Un giusto equilibrio

Lo devo ammettere, sempre più sovente per alcune persone la parola “ambientalismo” o “ambientalista” ha una connotazione negativa. E queste persone non sono industriali, speculatori dell’edilizia, trafficanti di rifiuti tossici. Sono abitanti delle aree rurali, della montagna, persone che vivono e lavorano a contatto con la terra, con l’ambiente, con gli animali, innervositi da affermazioni e comportamenti di chi teorizza sull’ambiente, senza conoscere a fondo i risvolti pratici. Ma chi è il vero “ambientalista”, allora?

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Formazioni calcaree in Alta Valle Tanaro – Viozene (CN)

Forse il problema sta nella parola, gran parte degli “-ismi” finisce per essere una forma di integralismo, il che raramente può avere connotazioni positive. Io preferisco parlare di casi singoli dove natura, ambiente, agricoltura, zootecnia, tutela del paesaggio e della biodiversità vanno a braccetto. La volta scorsa vi avevo detto che avrei partecipato ad un’iniziativa proposta dal Parco delle Alpi Marittime a Upega e Carnino (Alta Valle Tanaro – CN). Non soltanto è stato un bel momento di incontro e di dialogo, ma anche una piacevole scoperta. Un Parco Naturale non vieta le attività agricole, nel regolamento di ogni parco vi sono delle voci specifiche in merito. Per esempio, questo è quel che si legge nel regolamento del Parco Nazionale del Gran Paradiso, territorio ricchissimo di alpeggi: “L’attività di pascolo deve essere indirizzata ad assicurare: 1) la conservazione e la biodiversità delle formazioni pastorali; 2) la conservazione degli spazi pastorali a copertura erbacea anche per finalità fruitive paesaggistiche; 3) il mantenimento o il miglioramento della qualità foraggera dei cotici. Il raggiungimento di tali obiettivi è perseguito anche con la redazione e l’applicazione di piani di gestione degli alpeggi e delle aree di pascolo. ” (Capo III, Attività pastorali, art. 26)

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Pascoli in fase di recupero intorno a Carnino – qui la mandria passa a inizio e fine stagione – Alta Valle Tanaro (CN)

Tornando a Carnino, lì da qualche anno è nata un’associazione fondiaria con lo scopo di recuperare terreni ormai abbandonati intorno a frazioni e villaggi, per destinarli a pascolo da dare in uso agli allevatori che monticano in zona con le loro mandrie. Qui potete leggere qualche informazione più specifica sulle associazioni fondiarie, mentre qui un articolo parla dell’Associazione Fondiaria di Carnino. Cos’è stato fatto? Sono stati messi insieme (dopo un lungo lavoro di ricerca) i proprietari dei terreni e, in sintesi, si è creata un’associazione di modo che si potesse dare in affitto e in uso ad un allevatore un territorio altrimenti frammentato in molteplici particelle.

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Vecchia e nuova vasca (ancora da collegare) – Alta Valle Tanaro (CN)

Il Parco Alpi Marittime e i suoi guardiaparco hanno avuto un ruolo fondamentale in tutto questo e chi ci accompagnava, Massimo, ce l’ha spiegato dettagliatamente. Il territorio è stato dotato di vasche, tubi e appositi punti di collegamento per creare dei punti acqua. Sono state acquistate vasche con galleggianti per evitare sprechi di acqua (sono territori carsici, quelli) e il formarsi di aree fangose intorno alle vasche stesse. E’ stato predisposto un vero e proprio piano di pascolamento, ecc ecc… Tutto questo comporta un impegno maggiore per l’allevatore e/o per i suoi operai, ma nello stesso tempo si ha un territorio in affitto a prezzi non esorbitanti, dotato di “servizi” totalmente mancanti altrove.

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Escursione guidata alla scoperta degli alpeggi di Carnino – Alta Valle Tanaro (CN)

Ma i benefici non finiscono qui: il turista, l’escursionista, troverà un paesaggio più curato, una maggiore biodiversità proprio grazie al pascolamento. “E ne beneficia anche la fauna selvatica – spiegava il guardiaparco durante l’escursione sul territorio. Infatti dov’è che gli animali selvatici brucano avidamente per fare scorte per l’inverno? Dove l’erba è più verde, dov’è ricresciuta dopo esser stata pascolata dagli animali domestici. Nello stesso modo, la prima erba tenera in primavera i selvatici la trovano dove non c’è tutta l’erba vecchia secca, quindi dove c’è stato il pascolo nell’estate precedente.

