Adesso tocca a voi

Sabato 21 marzo gli allevatori si sono fatti sentire. E’ stata una giornata emozionante: alle 11:30 qui l’intera valle si è letteralmente riempita di suoni, ancora più potenti nel silenzio quasi totale di questi giorni in cui non circolano molti mezzi. Poi, per tutto il resto del giorno, campani e campanacci hanno continuato a risuonare sui social.

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Flash mob a Bobbio Pellice (TO) – foto D.Bonnet

Quando abbiamo lanciato l’idea, non avevamo tenuto conto di un elemento: i bambini! Per loro sabato è stata finalmente una giornata diversa dalla strana quotidianità di queste settimane. Ci sono state le ore di organizzazione dell’evento, i minuti in cui si suonava e poi ore a vedere e rivedere i video all’infinito.

Come si era detto, ciascuno ha suonato con il proprio spirito: chi solennemente, chi con dolore, chi con forza, quasi a scacciare il male, chi, paradossalmente, in silenzio, dando al suo gesto una forza immensa.

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Flash mob in silenzio – Quart (AO) – foto E.Roullet
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Campane da lutto – Valli di Lanzo (TO) – foto CA Solero Sevan

 

La solidarietà degli allevatori e degli appassionati di campane non si ferma a questo gesto simbolico. Parallelamente al flash mob, in modo del tutto spontaneo, molti artigiani vicini al mondo zootecnico stanno organizzando un’asta dove vendere campane e collari in cuoio realizzati per scopo benefico.

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Solidarietà e beneficenza – foto S.Meglia

Adesso però tocca a voi, a voi che avete ascoltato. Gli allevatori vi hanno detto che loro ci sono e che, nonostante tutto, cercano di continuare il loro lavoro. Mungono, caseificano, immettono o immetterebbero sul mercato carne, latte, latticini. Voi, anche se siete confinati a casa… mangiate! Anzi, avete più tempo per cucinare e potete svolgere questa attività con i vostri bambini, passando il tempo insieme.

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Molti allevatori sui social hanno pubblicato una foto delle loro campane con la scritta “Noi ci siamo” – Valle d’Aosta – foto E.Yeuilla

Quando andate a fare la spesa, scegliere prodotti che provengono dall’Italia. Così aiutate gli allevatori in questi giorni difficili, ma anche gli agricoltori e tutti gli operatori del settore della trasformazione. Fate più che mai attenzione alle etichette, alla provenienza… Ma informatevi anche sulle aziende agricole della vostra zona, moltissime si sono organizzate per recapitare a domicilio i loro prodotti. Questo è quello che potete fare… e mi auguro che continuerete a farlo anche quando l’emergenza sarà passata.

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C’è anche Quincinetto (TO) – foto L.Motta Frè

Suoniamo le campane

Non avrei mai pensato che la nostra piccola idea viaggiasse così velocemente ed incontrasse un così vasto appoggio. Dai riscontri che ricevo, la giornata del 21 marzo ha assunto addirittura un valore internazionale, con adesioni e manifestazioni di solidarietà  per ciò che l’Italia sta vivendo da parte dell’Austria, della Svizzera e della Francia.

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Mostra delle campane – Pollone (BI)

E’ quindi doveroso da parte mia fornire alcune precisazioni e spiegazioni ulteriori per chi sabato parteciperà e per chi si troverà ad ascoltare. Il suono delle campane, da sempre, ha molteplici significati: può chiamare a raccolta per un momento di gioia, può indicare una festa, ma anche un allarme, un pericolo o un momento di lutto.

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Mostra delle campane – Pollone (BI)

Sabato ciascuno aderirà nella modalità e nello spirito che gli pare più consono. Vi sarà chi suonerà per dire semplicemente “noi ci siamo”, chi per ringraziare tutti coloro che si adoperano per i malati, chi suonerà le campane in bronzo in segno di lutto e vicinanza alle aree e alle famiglie più colpite (ringrazio a tal proposito chi mi ha contattata dalla provincia di Bergamo, offrendo la propria adesione nello spirito del “mai mollare”), chi lo farà scaramanticamente per scacciare il brutto momento e augurare a tutti giorni migliori.

