Le soddisfazioni sono alla fine della strada, quindi forza e coraggio!

Proseguiamo il nostro “cammino” tra i giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Oggi andiamo in provincia di Cuneo, all’imbocco della Valle Maira, a trovare Ylenia Luciano e la sua famiglia. Come vi avevo detto, di molti di loro conosco il “seguito della storia”, o per rapporti di amicizia, o perché comunque ogni tanto ci si vede.

m1fyvd

Sentiamo cosa ci racconta Ylenia: “Non è da tanto che sei passata a trovarci, quindi ti confermo che continuiamo ad allevare mucche, pecore, capre e asini. Abbiamo anche 4 cani e una maremmana che ci aiutano nel nostro lavoro. Abbiamo ingrandito un pochino la stalla per le mucche e i terreni coltivati ,ma per il resto resta sempre più o meno com’era quando eri venuta per l’intervista. L’azienda continua ad essere intestata a mio marito, ma si è aggiunto Silvio, mio cognato, come coadiuvante dopo la chiusura dell’ azienda in cui lavorava.

2kjplm

Le difficoltà nel lavoro sono legate soprattutto al fatto che sono richiesti sempre più aggiornamento e informatizzazione. Continuiamo a vendere il latte bovino a Piemontelatte, dato che la cooperativa Valle Stura non lo ritira più. Non abbiamo mai presentato domande per aiuti, né come giovani né altri.

akuiwz

Nella vita ci sono stati cambiamenti dato che, come sai, oltre a Giorgio che era piccolissimo, ma c’era già, adesso c’è anche Elisa. Con i loro rispettivi quasi 8 e quasi 6 anni, oltre alla scuola si divertono ad aiutarci con gli animali,  dato che non sono amanti né di televisione, né di telefoni, pc, giochi virtuali ecc.

veghpp

Per il futuro, magari ci piacerebbe riuscire a valorizzare maggiormente il biologico, che pratichiamo da anni. Ai giovani diciamo che la strada è lunga e faticosa ma le soddisfazioni sono alla fine della strada quindi forza e coraggio!!

Annunci

Vivere lassù

Non avessi avuto da fare, avrei battuto tutti sul tempo… sì, perché adesso la notizia è uscita, ma io l’avevo già vista l’altro giorno. Di cosa sto parlando? Oggi alcuni giornali on-line danno spazio (ma anche La Stampa) al fatto che sia stata messa in vendita su Subito una borgata tra quelle a monte di Castelmagno, Batuira, per essere precisi. Avevo visto l’annuncio qualche giorno fa e avevo subito chiesto a un amico che risiede da quelle parti…

nto6zk
Casa walser in vendita a Dorca, Rimasco (VC)

Quando qualcosa approda sui social, ormai prende ogni sorta di direzione e i commenti si sprecano. Preferisco parlarne qui in modo più articolato. Dopo aver visto quell’annuncio e molti altri, tra cui quello della casa che vedete sopra, in Valsesia, ho pensato a tutte le volte che, pubblicando foto di case abbandonate, qualcuno mi ha detto: “Ma com’è possibile lasciar andare in rovina delle case così belle…“. Prendete questa casa: bellissima anche dal punto di vista architettonico, ci sono addirittura degli affreschi, l’intero villaggio dev’essere incantevole. C’è addirittura la corrente elettrica, ma il villaggio si raggiunge a piedi con una camminata di 25-30 minuti. E c’è una teleferica per i carichi pesanti…

y2d9ds
Alpeggio in vendita nel Canavese (TO)

Che bello, che avventura! Se volete si trovano anche alpeggi in vendita, come questo nelle montagne del Canavese. La quota è 1200m, verrebbe voglia di stabilirsi lì tutto l’anno, no? C’è gente che vive ad altitudini ben maggiori… Tutto è possibile, tutto è fattibile, con lo spirito giusto (e le risorse necessarie, oserei dire). Ma soprattutto, con un “piano” che tenga conto di tutti, ma proprio tutti i fattori. Non innamoratevi di uno di questi posti in primavera con i narcisi fioriti o d’autunno con gli aceri gialli e gli aceri arancioni. Andate a visitarli quando piove, quando c’è la nebbia. Se pensate di viverci stabilmente, salite a vederli d’inverno e stateci tutto il giorno, per vedere quante sono le ore di sole.

nqejfa
Vecchie case in legno e pietra a Pradiran, St-Vincent (AO)

C’è chi sogna di far rivivere le borgate con progetti imprenditoriali di vario tipo… che possono anche funzionare, senza dubbio, ma non sono nello spirito e nelle competenze di chi scrive. Non esprimo giudizi, mi limito a considerare che, nei posti più poveri delle Alpi, dove chi ci viveva ha fatto delle vite grame ed è fuggito lasciando lì i suoi miseri averi, oggi occorre investire capitali non indifferenti per restaurare conservando intatta la bellezza degli edifici, arredandoli con gusto, isolandoli dal freddo e dotandoli, all’interno, di confort inimmaginabili per chi li aveva costruiti pietra su pietra.

fvdwq8
“Rustico da ristrutturare”, come si legge negli annunci immobiliari – Lavenche Dessus, Nus (AO)

