Lassù in fondo alla valle

Lo scorso fine settimana sono stata in Valsesia. Anzi, in una vallata laterale della Valsesia che si chiama Val Sermenza. Quando si arriva a Balmuccia, la segnaletica stradale indica 17 chilometri a Carcoforo, ma vi sembrerà di percorrerne molti di più, prima di arrivare a destinazione.

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Val Sermenza (VC)

Già la Valsesia è stretta, ma qui le pareti incombono ancora di più. In un pomeriggio d’autunno il sole non raggiunge più alcuni punti della strada, dove l’umidità delle piogge dei giorni precedenti e la rugiada della notte non riescono ad asciugare. La via è lunga, tortuosa, passa attraverso paesini arroccati le cui case, appiccicate le une alle altre, anche ad un passaggio frettoloso in auto mostrano i segni delle architetture walser, pitture a tema religioso e, purtroppo, anche un generale spopolamento.

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Paesaggi rurali in Val Sermenza (VC)

La strada si allunga ancora di più se uno si ferma a scattare foto, ma certi scorci sono di una bellezza e di una magia unica. Verrebbe voglia di lasciare l’auto e percorrerla interamente a piedi, quella valle. Andare alla scoperta dei villaggi, dei paesaggi rurali e dei personaggi che ancora tengono in vita questi paesaggi, questo territorio. Ma il tempo è tiranno, così rubo solo qualche scatto…

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Becco e capre cashmere, Rimasco (VC)

…e non resisto alla tentazione di fermarmi quando sono degli animali ad attirare la mia attenzione. C’è un gregge di capre cashmere accanto alla strada. Scoprirò più tardi di chi sono e anche la storia della loro proprietaria, una donna insediatasi da queste parti tra mille problemi e difficoltà. “Perché la gente lascia andare tutto all’abbandono, ma se le tue capre vanno a pascolare un po’ di erba secca ti denunciano…“. Storie già sentite, storie che parlano di mondi diversi e di modi diversi di vedere il mondo.

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Mandria al pascolo – Campo Ragozzi, Val Sermenza (VC)

Poco dopo, sullo sfondo di un’altro villaggio appena sopra la strada, ecco una mandria in lenta sfilata lungo uno di quei sentieri stretti, a scalini, tipici di queste zone. Non so da dove arrivasse, ma si ferma a pascolare ai piedi delle case, dove i pastori hanno sistemato picchetti e tirato fili.

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Carcoforo in un pomeriggio autunnale – Val Sermenza (VC)

Poi finalmente arrivo a Carcoforo, dove ero stata invitata a presentare il mio libro. Lasciatemi aprire una piccola parentesi personale per ringraziare gli organizzatori dell’evento, che mi hanno accolta con grande gentilezza e disponibilità. Troppe volte ormai capita di essere invitati solo come “nome da inserire in una locandina”, il che solitamente porta a serate deludenti con poco pubblico e scarso interesse generale. Se invece chi organizza ci crede, lo fa con cuore e passione, ecco allora una serata di successo in un microscopico paesino in fondo a una vallata di montagna.

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Esposizione di campanacci a Carcoforo (VC)

…e dire che si contavano anche molte assenze per “colpa” della fiera di Doccio dell’indomani, dopo esser stata rinviata per ragioni di meteo avverso. Comunque, nella sala, era stata allestita un’esposizione di campanacci portati dagli allevatori locali e le aziende agricole avevano donato una forma dei loro formaggi da degustare la sera in occasione della cena. Alla presentazione è seguito un bel dibattito, quindi cena e concerto.

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Serata “Giovani in transumanza” – Carcoforo (VC)

Che sorpresa scoprire che uno dei componenti del gruppo era tra i protagonisti del mio libro “Di questo lavoro mi piace tutto”! Stefano lo avevo intervistato “virtualmente” via computer, ma sabato sera ho conosciuto dal vivo questo veterinario i cui nonni erano allevatori che salivano in alpeggio. Stefano seguiva il mio vecchio blog e l’avevo “incontrato” quando mi aveva scritto parlandomi proprio dei suoi nonni. L’altra sera la musica si è protratta fino a tarda notte, poi qualcuno è andato a dormire, altri sono tornati a casa, sono andati in stalla e… sono ripartiti alla volta della Fiera di Doccio, compreso uno dei musicisti, con alcuni degli animali della sua azienda!

