Per andare avanti in qualche modo ho dovuto crearmi una corazza

E veniamo all’ultima “storia di giovani” tra quelle ricevute nei mesi scorsi. Altri avrebbero voluto dirmi come erano andate le cose da quell’intervista di tanti anni fa, ma poi il lavoro è tanto, il tempo è poco, non tutti amano scrivere… Il tempo è poco anche per me, infatti Marta Fossati, nel suo racconto, parla di inverno e di capretti, ma proprio oggi siamo già arrivati al primo giorno d’estate. Lascio che sia lei e le immagini prese dal suo profilo facebook a raccontare. (Ricordo che Marta è anche in “Capre 2.0” – qui l’intervista comparsa sul blog -, oltre che in “Di questo lavoro mi piace tutto“).

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Pascolo primaverile a Sambuco (CN)

È da un po’ di giorni che mi riprometto di scriverti, sopratutto prima che arrivino i capretti!!! Il big ben! Si ricomincia un’altra stagione! Ma, confesso, amo molto leggere e ben poco scrivere! Sono cambiate molte cose da quel giorno che sei venuta a Sambuco per le interviste del tuo libro. Ci pensavo quando ho ricevuto il tuo messaggio.. Avevo in braccio una capretta che avevo chiamato Ladra di cuori: forse questa è la prima cosa che, a volte, penso che sia cambiata.

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Marta con uno dei capretti nati quest’inverno – Sambuco (CN)

La gioia, la felicità e l’affetto che sempre provo per i nostri animali sono comunque diversi da quelli che provavo nei primi anni che facevo questo lavoro. Non perché non lo amo più, ma perché per andare avanti in qualche modo ho dovuto crearmi una corazza, consapevole che non potrei vivere senza animali, ma anche consapevole che, nel nostro lavoro (come penso in molti altri) alcune scelte e situazioni sono difficili e dolorose.

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Il gregge al pascolo con Sambuco sullo sfondo – Valle Stura (CN)

Allevo sempre animali, anzi alleviamo! Dall’aprile del 2016 io e Luca abbiamo la nostra azienda, Bars Chabrier. Le capre sono circa 150, sempre rigorosamente con nome proprio, sempre meticce selezionate per avere una buona produzione di latte, ma anche per essere delle buone pascolatrici che ben si adattano al territorio montano dove viviamo tutto l’anno.

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La stagionatura dei formaggi – Sambuco (CN)

Tutto il latte prodotto viene trasformato nel nostro piccolo laboratorio e venduto nel punto vendita (che eufemismo, sarà un metro per due!), in ristoranti della zona e nei 3 mercati settimanali.

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Il gregge nei pressi della nuova stalla – Sambuco (CN)

Sempre nel 2016 abbiamo partecipato ai bandi PSR e attualmente è in fase di costruzione la nuova stalla. Bellissima, ma fonte di grandi preoccupazioni. Non starò qua a tediarti su argomenti che sicuramente già ben conosci, ma vorrei solo dire che quelli che dicono “hanno preso i contributi”, di provare anche loro a vedere com’è la strada per accedere a questi aiuti. E, alla fine, vedere quanto siano stati “aiuti”. Io ancora non lo so, so però cos’è stato arrivare fino a qui. Se veramente è stato un aiuto a lavorare in modo migliore o l’aiuto a decretare la nostra fine!!

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Capretti meticci – Sambuco (CN)

“Spero che ci sarà una terza parte di questo libro e, comunque vada, di trovarmi ancora in mezzo agli animali. Veniamo ora alle difficoltà nella nostra attività. La prima è la quello che già ti ho scritto. Poi superare la perdita di un animale a cui tieni particolarmente, cioè praticamente tutti! Gioire per i capretti nati e sapere che fine faranno buona parte di loro, sapere che devi vendere una capra altrimenti la vedrai spegnersi giorno per giorno. Dolori, frequenti in questo mestiere ma anche molte gioie che ti fanno tornare il sorriso. E poi le umiliazioni, i bocconi amari costretto a ingoiare perché tanto hai le bestie, devi stare zitto altrimenti in un modo o nell’altro te la fanno purgare. E il senso di frustrazione davanti a una immensa quantità di burocrazia, leggi, norme, decreti, moduli e quant’altro, credo poco amate dalla maggior parte di noi esseri umani, ma particolarmente inaccettabili per chi fa un mestiere come il nostro.

