Il giusto prezzo

Ma voi… la passata di pomodoro, a che prezzo la acquistate? Cosa centra la passata di pomodoro su questo blog, vi starete domandando. Centra… Perché in questi giorni si è scatenato un dibattito in seguito a un tragico fatto capitato in montagna, al Pian della Mussa. Un pastore è morto, è scivolato mentre era al pascolo, così dicono le ricostruzioni. Io, nella vicenda, ci ho visto un tragico e triste fatto, ma purtroppo sono cose che succedono. Capita a chi va in montagna per divertimento, a chi ci lavora. Sono già passati alcuni anni da quando una fine simile toccò a Giacomino in Val Soana. Per lui solo brevi articoli nella cronaca locale.

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I pascoli dell’alpe Arietta, non lontano dal luogo dove il pastore Giacomino morì nel 2015 – Val Soana (TO)

L’uomo deceduto l’altro giorno invece si chiamava Mihail, veniva dalla Romania e, come tanti altri suoi connazionali, lavorava come pastore. Non so niente di lui, della sua storia, ma di pastori e aiutanti d’alpeggio ne ho incontrati molti, italiani e stranieri. Conoscendo però il mestiere, questa morte colpisce perché uno sa come basta poco perché possa accadere, ti immedesimi, pensi a quella volta che aspettavi un pastore che rientrasse la sera, nell’oscurità, dopo una lunga giornata di pioggia e nebbia. Il telefono non prendeva e ti chiedevi come mai non fosse ancora arrivato, quando tu eri scesa nel tardo pomeriggio era tutto tranquillo, a parte la nebbia che non si alzava. Cento, mille volte va tutto bene, e una no. Leggo la notizia e penso alla triste fine. Mi hanno detto che un cane è sceso, quasi a dare l’allarme, mentre l’altro è rimasto a vegliarlo.

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Anziano pastore con il suo piccolo gregge – Vallone di Ribordone (TO)

Poi però ho letto questo articolo e tutte le polemiche che ne sono scaturite e mi sono arrabbiata. Perché la morte di quest’uomo passava in secondo piano e veniva usata per far polemiche in un mix di cattiva informazione infarcito di luoghi comuni. Innanzitutto, chi l’ha detto che guadagnava 1000 euro al mese? Poi… il mestiere del pastore è quello, 7 giorni su 7, sole e vento, nebbia e pioggia. Se vuoi le 8 ore, il fine settimana libero, vai a fare altro. Non potrà mai nessuna legge imporre qualcosa di diverso. Gli animali hanno queste esigenze, se d’estate le porti in alpeggio, sei lontano da tutto e hai ancora meno tempo libero.

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Alpeggio in condizioni precarie, abitato da margari (senza aiutanti stranieri) – Val Soana (TO)

E che dire di “…l’unico rifugio fornito da una vecchia roulotte, ovviamente senza corrente e acqua potabile. Un giaciglio simile a quelli che, spesso, si vedono spuntare il giro per le campagne…”? La roulotte è la soluzione per tutti quegli alpeggi dove la strada arriva, fino ad un certo punto almeno, ma non ci sono baite o queste sono completamente diroccate. Meglio ancora la roulotte di un container, che sarà o gelido, o rovente a seconda dei momenti e delle giornate. Ovvio che la roulotte non ha l’acqua (che però anche in questo caso esternamente non mancava), per la corrente sono sicura che c’era almeno una batteria dove ricaricare il cellulare. Quanti sono gli alpeggi che non hanno la corrente? Molti più di quel che si pensa…

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Transumanza autunnale in media Valle d’Aosta

Anche l’UNCEM ha preso parola in merito, facendo seguito all’artico uscito su La Stampa. Al corretto discorso di base, contro lo sfruttamento di qualsiasi persona, senza distinzione di razza o paese di provenienza, mi viene però da fare qualche precisazione. Bene per la presa di posizione contro la mafia degli alpeggi e le speculazioni sui pascoli (che hanno molte responsabilità per ciò che concerne i vari problemi degli alpeggi), ma c’è dell’altro. Per esempio, in quanto Unione Nazionale Comuni, Comunità, Enti Montani… non si potrebbe far qualcosa affinché gli alpeggi, almeno partendo da quelli pubblici, non possano essere affittati se non hanno un ricovero abitabile degno di questo mondo? E’ vero che si affittano i pascoli, ma bene o male tutti gli animali condotti in alpeggio, più che mai ora con i predatori, hanno bisogno di sorveglianza. Invece gli affitti lievitano anche laddove le baite sono in condizioni peggiori rispetto al XIX secolo o mancano del tutto. Ovvio che, sia che si affitti dall’ente pubblico, sia che si tratti di privati, chi stipula un contratto per qualche anno non farà a sue spese una casa, quindi ci si aggiusta con una roulotte…