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Alpeggio Selle di Carnino – Alta Valle Tanaro (CN)

Questo è il modo corretto di vedere le cose. La tutela intransigente di una presunta “wilderness” forse inesistente non va bene dove c’è o c’è stata in passato una gestione antropica. Ovviamente, in un parco naturale l’attenzione all’ambiente sarà maggiore rispetto al resto del territorio,  ci saranno aree (come le zone umide) escluse dal passaggio degli animali, ci sarà un controllo sui carichi di bestiame e sulla loro movimentazione… Ma ben vengano i controlli, se questo vuol dire “far pulizia” di certi soggetti che stanno rovinando il mondo zootecnico di montagna e non solo.

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Mandria al pascolo alle Selle di Carnino – Alta Valle Tanaro (CN)

Un carico eccessivo sui pascoli è dannoso, ma lo è anche un carico troppo basso o l’assenza di animali al pascolo, l’abbiamo già detto molte volte. Per poter stare “al passo con i tempi” le aziende devono espandersi, devono aumentare il numero di capi? Allora diamo dei contributi in modo corretto, compensiamo l’impossibilità di raggiungere numeri esagerati, eccessivi per il territorio. Non come oggi, dove il sistema premia chi più ha e non chi meglio lavora!

Il turista e il montanaro

Anche agosto è passato, l’estate è ormai alle spalle. Sono volati, questi mesi. Per qualcuno sono stati la stagione dell’alpeggio, per altri la stagione in cui gli animali sono su in montagna e ci sono i fieni da fare, mille cose da sistemare in azienda, in casa, prima che tornino vacche, capre, pecore e tutto il tempo sia da dedicare a loro. Poi ci sono quelli per cui l’estate è la stagione per andare in montagna, soprattutto quest’anno che il caldo è arrivato presto, a giugno, ed è stato torrido.

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Una lunga fila di auto parcheggiate al Colle del Nivolet in un giorno feriale del mese di agosto – Valsavarenche (AO)

Sono saliti in montagna anche quelli che di solito non ci vanno: leggevo post sui gruppi di montagna, gente che chiedeva sui social consigli, informazioni su cosa fare, dove andare, come attrezzarsi… Tutto ciò talvolta mi pareva preoccupante, perché la montagna non va affrontata alla leggera solo con il consiglio di poche righe di uno sconosciuto. Ma non è di questo che vi voglio parlare, o meglio, vorrei dire qualcosa sul rapporto tra turista e montanaro! E’ sempre sbagliato ragionare per categorie, perché non esiste un “modello standard”, però gli esempi aiutano a capire meglio.

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Atleti si allenano in vista di una gara – Valle Orco (TO)

Diciamo che, quando il “montanaro” parla del “turista” in modo sprezzante, si riferisce a qualcuno che ha comportamenti errati, manca di rispetto, ignora molte cose sui territori di alta quota, sui suoi abitanti e sui lavori che qui si praticano. Come sempre, quando un comportamento non appartiene a un singolo, ma viene ripetuto per tempi lunghi e da molti individui, spesso si genera prima malumore, poi rabbia, quindi esasperazione. Non bisognerebbe arrivare a tanto, perché l’esasperazione generalmente non porta a nulla di buono.

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Paesaggi di alta montagna “incontaminata”: Lago Rosset – Valsavarenche (AO)

La montagna vive di turismo? Anche… Non dovrebbe vivere SOLO di turismo soprattutto perché, un territorio fragile come quello delle terre alte, ha bisogno di attività che curino il territorio, che lo presidino 12 mesi all’anno. Come sappiamo, la montagna ha un turismo invernale (che per alcuni è fatto da neve e territorio così com’è, da percorrere con le racchette da neve, con gli sci da scialpinismo… mentre altri hanno bisogno di piste, impianti di risalita, impianti di innevamento artificiale…) e uno estivo. Quest’ultimo si sta evolvendo, perché chi viene in montagna oggi sembra aver bisogno di qualcuno e qualcosa che gli permetta di divertirsi, di svagarsi. Ahimé non bastano i panorami, la natura, i boschi, i laghi, le montagne, la flora e la fauna… Non è sufficiente un sentiero che porta a un rifugio, una pista sterrata che permette di pedalare con più o meno fatica.

