordo con il difendere le proprie radici, territoriali e linguistiche… ma detto questo, trovo alquanto stupido far finta di non capire cosa ti sta dicendo una persona che pratica il tuo stesso mestiere e ha la tua stessa passione, che sia in un’altra regione italiana, in Francia o nell’ultima estremità della Terra del Fuoco… purtroppo lo stesso atteggiamento già lo avevo riscontrato in un vallone laterale della Val Venosta qualche anno fa. per fortuna però ci sono stati altri casi in cui abbiamo potuto chiacchierare a lungo con gente del posto, parlando di allevamento, di alpeggi, di capre, di turismo…

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