La storia di una vita vissuta

Ho appena finito di leggere un libro, si intitola Heiða, è la storia di una piccola grande donna, allevatrice di pecore in Islanda, terra che non conosco, purtroppo. Il libro me l’ha consigliato un amico, gliene sono grata.

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Il gregge e la fattoria (foto da facebook)

Ho letto la recensione, prima di prenderlo, e non sapevo bene cosa aspettarmi. Anzi, dal sottotitolo pensavo si trattasse della storia di una ragazza che avesse cercato una nuova vita e un lavoro totalmente diverso dal proprio. “Lasciare tutto per la natura”. Tra l’altro, questo è il sottotitolo italiano, nella versione inglese è “Una pastora alla fine del mondo”, molto più corretto. Sia la recensione ufficiale sulla pagina della casa editrice, sia molte altre uscite on line, ma anche articoli di giornale fin nel titolo concentrano tutta l’attenzione sul fatto che Heiða fosse una modella.

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Heiða con un tipico maglione islandese (foto dal web)

Non è la prima volta che mi capita un caso del genere, nel senso che conosco almeno un’allevatrice di cui giornali e tv hanno parlato più per i suoi contatti (anche se del tutto marginali) con il mondo della moda che non per le grandi fatiche, la dedizione, il duro lavoro nell’ambito della pastorizia. Ma no, per i media è sempre “la modella che ha lasciato le passerelle per fare la pastora”.

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Con i montoni in stalla (foto da facebook)

Heiða nasce in mezzo alle pecore, in una fattoria in mezzo al nulla tra brughiere, ghiacciai e vulcani. Viene chiamata così proprio in onore di Heidi, nel nome c’era già un po’ il suo destino, ma si è sempre sentita dire che doveva trovare un marito per gestire l’azienda. Non l’ha fatto. Heiða è una gran donna, ma non solo per la sua statura. O meglio, siamo noi a vederla come una gran donna, sono sicura che lei si considera più che normale e, nel libro, non nasconde le sue debolezze. Non si vanta di ciò che fa, semplicemente lo descrive per far conoscere il suo mondo, la sua vita. Ma compie “imprese” che forse poche persone sarebbero in grado di fare. Lavora instancabilmente, conduce da sola una fattoria in un ambiente sicuramente difficile.

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Al lavoro con il gregge (foto da facebook)

Il suo isolamento si è però interrotto più volte, facendo anche altri lavori (specialmente in gioventù), dall’insegnante alla tosatrice di pecore, passando anche sulle passerelle della moda, più per gioco e per terapia (per rafforzare la propria autostima, dice) che non per reale interesse. Nel libro parla più del suo amore per i motori (il quad, la motoslitta) che non delle sfilate, a cui riserva poche righe! Rimpiange i tempi in cui andava a fare le gare di tosatura, non gli abiti delle grandi firme, la vita a New York.

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Heiða a un incontro pubblico (foto dal web)

Ho delle amiche che vorrei fare incontrare a Heiða. Avessero una lingua comune, sarebbero quasi sorelle… Venisse in Italia, la porterei da loro, in mezzo alle pecore… La differenza tra lei e queste pastore italiane che conosco, è che Heiða si è anche impegnata in politica, nonostante tutti i suoi impegni con gli animali e la fattoria, per difendere parte dei suoi pascoli dalla costruzione di una diga per una centrale. E ha vinto!

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Un momento di lavoro con i vari proprietari delle pecore (foto da facebook)

Il libro è un successo internazionale, c’è chi fa di Heiða un’icona del femminismo e/o dell’ambientalismo. Per me è soprattutto una donna che vive la sua vita con grande determinazione, spinta in gran parte delle sue scelte dall’immensa passione per gli animali. Non so se a tutti piacerà, qualcuno troverà magari noiose tutte le parti quasi tecniche dedicate all’allevamento ovino. Ognuno di noi verrà “toccato” da qualche aspetto della vita e del carattere di Heiða. Io ho vissuto con lei le nascite degli agnelli, la ricerca delle pecore in montagna a fine estate, tutti i momenti più vicino a ciò che conosco. Ma anche le lotte per tutelare gli spazi per la pastorizia. Ci sono infine alcuni aspetti della sua vita a cui mi sento vicina, così come la scelta di dedicare gli esigui guadagni e i momenti di “pausa” al viaggio e alla conoscenza di altre realtà.

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Il suo cane, compagno di tanti momenti (foto da facebook)

Leggetelo anche voi, poi mi direte cosa vi ha colpito di questo libro. Non è un romanzo, non aspettatevi storie d’amore (a parte quelle con il suo adorato cane Fifill).

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Un altro dei ritratti di Heiða Guðný Ásgeirsdóttir presenti nel libro (foto dal web)

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