Il riposo della neve

Stamattina ci siamo svegliati con i fiocchi che danzavano in cielo e il paesaggio notturno rischiarato dalla neve. La nevicata non è durata a lungo, qualche ora dopo aveva già smesso e le temperature si erano rialzate. Il cielo non si è rasserenato, ma credo che, se ricomincerà la precipitazione, qui saremo sul confine tra pioggia e neve.

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La nevicata di stamattina, durata poche ore – Petit Fenis, Nus (AO)

Anche quello attuale non ha nessuna intenzione di essere un inverno degno di questo nome. C’era stata un po’ di neve autunnale, insieme a parecchia pioggia, che ci aveva impedito di finire l’erba nei prati con le vacche, infatti quando era tornato il bel tempo erano iniziati i parti. Per un po’ ne hanno beneficiato le capre, poi era ora di mettere il letame… La neve servirebbe, molto più di quella caduta stamattina, anche per permettere al letame di sciogliersi e filtrare lentamente nel terreno, per garantire tanta buona erba per la primavera e l’estate.

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Pascolo invernale nel bosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Ieri, pascolando sotto ai noccioli, bastava che una capra sfiorasse un ramo per vedere nuvole di polline giallo che si spargeva nell’aria. Fine gennaio a 1000m di quota, tutto ciò non è “nella norma”. E non erano gli unici segnali della primavera imminente…

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Una primula fa capolino nel sottobosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Infatti ovunque, tra le foglie secche, ecco spuntare ciuffi verdi appartenenti alle varie specie che annunciano la nuova stagione. C’erano le primule e, in un punto più umido, anche i fiori della farfara. Certo, sono le prime piante a riprendere il ciclo vegetativo, ma fosse fine febbraio sarebbe stato meglio.

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Ieri pomeriggio al pascolo con il cielo e l’aria che già preannunciavano la neve – Petit Fenis, Nus (AO)

Sarebbe servito un lungo riposo per tutti, non solo per le piante. E’ vero, l’assenza di neve mi ha permesso di pascolare quasi quotidianamente anche quest’anno e le capre sicuramente ne beneficiano, sia come salute, sia come umore. Le abbiamo tenute in stalla quando c’era la nebbia o il vento troppo forte, quando la mattina il terreno era bianco di brina, ma ora abbiamo già ripreso a farle uscire dal mattino quando arriva il sole fino al tramonto… e le giornate si stanno allungando!

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Altri “segni di primavera” nel sottobosco – Petit Fenis, Nus (AO)

Il riposo serviva anche per le persone. Sì, perché quando è tutto bianco di neve c’è da faticare un po’ di più per fare i lavori quotidiani indispensabili, per il resto si sta fermi e si tira il fiato. Invece no, così tutti i giorni c’era qualcosa da fare e la stanchezza si accumula. Certo, altrimenti si sarebbero accumulati i lavori, ma se uno fosse più riposato, alla fine le cose le farebbe meglio e in meno tempo. Credo inoltre che sia fisiologico, tutti gli organismi nati e cresciuti in questo clima, avrebbero bisogno del giusto alternarsi delle stagioni. Per finire, serviva un periodo in cui non si poteva lavorare fuori, nei prati, per occuparsi di tutte quelle piccole cose, riparazioni, fare ordine, quelle attività che vengono rimandate alle giornate di brutto tempo…

Le leggi e la montagna

Mi dà fastidio quando sento ripetere all’infinito una delle boutade di Mauro Corona sulla montagna che dovrebbe essere priva di leggi: “Per la montagna sogno l’anarchia imprenditoriale, soprattutto nelle zone povere, a rischio di spopolamento (…)“, così aveva detto in un’intervista. E’ facile fare il personaggio, è facile spararle grosse in TV o davanti ad una platea che viene ad ascoltarti. Ma poi? Dal punto di vista pratico?

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Turismo “di massa” al Colle del Nivolet, dove nei fine settimana l’accesso alle auto è stato vietato e sostituito da navette – confine tra Valle Orco (TO) e Valsavarenche (AO)

Certo, molte volte anche qui, su queste pagine virtuali, avete sentito parlare di eccesso di burocrazia, di leggi “sbagliate” o create da chi, apparentemente, non sa come funzionano concretamente le cose in certi territori, in certi mestieri. Ma, secondo me, non è all’anarchia che bisogna puntare, bensì a leggi fatte da chi conosce la realtà ed ha una buona dose di buonsenso/senso pratico. Forse, direte voi, dall’anarchia siamo passati all’utopia… Ma proviamo a fare qualche ragionamento.