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Gregge di capre accompagnato da un pastore di origini africane – Valsavarenche (AO)

Altro punto: era uno schiavo sfruttato, questo pastore? Non penso, infatti ce ne sono tanti di operai che se ne vanno per cercare un mestiere differente o lavoro presso altri allevatori, la richiesta non manca. Il problema non è questo, o meglio, di problemi ce ne sono numerosi. Partiamo dal lato economico e così capite perché vi parlavo della conserva di pomodoro. Io non la compro, perché la maggior parte della frutta e della verdura la raccolgo nell’orto. Ma voi che vi indignate per i 1000 euro al mese del pastore (ammesso che quella fosse la sua paga, netta, senza spese perché generalmente al cibo pensa il datore di lavoro), voi che vi indignate per gli immigrati sfruttati nei campi, quanto la pagate la conserva? Perché tutto parte di qui. Se fate la spesa al discount, se andate al supermercato e cercate il prodotto in offerta, il barattolo a 0,99 centesimi, l’olio extravergine a 3,99 euro… allora siete in qualche modo complici. NON può, un prodotto agricolo, costare così poco. Dietro un chilo di pomodori ci sono mesi di lavoro, per non parlare poi del processo di trasformazione.

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Stagionatura dei formaggi – Cogne (AO)

Capite cosa intendo dire? Non potete dire che un formaggio d’alpeggio a 14, 15 euro al kg sia caro. Se volete pagarlo 7, 8 euro, siete anche voi che fate sì che lo stipendio di Mihail, Ahmed, Vasile, Viorel, Youssef non sia consono all’impegno che comporta il suo lavoro. Ma la catena è lunga, la colpa non è tutta vostra. La colpa è nel “mercato” che fa sì che, per esempio, una vacca sana, al macello, venga pagata 2 – 2,5 euro al kg. E che il quinto quarto non venga pagato (fegato, lingua, rognoni, ecc…), mentre poi in macelleria acquistate tutto pagandolo vari euro al kg. Che dire di un vitello di due mesi di vita pagato 50 euro da chi lo acquista per poi ingrassarlo? O del latte pagato 50, 60 centesimi al litro (pagato non subito, ovviamente… magari dopo mesi!)? Voi che vi indignate, il latte lo comprate al distributore di un’azienda agricola, o al supermercato?

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Giovane casaro di origine rumena in alpeggio a Ollomont (AO)

La politica non può limitarsi ad imporre un salario equo al pastore, all’aiutante dell’azienda zootecnica. La politica deve far sì che, per esempio, la piccola azienda di montagna che ha bisogno del pastore rumeno, marocchino, indiano o anche italiano, possa pagarlo più di 1000 euro al mese, possa assumerlo regolarmente per i mesi estivi o per tutto l’anno, se serve. Quindi deve far sì che i prodotti della zootecnia di montagna vengano pagati il giusto prezzo. Adesso perché le cose vanno così male? La concorrenza dei prodotti esteri… il mercato globale… la crisi… E che dire dell’influenza dei famigerati “contributi”? Questi dovrebbero aiutare in particolar modo le aziende di montagna, quelle in aree marginali. Ma poi, chissà come mai, finisce quasi sempre per piovere sul bagnato. Agli altri restano le briciole, o nemmeno quelle.

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Aiutanti stranieri al lavoro in una stalla in alpeggio – Valle d’Aosta

Ma non sarà la corruzione annidata anche nella politica? Perché i cosiddetti speculatori degli alpeggi, quelli della mafia dei pascoli d’oro, queste cose non se le saranno inventate una mattina leggendo il giornale al bar. Oltre a prendere centinaia di migliaia di euro di contributi, oltre a rilanciare i prezzi degli alpeggi a cifre inarrivabili per l’allevatore medio-piccolo, questi personaggi immettono sul mercato anche carne che contribuisce a svalutare il mercato. Molti allevano ovini perché più facili da gestire e più economici (li usano proprio solo come mezzo per avere i contributi… leggete qui cosa succede talvolta, questi non sono degni di essere chiamati pastori!), poi agnelli e pecore a fine carriera al macello li portano anche loro. E così il prezzo scende ancora…