Tornando invece a progetti più “agricoli”, un giorno ascoltavo alla radio (RAI Radio2) le telefonate degli ascoltatori che parlavano proprio del tema “il ritorno alla montagna”. Per pura combinazione, prendevano la linea ascoltatori del Nord Ovest. Uno era molto soddisfatto, da Milano era andato a vivere e lavorare a Gressoney, mi pare facesse il cuoco. Un’altro, sempre dalla città, si era spostato in un villaggio vicino ad Aosta, ma lavorava comunque in ufficio. Poi telefonava una donna di origini fiorentine, che si era trasferita in Valchiusella. Raccontava che la loro era stata una scelta voluta, di ritorno alla terra, ma valutava negativamente l’esperienza, perché i figli non vedevano l’ora di essere maggiorenni e andarsene. Ricordo che parlava di difficoltà nei servizi, i problemi per portarli a scuola, il dover viaggiare per avere qualche forma di intrattenimento, ecc.

p52i1y
Un comignolo con la data 1864 su una casa abbandonata – Lavenche Dessus, Nus (AO)

Chi può far sì che questi comignoli tornino a fumare? Coppie molto giovani, piene di entusiasmo e di progetti. Però quando poi arrivano i figli, ma soprattutto quando questi entrano nell’età scolare, iniziano spesso i problemi. Homeschooling? Per qualcuno è una soluzione, o comunque è una soluzione per i primi anni, poi bisognerà affrontare levatacce, lunghi viaggi, o ancora la lontananza da casa e dalla famiglia ancor prima della maggiore età. Allora coppie di mezza età ancora in salute, senza figli o con figli già adulti e indipendenti. In questo caso probabilmente ci saranno dei risparmi accumulati che permettono anche di affrontare le spese di ristrutturazione per poi dar vita a qualcosa di nuovo. Mentre scrivo, penso ad amici che effettivamente hanno seguito questo percorso.

6up3kx
Baite ai Piani di Cappia, Valchiusella (TO)

Gli aspetti da tenere presenti sono davvero tanti. Di cosa non possiamo fare a meno? Basteranno le soddisfazioni della nuova vita a compensare i disagi, le difficoltà fisiche e psicologiche? I legami con le persone che affronteranno con noi queste scelte sono sufficientemente forti? Perché… sì, verranno messi a dura prova. Per qualcuno sicuramente si rafforzeranno e avremo allora quelle belle storie di famiglie felici che ce l’hanno fatta, ma altri invece si troveranno soli, in una casa isolata in alta quota, con un’attività avviata o ancora in via di assestamento, spese, mutui, impossibilità di gestire da soli un’azienda, ecc.

jrsier
Case disabitate e un rascard pericolante a Perrière, St.-Vincent (AO)

Non voglio essere pessimista, ma realista, come mio solito. Prendiamo ancora in considerazione un altro aspetto: molti di coloro che compiono questa scelta di ritorno alla montagna, giustamente, pensano a un’attività agricola e/o zootecnica. Come vi ho già raccontato nel mio libro Capre 2.0, la capra è spesso l’animale scelto da chi non ha esperienze di allevamento. Se volete allevare animali, ricordate che vi servono anche i pascoli e… ciò che sembra abbandonato, non vuol dire che non abbia un padrone! Inoltre vi serve il foraggio per l’inverno. Se non riuscite a farlo o a stoccarne a sufficienza, tenete conto che dovrete essere in un posto raggiungibile dai mezzi che e lo porteranno. E il costo sarà in funzione anche di queste difficoltà. Personalmente, se dovessi cercare un posto dove trasferirmi e allevare capre, lo sceglierei isolato e non in un villaggio (specialmente se ci sono case ancora abitate, anche solo d’estate). La convivenza con dei vicini, quando si hanno animali, spesso è complessa… Gli animali puzzano, fanno rumore, “sporcano”, la loro presenza attira le mosche, i cani abbaiano, le capre brucano un fiore o un ramo di rosmarino passando, e così via. Però l’isolamento vi complica la vita quando dovete vendere i vostri prodotti…

bd0ns2
Mont Menè, Valtournenche (AO)

Già, l’isolamento. Magari è proprio quello che cercate. Ma siete sicuri che non diventerà mai un grosso problema? C’è chi dice che il clima che cambia porterà la gente ad abbandonare le metropoli per cercare “rifugio” in quota. Però magari i cambiamenti climatici un giorno si manifestano con piogge torrenziali e rimaniamo ancora più isolati perché frana il sentiero, la strada sterrata è impraticabile, cade un masso, esonda un torrente. O magari fa tre inverni miti e senza neve durante i quali ristrutturiamo la nostra casa e ci trasferiamo, poi arriva una stagione “vecchia maniera” e già a dicembre ci troviamo isolati, con metri cubi di neve da spalare anche solo per uscire di casa, ma di scendere in auto in fondovalle non se ne parla proprio…

t00jcg
Case ristrutturate nel villaggio di Emarese (AO)

Prima di pubblicare questo articolo, ho letto nel gruppo “Indiani di valle” su Facebook la discussione in merito al “caso Batuira”. A supporto di tutto quello che avevo già scritto, ho trovato la testimonianza di Marta, un’amica che ha fatto questo percorso con la sua famiglia. Visto che la loro storia l’ho già raccontata altre volte, per completare il post riporto il suo commento, in quanto mi sembra che ben completi le mie considerazioni. “Il problema maggiore è che una volta comprato e ristrutturato (e già qui ci vanno tanti, ma tanti soldi), poi bisogna viverci e guadagnare sufficientemente per restarci… e valutare i servizi per famiglie che li potrebbero abitare. Creare un luogo dove si vive e di cui si vive è la vera sfida. Senza togliere nulla a chi investe in montagna, la possibilità di rinascita nasce dal fatto che vi siano famiglie che abitino queste borgate e vivano di quello che il territorio offre, e non è davvero facile. Parlo per esperienza personale. Non voglio sembrare pessimista o disfattista, ma non è corretto creare false illusioni: non basta avere soldi per rinnovare le nostre montagne. Dopo quasi 30 anni che sono diventata valmairese amo la scelta, amo i luoghi, ma è una fatica che sarebbe sbagliato negare. Poi penso che vivere in città abbia altre fatiche che non accetterei più e quindi per me vivere in montagna rimane una scelta valida che però non va fatta con leggerezza…

xcr927
Case ristrutturate a San Martino di Stroppo, Valle Maira (CN)