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Mostra dei campanacci – Pollone (BI)

Non è una gara di bellezza o di prestigio, non lo si fa con lo spirito di far vedere le belle/buone campane che abbiamo in casa. Suonate per pochi secondi, per un minuto, suonate come vi sentite, nel rispetto dei vostri vicini.

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Mostra dei campanacci – Pollone (BI)

Chiedo a tutti di farlo soprattutto rispettando le norme vigenti, quindi restate a casa, in cortile, sul balcone, in cascina. Fatelo da soli o esclusivamente con i membri della vostra famiglia, non in gruppo con gli amici, non in strada o in piazza. Ci sarà tempo per ritrovarsi tutti insieme, suonando come in un’allegra transumanza, quando questo periodo sarà finalmente passato, si spera al più presto.

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Un’allegra rudunà qualche anno fa a Lanzo (TO)

A chi lo sa fare, chiederei di girare dei video da pubblicare sui social con l’hashtag #suoniamolecampane. Se c’è qualcuno pratico di montaggio video, chiedo fin da ora la disponibilità per realizzare un filmato contenente i contributi da tutta Italia e non solo.

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Mostra dei campanacci – Pollone (BI)

Ringrazio chi mi sta aiutando a diffondere l’idea, in particolare Simone Massa, giovane allevatore di Coassolo (TO), a cui va il merito di aver coinvolto, tra gli altri, numerose parrocchie piemontesi. Grazie inoltre a tutti gli amici che hanno condiviso l’iniziativa sui social.

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Mostra dei campanacci – Aosta

Sabato 21 marzo 2020, alle ore 11:30, suoneranno molte campane. Sono riconoscente fin da ora a tutti coloro che avranno la possibilità di partecipare, nella speranza di ritrovarci al più presto tutti insieme sulle strade dei pascoli, delle transumanze, delle fiere e di tutte le altre manifestazioni legate al mondo zootecnico Ringrazio infine tutte le persone che ascolteranno il suono delle campane e capiranno l’importanza degli allevatori per l’economia, per il territorio e per il cibo che arriva sulle loro tavole.

Suonate le vostre campane

L’altra sera stavamo aspettando un parto di una capra che andava per le lunghe, così, mentre si guardavano le notizie e i video on-line, ci è venuta l’idea. “Ma perché non fare uno di questi flash mob, ma con le campane?“. Sì, io non sono tra quelli che deridono queste iniziative che creano un diversivo e un momento di “aggregazione spensierata”, pur stando tutti lontani, in un momento così difficile come questo. Le cose non vanno bene, i problemi sono tanti, ma cercare di sollevare gli animi con un po’ di musica e di gioia male non fa. Ho visto che su un gruppo facebook dedicato ai campanacci già si parlava di farli suonare una volta che tutto fosse finito. Però ieri, nel silenzio surreale di una domenica pomeriggio senza il via vai continuo delle macchine dei turisti, con solo il cinguettare degli uccellini che sentono la primavera, mi sono detta: “No, il momento giusto da farlo è ora. Se le suoneremo in montagna, si sentirà da una parte all’altra della valle, e anche in pianura i campanacci risuoneranno di cascina in cascina…

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E così ecco che vi propongo questa iniziativa. La data non è scelta a caso, il 21 marzo inizia la primavera, un momento di rinascita soprattutto per il mondo agricolo. L’auspicio è che, presto, la rinascita possa esserci per tutti, dopo queste giornate così dure, complicate, colme di preoccupazione, di incertezza. L’ora (le 11:30) è quella in cui tutti, bene o male, dovrebbero aver finito i lavori in stalla, nei prati, nei campi (visto che gli allevatori lavorano sempre e comunque, gli animali devono mangiare, devono essere munti, devono essere curati, aiutati a nascere…), ma non si sono ancora messi a tavola. Uscite fuori, sui balconi, nei cortili (non troppo vicino alla stalla, o le bestie impazziranno, sentendo i campanacci! Penserebbero che sia già ora di uscire, andare al pascolo, partire verso i monti), fate suonare campane, campanacci, campanelle.