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Gregge in alpeggio – Val Chisone (TO)

La vicenda era partita con un tragico incidente sul lavoro. Non parlavamo di mancanza di sicurezza in un cantiere o in uno stabilimento industriale. A tutti i costi c’è stato chi ha voluto usare la cosa per puntare il dito sullo “sfruttamento” della manodopera nel settore. Un’amica mi ha detto: “Ormai a far questo lavoro passiamo solo più per sanguinari, sfruttatori…“. Aggiungo che, leggendo solo i titoli degli articoli, altri rincarano la dose con “…gli allevatori ormai vivono di contributi…“. Signori miei, non è già un mestiere facile, deve piacere, per farlo, perché mai con gli animali potrai guardare le otto ore, il giorno, la notte, le feste, le ferie. I problemi sono moltissimi, come avete potuto leggere fin qui, ma ne ho tralasciati e omessi molti altri ancora. Sappiate solo che, a molti di quegli allevatori che lavorano in modo “sostenibile” dal punto di vita ambientale, praticando un allevamento estensivo e non intensivo, spesso 1000 euro puliti in tasca non restano, a fine mese.

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Piero, più di 50 anni di pastorizia – Colle del Nivolet, Valle Orco (TO)

Soldi ne entrano… ma ne escono tantissimi. Spese fisse, tasse, assicurazioni dei mezzi, contributi pensionistici. Poi c’è sempre un macchinario che si rompe e richiede manutenzione, pezzi di ricambio… Spese di affitto di pascoli, prati, alpeggi, strutture. Camion per le transumanze… Fieno, mangimi… Non giudicate il lavoro degli allevatori senza sapere. Ci sono sicuramente dei delinquenti che non hanno a cuore né il benessere animale, né quello delle persone che lavorano per loro, ma perché generalizzare? E perché trasformare questo incidente in una polemica? Perché puntare il dito sulla “solitudine”? Il mestiere del pastore è questo: presenza costante, anche se impegno variabile, 7 giorni su 7, quasi sempre da solo (ma alla maggior parte dei pastori questo non pesa affatto), con qualsiasi tempo.

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Il pastore con il suo piccolo gregge al Colle del Nivolet – Valle Orco (TO)

Chiudiamo qui la questione, per questa volta. Cerchiamo di lasciar da parte le polemiche e dedichiamo un pensiero all’uomo che non c’è più, a tutti i pastori morti in montagna, vittime di un attimo di disattenzione, della stanchezza, dei fulmini, di strade piene di curve affrontate dopo troppe ore di lavoro al freddo, sotto la pioggia…

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L’erba del vicino è più verde solo se piove!

Passato il tunnel del Monte Bianco, effettivamente l’erba dei vicini francesi era più verde. Evidentemente di là piove più che da noi, dove invece i versanti della valle presentano chiazze “bruciate” che testimoniano come anche quest’estate, pur se meno siccitosa di quella precedente, abbia avuto problemi con le precipitazioni, il caldo, il vento.

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Scorcio tra le case – Megeve, Alta Savoia (Francia)

Ma non sono andata in Francia a parlare di cambiamenti climatici (anche se l’argomento qua e là è comunque emerso nei due convegni a cui ho partecipato, uno come facente parte del pubblico e l’altro come relatrice). L’argomento era il lupo. La sede era il Salone Internazionale del Libro di Montagna a Passy, in Savoia. Quest’anno il tema della manifestazione erano gli alpeggi. Pensavo di trovare più libri legati all’argomento, nelle bancarelle, ma la maggior parte dei testi erano dedicati alla montagna come vetta, come meta di viaggi, escursioni e ascensioni.

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Vignetta al Salone di Passy, Alta Savoia (Francia)

Due sono stati gli inconvenienti di questa trasferta: il poco tempo che non mi ha consentito di visitare il territorio come avrei voluto e il fatto che non parlo francese. Per fortuna lo capisco abbastanza da poter seguire il convegno, ma non ho avuto modo e spazio per poter interagire con gli altri relatori. Ahimè per problemi tecnici anche il mio intervento non è stato proiettato, così la metà del tempo a mia disposizione è stato dedicato a chi traduceva le mie parole.