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Marta con un agnello – Sambuco (CN)

Siamo ben capaci di sbrogliarci davanti a molti imprevisti della natura, ma davanti a tutti i fogli che devi fare se per caso decidi che quella capretta in più proprio la vuoi tenere… Beh… Io lì vado fuori di testa!!

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Luca al pascolo con il gregge – Sambuco (CN)

Cosa direi agli altri giovani che stanno iniziando? Sicuramente non sono giorni facili in nessun settore, il nostro implica anche un coinvolgimento della vita “oltre il lavoro”. Nel senso che proprio non c’è una vita! Sto scherzando, ma sicuramente è difficile ricavarsi del tempo libero, soprattutto più giorni consecutivi e, se come noi si lavora entrambi in azienda, poter approfittare di questo tempo insieme. Poi ci sono situazioni e situazioni. Ma se si è soli è difficile anche riuscire ad andare via poche ore. Sicuramente avendo poco tempo devo dire che cerco sempre di approfittarne meglio che posso! Ma se c’è davvero “la passione” per questo lavoro sarà difficile riuscire a fermarsi. Per concludere… sì sono, anzi siamo, soddisfatti della nostra vita!

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Il pascolo preferito dalle capre – Sambuco (CN)

Ringrazio ancora l’amica Marta per la chiacchierata virtuale. Qui potete trovare altre informazioni sull’azienda e sui luoghi dove acquistare i loro formaggi. Ricordo a tutti, giovani o meno giovani, che le pagine di questo blog sono sempre aperte a chiunque voglia raccontarmi la sua storia, legata alla montagna, all’allevamento, all’agricoltura di quelle aree cosiddette marginali.

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Ci sarebbe bisogno del doppio del personale…

Ho ancora un paio di “storie” di giovani allevatori da raccontarvi, storie ricevute dai protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“, nelle quali mi raccontano come sono evolute le cose negli 8-10 anni da quando avevo realizzato le interviste. Oggi “andiamo a trovare” Ivan Monnet, più volte presente su queste pagine, visto che siamo amici di vecchia data. Qui la prima intervista dedicata ai giovani, qui un momento di “lavoro quotidiano”, ma ci sono state anche le giornate di riprese video per il film sui pastori piemontesi.

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Le vacche in stalla – Villar Pellice (TO)

Continuo ad allevar bestie, pecore biellesi, capre valdostane, vacche piemontesi, barà e incroci. Non scendo più in pianura con le pecore, perché in 2 posti contemporaneamente non si può stare. Il viaggio mattina e sera era un costo, senza parlar del tempo dedicato agli spostamenti e ai lavori con gli animali. Era anche scomodo per voler lavorare il latte nello stesso caseificio, fare il formaggi a latte misto, ecc.

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Le pecore di Ivan nella stalla nuova – Villar Pellice (TO)

Per 2 anni abbiamo tenuto le pecore in diverse stalle scomode dove si portava il fieno sulla schiena, l’acqua per bere con i secchi e bisogna a portare fuori il letame a mano. Mio papà mi ha girato l’azienda e siam riusciti ad accedere al piano d’insediamento e miglioria facendo un ampliamento alla stalla delle vacche e costruendo un capannone dove stanno 200 pecore comode con deposito del fieno a fianco.

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Le nuove strutture dell’azienda – Villar Pellice (TO)

Adesso l’azienda è abbastanza ben sistemata, però qualcosa manca sempre per lavorare al meglio! I problemi più grossi per il mio lavoro in questi anni sono prima cosa gli inverni (cioè il periodo in cui non si può pascolare all’aperto perché manca il foraggio fresco, ndA) troppo lunghi, con costi di mantenimento assurdi, viste anche le passate campagne di siccità.

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Ivan e suo papà con una delle bovine della loro azienda – Villar Pellice (TO)

Seconda cosa ci sarebbe bisogno del doppio del personale, in modo da poter ricavare qualche momento per se stessi e un po’ di riposo, senza dover far sempre orari insensati. Accudire il bestiame dentro in stalla richiede tempo, senza parlar di cosa vuol dire metterle fuori, dove grazie al buon lupo non si è più padroni di mollarle a pascolare da sole nemmeno un attimo. Bisognerebbe forse costruire recinti da tenerli lontani durante la notte, ma i recinti di griglia qui in paese non son più a prova di lupo, visto che ci sono già stati danni a diverse aziende.