Cosa accadrà a Batuira non lo so. Chi è della zona dice che, sia nell’annuncio, sia negli articoli dei giornali, si sono “dimenticati” di dire che d’inverno la strada non è praticabile per rischio valanghe. Ma altrove nelle Alpi e non solo, in tutte le “terre marginali”, che siano montagne o colline, ci sono migliaia di case abbandonate. Molte crollano perché chissà dove sono gli eredi, magari all’estero. Altre crollano perché nelle divisioni delle eredità la proprietà è così frammentata che non si trova un accordo per venderle. Ma qualcosa on-line o nelle agenzie immobiliari c’è, altre le vedete con i cartelli sulle porte o sui balconi girando per sentieri e strade strette che si inerpicano lassù. Chi è pronto a raccogliere la sfida, nonostante tutto quello che è stato detto?

A noi piccoli allevatori manca l’impegno politico e il senso di cooperazione

L’altro giorno Matteo, parlando della sua “storia”, diceva che non poteva lamentarsi della vita che stava conducendo: ha una bella famiglia e fa il lavoro che gli piace. Amici allevatori (di pecore e capre) hanno condiviso l’articolo, commentando però con un’analisi personale di questa affermazione. Matteo è giovane, Aldo e Marilena invece hanno già qualche primavera (ma anche estate, autunno, inverno) in più alle spalle. Ci conosciamo ormai da molti anni, così ho chiesto loro se potevo usare la riflessione scaturita dalla lettura del post come spunto per i lettori di questo blog.

hpb30c
Marilena e la sua bancarella durante una fiera

Della nostra vita non possiamo lamentarci, ma di come viene pilotata a livello politico e di investimenti economici sì. Una critica feroce: a noi piccoli allevatori manca l’impegno politico e il senso di cooperazione per discorsi di promozione, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per grande concentrazione nei propri progetti.

lyciwd
Il gregge dell’azienda En Barlet a Roaschia (CN)

Vere entrambe le cose: soprattutto al piccolo imprenditore agricolo/allevatore, il tempo manca, manca sempre, perché si lavora da mattina a sera e spesso anche di notte. Gestisci gli animali, portali al pascolo, pulisci stalle, mungi, fai il formaggio, vai a venderlo… Altro che le otto ore!!! E quando dai il via a un progetto, un’innovazione, un cambiamento, questo stravolge la routine, succhia altro tempo e altre energie. Per non parlare di quando sei costretto a “differenziare” svolgendo anche altre attività agricole per far quadrare i conti.

tykjnh
Aldo e la bancarella dei prodotti a Roaschia (CN)

Eppure sopratutto in tempi di crisi come oggi, diventa fondamentale l’associazionismo e il consorziarsi con dati alla mano di ciò che si produce da presentare al mercato e ai consumatori, che giustifichi e faccia riflettere la differenza di prezzi rispetto alla grande distribuzione. Per fare tutto ciò ci vuole un supporto tecnico ed economico che solo il pubblico può fare, così come  la corretta gestione politica come progetto di miglioramento della salute e alimentazione, oltre che della gestione dell’ambiente. E noi dovremmo essere quelli che fanno leva perché questo si muova. Altrimenti resteremo sempre in attesa di fondi di supporto ad una politica gestita dall’alto, purtroppo sempre mirata alla grande produzione.

zxwdbw
L’Associazione casare e casari ha sempre uno spazio dedicato durante la manifestazione Cheese a Bra (CN)

I miei amici citano, come valido esempio, l’associazione casare e casari di azienda agricola di cui fanno parte da anni.  Perché associarsi ha un senso “…per avere più professionalità, consapevolezza, conoscenza di quello che si fa e di come si inserisca nell’intorno, per muoversi. E’ una strada lunga la consapevolezza. Ma paga.

d8va42
Marilena nel suo spazio presso lo stand dell’Associazione Casare e Casari a Cheese, Bra (CN)

Con l’Associazione, si organizzano incontri caseari con tecnici su tematiche strutturali e tecnologiche dove incontri altri allevatori e puoi chiedere e confrontarti. Da quest’ anno siamo diventati nazionali, con afflusso di allevatori del Sud, mentre prima eravamo circoscritti al Piemonte, questo per essere collegati ad altre associazioni a livello mondiale. Quest’anno hanno fatto un incontro in Svezia. Peccato fosse in autunno, non abbiamo potuto andare. Due anni fa si è organizzato un viaggio vacanza caseario, con visite a varie realtà a Gran Canaria, nostro figlio Nicolò ha partecipato. Adesso il Presidente è Eros Scarafoni, che gestisce azienda agricola/zootecnica (azienda Fontegranne) con produzione di formaggi a Belmonte Piceno, Fermo, Marche.

cqig5m
Gli animali della piccola azienda di Giovanni a Fossano (CN)