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Capra rove in una manifestazione a Megeve – Alta Savoia (Francia)

…comunque, a parte queste difficoltà, mi premeva raccontarvi un paio di cose che condensano il succo di quanto è stato detto. In Francia gli allevatori sono arrabbiati tanto quanto in Italia. I problemi sono esattamente gli stessi. A loro dicono che in Italia pastori e allevatori hanno imparato a convivere alla perfezione… a noi dicono il viceversa! Ma, a parte questo, in Francia i problemi di predazione sono molto forti (anche perché il numero di ovicaprini, soprattutto ovini, è molto maggiore rispetto a quello di regioni come il Piemonte o la Valle d’Aosta). Con i turisti il conflitto per la presenza dei cani da guardiania è identico a quello che si registra da noi.

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Joseph con uno degli animali del suo gregge dopo una predazione – Francia (ph. Carnet de berger)

…e l’esasperazione dei pastori è portata all’estremo dagli insulti e dalle continue critiche che vengono loro rivolte da animalisti, da persone “esterne” al mondo rurale, da vegani, ecc… che, o sul campo, o via social, si accaniscono contro gli allevatori e il loro operato, giudicando e spesso offendendo senza avere conoscenza diretta della realtà, del lavoro, della vita e degli animali.

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I partecipanti al convegno di Passy (ph Carnet de berger)

All’incontro erano presenti, oltre alla sottoscritta, tre allevatori: un’allevatrice di pecore da latte, un pastore salariato (di origine svizzera) che lavora come guardiano di un gregge di pecore e un allevatore locale di vacche e capre. Inoltre vi era il biologo svizzero Jean Marc Landry che, da anni, studia il lupo e si occupa anche delle problematiche di convivenza con la realtà pastorale. E’ stato un incontro interessante, anche se… non ho sentito niente di nuovo! Quanto detto dai pastori non differisce da quello che avrei potuto ascoltare in qualsiasi vallata italiana. Notti insonni per paura di nuovi attacchi, gestione sempre più difficoltosa perché non riesci a star dietro agli animali, mungere, fare il formaggio, andare a venderlo… e pagare un operaio è difficile, in tempi di crisi. Cani che saltano le reti, cani che mordono turisti, turisti che si ostinano a voler passare di corsa, in bici, a piedi…

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Capre e cani da protezione in Alta Savoia (ph La ferme des Armaillis)

E’ stato detto che non esiste la razza perfetta di cani, quella che funziona sempre e comunque, ma esistono cani ottimi, cani buoni e “cattivi” cani, non adatti alla protezione delle greggi. Avere i cani giusti sicuramente fa la differenza e risolve una buona parte dei problemi. Ho finalmente avuto la conferma che… sì, in Francia il pastore (con regolare porto d’armi) può effettuare dei tiri di difesa in caso di attacco del lupo, ma ogni anno c’è un numero massimo di lupi che possono essere abbattuti.

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Joseph e il gregge – Francia (ph. Carnet de berger)

Anche la moderatrice del convegno ha cercato di capire se potevano esserci delle soluzioni a tutti  problemi emersi. Credo che nessuno sia rimasto soddisfatto dalla risposta di Landry. Giustamente, il biologo ha detto che non può essere solo il mondo pastorale a farsi carico della convivenza con il lupo, ma questo aspetto deve essere ripartito su tutta la società. Fin qui concordo, ma trovo utopistica la sua teoria secondo cui la società, fatta di consumatori, deve compensare mediante l’acquisto non solo di prodotti locali della pastorizia (che dovrebbe avvenire sempre e comunque, a prescindere da lupi, orsi, linci…), ma deve anche spendere qualcosa in più che vada a coprire le spese aggiuntive sostenute dagli allevatori per difendersi dai predatori.

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I formaggi di Yoann e Muriel (ph. La ferme des Armaillis)

Siamo in un periodo di crisi. E’ stato detto che, anche in Francia (dove il consumo di carne ovicaprina è ben maggiore rispetto a noi), i prezzi sono bassi perché c’è forte concorrenza con carne che arriva dalla Nuova Zelanda o dal Regno Unito. Me lo dite voi chi sceglierebbe di pagare molto di più la carne perché il pastore deve mantenere i cani, deve comprare le reti, deve assumere un aiutante? Esperimenti simili erano stati tentati anche da noi, mi pare con i formaggi, ma non ho mai sentito parlare di grandi esiti positivi. Già è difficile trovare l’estimatore di certi prodotti, la vendita del prodotto tipico è comunque riservata a una fetta di consumatori, figuriamoci aumentando ancora il prezzo!

