Il giusto prezzo

Ma voi… la passata di pomodoro, a che prezzo la acquistate? Cosa centra la passata di pomodoro su questo blog, vi starete domandando. Centra… Perché in questi giorni si è scatenato un dibattito in seguito a un tragico fatto capitato in montagna, al Pian della Mussa. Un pastore è morto, è scivolato mentre era al pascolo, così dicono le ricostruzioni. Io, nella vicenda, ci ho visto un tragico e triste fatto, ma purtroppo sono cose che succedono. Capita a chi va in montagna per divertimento, a chi ci lavora. Sono già passati alcuni anni da quando una fine simile toccò a Giacomino in Val Soana. Per lui solo brevi articoli nella cronaca locale.

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I pascoli dell’alpe Arietta, non lontano dal luogo dove il pastore Giacomino morì nel 2015 – Val Soana (TO)

L’uomo deceduto l’altro giorno invece si chiamava Mihail, veniva dalla Romania e, come tanti altri suoi connazionali, lavorava come pastore. Non so niente di lui, della sua storia, ma di pastori e aiutanti d’alpeggio ne ho incontrati molti, italiani e stranieri. Conoscendo però il mestiere, questa morte colpisce perché uno sa come basta poco perché possa accadere, ti immedesimi, pensi a quella volta che aspettavi un pastore che rientrasse la sera, nell’oscurità, dopo una lunga giornata di pioggia e nebbia. Il telefono non prendeva e ti chiedevi come mai non fosse ancora arrivato, quando tu eri scesa nel tardo pomeriggio era tutto tranquillo, a parte la nebbia che non si alzava. Cento, mille volte va tutto bene, e una no. Leggo la notizia e penso alla triste fine. Mi hanno detto che un cane è sceso, quasi a dare l’allarme, mentre l’altro è rimasto a vegliarlo.

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Anziano pastore con il suo piccolo gregge – Vallone di Ribordone (TO)

Poi però ho letto questo articolo e tutte le polemiche che ne sono scaturite e mi sono arrabbiata. Perché la morte di quest’uomo passava in secondo piano e veniva usata per far polemiche in un mix di cattiva informazione infarcito di luoghi comuni. Innanzitutto, chi l’ha detto che guadagnava 1000 euro al mese? Poi… il mestiere del pastore è quello, 7 giorni su 7, sole e vento, nebbia e pioggia. Se vuoi le 8 ore, il fine settimana libero, vai a fare altro. Non potrà mai nessuna legge imporre qualcosa di diverso. Gli animali hanno queste esigenze, se d’estate le porti in alpeggio, sei lontano da tutto e hai ancora meno tempo libero.

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Alpeggio in condizioni precarie, abitato da margari (senza aiutanti stranieri) – Val Soana (TO)

E che dire di “…l’unico rifugio fornito da una vecchia roulotte, ovviamente senza corrente e acqua potabile. Un giaciglio simile a quelli che, spesso, si vedono spuntare il giro per le campagne…”? La roulotte è la soluzione per tutti quegli alpeggi dove la strada arriva, fino ad un certo punto almeno, ma non ci sono baite o queste sono completamente diroccate. Meglio ancora la roulotte di un container, che sarà o gelido, o rovente a seconda dei momenti e delle giornate. Ovvio che la roulotte non ha l’acqua (che però anche in questo caso esternamente non mancava), per la corrente sono sicura che c’era almeno una batteria dove ricaricare il cellulare. Quanti sono gli alpeggi che non hanno la corrente? Molti più di quel che si pensa…

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Transumanza autunnale in media Valle d’Aosta