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Piste e impianti di risalita in Val d’Isere – Francia

Bisogna inventare attività, bisogna portare tutti fin in cima alle montagne e anche oltre. Lo ammetto, io frequento poco le località cosiddette “turistiche”. Quando mi capita, non solo aumenta la mia consapevolezza di una certa “asocialità selettiva” (non è che non mi piaccia la gente, ma ci sono determinate situazioni affollate che proprio non fanno per me!), ma resto anche inorridita da quello che si sta facendo in nome di… di cosa? Del turismo, dei soldi…

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Le costruzioni della stazione sciistica di Tignes – Francia

Certe località per me ormai sono rovinate per sempre. Lo so, non tutti saranno d’accordo con queste mie osservazioni, ma non so se sia solo una questione di punti di vista. Spero però che ci si fermi e che si rispetti quello che c’è ancora. Non solo per questioni (non trascurabili) di ambiente, ma anche perché portare in montagna chi la montagna non la conosce, non la rispetta, non la affronta con la giusta attitudine, è un grosso errore che può costare caro. Se si parte in barca diretti al mare aperto senza saper nuotare e senza avere nozioni di navigazione, i rischi sono immensi. Vale lo stesso per la montagna. Non solo non si scende a “passeggiare” sul ghiacciaio in canottiera e ciabatte, ma bisognerebbe anche avere ben chiaro in mente che la montagna non è un enorme parco divertimenti (quasi) gratuito. C’è gente che ci vive e lavora, ci sono animali, selvatici e domestici.

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Escursionisti in cammino – Colle del Nivolet, Valsavarenche (AO)

Il montanaro è chiuso? Il montanaro, nel suo DNA, ha un bagaglio ereditato dalle generazioni che l’hanno preceduto, che spesso hanno affrontato grosse difficoltà e fatiche. L’apparente chiusura forse è anche una strategia innata di sopravvivenza? Conosco montanari dal cuore d’oro, dal senso dell’ospitalità e della condivisione che raramente ho trovato altrove. Conosco montanari diffidenti e apparentemente chiusi, ma una volta conquistata la loro fiducia è stato come trovare una seconda famiglia. Certo, il montanaro ha la sua dignità. E, come tutti, chiede rispetto.

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Se non conoscete il comportamento degli animali e se non c’è il proprietario con voi… non entrate nei recinti, non avvicinatevi come sto facendo io qui! – Vallone dell’Urtier, Cogne (AO)

Dal punto di vista del popolo degli alpeggi, si chiede al turista di rispettare le strutture (quindi non entrate nelle baite abitate, non asportate fiori davanti agli alpeggi, non usate le stalle come gabinetti e, per tale scopo, nemmeno il retro delle baite stesse, non “portate via” niente di quello che trovate… tutti casi capitati davvero), di rispettare gli animali (non prendete con voi cuccioli di cane che trovate vicino agli alpeggi, non entrate nei recinti per accarezzare il vitello o l’agnello, non date niente da mangiare a capre, pecore, vacche, cani, non cercate di scattarvi selfies in mezzo alla mandria, tutti questi gesti innocui potrebbero avere conseguenze gravi per la vostra o la loro – degli animali- salute), di comprendere orari ed esigenze lavorative, di rispettare fili e recinzioni (dell’argomento abbiamo già parlato più volte), ecc…

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Il mio cane Grey in montagna – Cuney, Vallone di Saint Barthélemy (AO)

Un capitolo a parte è quello dei cani. Ogni tanto faccio la battuta che la terza guerra mondiale scoppierà per questioni di cani… Esagerazione, ma spesso le faccende canine e i loro proprietari faticano ad essere gestiti in modo pacato. Lo so che molti saranno profondamente infastiditi da quanto scrivo, ma il mio consiglio è di non andare in alpeggio se si ha un cane. In molti parchi naturali è già così, oppure si può andare con limitazioni (guinzaglio, cosa che in presenza di animali al pascolo dovrebbe SEMPRE essere usato). Si evitano problemi con i cani da pastore e da guardiania, con altri cani di escursionisti, si evitano i sacchetti con le loro deiezioni gettate nei pascoli (a questo punto, quasi meglio non raccogliere!), si evitano cani più o meno custoditi che corrono dietro sia alla marmotta, sia alla pecora…