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Giardino fiorito nel villaggio di Combloux – Alta Savoia, Francia

…e così ce ne siamo tornati tutti alle nostre faccende quotidiane di convivenza più o meno diretta con i predatori, ridendo amaramente di un intervento venuto dal pubblico, una signora che ha commentato che è solo questione di tempo, perché tra qualche generazione ci saranno sicuramente cani e pecore in grado di affrontare da soli il lupo e conviverci…

Fame d’alpeggi

Anche ieri ho ricevuto l’ennesima richiesta di aiuto. Era una voce giovane, al telefono. La compagna di un pastore. Non li conosco, non li ho mai incontrati, ma siamo in contatto su Facebook. Lei aveva preso il coraggio e mi aveva chiesto se potevamo sentirci telefonicamente: “…per delle informazioni riguardanti le montagne , diciamola così! Per messaggio mi viene difficile spiegarmi.

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Salita di un gregge in alpeggio – Valle Orco (TO)

Immaginavo già la richiesta. Ne ricevo tante. C’è chi mi scrive, chi me lo chiede quando mi incontra, chi mi telefona. “Tu che giri… sai se c’è una montagna libera?“. Ultimamente la versione aggiornata è: “…adesso che giri in Valle d’Aosta, mi trovi una montagna su di là?“. Me lo chiedono cari amici, conoscenti, sconosciuti. Me lo chiede chi ha una montagna “difficile”, scomoda, e vorrebbe cambiare. Me lo chiede chi è rimasto senza montagna. Me lo chiede chi ha aumentato il numero delle bestie e non ha più pascoli a sufficienza lì dov’è ora. Me lo chiede chi la montagna non l’ha ancora mai avuta e vorrebbe iniziare ad andare in alpeggio, come la ragazza che mi ha chiamata ieri.

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Pascoli di alta quota al Gran Piano – Noasca (TO)

Ci tocca mandarle in affitto, ma il mio ragazzo alle sue bestie ci tiene. Sai com’è quando le mandi da altri… tu le pascoleresti differente. Se capita qualcosa, non sai mai se doveva proprio andare così o se è colpa di chi le guarda.” Loro hanno pecore, sanno che c’è il problema del lupo, ma il problema maggiore per loro adesso è non avere l’alpeggio. “Il mio ragazzo e suo fratello si alternerebbero a guardarle, non le lascerebbero da sole. Non ci interessano i contributi, a noi basta anche una montagna dove ci sono le mucche sotto e poter pascolare con le pecore tutte le parti alte…

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Costruzione di alpeggio diroccata in alta Valle Orco – Ceresole Reale (TO)

Già, i contributi… Girando per le montagne, chi non sa come stanno le cose potrebbe dire che di alpeggi abbandonati ce ne sono eccome! Ma una baita che crolla non vuol dire una “montagna vuota”. Possiamo iniziare a dire che oggi, con altri numeri di animali rispetto ad un tempo, non tutte le baite sono più utilizzate, anche quando greggi o mandrie salgono a pascolare quei territori.

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Il ripido sentiero che sale all’alpe Arietta – Val Soana (TO)

Ci sono alpeggi affittati sulla carta, proprio per i famigerati contributi, che poi non vengono pascolati… questo è illegale e non dovrebbe succedere. Accade più frequentemente che, con qualche strano intrigo, pascola tizio, ma i contributi li prende caio. Non va bene nemmeno questo, ma purtroppo è la realtà. Se ne parla troppo poco, ci sono troppi interessi dietro. Ogni tanto c’è un’inchiesta, ma grossi risultati in tal senso non si sono ancora visti.

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I pascoli si colorano a inizio stagione – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Per colpa dei contributi, arraffati a piene mani da speculatori e trafficoni, i prezzi degli alpeggi aumentano (ne abbiamo già parlato più volte), così se un giovane che sta iniziando vuole trovare una montagna, si trova a competere con prezzi impossibili. Ma questo vale anche per un “normale” allevatore che fa il margaro o il pastore da tutta la vita.

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I ruderi dell’alpe Leseney accanto al Lago Luseney – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Poi ci sono quei valloni scomodi, dove non c’è la strada, ma solo antiche tracce di sentieri… antiche mulattiere dove non passano nemmeno gli escursionisti. Diciamocelo, dove non salgono gli animali in alpeggio, avanzano i cespugli e non è più così bello passare a piedi… In quei valloni magari scopri delle conche meravigliose, pascoli ricchi di trifoglio alpino o altre erbe ricche. Uno di quei posti lo avevo descritto qui.