Anche l’UNCEM ha preso parola in merito, facendo seguito all’artico uscito su La Stampa. Al corretto discorso di base, contro lo sfruttamento di qualsiasi persona, senza distinzione di razza o paese di provenienza, mi viene però da fare qualche precisazione. Bene per la presa di posizione contro la mafia degli alpeggi e le speculazioni sui pascoli (che hanno molte responsabilità per ciò che concerne i vari problemi degli alpeggi), ma c’è dell’altro. Per esempio, in quanto Unione Nazionale Comuni, Comunità, Enti Montani… non si potrebbe far qualcosa affinché gli alpeggi, almeno partendo da quelli pubblici, non possano essere affittati se non hanno un ricovero abitabile degno di questo mondo? E’ vero che si affittano i pascoli, ma bene o male tutti gli animali condotti in alpeggio, più che mai ora con i predatori, hanno bisogno di sorveglianza. Invece gli affitti lievitano anche laddove le baite sono in condizioni peggiori rispetto al XIX secolo o mancano del tutto. Ovvio che, sia che si affitti dall’ente pubblico, sia che si tratti di privati, chi stipula un contratto per qualche anno non farà a sue spese una casa, quindi ci si aggiusta con una roulotte…

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Gregge di capre accompagnato da un pastore di origini africane – Valsavarenche (AO)

Altro punto: era uno schiavo sfruttato, questo pastore? Non penso, infatti ce ne sono tanti di operai che se ne vanno per cercare un mestiere differente o lavoro presso altri allevatori, la richiesta non manca. Il problema non è questo, o meglio, di problemi ce ne sono numerosi. Partiamo dal lato economico e così capite perché vi parlavo della conserva di pomodoro. Io non la compro, perché la maggior parte della frutta e della verdura la raccolgo nell’orto. Ma voi che vi indignate per i 1000 euro al mese del pastore (ammesso che quella fosse la sua paga, netta, senza spese perché generalmente al cibo pensa il datore di lavoro), voi che vi indignate per gli immigrati sfruttati nei campi, quanto la pagate la conserva? Perché tutto parte di qui. Se fate la spesa al discount, se andate al supermercato e cercate il prodotto in offerta, il barattolo a 0,99 centesimi, l’olio extravergine a 3,99 euro… allora siete in qualche modo complici. NON può, un prodotto agricolo, costare così poco. Dietro un chilo di pomodori ci sono mesi di lavoro, per non parlare poi del processo di trasformazione.

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Stagionatura dei formaggi – Cogne (AO)

Capite cosa intendo dire? Non potete dire che un formaggio d’alpeggio a 14, 15 euro al kg sia caro. Se volete pagarlo 7, 8 euro, siete anche voi che fate sì che lo stipendio di Mihail, Ahmed, Vasile, Viorel, Youssef non sia consono all’impegno che comporta il suo lavoro. Ma la catena è lunga, la colpa non è tutta vostra. La colpa è nel “mercato” che fa sì che, per esempio, una vacca sana, al macello, venga pagata 2 – 2,5 euro al kg. E che il quinto quarto non venga pagato (fegato, lingua, rognoni, ecc…), mentre poi in macelleria acquistate tutto pagandolo vari euro al kg. Che dire di un vitello di due mesi di vita pagato 50 euro da chi lo acquista per poi ingrassarlo? O del latte pagato 50, 60 centesimi al litro (pagato non subito, ovviamente… magari dopo mesi!)? Voi che vi indignate, il latte lo comprate al distributore di un’azienda agricola, o al supermercato?

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Giovane casaro di origine rumena in alpeggio a Ollomont (AO)

La politica non può limitarsi ad imporre un salario equo al pastore, all’aiutante dell’azienda zootecnica. La politica deve far sì che, per esempio, la piccola azienda di montagna che ha bisogno del pastore rumeno, marocchino, indiano o anche italiano, possa pagarlo più di 1000 euro al mese, possa assumerlo regolarmente per i mesi estivi o per tutto l’anno, se serve. Quindi deve far sì che i prodotti della zootecnia di montagna vengano pagati il giusto prezzo. Adesso perché le cose vanno così male? La concorrenza dei prodotti esteri… il mercato globale… la crisi… E che dire dell’influenza dei famigerati “contributi”? Questi dovrebbero aiutare in particolar modo le aziende di montagna, quelle in aree marginali. Ma poi, chissà come mai, finisce quasi sempre per piovere sul bagnato. Agli altri restano le briciole, o nemmeno quelle.

