Il clima che cambia e gli alpeggi

Proprio mentre scrivo, lungo la strada che sale ai villaggi più in quota e poi ai pascoli degli alpeggi, continua l’andirivieni di camion e camioncini che portano su il bestiame, per lo più bovini. Chi inizia a pascolare a quote non troppo elevate, anche quest’anno è già salito o sta salendo in montagna, per dare il via alla stagione d’alpe.

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L’alpeggio di Vascoccia mostra ancora evidenti i segni dei danneggiamenti delle valanghe dell’inverno 2017-2018 – Ayas (AO)

Su queste pagine si parla spesso di clima, perché il lavoro dell’allevatore, specie se tradizionale, è strettamente legato ad esso. Ne subisce le conseguenze dirette ed indirette. Il “maltempo” può essere nemico, rendere tutto più difficile, creare danni, ma nello stesso tempo è fondamentale. Annate grame quelle in cui non nevica d’inverno, o la siccità prevale sulle piogge. Ma il clima è davvero impazzito? Siamo noi i responsabili, o tutto ciò che sta accadendo fa parte di cicli naturali che si verificano periodicamente?

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Pascoli di inizio giugno a monte di Barmasc – Val d’Ayas (AO)

Non sono io la persona che può dare una risposta a questi quesiti, come la maggior parte di voi, posso vedere ciò che accade quotidianamente e le conseguenze dirette sul territorio. Poi, ovviamente, posso leggere e informarmi, anche se non è facile trovare le notizie reali, i dati scientifici, in mezzo a tanta disinformazione creata ad arte. Quest’anno ho comunque visto un inverno caldo, avaro di precipitazioni (specie nevose), un gran numero di giornate ventose, ben poca poggia in primavera. Se, a tutto questo, sommiamo la siccità e il gran caldo della scorsa estate e dell’autunno, ecco che in alpeggio non troviamo condizioni ottimali nemmeno quest’anno.

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Transumanza a piedi verso i pascoli del Vallone di Saint Barthélemy – Nus (AO)

Quest’anno c’è poco, quest’anno tocca ritardare, lo scorso anno a questa stagione…“. Discorsi del genere sono comuni, ma… sono solo sensazioni? I nostri ricordi sono affidabili? C’è qualcosa che davvero è cambiato negli alpeggi, in questi anni, in relazione al clima? Problematiche? Avrò modo di approfondire l’argomento sul campo, nei prossimi mesi. Ho infatti ricevuto un incarico da parte dell’IAR di Aosta (Institut Agricole Régional), nell’ambito di un progetto Life che si chiama Pastoralp.

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Vitelli al pascolo sopra a St-Rhemy en Bosses (AO)

Il mio compito sarà quello di girare per gli alpeggi del Parco Nazionale del Gran Paradiso (vallate piemontesi e valdostane) per intervistare gli allevatori su diverse tematiche, ma principalmente sulla percezione dei cambiamenti climatici e sull’effetto che questi fenomeni hanno sul loro lavoro. Una delle finalità del progetto è anche quella di elaborare delle strategie per affrontare al meglio le problematiche che emergeranno, ma anche delle linee guida per chi si troverà a dover prendere delle decisioni future in materia di pascoli alpini. Sul sito comunque potete approfondire meglio tutti gli aspetti del progetto, attualmente in corso.

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Gregge al pascolo in una frazione di Trasquera (VB)

Vedremo il “quadro” che ne risulterà. Ovviamente non potrò parlarvi dei risultati, il materiale raccolto è destinato al progetto e alla stesura di una relazione finale. Qui potrò mostrarvi immagini e raccontarvi le storie di quegli allevatori che, extra questionario, avranno voglia di far quattro chiacchiere con me. Si parlerà del “tempo”, certo… ma anche di tutte le altre problematiche economiche, sociali, ambientali che toccano il mondo dell’alpe oggi, nel XXI secolo.

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Ru Courtaud – Ayas (AO)

Si parlerà dell’acqua, sotto forma di precipitazioni, ma anche di elemento fondamentale per la vita degli animali e dei pascoli. Non si può pascolare senza acqua… e i pascoli inaridiscono, senza la pioggia o senza l’irrigazione, così preziosa in regioni come la Valle d’Aosta, dove i ru (le rogge) hanno origini antichissime. Quello nell’immagine ad esempio risale al 1400.

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I pascoli di Champlong – Verrayes (AO)

Si parlerà anche dei pascoli, pascoli abbandonati, pascoli recuperati, pascoli “d’oro” per effetto delle speculazioni. Pascoli la cui biodiversità vegetale viene preservata dal pascolamento degli animali (guardate qui il video andato in onda su Geo qualche tempo fa, dove si parla delle “mucche paesaggiste” proprio nel territorio del Parco). Su queste pagine sarò presente quando riuscirò, tra una valle e l’altra, tra un questionario e una giornata a rastrellare fieno…

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