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Formaggi delle aziende locali – Carcoforo (VC)

Tornando però alla serata, è stato bello avere un esempio di montagna vera, che si impegna per resistere alle difficoltà intrinseche del territorio, unite con tutti i vincoli e cavilli che la società odierna riesce a creare per rendere ancora più difficile il vivere e il lavorare di chi abita quassù. Sono state anche interessanti le domande poste dal pubblico e gli spunti di riflessione nati in seguito alla discussione tra moderatore, partecipanti alla serata e la sottoscritta. Ancora un grazie ad organizzatori (di Carcoforo e Rimasco) e a tutti i partecipanti.

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Una mandria arriva alla fiera di Doccio (VC)

Il mattino dopo era d’obbligo una tappa alla Fiera di Doccio, manifestazione che è “cresciuta” rispetto all’ultima volta che c’ero stata qualche anno fa. Un bel numero di bancarelle e di stand di produttori locali. Tra gli allevatori qualche defezione dovuta al fatto che la fiera era stata rimandata di una settimana, venendo così a coincidere con altri appuntamenti.

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Formaggi e salumi – Fiera di Doccio (VC)
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Una mandria diretta alla fiera – Doccio (VC)

Sia alla serata, sia alla fiera, non mancavano i giovani. Durante l’evento di sabato sera ha fatto una puntata a Carcoforo il neo presidente della provincia di Vercelli che, nel suo intervento, ha detto che bisogna spronare i giovani a seguire questa strada (quella dell’allevamento di montagna). L’ho detto replicando direttamente al presidente e lo ribadisco ora: non c’è bisogno di spronare nessuno, ragazzi e ragazze che fanno o vogliono fare gli allevatori e/o gli agricoltori in montagna ce ne sono. Il compito della politica è di fare in modo che il loro entusiasmo non muoia sepolto sotto vincoli, cavilli, burocrazia, leggi inadatte al territorio, miopia e sordità di chi ci amministra…

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Giovani allevatori puliscono i loro animali prima della rassegna – Doccio (VC)

…perché, nonostante tutte le belle parole che si sentono sul ritorno alla terra, se sei giovane e vuoi iniziare a fare questo mestiere, i sacrifici richiesti dal lavoro in sé sono ancora il minimo. Un ragazzo mi ha chiesto: “Secondo te è possibile, per uno come me che non ha già un’azienda alle spalle, trasformare il mio hobby in lavoro e vivere di pastorizia?“. Bella domanda. Non ho LA risposta. Sicuramente chi arriva da un’altra realtà può fare il pastore, ma magari deve farlo con un’altra ottica, non così strettamente tradizionale, più aperta alla valorizzazione di tutti i prodotti della pastorizia. Ma detto questo… Servono capitali, serve personale, servono consumatori attenti e pronti a spendere “qualcosa in più” per un prodotto del territorio, per un prodotto di qualità. Qualcuno ce la fa…

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La bancarella di Valsesia cashmere – Doccio (VC)

Alla Fiera di Doccio ho incontrato Alberto, che avevo intervistato anni fa alla Fiera di Campertogno e che compare in “Capre 2.0“. Loro allevano capre cashmere, man mano sono “cresciuti”, hanno fatto errori da cui hanno tratto insegnamenti. “Oggi abbiamo migliorato molto la fibra e utilizziamo tutto, anche le parti più scadenti, facciamo anche il feltro. Continuiamo a fare il sapone con il latte e tra poco sarà la stagione giusta per fare salami con gli animali più vecchi. Solo se si valorizza tutto si riesce a vivere.” Alberto però mi racconta anche di altri che avevano scelto queste capre rustiche e meno impegnative di quelle da latte per trasferirsi a vivere in montagna e dare il via ad un’attività: “…qualche anno e poi le hanno vendute. E altri le hanno comprate, sempre senza saper niente di qualità della fibra. Non è facile, bisogna mettersi lì e documentarsi, imparare, lavorare.” Discorso valido per qualsiasi tipo di animale o di attività.