Sarà un modo per far sentire la voce di un settore fondamentale per il territorio e per le persone, per portare in tavola latte, carne, latticini… Con le nostre campane diremo che ci siamo e che continuiamo, nonostante tutte le difficoltà che già c’erano e quelle che si sono aggiunte in questi giorni. Diremo grazie a chi consuma i nostri prodotti, a chi sarà più attento a sceglierli in futuro. Ringrazieremo tutti coloro che lavorano per noi anche in questo periodo (veterinari, chi ci porta fieno, mangimi, chi ci aggiusta i trattori…) e chi lavora per la salute di tutti (medici, infermieri, tutto il personale che lavora sulle ambulanze, negli ospedali). Fate girare la voce, condividete, cerchiamo di essere tanti, tantissimi, sabato 21 marzo alle ore 11:30. Giriamo anche dei video da condividere sui social, così che il nostro suono arrivi anche nelle città, nelle case di tutti!

Come si fa a dirlo all’UNESCO?

Sono passati tre mesi giusti giusti, era dicembre quando la transumanza è stata proclamata “patrimonio dell’Unesco” e io aspettavo ad esultare perché volevo vedere, nel concreto quel che sarebbe successo. Pensavo a ciò che si sarebbe verificato nella stagione delle transumanze primaverili, specialmente in quei comuni che, in passato, avevano posto limitazioni alla pratica della transumanza, ma invece è solo il mese di marzo e già ci troviamo a parlarne. Lo so bene che in questi giorni sono ben altre limitazioni agli spostamenti a preoccupare i cittadini italiani, ma io voglio raccontarvi lo stesso questa storia. Così, anche se siete confinati in casa per cercare di contenere la diffusione del virus, potete invece favorire la diffusione di questo post, contribuendo magari a far cambiare qualcosa.

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Il gregge nelle pianure del Canavese (TO) (foto M.Blanc)

Mariefrance e Natalino sono pastori vaganti, il loro gregge è in cammino da generazioni, quando li avevo incontrati la prima volta 15 anni fa con loro c’era ancora anche il papà di Natalino… Praticano il pascolo vagante, cioè la pastorizia nomade, si spostano cercando pascoli per le pecore, le capre e gli asini di cui hanno cura 365 giorni all’anno. Chi mi segue da tempo sa cosa vuol dire, ma lo spiego per tutti gli altri, che si troveranno per la prima volta a leggere di questa particolare realtà.

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Natalino in un ritratto scherzoso scattato da Mariefrance – Foto M.Blanc

E’ un’antichissima forma di pastorizia, quella più naturale, giunta fino a noi quasi senza grosse variazioni per quanto riguarda la gestione degli animali (che si cibano quotidianamente pascolando ciò che il territorio offre grazie al lavoro dei pastori, che cercano pascoli sempre nuovi dove condurli). Niente mangimi, niente spazi chiusi, niente consumo di energie non rinnovabili (a parte il carburante del fuoristrada che traina la roulotte, in sostituzione dell’asino e delle coperte in cui si dormiva all’addiaccio).

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Il gregge in alpeggio al Gran San Bernardo (AO) – Foto M.Blanc

Il gregge di Mariefrance e Natalino si sposta attraverso il territorio del Canavese dall’autunno alla primavera, mentre in estate sale a pascolare in alpeggio al Colle del Gran San Bernardo, in Valle d’Aosta. La loro transumanza, sia in salita, sia in discesa, avviene con i camion, perché sarebbe troppo complicato attraversare il territorio della Vallée con tutto quel gregge che deve sfamarsi quotidianamente. Però, una volta scesi in pianura, ogni giorno c’è una piccola transumanza, uno spostamento da un pascolo ad un altro, che sia questo un prato, un incolto, una stoppia di mais, il greto di un torrente per abbeverare gli animali.