Anche un altro amico, Giovanni, mi racconta di come far parte di una realtà associativa abbia permesso alla sua azienda di andare avanti nonostante le piccole dimensioni che, nel mercato attuale, l’avrebbero portata a soccombere. Lui alleva bovine piemontesi da carne. “Mi sono avvicinato a La Granda una decina di anni fa vedendo che sul mercato la qualità non veniva riconosciuta e non ti veniva riconosciuto il maggior impegno e i maggiori costi.  Anzitutto il prezzo nella Granda è fisso indipendentemente da come va il mercato e questo di mette già al riparo dalle sue oscillazioni; hai a disposizione un disciplinare frutto di esperienze maturate dal 1996 ad oggi che viene costantemente aggiornato grazie anche ai consulenti che riusciamo a permetterci essendo un gruppo e non un singolo allevamento.”

fqo7fj
Un nuovo arrivo in azienda

“Tutto quello che può servire a migliorarsi viene messo a disposizione di tutti gli allevatori che sono medio piccoli con linea vacca vitello e a conduzione famigliare; non ci sono intermediari e gli animali sono venduti ad alcuni macellai e Sergio Capaldo che a sua volta rifornisce Etaly ma non solo. Capaldo è l’anima di tutto questo! È riuscito a convincerci che, superando le diffidenze e le rivalità, mettendosi insieme si poteva affrontare meglio le difficoltà invece di lamentarsi e basta! Quando sembrava che il futuro fosse solo in grossi allevamenti da latte o da carne Sergio ha capito che c’era anche per piccole realtà a conduzione famigliare legate al territorio che avevano in mano una carne di alta qualità. Però bisognava dirlo alle persone, farlo sapere; così ha abbandonato la professione di veterinario e si è buttato anima e corpo in questa avventura dove tutti gli dicevano che non avrebbe combinato nulla, che la razza bovina Piemontese sarebbe presto scomparsa; invece dai cinque coraggiosi allevatori iniziali oggi siamo quasi ottanta!”

fdrdc5
Uno sguardo al mondo innevato fuori dalla stalla

“Poi per carità non è tutto rose e fiori perché il mercato della carne ha delle grosse oscillazioni e La Granda garantisce il prezzo ma non il ritiro di tutti gli animali; quando ci sono meno richieste bisogna anche vendere qualche vitello al di fuori del circuito ma per avere il prezzo fisso non si può fare diversamente. Alle riunioni a volte ci si scontra ma almeno così è tutto alla luce del sole, non ci sono segreti e ci sente parte di un gruppo, di una famiglia dove ci sono discussioni ma per affrontare i problemi e trovare la soluzione migliore per superarli. Sinceramente io non avessi aderito a La Granda nel 2007 a quest’ora avrei già abbandonato perché un piccolo allevamento non può reggere le oscillazioni del mercato se fa qualcosa di alternativo e anche il fatto che se dentro qualcosa che mette il produttore al centro ti motiva ad andare avanti; altrimenti ti scoraggi,ti lasci andare.

li0ssp
Ancora le vacche piemontesi di Giovanni a Fossano (CN)

Sono soltanto due esperienze, entrambe positive, da quel che ci raccontano questi amici. Sappiamo però che non sempre le cose vanno bene, in realtà associative: sono fondamentali un buon coordinamento generale, nessuno che voglia trarre profitti o particolari vantaggi personali, la mentalità e la predisposizione giusta per collaborare. Ovviamente, come sempre, la porta è aperta per chiunque voglia replicare a quanto detto da questi amici (scrivendo nei commenti) o raccontarmi la sua storia per realizzare altri post.

Abbiamo ricominciato da zero quattro volte in 20 anni

Oggi ci racconta la sua sua storia Marco Guerrini, un altro dei giovani protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Lui aveva lasciato il Piemonte per andare in Polonia a continuare la sua attività di allevatore. Sul mio vecchio blog era “Marco il polacco”, che spesso inviava immagini dalla sua nuova terra…

rafcq6

Alleviamo ancora, ma non vacche a causa della separazione dai miei ex-soci. Le vacche e i trattori sono rimasti a loro e mi hanno pagato il valore concordato. Adesso alleviamo lumache, oltre al pollame, e probabilmente inizieremo quest’anno con un gruppo di agnelli da ingrassare per conto di un macellaio di prossimità che serve la ristorazione di alta qualità.

rhn7hk
Il perché non ci siamo rimessi con le vacche è che ci siamo affrettati dopo la divisione per rimettere in piedi un qualcosa in grado di dare un reddito senza i tempi di avvio di una stalla. L’azienda e’ sempre nostra, come lo era prima, non essendo agricoli di famiglia in nessun modo.

9tm0zl

Trasformiamo gli ortaggi che produciamo su quasi 3 ettari, specializzandoci nell’essiccato. Tra un mese ci sara’ un bando dedicato del PSR e ci vorremmo entrare per aumentare il volume di lavoro in ambito di comodità e lavoro a ritmi “umani” (pelare e tagliuzzare 30 quintali di aglio a mano non lo auguro nemmeno al mio peggior nemico).