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Carcoforo al mattino – Val Sermenza (VC)

Chissà quale sarà il futuro per l’alta Val Sermenza: luoghi sicuramente interessanti per un turismo che non cerca la confusione, ma apprezza il paesaggio, le antiche architetture, i prodotti del territorio. Un turista che alloggia volentieri nel bed&breakfast, magari annesso ad un’azienda agricola… ma che resta deluso dal fatto che, a colazione, gli servano la marmellatina monoporzione industriale, la brioche confezionata, poiché la legge impedisce a queste strutture di preparare la torta o le confetture in casa…

Transumanza: tra feste, divieti e necessità

 

Non penso siano rimasti molti animali negli alpeggi, a questa stagione. C’è ancora qualcuno che sta finendo l’erba a mezza quota, approfittando del fatto che le temperature sono relativamente miti e la neve non si è fatta vedere al di sotto di certe altitudini. Gli animali in mungitura sono tutti scesi, ci sono ancora vacche asciutte, qualche gregge di pecore e/o capre.

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Discesa dall’alpeggio a piedi tra Verrayes e Nus (AO)

La transumanza è una tradizione… e una necessità. Si sale a consumare l’erba dei pascoli in quota, si scende quando questa è finita, o per rientrare direttamente in stalla, o per pascolare i prati di fondovalle o pianura accanto a cascine e stalle. Chi fa pascolo vagante invece continuerà a spostare gli animali, giorno dopo giorno, alla perenne ricerca di pascoli. Gli stanziali, terminata l’erba, chiuderanno gli animali e inizieranno ad alimentarli con fieno, cereali, ecc.

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Ogni zona ha le sue transumanze, legate al territorio, al clima. Vi segnalo questo convegno, che si terrà ad Anagni (RM) il 30 novembre – 1 dicembre, a cui parteciperò anch’io, portando un contributo sulle realtà che conosco meglio.

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Festa della transumanza 2019 – Pont Canavese (TO)

Da qualche tempo, per celebrare la transumanza e il ritorno degli allevatori dagli alpeggi, sono nate delle vere e proprie feste della transumanza. Non hanno una valenza storica, sono le fiere ad essere legate al passato, mentre le feste sono state pensate e create soprattutto ad uso turistico… e i turisti sembrano apprezzare! L’importante è capire che questa non è una manifestazione folkloristica fine a sé stessa, ma un momento del lavoro degli allevatori.

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Un gregge scende verso il prato della fiera a Sordevolo (BI)

Le fiere (primaverili e autunnali) sono nate nei paesi allo sbocco delle valli perché era lì che convergevano greggi e mandrie nel momento della salita e della discesa dai pascoli alpini. Si acquistavano attrezzi e viveri, si vendevano prodotti (lana, formaggi, ecc) e animali. Ovviamente oggi molte cose sono cambiate, ma le fiere restano momenti importanti per il mondo agricolo e per i suoi protagonisti.

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Preparativi per la Desnalpà a Settimo Vittone (TO)

Le feste della transumanza possono essere ugualmente importanti perché permettono a pastori e margari di mostrarsi al resto del mondo con orgoglio per il proprio lavoro, esibendo la propria passione ad un pubblico che, sempre meno, comprende questo mestiere. Gli animali vengono curati con attenzione ancora maggiore rispetto al solito, si attaccano i campanacci dal collare decorato, quelli dal suono migliore. In occasione di queste feste, sempre più si è presa l’abitudine di addobbare il capo di vacche e capre con fiori, nastri e composizioni colorate, anche laddove un tempo ciò non veniva fatto.

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Vi è venuta la curiosità? Non siete mai stati a una di queste feste? O ad una fiera? Ve ne segnalo un paio che si terranno nei prossimi giorni. Affrettatevi, perché sono gli ultimi appuntamenti e… ne vale davvero la pena! Una è una festa dedicata alla transumanza (Desnalpà – discesa dall’alpe) a Settimo Vittone (TO), una è una fiera successiva alla discesa, che negli ultimi anni ha scelto di far arrivare gli animali delle aziende locali con una vera e propria sfilata per le vie del paese (Fîra ‘d la Calà) a Bobbio Pellice (TO)… mentre il 2 novembre a Luserna San Giovanni (TO) vi è la principale fiera autunnale a livello zootecnico (e non solo) del Nord Ovest.