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Turisti ed escursionisti incontrano una transumanza a Pont – Valsavarenche (AO)

Certo, il montanaro ha bisogno del turista, che può essere fonte di reddito. Ma allora ci vuole un vero turismo rurale (cosa che, su questo versante delle Alpi, è ancora indietro rispetto ad altre regioni italiane), non le torme di gente che salgono in funivia. Non sono quelli che vanno a comprare il formaggio in alpeggio. Secondo me, chi il formaggio lo apprezza davvero, se lo guadagna. Ne ho visti arrivare in macchina e chiedere la fettina di toma da 2 etti, chiedere la ricotta, ma “…mi dà anche il cucchiaino per mangiarla? E un po’ di pane ce l’ha?“. Il cliente ha sempre ragione? No, il cliente deve capire la differenza tra il supermercato e l’alpeggio a 2000 e più metri di quota.

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L’esterno del punto vendita di un alpeggio in Val di Rhemes (AO)

Ben vengano le iniziative per far conoscere la vita e il lavoro negli alpeggi. Ben venga l’agriturismo in alpeggio, le attività di degustazione, le gite guidate. Il turista non sa, il turista vuole conoscere, al turista si spiegano, si insegnano le cose, il turista imparerà a rispettare e apprezzare il prodotto e lo cercherà ancora, anche una volta tornato in città.

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Escursionisti sul sentiero… e nei pascoli – salendo al Colle del Nivolet, Valsavarenche (AO)

Turisti che vi lamentate sui social per i fili, per i cani da guardiania, per le campane delle vacche, per le strade “sporche” dopo una transumanza… Non venite in montagna, non fa per voi, non la capite, non è alla vostra portata. La montagna chiede rispetto, in tutti i sensi. Se partite per una scalata senza preparazione, senza attrezzature, potete rimetterci la vita. Preparatevi anche per una passeggiata, in fondo non vi tuffate in mare, anche vicino alla riva, se non sapete nuotare, no?

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Mandria al pascolo nel Vallone dell’Urtier – Cogne (AO)

E’ scontato dirlo, ma il rispetto genera rispetto. Salutate gli allevatori, i pastori che incontrate. Se sono tipi burberi, introversi e solitari, si limiteranno ad un cenno come risposta. Altri invece avranno piacere di chiacchierare con voi. Ritornando al discorso del post precedente, non limitatevi all’indignazione sui social, ma fate qualcosa di concreto. Scambiate due parole con quel guardiano di vacche, capre, pecore, che magari viene anche da un altro paese, da un altro continente (a tal proposito, leggete anche questo post).

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Manza in atteggiamento sospettoso: non esistono razze “pericolose”, ma singoli animali che possono caricare l’uomo in determinate situazioni sì – Vallone delle Laures, Brissogne (AO)

 

Vi ho detto tutto? No, vi ho dato solo, in ordine sparso, alcuni spunti di riflessione. Sono sicura che, sia da allevatori, sia da alpigiani, ma anche da escursionisti e da turisti, avete vissuto numerose esperienze che potrebbero essere raccontate in questo post. Tutti gli altri, i cafoni, coloro che credono che la montagna sia un bene comune dove loro sono esseri superiori perché “portano soldi”, meglio che stiano alla larga. Forse bisogna creare per loro appositi parchi divertimento a tema, tanto questi non sono una vera risorsa per la montagna!

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Chi avesse voglia di saperne di più, chi volesse scambiare qualche idea anche su questi temi, chi volesse avvicinarsi con un altro atteggiamento al mondo dell’alpeggio… è invitato a una due giorni in alta Valle Tanaro (CN), tra Briga Alta e Carnino. Qui il Parco delle Alpi Marittime mi ha invitata a presentare i miei libri (sabato 7 settembre alle 18:00 alla Locanda d’Upega) e a parlare di alpeggi insieme ad un guardiaparco, mentre domenica 8 dalla foresteria del parco a Carnino partirà un’escursione durante la quale si andrà alla scoperta del territorio d’alpeggio, delle sue genti, degli animali. Gli eventi sono gratuiti, ma per l’escursione la prenotazione è obbligatoria. Per informazioni info@parcoalpimarittime.it – 0171-976813. Forse sono necessarie anche più iniziative del genere, per avvicinare queste due “categorie” di turisti e montanari, cittadini e margari, resto del mondo e alpigiani…