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Al pascolo con la prima erba di primavera – Villar Pellice (TO)

Infine c’è tutto il lavoro che dà il territorio, è una continua guerra per fermare l’avanzata di rovi e boschi. Inoltre c’è da spargere letame sui prati prima della primavera, tagliare il fieno quando è stagione, provvedere all’irrigazione ecc…
E poi la burocrazia! Servirebbe una persona solo per seguire la compra/vendita e le relative pratiche, oltre a tutta quanta la burocrazia dell’azienda per rimanere al passo con i tempi, visti i cambiamenti dei modelli di vendita e fatturazione, tutto da fare via internet.

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Alcuni dei prodotti della caseificazione – Villar Pellice (TO)

In mezzo alle mansioni quotidiane, aggiungi anche la mungitura e caseificazione, ovviamente. D’estate poi andiamo in montagna, l’alpeggio è sempre lo stesso al Giulian, in società con mia sorella e mio cognato. Da quell’intervista che avevi fatto per il libro,  in collaborazione con il comune abbiamo costruito la casa e il caseificio per poter lavorare il latte a norma. Adesso stiamo aspettando che ci aiutino per fare la stalla, per non dover continuare a mungere al freddo e pioggia a quelle quote…

Magari prendere una cascina…

Mi trovo un po’ in difficoltà ad andare a fare delle domande sul cambiamento climatico agli allevatori in questa fine primavera così fredda e piovosa. Ma d’altra parte parliamo di cambiamenti del clima, non di riscaldamento globale! L’altro giorno comunque sono salita in Valle Soana. Imboccata la vallata, le nuvole si sono chiuse sopra di me e, a mano a mano che procedevo per la stretta strada a curve, ha iniziato a piovere a dirotto. Alla mia destra il torrente era gonfio di acqua fragorosa e spumeggiante.

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Vacche piemontesi sotto la pioggia – Ronco Canavese, Valle Soana (TO)

Marco stava finendo di mettere il filo e i picchetti per il recinto, “riparato” da giacca e pantaloni di cerata, mentre le vacche attendevano pazienti sotto il diluvio. “Sprecano erba, con un tempo così…“. Il primo pascolo di stagione è nel fondovalle, a ridosso di villaggi quasi disabitati, dove le seconde case attendono condizioni meteo più favorevoli per il flusso di villeggianti. Marco fa pascolo vagante in pianura, poi con la sua mandria è risalito a piedi fino qui. Lui è anche uno dei protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“, il margaro che, fin da ragazzino, ha dormito in una roulotte accanto alla sua mandria, d’inverno. Qui vi avevo raccontato la sua storia.

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Pascolo sotto la pioggia – Ronco Canavese, Valle Soana (TO)

La passione e il lavoro di Marco sono rimasti immutati. Nonostante la vita sicuramente non facile che fa, quando gli chiedo delle problematiche che affliggono la sua attività, risponde che fino ad ora non ha di che lamentarsi. Il lupo “fa paura”, ma attacchi per ora non ne ha mai avuti. Così continuiamo la nostra chiacchierata, con le domande del mio questionario che si mescolano a chiacchiere, aneddoti e un po’ di “gossip pastorale” su amici e conoscenti comuni. Ora Marco sta per condurre gli animali nelle aree di alpeggio propriamente dette, dove trascorreranno tutta l’estate. “In inverno sì, vorrei cambiare qualcosa. Prendere magari una cascina, almeno per portare quelle che devono partorire. E’ arrivato il momento di fermarsi un po’, diventare più stabile… Vedremo se trovo qualcosa nelle zone dove giro.” La pioggia continua a cadere, finisco il mio questionario e riparto verso la pianura.

In Piemonte mi è tornata la passione

La scorsa settimana sono andata a trovare un pastore… Avevo visto foto della sua transumanza, della salita del gregge in Valle d’Aosta. Quando l’ho saputo “fermo” in pascoli di mezza quota, gli ho fatto visita. Tra l’altro, la destinazione finale della sua transumanza è nel territorio del Parco del Gran Paradiso, quindi anche lui fa parte degli allevatori che devo intervistare per il progetto di cui vi parlavo qui.