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Pascolo vagante autunnale – Foto M.Blanc

Sono quarant’anni che passiamo qui e non era mai successo niente. I contadini ci aspettano perché pascoliamo i campi, loro dopo arano e seminano…“. I pastori mi raccontano al telefono quello che è capitato. C’è un Comune che ha vietato loro il pascolo e addirittura il transito con il gregge sull’intero territorio, strade comunali comprese. “Non è successo niente, non ci sono state denunce per danni, qualcosa in particolare. Noi, quando ci spostiamo, cerchiamo sempre di fare attenzione, in questa stagione poi si pascola nelle stoppie e cercare il mais caduto dopo la trebbiatura, nei prati non si va più perché cresce l’erba e i contadini non la lasciano più per le pecore. Se vogliamo attraversare il territorio di Pavone, possiamo farlo solo caricando le pecore sui camion!

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Il gregge proprio a Pavone Canavese, qualche anno fa – Foto M.Blanc

Però il Sindaco di Pavone Canavese (TO) ha vietato loro il passaggio. “Siamo andati in Comune con tutto l’elenco delle particelle catastali su cui avevamo il permesso da parte dei proprietari, avevamo anche le copie delle loro carte d’identità, ma niente…“. Sul sito del Comune io non sono riuscita a trovare niente che riguardasse il pascolo, provateci anche voi, poi mi farete sapere. C’è solo questo, dove nell’articolo 38 c’è scritto Divieto di pascolo ABROGATO (DEL. CC. 6/2011). Cosa significa? Spiegatemelo…

 

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Spostamento pomeridiano nella stagione invernale – Foto M.Blanc

Così i pastori a Pavone non possono pascolare, nemmeno dove i contadini aspettano il loro arrivo… E non possono nemmeno transitare! Infatti ieri, per cambiare comune e cercare altrove nutrimento per il gregge, sono stati costretti a recare disagi a tutti gli automobilisti che passavano di lì. Perché la strada secondaria attraversava un tratto del comune di Pavone e il Sindaco vietava il passaggio. “Così via sulla statale, 5 km a piedi con tutto il gregge… Va già bene che era domenica, pensa se c’era la gente che andava a lavorare! Io non sarei mai passato di lì. E’ arrivato il Sindaco, i Carabinieri, hanno detto che mi faranno 2000 euro di multa. Vedremo…“, racconta Natalino.

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Pascolo vagante tra autunno e inverno – Foto M.Blanc

Chi glielo dice all’Unesco, che succedono queste cose? O magari si fa prima a dirlo al Sindaco? Che, tra l’altro, tra gli incarichi ha pure quello all’agricoltura, come potete vedere qui. Di solito il ricorso ai divieti di pascolo succede quando c’è un soggetto che non si comporta bene, qualche pastore che non rispetta confini e proprietà private. Pavone Canavese aveva già avuto qualche “discussione” con i pastori anni fa. Eravamo nel 2016, l’avevo raccontato in questo post. Parliamo però di un altro gregge che era transitato nel centro del paese, non di un pastore che gira in zona da 40 anni e che semplicemente voleva andare a pascolare negli appezzamenti in cui aveva i permessi dei proprietari.

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Spostamento attraverso un centro abitato – Foto M.Blanc

Mariefrance e Natalino ieri sera erano davvero preoccupati e sconsolati, una cosa del genere non era mai successa. “Con tutto il trambusto che c’è stato, siamo andati a recuperare la roulotte solo adesso, di notte, non si vedeva più niente.” Non parliamo di un giovane pastore che, per la prima volta, si avventura in un nuovo territorio portando scompiglio tra i residenti, con contadini che temono per campi e prati, signore con la scopa che tengono lontano le pecore e le capre dalle loro siepi…

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I primi pascoli estivi nel Vallone del Gran San Bernardo (AO) – Foto M.Blanc

Non so se queste mie parole potranno servire ad aiutare i pastori. Mancano ancora diversi mesi alla salita in alpeggio (e non si vuole pensare a cosa potrà accadere quest’anno, proprio oggi che siamo alle prese tra zone rosse e inviti/imposizioni a non uscire di casa), il gregge dovrà ancora spostarsi per diverse settimane tra un comune e l’altro, a seconda della disponibilità di cibo, delle piogge, del caldo. Mi auguro che tutte le amministrazioni comunali che pensano di vietare il pascolo vagante o che già l’hanno fatto, vadano a leggere questo documento della FAO, dove si mettono in evidenza i legami tra pastorizia, biodiversità e sviluppo/riduzione della povertà, ma anche come la pastorizia garantisca benefici per la biodiversità.