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Il sentiero nella parte bassa del Vallone di Savoney – Fenis (AO)

Anche l’altro giorno ho fatto una gita in un vallone selvaggio e apparentemente deserto. Nella parte bassa era stato pascolato recentemente, poi seguiva un lungo sentiero che saliva tra boschi e cespugli, fino ad arrivare ad una bella conca con un alpeggio abbandonato. C’erano tracce di utilizzo degli anni scorsi, ma non era difficile immaginare come venissero gestiti gli animali quassù.

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Alpeggio abbandonato – Savoney, Fenis (AO)

Ancora più in alto c’era un lago, conchette e valloni erbosi, erba bassa, di alta montagna, erba buona. Molto probabilmente lassù venivano messi degli animali giovani, in asciutta, che non necessitano di cure e sorveglianza quotidiana. Nei giorni successivi ho poi saputo che il vallone è ancora utilizzato e che saliranno delle manze, probabilmente a breve.

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Nella baita, l’angolo dedicato alla caseificazione – Savoney, Fenis (AO)

Mi viene allora da riflettere su come sia cambiato tutto. Su quali formaggi si facessero in questi luoghi un tempo, con quelle erbe ottime. Erbe che oggi rischiano di sparire, perché senza il pascolamento e la fertilizzazione del terreno, saranno altre erbe a prendere il sopravvento. Oggi i formaggi vengono fatti soprattutto con le erbe dei prati più comodi, più facilmente raggiungibili nei pressi delle baite. Non è così ovunque, ma in parte sì… Sto divagando, ma sono comunque riflessioni sul mondo degli alpeggi che cambia.

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Manze e manzette nell’alto Vallone di Saint Barthélemy – Nus (AO)

Cosa ho risposto alla ragazza che mi chiedeva se sapevo di una montagna libera per il prossimo anno? Quello che, ahimé, ho risposto a tutti gli altri. Se venissi a sapere di qualcosa… ben volentieri. Ma purtroppo non so come aiutare tutte queste persone. Non riesco nemmeno ad aiutare carissimi amici che hanno questo problema. E’ un controsenso, perché da una parte possiamo dire che il mondo dell’alpeggio tradizionale è in crisi… e dall’altra che non ci sono alpeggi disponibili!

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Pascoli di alta quota con abbondanza di trifoglio alpino – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Chi resta senza alpeggio spesso è proprio colui che lavorerebbe bene, che avrebbe cura del territorio, degli animali, delle tradizioni. Mentre chi mette su numeri di bestie eccessivi, lasciate quasi allo sbaraglio o in mano ad operai che fanno niente più del minimo indispensabile… affitta alpeggi qua e là anche in vallate non vicine.

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Alpeggio al Colle del Nivolet sul versante valdostano

C’è la speranza che cambi qualcosa? Per come la vedo io, al momento no, purtroppo. Se non si interviene seriamente a livello politico, questo fragile delicato mondo mi sembra seriamente in crisi. C’è chi resiste con le unghie e con i denti, con sacrifici e spese spesso non proporzionati alle entrate effettive. C’è chi sopravvive grazie al sostegno e alla manodopera di parenti in pensione che “danno una mano”. C’è chi non ce la fa ad andare avanti se non arrivano i contributi. Tutti segnali di un sistema non sano.

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Dove non si pascola, pian piano avanzano i cespugli – Val Soana (TO)

Eppure ci sono ancora giovani pieni di passione e di entusiasmo che telefonano e dicono: “Siamo disperati! Abbiamo iniziato a giugno a cercare una montagna per il prossimo anno, ma niente… Non ci interessano i contributi, ci basta avere un posto per portare su le nostre pecore!” Che tristezza, che amarezza non poter dar loro delle risposte. Che sconforto non poter aiutare chi fa “da sempre” questo mestiere e perde la montagna a un’asta, vedere nei suoi occhi la disperazione perché non sa dove portare a pascolare i suoi animali…

…bisogna dirlo a qualcuno!

C’è un problema che sta diventando sempre più grave. Non è solo ingigantito da immense (quanto inutili) polemiche sui social, ma appartiene più che mai al mondo reale. Sto parlando della questione dei cani da guardiania, problematica connessa alla “questione lupo” che, specialmente in questo periodo dell’anno, arriva ad assumere una rilevanza anche maggiore rispetto agli attacchi dei predatori.