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Mimmo e il gregge a Sommarese (AO)

Mimmo lo avevo già incontrato lo scorso autunno quando, con il gregge, la famiglia e gli amici, ridiscendeva la valle a piedi. Ma in primavera riesce ugualmente a salire a piedi? “Di qui alla valle di Rhêmes carico sui camion, a questa stagione è impossibile spostarsi, ci sono tutti i prati dove devono tagliare l’erba o animali al pascolo. Non è stato facile nemmeno arrivare qui, ho dovuto fare le tappe di notte, prendere dell’erba in un posto giù per potermi fermare di giorno.

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Il gregge a Sommarese (AO)

I pascoli di Sommarese sono una “benedizione” per il gregge e il suo pastore. “Devo proprio ringraziare tanto il Consorzio che, da cinque anni, mi fa salire qui per pascolare tutta questa zona che ormai era abbandonata. C’è solo uno con le vacche più in basso. Mi fermo circa un mese, adesso in primavera e poi in autunno. In autunno però riesco a scendere a piedi, 4 giorni dalla Valle di Rhêmes. Con meno pecore uno potrebbe passare qui tutta l’estate, l’unico problema è che c’è poca acqua.

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Gregge e cani da guardiania, Sommarese (AO)

E’ un bel pomeriggio di sole caldo, le temperature in quei giorni si erano finalmente alzate. Il gregge, quando sono arrivata, era ancora nel recinto, inutile metter fuori le pecore sotto il sole, pascolano meglio la sera con il fresco. Il gregge era sorvegliato da tre cani da guardiania nel recinto, tre pastori abruzzesi, e uno era legato fuori, un pastore dell’Asia Centrale. Mimmo mi racconta, come tutti i pastori, del rapporto contrastante con questi cani, fondamentali nel proteggere il gregge da un predatore sempre più numeroso e presente, ma problematici per la coabitazione con tutti gli altri fruitori della montagna. “Ne avevo su solo due, poi dopo aver passato le notti in bianco perché abbaiavano di continuo, sono andato a prendere gli altri due. I lupi ci sono, li ho visti. Negli anni scorsi ho già anche visto i cani scontrarsi direttamente con i lupi.

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Anche alcuni asini e cavalli nel gregge – Sommarese (AO)

La Valle d’Aosta non è un territorio particolarmente abituato al transito di greggi così grossi, qui gli allevatori di ovini hanno un numero di capi solitamente molto più ridotto, qualche decina di capi, non di più. “All’inizio c’era qualche… perplessità! Poi adesso va tutto bene. Certo, c’è qualcuno che proprio non vuole che passi o non mi lascia fermare nemmeno d’autunno, ma in generale va bene. Anzi, è più difficile trovare dove passare in Piemonte, da Carema in giù, quando scendo.

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Uno dei cani da guardiania sorveglia il territorio a lato del gregge – Sommarese (AO)

Chiacchieriamo ancora un po’, poi lascio Mimmo al suo pascolo pomeridiano. Mi racconta di essere “nato” pastore, da bambino e ragazzino già faceva questo mestiere. “Ma in Calabria, con i miei. Lì le pecore le mungevamo. Poi ho fatto altro, mi sono spostato, ho lavorato anche con i cavalli. Poi sono venuto in Piemonte e mi è tornata la passione. E’ dal 2001 che ho le pecore.

Il clima che cambia e gli alpeggi

Proprio mentre scrivo, lungo la strada che sale ai villaggi più in quota e poi ai pascoli degli alpeggi, continua l’andirivieni di camion e camioncini che portano su il bestiame, per lo più bovini. Chi inizia a pascolare a quote non troppo elevate, anche quest’anno è già salito o sta salendo in montagna, per dare il via alla stagione d’alpe.