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Un gregge scende verso la pianura in Val Chisone (TO)

La transumanza viene celebrata anche altrove, numerose sono le feste in Francia, a Madrid qualche giorno fa c’è stata una vera e propria parata nelle vie del centro della capitale spagnola, con il passaggio di un gregge. E’ dal 1994 che il 20 ottobre si ripete questa manifestazione, una rivendicazione da parte dei pastori del diritto di utilizzare gli itinerari tradizionali per spostarsi dal nord della Spagna verso sud, dove trascorreranno l’inverno. Un tempo il “Camino real” attraversava la campagna, ma oggi passa proprio nel mezzo del centro città. La legge, la 3/95 tutela questa pratica di transumanza dove il passaggio degli animali ha la priorità su quello delle persone.

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Camminare con gli animali è un momento molto amato dai più giovani – Sordevolo (BI)

La transumanza è stata anche candidata come patrimonio dell’Unesco, ma ciò nonostante già solo in Piemonte anche quest’anno si sono segnalati casi di “divieti” o grosse limitazioni al suo svolgimento. Cito due casi, entrambi in provincia di Cuneo. Questa primavera il comune di Crissolo, in alta Valle Po, ha emanato un’ordinanza che vietava il passaggio di mandrie e greggi nel paese nei fine settimana. Il motivo sarebbe stato legato a questioni di igiene, salute pubblica e sicurezza per i cittadini: “La carenza d’organico ci impedisce di provvedere in tempi rapidi alla pulizia e disinfezione delle strade dalle deiezioni animali“. Ma lo sanno, in Comune, che al sabato e domenica è più facile organizzare la transumanza perché amici, conoscenti, parenti possono venire a dare una mano? E i bambini non devono perdere un giorno di scuola? Crissolo è un comune di alta montagna, se qualche turista o villeggiante si lamenta delle deiezioni… torni pure a respirare aria buona e calpestare asfalto in città.

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Articolo apparso su “La Guida” sui fatti di Limone Piemonte – 19/09/19

Sono altre le cose per cui lamentarsi, non le transumanze! E che dire poi di Limone Piemonte in Valle Vermenagna, dove il divieto di transumanza quest’autunno è stato totale? O meglio, non si trattata di un divieto, ma per passare bisognava chiedere l’autorizzazione all’Anas, che l’ha negato… Niente passaggio delle mandrie a piedi, bisognava caricarle sui camion… E poi parliamo di ambiente, diciamo alla gente di andare a piedi, in bicicletta, con i mezzi pubblici, ma nello stesso tempo obblighiamo ad usare i camion per caricare le vacche, invece di farle scendere a piedi con la colonna sonora dei campanacci a risuonare per la valle?

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Discesa a piedi dall’alpeggio Veplace a Nus (AO)

Scendere a piedi ha tanti significati. Concretamente parlando, è un vantaggio economico (i camion costano, il loro impiego incide non poco sui bilanci aziendali), anche se spostarsi a piedi con il bestiame può essere faticoso, difficile, complicato. Talvolta è davvero impossibile per le distanze e per l’impossibilità di trovare luoghi dove fare tappa. Però c’è un risvolto emotivo non indifferente: per l’allevatore, scendere con la mandria o il gregge, attraversando i paesi della valle, è una soddisfazione. Lo fai a testa alta, con orgoglio, perché mostri alla gente i frutti del tuo lavoro, i tuoi animali che scendono belli, grassi, in piena forma, dopo la stagione trascorsa in montagna. Le persone escono dalle case, c’è chi ti saluta, chi viene ad offrire un bicchiere. Un tempo era così, oggi queste scene le vedi meno frequentemente, purtroppo oggi rischi anche di incontrare chi ti insulta, chi si lamenta, chi chiama i vigili o i Carabinieri…

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Un gregge arriva a Pont Canavese dopo essere partito al mattino presto dalla Val Soana (TO)