pdbdqr

Da quest’anno ci sono state parecchie liberalizzazioni sulla vendita diretta anche di carne e derivati, per cui allargheremo la nostra offerta. Probabilmente in capo a un anno e mezzo avvieremo anche un online shop. Ho già presentato domande per aiuti, ma non li ho ottenuti. Sara’ questo bando quello su cui ci affidiamo per un giro di boa importante. Non li ho presi per i cavilli che affliggono in generale la costruzione dei bandi PSR, che tendono più a premiare chi ha realtà grandi e consolidate, rispetto agli outsider o alle piccole realtà. O meglio, con 5000 metri quadri di lumache siamo finiti in un livello economico teorico, secondo i tabulati dell’ente erogatore, per cui eravamo troppo grossi per accedere ai bandi dedicati esclusivamente alle micro-aziende, che oggettivamente sono state aiutate. Il bando successivo per le aziende medie non prevedeva la trasformazione, per la quale c’e’ appunto il bando di febbraio, che dovrebbe essere il nostro.

wrcykt

Nella mia vita da quel dì sono cambiate diverse cose: due figli, la divisione dalla società delle vacche (con le relative preoccupazioni di recuperare quanto investito senza mangiarsene meta’ in tribunale), un trasloco di una quarantina di km da dove stavamo prima. La mia partner comanda, altro che lavora in azienda!! In pratica abbiamo ricominciato da zero quattro volte in 20 anni. Prima in Italia, poi venire in Polonia in una grande azienda come soci, poi una breve realtà di vendita di prodotti italiani tipici che abbiamo subito ceduto perché non era il nostro mestiere (prima di farsi male), e ora di nuovo in agricoltura, in un settore inedito, come quello delle lumache e dell’orticoltura specializzata.

55o4u9
Con una legge abbinata al PSR per le piccole aziende, abbiamo anche iniziato a vendere macchine agricole e per la zootecnia. Non abbiamo chiesto il contributo di avviamento per non finire in una situazione sfavorevole con i costi amministrativi, ma abbiamo fatto da soli.

mjdsgj

Abbiamo anche incontrato difficoltà in questi anni, a partire dall’entrare in un tessuto sociale diverso dal nostro e dovere imparare una lingua come il polacco. Io sono sempre stato selvatico, la solitudine non mi pesa, anzi, talvolta la cerco. Il discorso finanziario… quello c’è per tutti e per tutto. Con poco fai poco, ma se basta, va bene anche il poco.
Ci sarebbero tante cose che vorremmo realizzare, ma il freno, se cosi’ si può definire così, è la responsabilità verso i figli, cioè di fare il passo secondo la gamba. L’allevamento ci manca, ma siamo consapevoli che porta a una vita di sacrifici, e la domanda è questa: è giusto imporla ai figli? Anzi, le domande sono due: vale la pena rimettersi con il bestiame a 40 anni, e magari tra 15 esce che nessuno porterà avanti il tuo lavoro? Sono soddisfatto della mia vita. Con il senno del poi non mi insedierei più in Piemonte, ma sarei venuto via a 18 anni, quando le possibilità erano molto più attraenti per i giovani (per quanto siano ancora buone e i bandi insediamento vengano usati). Questo non per sputare nel piatto in cui ho mangiato, perché so benissimo che senza l’avvio in Italia né avrei avuto il capitale per aderire alla società, né avrei nemmeno avuto i presupposti per conoscere questa gente, operante in zootecnia. Agli altri giovani direi di seguire il proprio progetto, ma di rimanere bene coi piedi per terra, perché non si campa di sola passione. e poi arriva il momento in cui ti guardi attorno e ti chiedi che strada stai percorrendo? E vale la pena? Dico anche di non considerare l’estero come una fuga, o una vigliaccata. Ognuno sta bene dove si sente a casa e siamo tutti cittadini del mondo. Se altrove i propri desideri si possono realizzare meno difficilmente, perché no?

dqcftn

La storia di Marco era diversa dalle altre già nel libro, e come vedete sta continuando in  modo molto particolare. Intanto sto ricevendo anche altre testimonianze e, pian piano, le condividerò con tutti i lettori. Pur tra tanti cambiamenti, continua il suo cammino tra allevamento e agricoltura…

E’ tutto uguale come sempre

Proseguiamo il cammino tra i giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“. Mi ha scritto anche Alessandra Tommasone, figlia di margari che, d’estate, salgono in alpeggio nella Val Grande di Lanzo, dove mi ero recata per intervistarla nel luglio del 2011. Qui leggete il post che avevo pubblicato allora.

mv34sl

Ci racconta Alessandra: “La mia vita in azienda è cambiata poco perché non ho trovato la persona giusta al mio fianco, quindi sono ancora a casa con la mia famiglia. Aiuto loro, d’estate produciamo sempre i nostri prodotti e, se fanno fiere al paese, vado a venderli.

s6kfxn

nk58wh

Un’importante novità per questa famiglia c’è stata: “Abbiamo comprato gli alpeggi, grazie a Dio ce l abbiamo fatta! Mia sorella maggiore si è sposata, ma per il resto posso dire che e tutto uguale come sempre…

qpwscy

cgqnwp

Il consiglio che posso dare agli altri giovani è di amare questa vita che riserva molte sorprese. Si ha nel sangue questo mestiere, perché non è facile andare avanti, specialmente ora con i tempi che corrono.

eltvta

Grazie anche ad Alessandra per la sua testimonianza. Alcune storie sono già arrivate, altre ancora me le invieranno quando avranno tempo, perché in questo mestiere di lavoro ce n’è sempre. Qualcuno dei giovani di allora non sono riuscita a raggiungerlo, non ho più contatti o non mi risponde sui social…

Non possiamo lamentarci della nostra vita visto che è quello che volevamo fare

Non credevo… non credevo proprio che avreste risposto così numerosi e in così breve tempo! L’altro giorno ho lanciato una “sfida” ai giovani allevatori protagonisti di “Di questo lavoro mi piace tutto“, per vedere cos’era successo da quando li avevo intervistati. Il libro era uscito nel 2012, ma le interviste risalgono al 2010-2011. In molti hanno già risposto, altri mi hanno chiesto il breve questionario e lo compileranno appena avranno tempo. Pubblico seguendo l’ordine di ricezione.