Un mondo a gradini

In questi mesi di mite inverno, quando possibile la domenica siamo andati a scoprire percorsi più o meno battuti che non portassero troppo in alto in quota. Spesso e volentieri attraversavano o raggiungevano villaggi disabitati, talvolta ristrutturati, altrimenti totalmente abbandonati.

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Una colonna rotonda in una casa di Barmelongue – Arnad (AO)
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Piccole stalle sotto ad una roccia nei boschi di Quincinetto (TO)

Sono la mia passione da anni, chi mi conosce lo sa… Ogni volta queste gite regalano piccole “scoperte”. Può essere una costruzione particolare, un oggetto abbandonato in una di queste case prossime al crollo, o addirittura quattro chiacchiere con qualcuno che è tornato ad abitare in quei luoghi, anche solo saltuariamente.

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L’ingresso della cava di quarzo di Quincinetto (TO)

In un’occasione ho “scoperto” una cava di quarzo. A dire il vero la gita lì è stata decisa proprio dopo aver visto su Facebook le immagini di questa cava dopo l’escursione di uno dei miei contatti, appassionato escursionista e ottimo “documentarista” con le sue immagini di ciò che incontra sul percorso. Ho poi cercato di scoprire qualcosa in più su questa cava appena sopra a Quincinetto, ma l’unico dato interessante trovato on-line è che tale cava era attiva e pertanto citata nell’Annuario Generale del Regno d’Italia del 1892.

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Lungo il percorso GtA sopra a Quincinetto (TO)
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Un tratto del sentiero che sale a Pourcil –
Hône (AO)

La costante di molte di queste escursioni comunque sono stati i sentieri a gradini. Infinite scalinate, più o meno ben conservate, alcune quasi completamente inghiottite dal bosco, lungo tracciati meno conosciuti, altre ripristinate e ben segnalate. Gradini in pietra che si inerpicavano su per ripidissimi versanti, collegando baite isolate o veri e propri villaggi.

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Non solo gradini: ad Arnad (AO) trovate le “Traverse”

Dal mese di ottobre in Valle d’Aosta si può percorrere il Balteus, o cammino balteo, indicato con il segnavia 3 triangolare, un percorso che permette di percorrere buona parte della Valle su entrambi i versanti, una sorta di media-bassa via, in contrapposizione all’alta via la cui percorribilità è ovviamente estiva. Ma ci sono innumerevoli altri sentieri (in Valle abbastanza ben segnalati, mentre l’anello che abbiamo tentato sopra a Quincinetto ha necessitato più volte di consultazioni del GPS per capire quale direzione prendere) per infinite passeggiate più o meno lunghe.

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Sentiero che scende a Outrefer (Donnas – AO) a sbalzo sulle rocce montonate

Forse andrebbero più valorizzati, questi percorsi. Bisognerebbe farli conoscere, per lo meno. Io li sto scoprendo per caso, guardo la cartina, “studio” un giro ad anello, vedo che ci sono quadratini neri di case e villaggi, così scelgo la destinazione. In questi mesi non sono mai stata delusa. Sono percorsi per chi ama la solitudine, per chi ama riflettere sui tempi passati e sulle condizioni di vita delle persone che hanno tracciato quei sentieri, che abitavano quelle case.

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Un’installazione lungo il “sentiero delle 8 sorelle” tra Hône e Pourcil (AO)
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Casa ristrutturata, boschi e prati puliti a Champ – Arnad (AO)

La montagna è anche questa, non solo le località esclusive, le piste da sci, ma nemmeno solo rifugi e vette da raggiungere. Lo so, questo è un turismo che rende poco, chi percorre questi sentieri al massimo cerca un gelato o una cioccolata calda quando rientra all’auto a fine escursione. Magari però potrebbe anche passare in un punto vendita di un’azienda in fondovalle, a comprare miele, formaggi, salumi…