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Infrastrutture per gli sport invernali e “vasche da bagno” per l’abbeverata degli animali: tante sono le forme di impatto ambientale negativo… – Val d’Ayas (AO)

Siete anche voi tra quelli che hanno annuito quando avete letto/sentito quella frase di Corona? Cosa avevate in mente? Di fare la famosa tettoia senza chiedere il permesso? Di brutture in montagna ce ne sono già fin troppe e non sono solo “quelli che vengono da fuori” ad averle fatte. Anzi, molto spesso certe ristrutturazioni inguardabili, certi depositi di attrezzi rotti, bidoni, taniche, nylon e chi più ne ha, più ne metta, appartengono a montanari doc.

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Articolo comparso su “La Stampa” di Aosta nelle scorse settimane

Prendiamo il caso degli alpeggi: l’altro giorno ho sentito parlare al tg regionale valdostano della necessità di studiare delle normative che tutelino gli alpeggi dall’arrivo degli speculatori da fuori valle. Le leggi servono eccome! Altrimenti in questo caso ai veri allevatori non resterebbe più un ettaro di terra… Però leggi fate con buonsenso, perché l’intervistato (perdonatemi, non ricordo chi fosse e a che ente appartenesse) parlava, tra le altre cose, di limitare l’accesso agli alpeggi ad allevatori della valle che arrivano con i loro animali senza l’impiego di camion. Cosa vuol dire? Solo transumanze a piedi?

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Alpeggio in Val di Rhemes (AO)

E se dalla media valle devo portare le vacche a Cogne, a Morgex o al Gran San Bernardo? Ma anche solo se devo fare 20 o 30 km, in primavera gran parte delle vacche non sono uscite al pascolo e si cerca di evitare una “faticaccia” del genere, mentre in autunno tutti quelli che possono, scendono a piedi. E poi… ormai la situazione della zootecnia in Valle d’Aosta è decisamente critica, chiudere a chi viene da fuori vorrebbe dire lasciare alpeggi vuoti, non pascolati. Il problema non è il margaro o il pastore piemontese che non trova più pascoli nella sua regione, ma la mafia dei pascoli che affitta gli alpeggi solo per percepire contributi europei, fregandosene del benessere animale, della cura del territorio d’alpeggio, del prodotto tipico, ecc ecc…

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Sentiero lungo il Ru de Mazod: i percorsi lungo questi canali per l’acqua potrebbero essere valorizzati maggiormente a fine turistico – Quart (AO)

Se in un paese a rischio di spopolamento, in Italia, mi dici: “Fai quel che vuoi, basta che tieni vivo il villaggio“… chi pensate che ne approfitterebbe? Ahimè siamo conosciuti come il popolo che sa arrangiarsi con poco, ma anche come la patria dei “furbetti”. Così mi immagino subito qualcuno che, per approfittarne, compra un rudere a pochi soldi per avere la residenza nel villaggio semi disabitato in quota e poi “fa tutto quello che vuole”, e a quel punto non sarà solo più la tettoia dietro casa per mettere al riparo gli attrezzi o la legna.

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Il “sentiero balteo” tra i vigneti della collina di Nus: i “cammini” sono una forma di turismo che può avere ricadute importanti sul territorio, ma il paesaggio e il percorso non bastano, serve la ricettività e molto altro

Di forme di “mafia” che puntano ai terreni marginali ce ne sono. Purtroppo quando girano soldi, c’è sempre chi se ne vuole approfittare. E così eccoci impantanati in tante, troppe leggi, fatte rispettare in modo anche esagerato (senza buonsenso, appunto), interpretate a modo proprio anche da chi deve farle applicare o, ancora, bellamente ignorate da qualcuno. Il risultato è la situazione attuale, dove a gran voce si inneggia a ritornare o a resistere (in montagna), dove si invitano le aziende a diversificare (ma se già fatichi a farne uno, di lavoro, senza fare il conto delle ore dedicate all’attività, come fai a farne anche un altro?)…

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Biodiversità rurale: qualcosa su cui puntare per il paesaggio, per l’ambiente, per l’agricoltura e anche per impostare un altro sistema di attribuzione degli aiuti-contributi? – Quart (AO)

…e se “diversifichi”, ogni attività implica vincoli e complicazioni dal punto di vista fiscale, burocratico, normative per i locali di trasformazione, per la ricettività, per l’accoglienza dei turisti, del pubblico… Insomma, senza far tanti giri di parole e per dire le cose schiettamente, è un gran casino! Penso a quello che mi ha detto un’amica un giorno (ritorno alla montagna in un villaggio praticamente abbandonato, azienda agricola, allevamento, agriturismo): “Se avessimo saputo tutto quello che ci aspettava… forse certe scelte non le avremmo fatte“.