E allora, per non disturbare troppo, magari scendi di notte… e trovi comunque chi trova questo fatto “grave”. Per me è grave che ci siano persone che non tollerano la transumanza, per me è grave il fatto che questa tradizione rischi di scomparire in nome di una civiltà che ha sempre fretta, che ha più timore delle deiezioni animali che non dell’inquinamento e del consumo di carburante. Vi assicuro che tutti gli allevatori vorrebbero fare transumanze senza incontrare auto, camion, pullman sul loro cammino, ma purtroppo è impossibile. Rispetto reciproco, tolleranza e… godiamoci il momento, se incontriamo una transumanza. Potrebbe essere l’ultima che vediamo, se si continua così…

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Anche di transumanze si parlerà a Carcoforo (VC) questo sabato, 26 ottobre. L’evento si intitola per l’appunto “Giovani in transumanza”. Presenterò il mio libro e, nel corso della serata, ci sarà musica e una proiezione di immagini a tema. Vi aspetto, per confrontarci direttamente su queste tematiche.

“Avventura e divertimento” al pascolo

In questi ultimi anni sempre più persone hanno “scoperto” il mondo della pastorizia e hanno voluto condividere con il resto del mondo il fascino che esso ha esercitato su di loro. È un percorso che ho compiuto anch’io, come ben sapete. Nel mio caso però in un certo senso questo percorso non si è mai concluso, piuttosto si è evoluto per strade che si sono diversificate nel tempo, sia per scelte, sia per i casi della vita.

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Gregge in alpeggio al Moncenisio (TO)

C’è chi è stato affascinato e ha cercato di trasmettere al pubblico delle emozioni, dei momenti, delle immagini che altrimenti quasi nessuno avrebbe neanche lontanamente immaginato. Sono stati realizzati film, documentari, articoli, libri, mostre fotografiche. C’è anche stato chi ha capito il potenziale emotivo che queste storie e queste immagini potevano suscitare e le ha usate per costruire “prodotti” che potessero funzionare dal punto di vista commerciale.

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Transumanza autunnale in Valchiusella (TO)

Ognuno fa il suo mestiere, per carità… quello che però mi infastidisce maggiormente è veder trattato l’argomento in modo eccessivamente superficiale o sotto un ottica “sbagliata”, perché al giorno d’oggi più che mai al pubblico bisogna dare un messaggio chiaro e corretto, visto che sul mondo dell’allevamento circolano fin troppi luoghi comuni e disinformazione.

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Gregge in alpeggio con maltempo imminente (foto di Mauro Scattolini)

Un po’ di tempo fa mi è capitato di vedere una bella foto realizzata da un fotografo che si sta interessando all’argomento della pastorizia. Lo scatto, realizzato in montagna, ritraeva il gregge in un contesto di maltempo in arrivo. Lo so che dal punto di vista grafico l’immagine funziona bene… ma non bisogna dimenticare il contesto! Essendo stata postata in un gruppo di allevatori, qualcuno aveva fatto osservare che, per l’appunto, la foto era bella, ma l’allevatore e il gregge stavano per passare dei momenti non tanto piacevoli.

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Maltempo in alpeggio in Valchiusella (TO)

Non ricordo a memoria tutta la risposta del fotografo, ma mi è rimasto impresso il fatto che parlasse di “avventura e divertimento” che stavano per cominciare dopo quello scatto. Non basta passare una settimana o un mese con i pastori per capire certe cose… Io lo capisco, il fotografo, lui pregustava gli scatti “unici” che stava per realizzare. Può capitare anche ad altri di scattare una bella foto a un gregge in montagna, ma nel mezzo di un temporale o di una nevicata raramente ci sono spettatori esterni.

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Con il maltempo i lavori si complicano – Val Germanasca (TO)

Sapete dove sta la differenza tra il pastore e il fotografo che vivono questi momenti? Uno è emozionato per le situazioni eccezionali che sta cogliendo con la sua macchina, con la sua telecamera. L’altro è preoccupato per i suoi animali. Cambia la prospettiva, cambia il tipo di coinvolgimento emotivo. Ricordate quando cercavo la copertina giusta per il mio libro fotografico su 10 anni di pascolo vagante? Scartammo le immagini con la neve che forse avrebbero funzionato di più con il pubblico, ma evocavano brutte giornate, momenti duri, difficoltà a sfamare le bestie per i pastori.

