A noi piccoli allevatori manca l’impegno politico e il senso di cooperazione

L’altro giorno Matteo, parlando della sua “storia”, diceva che non poteva lamentarsi della vita che stava conducendo: ha una bella famiglia e fa il lavoro che gli piace. Amici allevatori (di pecore e capre) hanno condiviso l’articolo, commentando però con un’analisi personale di questa affermazione. Matteo è giovane, Aldo e Marilena invece hanno già qualche primavera (ma anche estate, autunno, inverno) in più alle spalle. Ci conosciamo ormai da molti anni, così ho chiesto loro se potevo usare la riflessione scaturita dalla lettura del post come spunto per i lettori di questo blog.

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Marilena e la sua bancarella durante una fiera

Della nostra vita non possiamo lamentarci, ma di come viene pilotata a livello politico e di investimenti economici sì. Una critica feroce: a noi piccoli allevatori manca l’impegno politico e il senso di cooperazione per discorsi di promozione, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per grande concentrazione nei propri progetti.

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Il gregge dell’azienda En Barlet a Roaschia (CN)

Vere entrambe le cose: soprattutto al piccolo imprenditore agricolo/allevatore, il tempo manca, manca sempre, perché si lavora da mattina a sera e spesso anche di notte. Gestisci gli animali, portali al pascolo, pulisci stalle, mungi, fai il formaggio, vai a venderlo… Altro che le otto ore!!! E quando dai il via a un progetto, un’innovazione, un cambiamento, questo stravolge la routine, succhia altro tempo e altre energie. Per non parlare di quando sei costretto a “differenziare” svolgendo anche altre attività agricole per far quadrare i conti.

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Aldo e la bancarella dei prodotti a Roaschia (CN)

Eppure sopratutto in tempi di crisi come oggi, diventa fondamentale l’associazionismo e il consorziarsi con dati alla mano di ciò che si produce da presentare al mercato e ai consumatori, che giustifichi e faccia riflettere la differenza di prezzi rispetto alla grande distribuzione. Per fare tutto ciò ci vuole un supporto tecnico ed economico che solo il pubblico può fare, così come  la corretta gestione politica come progetto di miglioramento della salute e alimentazione, oltre che della gestione dell’ambiente. E noi dovremmo essere quelli che fanno leva perché questo si muova. Altrimenti resteremo sempre in attesa di fondi di supporto ad una politica gestita dall’alto, purtroppo sempre mirata alla grande produzione.

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L’Associazione casare e casari ha sempre uno spazio dedicato durante la manifestazione Cheese a Bra (CN)

I miei amici citano, come valido esempio, l’associazione casare e casari di azienda agricola di cui fanno parte da anni.  Perché associarsi ha un senso “…per avere più professionalità, consapevolezza, conoscenza di quello che si fa e di come si inserisca nell’intorno, per muoversi. E’ una strada lunga la consapevolezza. Ma paga.

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Marilena nel suo spazio presso lo stand dell’Associazione Casare e Casari a Cheese, Bra (CN)

Con l’Associazione, si organizzano incontri caseari con tecnici su tematiche strutturali e tecnologiche dove incontri altri allevatori e puoi chiedere e confrontarti. Da quest’ anno siamo diventati nazionali, con afflusso di allevatori del Sud, mentre prima eravamo circoscritti al Piemonte, questo per essere collegati ad altre associazioni a livello mondiale. Quest’anno hanno fatto un incontro in Svezia. Peccato fosse in autunno, non abbiamo potuto andare. Due anni fa si è organizzato un viaggio vacanza caseario, con visite a varie realtà a Gran Canaria, nostro figlio Nicolò ha partecipato. Adesso il Presidente è Eros Scarafoni, che gestisce azienda agricola/zootecnica (azienda Fontegranne) con produzione di formaggi a Belmonte Piceno, Fermo, Marche.

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Gli animali della piccola azienda di Giovanni a Fossano (CN)

Anche un altro amico, Giovanni, mi racconta di come far parte di una realtà associativa abbia permesso alla sua azienda di andare avanti nonostante le piccole dimensioni che, nel mercato attuale, l’avrebbero portata a soccombere. Lui alleva bovine piemontesi da carne. “Mi sono avvicinato a La Granda una decina di anni fa vedendo che sul mercato la qualità non veniva riconosciuta e non ti veniva riconosciuto il maggior impegno e i maggiori costi.  Anzitutto il prezzo nella Granda è fisso indipendentemente da come va il mercato e questo di mette già al riparo dalle sue oscillazioni; hai a disposizione un disciplinare frutto di esperienze maturate dal 1996 ad oggi che viene costantemente aggiornato grazie anche ai consulenti che riusciamo a permetterci essendo un gruppo e non un singolo allevamento.”

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Un nuovo arrivo in azienda

“Tutto quello che può servire a migliorarsi viene messo a disposizione di tutti gli allevatori che sono medio piccoli con linea vacca vitello e a conduzione famigliare; non ci sono intermediari e gli animali sono venduti ad alcuni macellai e Sergio Capaldo che a sua volta rifornisce Etaly ma non solo. Capaldo è l’anima di tutto questo! È riuscito a convincerci che, superando le diffidenze e le rivalità, mettendosi insieme si poteva affrontare meglio le difficoltà invece di lamentarsi e basta! Quando sembrava che il futuro fosse solo in grossi allevamenti da latte o da carne Sergio ha capito che c’era anche per piccole realtà a conduzione famigliare legate al territorio che avevano in mano una carne di alta qualità. Però bisognava dirlo alle persone, farlo sapere; così ha abbandonato la professione di veterinario e si è buttato anima e corpo in questa avventura dove tutti gli dicevano che non avrebbe combinato nulla, che la razza bovina Piemontese sarebbe presto scomparsa; invece dai cinque coraggiosi allevatori iniziali oggi siamo quasi ottanta!”

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Uno sguardo al mondo innevato fuori dalla stalla

“Poi per carità non è tutto rose e fiori perché il mercato della carne ha delle grosse oscillazioni e La Granda garantisce il prezzo ma non il ritiro di tutti gli animali; quando ci sono meno richieste bisogna anche vendere qualche vitello al di fuori del circuito ma per avere il prezzo fisso non si può fare diversamente. Alle riunioni a volte ci si scontra ma almeno così è tutto alla luce del sole, non ci sono segreti e ci sente parte di un gruppo, di una famiglia dove ci sono discussioni ma per affrontare i problemi e trovare la soluzione migliore per superarli. Sinceramente io non avessi aderito a La Granda nel 2007 a quest’ora avrei già abbandonato perché un piccolo allevamento non può reggere le oscillazioni del mercato se fa qualcosa di alternativo e anche il fatto che se dentro qualcosa che mette il produttore al centro ti motiva ad andare avanti; altrimenti ti scoraggi,ti lasci andare.

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Ancora le vacche piemontesi di Giovanni a Fossano (CN)

Sono soltanto due esperienze, entrambe positive, da quel che ci raccontano questi amici. Sappiamo però che non sempre le cose vanno bene, in realtà associative: sono fondamentali un buon coordinamento generale, nessuno che voglia trarre profitti o particolari vantaggi personali, la mentalità e la predisposizione giusta per collaborare. Ovviamente, come sempre, la porta è aperta per chiunque voglia replicare a quanto detto da questi amici (scrivendo nei commenti) o raccontarmi la sua storia per realizzare altri post.

2 Replies to “A noi piccoli allevatori manca l’impegno politico e il senso di cooperazione”

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