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Gregge in alpeggio con cani da guardiania – Bardonecchia (TO)

Le polemiche, gli insulti, le parole grosse nei commenti su facebook non servono a niente, a parte portare le persone (tutte) all’esasperazione, allevatori e turisti. Visto che di questi tempi il buonsenso scarseggia, credo sia necessario muoversi su altri fronti, non soltanto nel mondo virtuale. Quindi bisogna affrontare il problema in modo concreto. I cani da guardiania ci sono, i pastori li DEVONO usare per difendersi dal lupo e dagli altri predatori. I cani da guardiania vengono impiegati solo ed esclusivamente per questo scopo, hanno modalità di “lavoro” diverse dai cani “da pastore” impiegati per condurre il gregge/la mandria.

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Uno dei cani sorveglia il gregge dall’alto – Sommarese (AO)

Sono urgentemente necessari provvedimenti su due fronti: primo, delle normative a livello nazionale che permettano un corretto impiego di questi cani da parte degli allevatori. Secondo, una campagna informativa massiccia rivolta a tutta la popolazione. Non bastano quattro cartelli lungo piste e sentieri, serve una comunicazione su tutti i fronti (televisione, carta stampata, internet), rivolta ai privati cittadini, alle istituzioni, alle associazioni (in particolar modo quelle che hanno a che fare con la montagna, specialmente se accompagnano gente in montagna), agli operatori del territorio.

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Anche in Francia non si usano solo più i patou (Pastori dei Prenei)

Aggiungerei poi che sarebbe anche necessaria una vera formazione destinata ai pastori che spieghi sia il carattere di ciascuna delle principali razze impiegate a tal scopo, ma anche come vanno utilizzati perché svolgano il loro “mestiere”. Basterebbe un opuscolo, ma scritto non da qualche “esperto di razze canine”, ma da qualcuno che vada a sentire i pastori che, da generazioni, impiegano questi cani. Lo dico perché sovente leggo i commenti di allevatori (di pecore, non di cani) del Centro-Sud che rimproverano i colleghi del Nord che, a loro dire, sbagliano tante cose, a partire dalla scelta del cane, dalla gestione, ecc… Secondo loro, un buon cane risolverebbe la questione alla base, perché non causa problemi con “il resto del mondo”.

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Cani da guardiania con il gregge nella stagione invernale – Pianura verso Carignano (TO)

Partiamo dal primo punto. Non è possibile che i Comuni emettano delle ordinanze che, di fatto, limitano il giusto utilizzo di questi cani nella funzione della guardiania, per l’appunto. Emblematico il caso del Comune di Alagna Valsesia. Qui sotto potete leggere il testo completo dell’ordinanza recapitata a tutti gli allevatori della zona. Si specifica che, pur essendo l’agricoltura importante, è il turismo che fa vivere la comunità di Alagna. Avrei qualcosa da dire in merito, ma rimaniamo sull’argomento principale. I turisti sono andati a lamentarsi in Comune, quindi ecco delle “regole”. I cani devono tassativamente essere messi in sicurezza dalle 7 alle 19:00. Se in quel lasso di tempo per qualche motivo non c’è il pastore… allora non devono stare con il gregge!

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L’ordinanza del comune di Alagna Valsesia (VC)

 

Ecco che torniamo sulla formazione da dare ai pastori… sì, perché più volte ho letto parole di allevatori della Toscana o dell’Abruzzo che dicono ai colleghi che, con un buon branco di cani adatti, il gregge può essere lasciato da solo. Mungi li animali, poi li metti al pascolo con i cani, li raggiungi quando hai finito di fare il formaggio, per esempio. O se non mungi, comunque ci sono dei momenti in cui non sei lì con le pecore o capre che siano. Perché apri il recinto e magari devi spostare le reti. Perché vai a vedere com’è l’erba più su, o nel vallone dove ti devi spostare dopo.