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Perturbazione in arrivo al Moncenisio (TO)

Il temporale che incombe, la nebbia che avvolge, la nevicata improvvisa… belle da vedere, forse. Sicuramente creano suggestioni quando le osservi in fotografia. Ma per chi è lì con gli animali significano sia vivere momenti difficili (rimanere ore e ore al pascolo mentre freddo e umidità penetrano tra gli strati di abbigliamento, e non si arriverà nella baita (spesso fredda) fino alla sera), sia essere preoccupati per gli animali. Un fulmine può causare una strage… Un rigagnolo può gonfiarsi di fango scuro e vischioso, impedendo il rientro alla stalla, al recinto. Nella nebbia ancora più facilmente può essere in agguato un predatore. La neve nasconde l’erba, sarà più difficile sfamare il bestiame. Altro che avventura e divertimento!

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Prima neve in alpeggio a fine stagione al Moncenisio (TO)

Non che non si debbano mostrare queste immagini, anzi! Solo che vanno spiegate al pubblico, che conosce sempre meno queste realtà, che sta perdendo completamente il contatto con la terra, con la dimensione rurale del mondo. Si va dall’eccesso di chi accusa un allevatore di maltrattamento perché, d’inverno, vede un gregge all’aperto sotto la neve… a chi propone queste immagini semplicemente come un momento “avventuroso” del lavoro del pastore.

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Un pastore con il suo gregge in Val Germanasca (TO)

Forse chi sta lavorando a un progetto che riguarda la pastorizia o, più in generale, l’allevamento, prima di consegnarlo al pubblico dovrebbe farlo vedere ad un addetto ai lavori. Credo sia valido per qualunque mestiere, si tratti di pastori, pescatori, panettieri, vignaioli… Si eviterebbe così di scontentare proprio la categoria che invece si vuol “celebrare”. La maggior parte delle volte si eccede nel romanticismo. Si preferiscono le storie più naif, si cercano di escludere le “contaminazioni” con il XXI secolo, consegnando al pubblico dei ritratti fuori dal tempo.

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Maltempo in alpeggio – Val d’Angrogna (TO)

Reali, per carità, ma non rappresentativi dell’intera categoria. Certo dipende dalle finalità dell’opera: se si vuole cercare l’ultimo, il più anziano, se si vuole ascoltare la voce del passato o dell’eremita, va bene. Ma se si vuole fare un ritratto della pastorizia odierna bisogna coglierne le molteplici sfaccettature e i chiaroscuri. Così avremo l’anziano che cammina a fianco del suo asino… e il giovane con il fuoristrada e il rimorchio attrezzato, che parla magari di valorizzazione e innovazioni. Forse è “meno bello” per il quadretto, ma continuare ad insistere su scenette tradizionali ha poco senso, non trovate?

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Un “locale lavaggio” non proprio a norma…

A maggior ragione, se compaiono anche i prodotti e le trasformazioni, bisognerebbe spiegare (anche attraverso le parole di chi fa il mestiere) quali sono le normative vigenti. Lo so che le antiche tradizioni sono tanto pittoresche, ci può stare benissimo la voce della casara che dice che stiamo perdendo una parte importante del prodotto in nome di un rigore forse eccessivo… ma per trasformare e per vendere a norma di legge ci sono delle regole, celebrare chi le infrange è anche offensivo per chi ha speso migliaia di euro per adeguare locali e attrezzature. Se vengono mostrate queste immagini, vanno ugualmente spiegate nel loro contesto, altrimenti al pubblico arriva un messaggio errato o non completo.

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Una bella foto, ma al pastore non piacevano le pecore in primo piano… – Val Germanasca (TO)

Per concludere… non so come mai, ma raramente chi non è del mestiere fotografa o filma quelli che sono gli animali preferiti dell’allevatore. Anzi, spesso la telecamera indugia su quegli animali che non si vorrebbe proprio che venissero visti. Un po’ come se venissero a girare un servizio a casa vostra e.. dopo la prima panoramica, ecco un’inquadratura prolungata del cesto della biancheria sporca o di quello sgabuzzino sul retro dove ci sono accumulate mille cose che magari un giorno potrebbero servire! E così la telecamera inquadra a lungo quella pecora che bruca in ginocchio perché ha la zoppina e fatica a camminare… oppure l’agnellino rattrappito con la pancia gonfia per problemi gastrointestinali. O ancora la pecora il cui vello penzola a brandelli per la rogna… Non me le sto inventando, queste scene, le ho davvero viste tutte in foto e video trasmessi anche in televisione. D’altra parte pure io, all’inizio, mi ero fatta stampare una maglietta con la testa di una pecora che sbucava dalla finestra. “Proprio quella lì che è cieca da un occhio…“, mi aveva subito rimproverata il Pastore.