2ueso3

Il primo che mi ha scritto è stato Matteo Faion. Di lui avevo già scritto qui due anni fa, la sua storia la conosco visto che, d’estate, porta i suoi animali nella parte alta del mio comune di residenza e Francesca Maurino vende i formaggi al mercato dei produttori il mercoledì a Cumiana.

is9d8n

Ecco l’articolo che avevo scritto in occasione dell’intervista per il libro. Lui era uno di quelli senza un’azienda o una tradizione zootecnica alle spalle, quindi la sua storia va a smentire coloro che sostengono che “pastori si nasce, non si diventa”. Ma adesso… cosa ci racconta Matteo? A lui la parola (e le immagini, che mi ha inviato o che ho preso sul suo profilo Facebook).

qpt8sa

vkpyqr

crrvhg

Alleviamo ancora animali, la maggior parte capre. Da quando ci eravamo incontrati la prima volta, abbiamo realizzato il caseificio e venduto le pecore per aumentare il numero di capre. L’azienda è a nome mio (come sempre). Le maggiori difficoltà incontrate sono state ed sono tuttora quelle della burocrazia e della “mafia” che la circonda.

n63jjs

Trasformiamo il latte e vendiamo i formaggi sul mercato dei produttori. Ho presentato domanda di insediamento giovani per realizzare il caseificio, ma per noi è stata una fregatura perché, oltre a non aver preso alcun contributo, ci ha fatto spendere soldi in più.

fomako

znyujr

dttjak

Il nostro cambiamento è stato avere due figli Andrea e Erika, che ora hanno 5 e 3 anni. Tutti e due con la passione per gli animali, soprattutto Andrea, che ha una passione sfegatata per le capre.

rma4ci

Francesca invece lavora solo più part-time nella azienda di suo padre e si è dedicata alla trasformazione del latte e alla vendita del formaggio.

k8cla9

9idaay

Per ora direi che siamo riusciti a realizzare quello che era il sogno iniziale (ovviamente non è tutto rosa e fiori come c’è lo aspettavamo, però direi che non possiamo lamentarci della nostra vita visto che è quello che volevamo fare). Siamo soddisfatti della nostra vita. Sarebbe solo bello che il nostro lavoro rendesse un po’ di più viste le ore, i sacrifici, ma almeno c’è la passione che ci aiuta a continuare e a migliorare.

x4yvgg

Ai giovani che iniziano direi… che se non hanno sufficiente passione di non iniziare neanche, perché questo non è un lavoro, ma una vita. Quando ti svegli non pensi che devi andare a lavorare, ma a cosa devi fare e alla sera vai avanti fino a che gli animali non sono tutti a posto, che siano le 20.00 o che sia mezzanotte non importa niente altro, e lo fai 365 giorni l’anno.

vygivr

Secondo me è una sorta di malattia che di anno in anno va “peggiorando” e che ti spinge a fare follie sempre più grosse. Non è facile per non dire quasi impossibile fare questa vita ma… se uno è malato è malato e non può fare altrimenti.

o2htpf

E così questa è la prima storia… dove si vede chiaramente che, per Matteo, uno dei più grandi successi è la sua famiglia, i suoi figli che crescono felici imparando ad amare questa vita e soprattutto gli animali. L’azienda ha sede a Giaveno (TO), d’estate gli animali salgono sopra a Cumiana (TO), i loro prodotti di latte vaccino e caprino, freschi e stagionati, li trovate ai mercati dei produttori di Cumiana (il mercoledì) e Piossasco (il sabato). …ma le storie da raccontare sono tante…

Non è ancora inverno

Quest’anno l’inverno proprio non ce la fa a farsi vedere. L’ultima settimana ha visto temperature primaverili, poi tanto tanto vento.

rmd5w4
Il cameraman della Rai VdA filma il gregge – Petit Fenis, Nus (AO)

Lunedì scorso abbiamo avuto una giornata eccezionalmente mite e anche senza vento, con cielo terso e limpido, condizioni ottimali per la troupe della RAI che è venuta e filmarmi e intervistarmi al pascolo. Il servizio andrà in onda nel tg regionale (non so ancora quando), ma spero in qualche modo di recuperare il video per potervelo mostrare.

gtfqm4
Pascolare nei prati a gennaio, a 1000m di quota – Petit Fenis, Nus (AO)

Il clima andava bene per le riprese, ma non per tutto il resto. Va bene anche per il pascolo, perché si può addirittura andare nei prati, dove le capre trovano erba per sfamarsi… Ma il caldo dava fastidio pure a loro: cercavano l’ombra sotto gli alberi, ovviamente privi di foglie. Poi guardare in su e vedere le montagne quasi prive di neve a questa stagione è inquietante. Magari arriverà più avanti, magari cadrà abbondante in quota in primavera, però…

exldp9
Pastis e Mirage – Petit Fenis, Nus (AO)

La speranza è quella di non “pagare con gli interessi” il pascolo in piena stagione invernale. Sarebbe meglio stare qualche giorno in più in stalla ora… e tagliare un buon fieno abbondante al momento giusto. Ma quel che succederà in primavera e in estate ancora non lo sappiamo.