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Aiutanti stranieri al lavoro in una stalla in alpeggio – Valle d’Aosta

Ma non sarà la corruzione annidata anche nella politica? Perché i cosiddetti speculatori degli alpeggi, quelli della mafia dei pascoli d’oro, queste cose non se le saranno inventate una mattina leggendo il giornale al bar. Oltre a prendere centinaia di migliaia di euro di contributi, oltre a rilanciare i prezzi degli alpeggi a cifre inarrivabili per l’allevatore medio-piccolo, questi personaggi immettono sul mercato anche carne che contribuisce a svalutare il mercato. Molti allevano ovini perché più facili da gestire e più economici (li usano proprio solo come mezzo per avere i contributi… leggete qui cosa succede talvolta, questi non sono degni di essere chiamati pastori!), poi agnelli e pecore a fine carriera al macello li portano anche loro. E così il prezzo scende ancora…

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Gregge in alpeggio – Val Chisone (TO)

La vicenda era partita con un tragico incidente sul lavoro. Non parlavamo di mancanza di sicurezza in un cantiere o in uno stabilimento industriale. A tutti i costi c’è stato chi ha voluto usare la cosa per puntare il dito sullo “sfruttamento” della manodopera nel settore. Un’amica mi ha detto: “Ormai a far questo lavoro passiamo solo più per sanguinari, sfruttatori…“. Aggiungo che, leggendo solo i titoli degli articoli, altri rincarano la dose con “…gli allevatori ormai vivono di contributi…“. Signori miei, non è già un mestiere facile, deve piacere, per farlo, perché mai con gli animali potrai guardare le otto ore, il giorno, la notte, le feste, le ferie. I problemi sono moltissimi, come avete potuto leggere fin qui, ma ne ho tralasciati e omessi molti altri ancora. Sappiate solo che, a molti di quegli allevatori che lavorano in modo “sostenibile” dal punto di vita ambientale, praticando un allevamento estensivo e non intensivo, spesso 1000 euro puliti in tasca non restano, a fine mese.

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Piero, più di 50 anni di pastorizia – Colle del Nivolet, Valle Orco (TO)

Soldi ne entrano… ma ne escono tantissimi. Spese fisse, tasse, assicurazioni dei mezzi, contributi pensionistici. Poi c’è sempre un macchinario che si rompe e richiede manutenzione, pezzi di ricambio… Spese di affitto di pascoli, prati, alpeggi, strutture. Camion per le transumanze… Fieno, mangimi… Non giudicate il lavoro degli allevatori senza sapere. Ci sono sicuramente dei delinquenti che non hanno a cuore né il benessere animale, né quello delle persone che lavorano per loro, ma perché generalizzare? E perché trasformare questo incidente in una polemica? Perché puntare il dito sulla “solitudine”? Il mestiere del pastore è questo: presenza costante, anche se impegno variabile, 7 giorni su 7, quasi sempre da solo (ma alla maggior parte dei pastori questo non pesa affatto), con qualsiasi tempo.

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Il pastore con il suo piccolo gregge al Colle del Nivolet – Valle Orco (TO)

Chiudiamo qui la questione, per questa volta. Cerchiamo di lasciar da parte le polemiche e dedichiamo un pensiero all’uomo che non c’è più, a tutti i pastori morti in montagna, vittime di un attimo di disattenzione, della stanchezza, dei fulmini, di strade piene di curve affrontate dopo troppe ore di lavoro al freddo, sotto la pioggia…

2 Replies to “Il giusto prezzo”

  1. Si sente che parli da addetta ai lavori. Tutto giusto equilibrato, senso pratico, tagli corto, … l’altitudine da una grande salute mentale, chissà se ne sei consapevole ? Siete un popolo (montanari) che ci guarda da un altra prospettiva. Vorrei conoscerti , mi riprometto che leggerò di più sul tuo mondo. 💙☝

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    1. forse taglio corto perché ho sempre poco tempo… 😉 grazie! non nasco montanara, ma “pedemontana”. la montagna la frequento da sempre, la pastorizia e la vita dell’alpe ho imparato a conoscerla pian piano, sono entrata a farne parte, ora vivo in montagna, abbiamo una piccola azienda.
      non so di dove sei, ma ti invito fin da ora a qualcuna delle mie presentazioni di libri o convegni a cui partecipo

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