Clima e ambiente

Provo una certa amarezza, in questi giorni, a vedere che la gran parte del mondo zootecnico presente tra i miei contatti sui social stia attaccando e deridendo Greta e, più in generale, tutti coloro che si preoccupano per il clima e l’ambiente. Tra l’altro spesso viene fatta una gran confusione di tutta una serie di concetti che andrebbero invece trattati e analizzati singolarmente.

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Laghetto alpino con poca acqua ad inizio autunno – Vallone di Saint Bathélemy (AO)

Parliamo di ambiente. È vero che, nel mondo agricolo, sovente accusiamo i cosiddetti “ambientalisti”, perché le loro idee sono molte diverse dalle nostre. Per molti di loro l’ambiente è o dovrebbe essere un’utopica wilderness dove non esiste l’uomo e tutte le sue attività. Però poi magari pretendono di fare del turismo, dimenticandosi per esempio che i sentieri di montagna da sempre sono vie di transumanza… che spesso si dissetano a fontane che sono anche abbeveratoi… che le meravigliose fioriture dei PASCOLI alpini le abbiamo grazie al pascolamento, anno dopo anno.

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Irrigazione dei prati nel vallone dell’Urtier – Cogne (AO)

È vero che molto ambientalismo è moda, è un bel modo di riempirsi la bocca di belle parole e sentirsi a posto con la coscienza. Si predica bene, ma si razzola maluccio, perché a tante “comodità” molto poco ecologiche è dura rinunciare. Perché “…lo so che la macchina inquina, ma altrimenti come faccio ad andare…“, “…lo so che l’aria condizionata consuma energia, ma con ‘sto caldo come si fa a dormire, a lavorare…“.

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Dove no si può irrigare, così sono i pascoli ad inizio autunno – Nus (AO)

I punti fondamentali del tanto dibattere di questi giorni sono due: da una parte i cambiamenti climatici, dall’altra i danni che stiamo facendo all’ambiente (e in questo ci mettiamo tutto l’inquinamento, lo spreco, la cementificazione di sempre più superfici, ecc…). Sull’inquinamento possiamo e dobbiamo fare tutti qualcosa. Lo so che “tanto c’è chi inquina più di me, gli aerei, le industrie…”, ma ragionando così non andiamo da nessuna parte. Iniziamo tutti a ridurre qualcosa, a non acquistare con imballaggi in plastica prodotti che possiamo trovare sfusi, per esempio. Acquistiamo prodotti locali per ridurre l’inquinamento legato ai trasporti. Scegliamo sempre frutta e verdura di stagione. Farà bene a noi, all’ambiente e alle aziende del territorio. E questi sono solo alcuni esempi di ciò che possiamo fare.

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Discesa dalla Val Soana di un gregge a fine stagione – Pont Canavese (TO)

Sul cambiamento climatico il discorso si complica. Anche se c’è ancora purtroppo chi si ostina a negarlo, in base a sensazioni o al fatto che “…qui da noi quest’anno di pioggia ne è venuta…“, il fenomeno già ampiamente previsto dagli esperti è in corso e le conseguenze andranno ad influire in vari modi sul nostro futuro. Sono soprattutto coloro che vivono maggiormente a contatto con la natura e che praticano forme di agricoltura e allevamento più tradizionali ad esserne colpiti per primi e, spesso, in modo preoccupante.