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L’alpeggio di Vascoccia mostra ancora evidenti i segni dei danneggiamenti delle valanghe dell’inverno 2017-2018 – Ayas (AO)

Su queste pagine si parla spesso di clima, perché il lavoro dell’allevatore, specie se tradizionale, è strettamente legato ad esso. Ne subisce le conseguenze dirette ed indirette. Il “maltempo” può essere nemico, rendere tutto più difficile, creare danni, ma nello stesso tempo è fondamentale. Annate grame quelle in cui non nevica d’inverno, o la siccità prevale sulle piogge. Ma il clima è davvero impazzito? Siamo noi i responsabili, o tutto ciò che sta accadendo fa parte di cicli naturali che si verificano periodicamente?

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Pascoli di inizio giugno a monte di Barmasc – Val d’Ayas (AO)

Non sono io la persona che può dare una risposta a questi quesiti, come la maggior parte di voi, posso vedere ciò che accade quotidianamente e le conseguenze dirette sul territorio. Poi, ovviamente, posso leggere e informarmi, anche se non è facile trovare le notizie reali, i dati scientifici, in mezzo a tanta disinformazione creata ad arte. Quest’anno ho comunque visto un inverno caldo, avaro di precipitazioni (specie nevose), un gran numero di giornate ventose, ben poca poggia in primavera. Se, a tutto questo, sommiamo la siccità e il gran caldo della scorsa estate e dell’autunno, ecco che in alpeggio non troviamo condizioni ottimali nemmeno quest’anno.

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Transumanza a piedi verso i pascoli del Vallone di Saint Barthélemy – Nus (AO)

Quest’anno c’è poco, quest’anno tocca ritardare, lo scorso anno a questa stagione…“. Discorsi del genere sono comuni, ma… sono solo sensazioni? I nostri ricordi sono affidabili? C’è qualcosa che davvero è cambiato negli alpeggi, in questi anni, in relazione al clima? Problematiche? Avrò modo di approfondire l’argomento sul campo, nei prossimi mesi. Ho infatti ricevuto un incarico da parte dell’IAR di Aosta (Institut Agricole Régional), nell’ambito di un progetto Life che si chiama Pastoralp.

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Vitelli al pascolo sopra a St-Rhemy en Bosses (AO)

Il mio compito sarà quello di girare per gli alpeggi del Parco Nazionale del Gran Paradiso (vallate piemontesi e valdostane) per intervistare gli allevatori su diverse tematiche, ma principalmente sulla percezione dei cambiamenti climatici e sull’effetto che questi fenomeni hanno sul loro lavoro. Una delle finalità del progetto è anche quella di elaborare delle strategie per affrontare al meglio le problematiche che emergeranno, ma anche delle linee guida per chi si troverà a dover prendere delle decisioni future in materia di pascoli alpini. Sul sito comunque potete approfondire meglio tutti gli aspetti del progetto, attualmente in corso.

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Gregge al pascolo in una frazione di Trasquera (VB)

Vedremo il “quadro” che ne risulterà. Ovviamente non potrò parlarvi dei risultati, il materiale raccolto è destinato al progetto e alla stesura di una relazione finale. Qui potrò mostrarvi immagini e raccontarvi le storie di quegli allevatori che, extra questionario, avranno voglia di far quattro chiacchiere con me. Si parlerà del “tempo”, certo… ma anche di tutte le altre problematiche economiche, sociali, ambientali che toccano il mondo dell’alpe oggi, nel XXI secolo.

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Ru Courtaud – Ayas (AO)

Si parlerà dell’acqua, sotto forma di precipitazioni, ma anche di elemento fondamentale per la vita degli animali e dei pascoli. Non si può pascolare senza acqua… e i pascoli inaridiscono, senza la pioggia o senza l’irrigazione, così preziosa in regioni come la Valle d’Aosta, dove i ru (le rogge) hanno origini antichissime. Quello nell’immagine ad esempio risale al 1400.

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I pascoli di Champlong – Verrayes (AO)

Si parlerà anche dei pascoli, pascoli abbandonati, pascoli recuperati, pascoli “d’oro” per effetto delle speculazioni. Pascoli la cui biodiversità vegetale viene preservata dal pascolamento degli animali (guardate qui il video andato in onda su Geo qualche tempo fa, dove si parla delle “mucche paesaggiste” proprio nel territorio del Parco). Su queste pagine sarò presente quando riuscirò, tra una valle e l’altra, tra un questionario e una giornata a rastrellare fieno…