Abbiamo ricominciato da zero quattro volte in 20 anni

Oggi ci racconta la sua sua storia Marco Guerrini, un altro dei giovani protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Lui aveva lasciato il Piemonte per andare in Polonia a continuare la sua attività di allevatore. Sul mio vecchio blog era “Marco il polacco”, che spesso inviava immagini dalla sua nuova terra…

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Alleviamo ancora, ma non vacche a causa della separazione dai miei ex-soci. Le vacche e i trattori sono rimasti a loro e mi hanno pagato il valore concordato. Adesso alleviamo lumache, oltre al pollame, e probabilmente inizieremo quest’anno con un gruppo di agnelli da ingrassare per conto di un macellaio di prossimità che serve la ristorazione di alta qualità.

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Il perché non ci siamo rimessi con le vacche è che ci siamo affrettati dopo la divisione per rimettere in piedi un qualcosa in grado di dare un reddito senza i tempi di avvio di una stalla. L’azienda e’ sempre nostra, come lo era prima, non essendo agricoli di famiglia in nessun modo.

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Trasformiamo gli ortaggi che produciamo su quasi 3 ettari, specializzandoci nell’essiccato. Tra un mese ci sara’ un bando dedicato del PSR e ci vorremmo entrare per aumentare il volume di lavoro in ambito di comodità e lavoro a ritmi “umani” (pelare e tagliuzzare 30 quintali di aglio a mano non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico).

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Da quest’anno ci sono state parecchie liberalizzazioni sulla vendita diretta anche di carne e derivati, per cui allargheremo la nostra offerta. Probabilmente in capo a un anno e mezzo avvieremo anche un online shop. Ho già presentato domande per aiuti, ma non li ho ottenuti. Sara’ questo bando quello su cui ci affidiamo per un giro di boa importante. Non li ho presi per i cavilli che affliggono in generale la costruzione dei bandi PSR, che tendono più a premiare chi ha realtà grandi e consolidate, rispetto agli outsider o alle piccole realtà. O meglio, con 5000 metri quadri di lumache siamo finiti in un livello economico teorico, secondo i tabulati dell’ente erogatore, per cui eravamo troppo grossi per accedere ai bandi dedicati esclusivamente alle micro-aziende, che oggettivamente sono state aiutate. Il bando successivo per le aziende medie non prevedeva la trasformazione, per la quale c’e’ appunto il bando di febbraio, che dovrebbe essere il nostro.

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Nella mia vita da quel dì sono cambiate diverse cose: due figli, la divisione dalla società delle vacche (con le relative preoccupazioni di recuperare quanto investito senza mangiarsene meta’ in tribunale), un trasloco di una quarantina di km da dove stavamo prima. La mia partner comanda, altro che lavora in azienda!! In pratica abbiamo ricominciato da zero quattro volte in 20 anni. Prima in Italia, poi venire in Polonia in una grande azienda come soci, poi una breve realtà di vendita di prodotti italiani tipici che abbiamo subito ceduto perché non era il nostro mestiere (prima di farsi male), e ora di nuovo in agricoltura, in un settore inedito, come quello delle lumache e dell’orticoltura specializzata.

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Con una legge abbinata al PSR per le piccole aziende, abbiamo anche iniziato a vendere macchine agricole e per la zootecnia. Non abbiamo chiesto il contributo di avviamento per non finire in una situazione sfavorevole con i costi amministrativi, ma abbiamo fatto da soli.

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Abbiamo anche incontrato difficoltà in questi anni, a partire dall’entrare in un tessuto sociale diverso dal nostro e dovere imparare una lingua come il polacco. Io sono sempre stato selvatico, la solitudine non mi pesa, anzi, talvolta la cerco. Il discorso finanziario… quello c’è per tutti e per tutto. Con poco fai poco, ma se basta, va bene anche il poco.
Ci sarebbero tante cose che vorremmo realizzare, ma il freno, se cosi’ si può definire così, è la responsabilità verso i figli, cioè di fare il passo secondo la gamba. L’allevamento ci manca, ma siamo consapevoli che porta a una vita di sacrifici, e la domanda è questa: è giusto imporla ai figli? Anzi, le domande sono due: vale la pena rimettersi con il bestiame a 40 anni, e magari tra 15 esce che nessuno porterà avanti il tuo lavoro? Sono soddisfatto della mia vita. Con il senno del poi non mi insedierei più in Piemonte, ma sarei venuto via a 18 anni, quando le possibilità erano molto più attraenti per i giovani (per quanto siano ancora buone e i bandi insediamento vengano usati). Questo non per sputare nel piatto in cui ho mangiato, perché so benissimo che senza l’avvio in Italia né avrei avuto il capitale per aderire alla società, né avrei nemmeno avuto i presupposti per conoscere questa gente, operante in zootecnia. Agli altri giovani direi di seguire il proprio progetto, ma di rimanere bene coi piedi per terra, perché non si campa di sola passione. e poi arriva il momento in cui ti guardi attorno e ti chiedi che strada stai percorrendo? E vale la pena? Dico anche di non considerare l’estero come una fuga, o una vigliaccata. Ognuno sta bene dove si sente a casa e siamo tutti cittadini del mondo. Se altrove i propri desideri si possono realizzare meno difficilmente, perché no?

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La storia di Marco era diversa dalle altre già nel libro, e come vedete sta continuando in  modo molto particolare. Intanto sto ricevendo anche altre testimonianze e, pian piano, le condividerò con tutti i lettori. Pur tra tanti cambiamenti, continua il suo cammino tra allevamento e agricoltura…

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