Poi, sempre leggendo la nostra ordinanza, gli imprenditori agricoli sono obbligati a garantire a tutti i fruitori della montagna la possibilità di percorre i sentieri. Anche qui avrei qualcosa da dire: primo, consiglio di riguardare questo video del WWF svizzero, con i consigli per escursionisti e ciclisti. Mi sembra ben chiaro il messaggio che prima venga chi è lì per lavoro (il pastore), poi chi sta svolgendo un’attività ricreativa (il turista). Quest’ultimo è invitato, in situazioni estreme, a cambiare percorso. In moltissimi casi gli “incidenti” sono legati al comportamento errato del turista, poi ci sono anche in giro cani non equilibrati, probabilmente inadatti al compito che dovrebbero svolgere (difendere dai predatori, non aggredire la gente). Qui raccontavo un incontro con un gregge difeso da cani (senza la presenza del pastore): proprio contro quei cani avevo letto decine di articoli, post sui social, lettere ai giornali… eppure noi non avevamo avuto alcun problema!

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I cani da guadiania avvistano ogni movimento sospetto dall’alto – Ferriere, Valle Stura (CN)

Guai a dirlo in Italia!! Dove il “turista” sbraita sui social, invita ad avere sempre a portata di mano lo spray al peperoncino per difendersi dai cani (tra l’altro, proprio con questa funzione è stato “inventato” in Germania e dato in uso ai postini!), cita il codice penale (articolo 672, omessa custodia dei cani). E qui per l’appunto veniamo al discorso delle normative. Un cane da guardiania non può (e soprattutto non deve) stare vicino ai piedi del pastore, come un altro cane. Il suo ruolo è quello di difendere in caso di attacco, ma anche di sorvegliare il territorio per prevenire l’attacco! Quindi il cane va davanti al gregge, si apposta su una roccia dove ha una buona visuale, esce dal gregge per fiutare una traccia di un lupo passato la notte prima, poi torna. Parlo non di cose che ho studiato, ma che ho visto sul campo.

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Gregge e cane da guardiania senza pastore – Moncenisio, Francia

Mi scrive una ragazza dalla provincia di Cuneo e mi dice che, per colpa delle lamentele dei turisti, il suo compagno, pastore, è stato convocato in caserma dai Carabinieri. Non è stato morsicato nessuno, ma i cani hanno “abbaiato minacciosamente”… Anche in questo caso, richiamo della legge per “l’omessa custodia”, ma in aggiunta “…ti risulta che esista una legge che dice che bisogna essere una persona ogni 50 capi a custodia del gregge? “. A me risulta che sia necessaria una persona ogni cinquanta capi nella movimentazione di animali sulla strada (codice stradale, art. 184)! Qualcuno ci sa illuminare su questo aspetto?

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Vallée di Averole – Francia (foto C.Ferro)
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…non dimentichiamoci che, in Francia, queste sono le regole…

L’altro giorno ho condiviso delle foto di un amico escursionista che, in Francia, ha incontrato un gregge accompagnato dai fedeli patou, Pastori dei Pirenei. Non c’era nessun pastore, i cani hanno avvisato gli intrusi abbaiando, gli escursionisti si sono comportati correttamente e il tutto è finito con un bel servizio fotografico da postare su facebook. Ho condiviso pertanto questa felice testimonianza e, tra i commenti che ne sono scaturiti, c’è stata anche quella di un pastore dell’Abruzzo, che spiegava come non serva “addestramento” per i cani da guardiania, ma è tutta una questione di indole. Semplicemente i cuccioli nascono e crescono con il gregge.

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I cuccioli seguono il gregge – Abruzzo (foto M.Sansoni)

Il pastore abruzzese ha postato questa foto e a me sono venuti in mente i servizi di Striscia la Notizia, dove viene puntato il dito quando il pastore ha la cucciolata con il gregge d’inverno. Provate voi a spostare il gregge con dei cuccioletti che seguono in questo modo! Parte subito la denuncia per maltrattamento animale, come minimo…

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Cane da guardiania nel recinto con il gregge – Pianura pinerolese (TO)

Come vedete la situazione è sempre più caotica. Pastori denunciati perché i loro cani si sono allontanati, ordinanze dei Comuni, chi vuole che, di notte, i cani da guardiania stiano dentro delle gabbie, chi impone la museruola di giorno… Lo so che è tardi, che è estate, che ormai i politici sono in ferie e la gente scappa dal caldo andando su in montagna, dove i pastori pascolano con le loro greggi e i cani fanno il loro lavoro, ignari di tutte queste polemiche! Però bisogna partire subito per far sì che questa situazione venga definitivamente chiarita su tutti i fronti, prima che degeneri ancora di più. Se qualcuno si impegnasse… potremmo farcela! Iniziate ad aiutarmi a far circolare questo articolo, chissà che non arrivi anche sotto gli occhi di chi può veramente fare qualcosa?