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Scorcio di un villaggio nel territorio di St. Marcel (AO)

Consapevolmente o inconsapevolmente, credo che tutti noi che abbiamo aziende agricole in montagna (e non solo) violiamo un paio di leggi al giorno (un animale caricato e trasportato per qualche chilometro in un mezzo non idoneo? una mezza dozzina di uova vendute senza avere il permesso? due formaggini veduti al vicino di casa?). Ma non per questo siamo delinquenti… Così come non è delinquente quell’esercente che tiene aperto l’ultimo negozietto nel paesino della valle e, abitando lì dove ha il punto vendita, serve il cliente fuori dall’orario di chiusura (perché lo sa che quel cliente ha gli animali, abita a quote ancora maggiori, ha i bambini piccoli, i genitori anziani malati, ecc…). Eppure, mi raccontavano in uno di questi negozi, quante volte si sono trovati la finanza in borghese o qualche altro controllo pronto a sanzionare queste gravissime infrazioni della legge!

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Energia eolica: energia pulita o impatto ambientale “negativo”? – St. Denis (AO)

Non è facile, non è affatto facile trovare soluzioni. Dobbiamo salvaguardare i montanari, ma dobbiamo anche salvaguardare l’ambiente, sono tutti temi che generano infinite discussioni e forti prese di posizione. Un po’ invidio quelli che dicono di avere la ricetta giusta per tutto, io fatico già solo a comprendere l’immensa varietà di opportunità e problematiche che offre il territorio che mi circonda dove ogni luogo ha una sua complessità, data da un insieme di fattori umani, territoriali, sociali, economici, ambientali…

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Il paesaggio rurale: una delle attrattive turistiche di paesi come la Svizzera – Engadina

…e così non sogno l’anarchia, sogno un mondo con più buonsenso per tutti. Sogni a parte, l’invito che faccio a chi si trova a dover amministrare/prendere decisioni, è di andare a studiare realtà simili dove le cose sembrano funzionare meglio che da noi. C’è sempre da imparare, sia dagli esempi positivi, sia dagli errori (propri e altrui). Problemi ne abbiamo tutti e l’erba del vicino spesso è verde solo in apparenza, ma qualcosa che funziona, qua e là, c’è. Partiamo di lì, non dal proclamare che c’è un boom di ritorni (alla montagna, all’agricoltura, alla terra) solo per interesse e per propaganda.

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Fiera di Valpelline (AO), quando la zootecnia di montagna si unisce all’artigianato, all’enogastronomia nel suo territorio e richiama turisti e addetti ai lavori 

Si può vivere lassù?

In questa stagione, approfittando della mancanza di neve, si può andare in giro lungo sentieri di mezza quota, raggiungendo case e villaggi abbandonati e “dimenticati” da tempo. Non fa troppo caldo e, soprattutto, non ci sono troppe foglie e vegetazione che potrebbero rendere più difficile il nostro cammino.

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Antico sentiero lastricato tra Verres e Challand (AO)

Quando percorro questi sentieri penso sempre a quando erano di uso quasi quotidiano, quando tutto quello che arrivava o partiva da quei villaggi passava di lì. Penso ai carichi sulla schiena di persone o bestie da soma. Penso a quando quei terreni circostanti erano tutti puliti, coltivati.

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Taverne, Nus (AO)

Infatti i terrazzamenti in questa stagione riemergono anche dietro a cespugli e alberi cresciuti man mano che l’uomo ha smesso di faticare su di qui. Si creavano muri e si spostava terra per ricavare più spazi dove coltivare. Bisognava essere praticamente autosufficienti e di gente ce n’era tanta, anche a quelle quote, quindi ogni fazzoletto utilizzabile poteva fare la differenza per la sopravvivenza di uomini e animali.

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La Nache – Verrès (AO)

Ogni tanto, in questi giri, capita di trovare uno di quei posti che ti farebbe venir voglia di trasferirti lì. Requisiti: isolamento, ben esposto al sole, prati e boschi, bel panorama. L’isolamento è una condizione fondamentale, per quel che mi riguarda, per poter stare in pace, pascolare con gli animali senza dover attraversare strade, senza aver paura che un’auto piombi a tutta velocità su una capra attardata o sul cane che scatta in avanti. Ma anche per non avere nessuno che si lamenta per l’odore, le mosche, le deiezioni, il cane che abbaia al mattino presto, la capra che strappa una foglia o un petalo da una siepe.

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Godersi il sole dopo il pascolo – Petit Fenis, Nus (AO)

Sì, certo, certi posti sarebbero l’ideale per vivere con le capre… ma che vita? Una vita che prevede un isolamento quasi totale. Bisognerebbe avere alle spalle ciò che serve per vivere e per pagare tutte le spese del “mondo moderno” che ci inseguirebbero anche lassù. Perché è vero che si potrebbe raggiungere quasi totale autosufficienza alimentare (con anche un orto, piante da frutta), ma spese ce ne sarebbero comunque, e quali sarebbero le fonti di guadagno?