45yasm
I colori dell’alba in un giorno di vento – Petit Fenis, Nus (AO)

Il vento aveva concesso solo una breve tregua, poi ha ripreso a soffiare, talvolta anche accompagnato da tormenta in alta quota e un po’ di pioggia a quote intermedie. Clima più autunnale o primaverile che non invernale.

nusfdb
Prati a Hers, Verrayes (AO)

Intanto i prati attendono, nudi, l’arrivo della neve, sferzati dal vento. La neve serve per molte cose, per far riposare la terra, per proteggere il cotico erboso, per dare acqua a poco a poco, per favorire l’assorbimento del letame che è stato sparso in autunno. Ma la neve per ora non c’è…

8fgne3
Cercando ghiande, con le pance sempre più grosse in vista della stagione dei parti – Petit Fenis, Nus (AO)

Oggi finalmente siamo ritornate al pascolo: nei giorni scorsi il vento era troppo forte per loro, oltre che per me. Sembra incredibile che si siano ancora foglie per terra, che il vento non le abbia trascinate via tutte, tanto forti erano le raffiche degli ultimi due giorni! Un po’ però le ha spostate, così è più facile trovare ancora ghiande e castagne…

Ma come sono poi andate le cose?

Tra gli addetti ai lavori si continua a parlare di problemi, di crisi, di difficoltà, invece ogni tanto esce il servizio o l’articolo dove pare ci sia il boom del ritorno alla terra, dell’agricoltura/allevamento come unico (o quasi) settore in ripresa. Sarà vero? Ci sarà proprio tutto questo ritorno? Magari sì… ma poi qualcuno torna ad intervistare questi neo-rurali? Ci sarà di sicuro chi andrà avanti e chi invece cambierà di nuovo strada.

3dOgGi

Non sono ancora passati 10 anni dall’uscita del mio libro dedicato ai giovani allevatori “Di questo lavoro mi piace tutto”, dove intervistavo ragazze e ragazzi tra i 15 e i 30 anni che raccontavano la loro storia, le loro difficoltà, i loro sogni. Le interviste però in effetti erano iniziate 10 anni fa… Più e più volte ho lanciato l’idea sul fatto che potrebbe essere uno studio interessante andare a vedere “che fine hanno fatto”,  ma nessuno ha mai raccolto la proposta. Per chi fosse interessato, il libro è ancora disponibile e lo spedisco io personalmente (contattatemi qui).

HdbKqC
Mattia, il più giovane tra gli intervistati, con la sorella Giorgia, in alpeggio in Valle Stura (CN)

Ho pensato però che si poteva tentare un esperimento: almeno per tutti quelli che sono su Facebook, tenterò di contattarli, chiedendo loro se hanno voglia di rispondere ad un paio di domande su come sono andate le cose. Poi, chi vorrà raccontare qualcosa in più, sarà il benvenuto. Il tutto poi verrà pubblicato qui sul blog, come testimonianza di un “campione” di giovani allevatori.

sfbvM7
Gruppo con numerosi giovani alla fiera di Bobbio Pellice (TO) qualche anno fa

Non ho idea di quale sarà il risultato: alcuni di loro li conosco bene e li incontro ancora di tanto in tanto, le vicende di vita e di lavoro per loro si sono intrecciate, prendendo strade a volte più tortuose, a volte più lineari. Sono nati nuclei famigliari, nuove coppie, bambini che già camminano davanti a mandrie e greggi… Purtroppo qualcuno di loro ci ha anche lasciato. Della vita privata mi racconteranno ciò che vorranno, ma la mia curiosità riguarda soprattutto l’ambito lavorativo.

i6a3xF
Giovani durante una transumanza in Val Germanasca (TO) ai tempi della raccolta di materiale per il mio libro

Sarà l’ennesimo modo per raccontare al pubblico, attraverso le parole dei protagonisti, come vanno realmente le cose. Perché è facile dire “ci sono gli aiuti, ci sono i contributi per i giovani”, oppure credere che in questo settore sia facile costruire un’azienda. E come sono andate le cose per chi partiva dal nulla, senza una famiglia che già facesse quel mestiere? Vedremo chi raccoglierà la sfida… Poi, se ci fossero altri giovani allevatori che vogliono raccontarmi/raccontarci la loro storia scrivendo e mandando delle immagini, saranno i benvenuti!

Meditazioni di inizio anno

In passato avrei scritto di getto, a caldo, appena lette certe notizie, appena sentite certe dichiarazioni. Adesso invece medito sulle cose che sto per scrivervi da un po’ di tempo. Ci penso mentre sono al pascolo, mentre cucino, quando pulisco la stalla, quando guido. Insomma, quando la mente non è impegnata in altro, i pensieri tornano lì.

d9bNRf
Pascolando in un gennaio troppo caldo e secco – Petit Fenis, Nus (AO)

Dopo aver letto decine e decine di reazioni a certi fatti capitati qua e là, mi sono innervosita, però… come dicevo, non ho scritto qui subito quello che avrei voluto dire. Ho lasciato decantare e ho fatto un esperimento. Ho postato su facebook alcune foto diverse tra loro e ho aspettato le immancabili reazioni… Quello che sto per scrivere, probabilmente non piacerà a molte persone. Ci sarà chi non capirà fino in fondo quello che voglio dire, chi mi giudicherà negativamente, chi mi accuserà inventandosi chissà quali retroscena. Mi spiace per tutti voi, non lo faccio per “interesse”, non ho alcuna ambizione politica, ma scrivo solo per dialogare con chi vuole ascoltarmi e con chi è pronto a provare a seguire il mio ragionamento.