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Pascolo invernale, inizi di gennaio, nel Canavese (TO)

Se anche inverni più miti potrebbero favorire una stagione di pascolamento più lunga, con benefici non solo per i pastori vaganti, nel Nord Italia, ma anche per gli allevatori di bovini, che già lasciano la vacca fuori dalla cascina ben oltre Santa Caterina… nello stesso tempo minori precipitazioni nevose e scarse scorte di ghiacciai e nevai rendono sempre più difficile la stagione d’alpeggio. Per non parlare poi delle siccità sempre più prolungate. Oppure di piogge concentrate in periodi ristretti, spesso così violente da causare danni (da vere e proprie alluvioni a temporali violenti, anche uniti a grandine, che rovinano anche e raccolti che dovranno servire da foraggio per l’inverno, come mais o fieno). Così teoricamente si potrebbe pascolare più a lungo in inverno, ma tocca scendere prima dagli alpeggi… e, spesso, gli effetti della siccità si fanno sentire anche in pianura.

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A metà settembre già si lascia l’alpeggio tra nuvole di polvere – Verrayes (AO)

Non c’è modo di slegare l’agricoltura e l’allevamento dal clima! Fare dell’ironia o negare che questo stia cambiando è da folli. Un’altra cosa è capire se e come si possa fare qualcosa per contrastare il fenomeno o combatterne gli effetti. Sul perché tale mutamento del clima stia avvenendo, non c’è una tesi unica e definitiva. Se provate a documentarvi seriamente su siti scientifici, troverete sia chi parla di cicli naturali, sia chi punta il dito quasi esclusivamente sul fattore antropico, cioè l’uomo, con tutte le emissioni legate alle sue molteplici attività. La mia preparazione non è certamente tale da potervi proporre una teoria, probabilmente si tratta di una combinazione delle due cose. Inquinare meno, male non fa di certo, poi probabilmente la natura farà il suo corso. Già nelle ere geologiche del passato ci sono stati grandi sconvolgimenti che hanno riguardato anche il clima e che hanno portato all’estinzione di piante e animali. Sapete allora qual è il problema principale? È che oggi sulla Terra c’è l’uomo, una specie presente un po’ dappertutto e in grandi quantità. Forse anche troppo presente! Non siamo tanto preoccupati per l’orso polare o per la stella alpina, ma per quello che accadrà a noi!

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Violento temporale con grandine ad inizio settembre – Garessio (CN)

Preoccuparsi per il futuro non è poi così sbagliato, soprattutto se si è giovani. Chi non si preoccupa o chi addirittura oggi ride o nega, non venga poi a lamentarsi… Sarebbe meglio iniziare a pensare a delle vere strategie per affrontare questi problemi, ma non solo a livello locale o solo riferite a certi settori. Si è parlato di togliere le agevolazioni al diesel agricolo in Italia. Penso che equivalga a dire innanzitutto: “Facciamo chiudere tutte le piccole aziende già sul filo della sopravvivenza.” Per tutti in generale aumenterebbero le spese, sarebbe impossibile non alzare i prezzi, così sarebbe ancora più vantaggioso acquistare prodotti che provengono da paesi con costi meno elevati e regole (anche sugli aspetti ambientali) meno rigide.

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Fienagione in montagna – Nus (AO)

…e poi comunque, togliendo il diesel agricolo… cosa si vuol fare? Tornare ai buoi e ai muli, con buona pace degli animalisti, o voler rottamare tutti i mezzi diesel? Sarebbe poi così positivo per l’ambiente, dover smaltire migliaia di mezzi per produrne di nuovi??? Meglio pensare, per esempio, a concrete strategie per risparmiare l’acqua, migliorare l’irrigazione ed evitarne gli sprechi. Questi sono veri interventi legati ai cambiamenti climatici. Vi lascio con queste riflessioni e con l’invito a informarvi davvero sulle tematiche climatiche e ambientali, invece di limitarsi ad insultare Greta o, più in generale, tutti quelli che si preoccupano per questi argomenti.

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Capre assetate in un giorno di gran caldo e vento a fine settembre – Nus (AO)

Ps: può esser vero che molti giovani scioperano per il clima più che altro per seguire la massa o per saltare un giorno di scuola… ma allora proponete voi alle scuole che conoscete un venerdì per l’ambiente con un agricoltore o un allevatore! Spiegate ai giovani come una giornata al pascolo sia importante per l’ambiente…