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Antico sentiero scendendo da Grand Bruson – St.Denis (AO)

Poi solo con i sentieri e senza strade, la vita non è facile. In un giorno di sole, con lo zainetto leggero, durante una gita, è un conto… ma se lassù ci devi vivere? Chi potrebbe vivere in questi luoghi che sono stati abbandonati decine e decine di anni fa? Forse un giovane ha più forze e più intraprendenza per farlo, ma… come già scritto altre volte, cosa succede quando arrivano dei bambini?

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Un “eremita” in una casa contro la roccia a monte di Donnas (AO)

Capita di incontrare personaggi che questa scelta l’hanno fatta. Uno di loro l’abbiamo casualmente trovato durante un’escursione a monte di Donnas. Raggiungere la sua casa da sotto non è facilissimo, c’è anche un tratto con scalini in ferro sulla roccia e una corda fissa di sicurezza, però dall’alto in 5-10 minuti dalla strada asfaltata di scende a questa casetta addossata alla roccia e ai suoi terrazzamenti in parte ripuliti. L’uomo che abbiamo incontrato là deve aver avuto una vita avventurosa, da quel che ci ha raccontato. Aveva una gran voglia di chiacchierare e ci aveva adocchiati quando eravamo ancora molto in basso. Originario di Bionaz, ha vissuto e lavorato anche in Francia (in un allevamento di capre), ora si è trasferito in quella che ha definito la Riviera della Valle d’Aosta. In seguito abbiamo però scoperto che la sua età è più avanzata di quella che dimostra e che questa non è la sua abitazione fissa.

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Resto di una predazione su animale selvatico – St. Denis (AO)

Oggi tanti di quei luoghi sono diventati “posti da lupi”, abitati solo più dai selvatici e, talvolta, attraversati da qualche escursionista che, come noi, non ama la folla, le località del turismo di massa, le stazioni sciistiche e gli sport estremi. Sicuramente i predatori sono stati favoriti, nella loro espansione, da tutto questo abbandono nelle vallate e sulle aree collinari più disagiate. Se uno pensa di “tornare” in luoghi del genere e avere degli animali, deve mettere in conto anche questo problema e tutte le strategie per cercare di difendere il bestiame.

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Ecco un altro sentiero che si inerpica sui ripidi fianchi della montagna, attraversando boschi scoscesi, sassosi, pareti a strapiombo, versanti aridi e, in questa stagione, particolarmente desolati, anche se non privi di un certo fascino. Ancora una volta, pensate alla fatica di chi ha tracciato questi sentieri… Questo è quello che, attraversata la Dora al Borgo di Montjovet, sale verso il villaggio abbandonato di Rodoz.

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Uno dei castagni secolari a Rodoz, Montjovet (AO)

Non è un cammino breve e più volte, durante la salita, ci si interroga dove (e perché) possa esserci un villaggio su di là. Ad un certo punto però il bosco cambia e, pur nell’abbandono totale, mostra qualche segno dell’uomo: un terrazzamento, una sorgente e una vasca scavata per l’acqua, degli enormi castagni da frutto secolari.

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Il villaggio abbandonato di Rodoz, Montjovet (AO)

Il villaggio è poco più a monte, sopra ad una sorta di terrazzo che un tempo era stato ripulito per ottenere prati, pascoli, campi, ma che oggi si sta richiudendo con l’avanzata di cespugli e giovani alberi. Non erano solo due case, ma un vero e proprio villaggio, con il forno e una piccola chiesa. Oggi l’abbandono è pressoché totale, i tetti stanno crollando, cedono i muri, collassano le volte delle stalle.

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Una stalla ancora in buone condizioni, Rodoz – Montjovet (AO)

Ogni casa aveva la sua stalla, non si poteva sopravvivere quassù senza animali. Oggi qualcuno potrebbe sognare di tornare, ma… qual era davvero la vita di chi abitava qui? Quali fatiche, quali patimenti? C’era sempre di che sfamarsi a volontà, o si pativa anche la fame, dopo una giornata di duro lavoro?

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Ancora una veduta di Rodoz, Montjovet (AO)

Il sole tramonta presto, d’inverno, quassù. Certo, ci sono interi paesi dove, d’inverno, il sole non arriva mai per mesi, quindi questa potrebbe essere considerata una collocazione privilegiata. Oltre al ripido sentiero che abbiamo percorso noi, quassù si può arrivare anche da un altro sentiero che corre pressoché in quota. Mi dicono che Rodoz è stato abitato fin verso gli anni ’50, se qualcuno avesse altre notizie da raccontare su questo villaggio, su altri luoghi simili, o anche “storie di ritorno”, sarò felice di ascoltarle.