La pioggia serve, ma…

Quest’anno non ci stiamo lamentando per la siccità. Il problema è che non la smette di piovere… La primavera è stata bella, abbastanza fresca, con giornate limpide e raggi di sole che illuminavano le montagne silenziose. Gli agricoltori però non si sono mai fermati, indipendentemente dall’emergenza e dal lockdown. In pianura penso che buona parte dei fieni siano stati fatti, in montagna invece bisognava iniziare adesso…

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Prati tagliati e fieno che secca in piedi – Collina di Nus (AO)

Nel fondovalle ci sono prati ormai verdissimi, dove l’erba nuova cresce abbondante, e altri sempre più gialli, laddove non c’è stato tempo e modo di tagliare. Lo stesso accade fino ad una certa quota, di lì in poi il momento giusto per iniziare il fieno è arrivato insieme alle piogge. Nel nostro caso, non si riesce ad iniziare fin quando gli animali sono in stalla, ma ormai sono tutti in alpeggio, il tempo ci sarebbe, è quello atmosferico che non accompagna.

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Neve fresca a quote alte (qui la Grivola), ma spesso anche sui pascoli dove già ci sono le mandrie e le greggi

Piove, piove quasi quotidianamente… forse oggi pomeriggio tornerà il sole e potrebbe durare qualche giorno. Era ricomparso domenica, giusto per illuminare creste, vette e pascoli di alta quota imbiancati. Anche stamane le nebbie per qualche istante si sono diradate, per mostrare altra neve fresca, dopo una notte di pioggia battente.

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Gregge di capre sui pascoli in un giorno di pioggia – Arpilles, Introd (AO)

Non che negli alpeggi le cose vadano molto meglio, sia per gli uomini, sia per gli animali. Tocca andare al pascolo con la pioggia, a volte anche nel bel mezzo di temporali. Fa freddo, non sempre c’è modo di asciugare gli indumenti fradici di acqua. Per non parlare di chi deve mungere all’aperto… Insomma, la siccità è grave per i pascoli, ma di troppa pioggia nessuno ne trae beneficio, perché gli animali pascolano male e sprecano foraggio.

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Tornando in basso, nei prati da falciare, così si presentavano i migliori fino a qualche giorno fa. Tanta erba, bella erba, matura al punto giusto… Tutti scalpitano e imprecano, ma iniziare quando le previsioni davano un piccolo spiraglio era troppo rischioso. Il fieno va fatto bene, va ritirato ben asciutto, altrimenti e balle ammuffiscono o, peggio ancora, rischiano di “bollire”, di fermentare, fino a prendere fuoco.

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Fieno che marcisce a terra – Val d’Ayas (AO)

Chi ha tagliato nel momento sbagliato ora ha del fieno che sta marcendo, con l’erba sotto che già fa capolino tra i mucchietti di colore giallo scuro/marrone. Qualcuno da queste parti ha rischiato un taglio domenica mattina, nonostante la pioggia intensa di sabato pomeriggio/sera. Qualche fortunato ieri sera passava giù con il carro carico di rotoballe (sotto altra pioggia a dirotto), avendo sfruttato il sole e il vento e i temporali passati appena un po’ più in là…

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Nuvole temporalesche verso il Piemonte – Petit Fenis, Nus (AO)

Sì, perché anche con previsioni buone, poi si forma all’improvviso quel temporale che magari non arriva, o magari ti investe in pieno, magari passa dall’altra parte della valle, lasciandoti con il fieno asciutto e un bell’arcobaleno da ammirare mentre le nuvole si spostano altrove.

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I prati dopo una notte di forte pioggia – Petit Fenis, Nus (AO)

Ieri sera tutte le previsioni segnavano pioggia, quelle più aggiornate avevano diminuito la quantità, da queste parti, invece bisognava tener buona l’intensità annunciata nei giorni precedenti, infatti stamattina presto ancora pioveva e i prati erano fradici. Adesso c’è una nebbia autunnale che ci fa capire come nemmeno oggi si possa dare il via alla stagione del fieno… Tra l’altro, da queste parti, non bastano 4-5 giorni o una settimana di bel tempo. Non è come in pianura dove le estensioni sono grosse, i pezzi pianeggianti. Qui ci sono prati e praticelli, muretti, angoli, strisce, pendenze. Servirebbero almeno 2 settimane senza pioggia. Facciamo tre, così andiamo sul sicuro!

One Reply to “La pioggia serve, ma…”

  1. La regolarità del clima degli ultimi secoli ci ha fatto pensare che tutto fosse sempre programmabile e facilmente gestibile. Il pianeta è anche imprevedibile e ci ricorda che l’organizzazione deve essere flessibile e varia. Non è un caso che nell’epoca delle fughe dalla montagna e dalla montagna siano state registrate anche carestie.

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