Vf7cBy
Paesaggio rurale montano, il villaggio di Sommarese (AO) circondato da prati e pascoli, ma tutt’intorno avanza il bosco

Chi mi conosce sa che ho sempre solo scritto e parlato di ciò che conoscevo, non porto avanti cause “per sentito dire”. Così, nel tempo, mi sono trovata a raccontare le realtà che via via incontravo o mi trovavo a vivere. Oggi quindi vi voglio sottoporre delle riflessioni che prendono spunto da ciò che accade nella dimensione in cui mi trovo, geograficamente e lavorativamente parlando. Come vi dicevo, ho fatto un esperimento.

8hYcXO
Resti di una predazione in mezzo alla strada al Col d’Arlaz, tra Montjovet e Challand (AO)
ZYIK4g
Gamba di capriolo, resto di una predazione recente – Petit Fenis, Nus (AO)

Per due volte ho pubblicato immagini che potrebbero riguardare la presenza del lupo: delle ossa completamente spolpate (non so di quale animale selvatico), fotografate in mezzo alla strada asfaltata nella tarda mattinata del giorno di Natale, degli escrementi di canide di grosse dimensioni, contenenti molti peli e frammenti di ossa, una gamba di capriolo spolpata di fresco nel bel mezzo di un pascolo dove quasi quotidianamente porto le capre, a poca distanza da casa. Le reazioni sono state immediate e anche molto colorite. In un caso, pur avendo esplicitamente richiesto di evitare le polemiche inutili, i toni tra chi commentava si sono immediatamente infiammati. Non c’è niente da fare, per molti (allevatori e non) il lupo è una tematica che fa scattare il commento a spada tratta, spesso con argomentazioni tecnicamente molto discutibili.

W387iR
Pubblicità della Fontina sul volantino del supermercato Basko

Poi ho pubblicato la pagina di un volantino pubblicitario di un supermercato. Si tratta della catena Basko, ditta ligure presente anche in parte del territorio piemontese. Nel numero di dicembre, un’intera pagina era dedicata alla Fontina, fornita al supermercato tramite una ditta che la acquista da un affinatore di Cogne. Penso sia una buona pubblicità per il prodotto a livello di immagine, anche se ci sono un po’ troppi dati tecnici che, al consumatore, dicono forse poco. Quello che a me diceva molto era il prezzo: scontata del 35% (!!) per le feste, la Fontina costava 19,90 € al kg, anzi… 1,99 € all’etto, c’è scritto. Il prezzo pieno sarebbe stato 30,90 € al kg, per una Fontina di alpeggio. So che sono in tanti i Valdostani a seguire la mia pagina facebook, quando pubblico una foto di una Reina si scatenano a mettere like e commentare. Io a questo punto mi aspettavo un’indignazione ben maggiore rispetto a quella suscitata dalle due ossa spolpate… invece zero, silenzio assoluto, non un Valdostano che abbia detto una parola. Ci sono stati solo un paio di commenti specifici riguardanti le percentuali di grassi saturi e insaturi da parte di addetti ai lavori di altre parti d’Italia e niente più.

LQulzL
Gregge di capre nel recinto elettrificato usato come protezione notturna – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

A questo punto lasciatemi dire una cosa… leggo tutti i vostri commenti sul lupo che mette in ginocchio l’allevamento, che fa chiudere le aziende… ma siete proprio sicuri che la colpa sia il lupo? Non crediate che io non sappia che tipo di problema è il lupo. L’ho vissuto sulla mia pelle in quello che, all’epoca, era stato l’alpeggio con il maggior numero di attacchi in Piemonte. So cosa vuol dire trovare pecore sbranate, resti di pecore, animali feriti, ecc. So cosa comporta in termini emotivi sia subire un attacco, sia vivere con l’angoscia per tutti i mesi d’alpeggio. So cosa significa cercare di prevenire gli attacchi con i diversi metodi ammessi e consigliati: la fatica di portare reti, quella di piantarle, tutti i problemi connessi all’inserimento dei cani da guardiania, la loro gestione e la “convivenza” con gli altri fruitori della montagna.

u6WIj2
Gregge di un pastore piemontese che trascorre l’estate in Valle d’Aosta, preceduto da uno dei cani da guardiania durante la transumanza autunnale – Pontey (AO)

So che ci sono state persone in Valle che hanno venduto le pecore… ma la causa è esclusivamente il lupo? Poi, in Valle d’Aosta, chi è che vive di SOLO allevamento ovino? Certo, il lupo ha attaccato anche dei bovini, e mi fa un po’ sorridere leggere i commenti di chi dice che il filo elettrico non basta a tenerlo lontano dalle vacche. Magari sarebbe il caso di informarsi un po’ meglio, prima di lasciarsi andare a certe dichiarazioni. Nel caso delle pecore, le reti (di altezza adeguata) aiutano (anche se non sono infallibili), ma nessuno ha mai parlato di fili per evitare gli attacchi ai bovini!!

g8i2Rx
Cantina d’alpeggio – Pila (AO)

Ma non è di questo che voglio parlare… quello che volevo dire (o ripetere, dato che l’ho già detto anche in passato) è che il lupo è la goccia che fa traboccare un vaso ormai stracolmo di altri veri, grossi problemi. Problemi che però nessuno (o quasi) si mette a discutere sui social. Troppo complicato farlo? Troppo rischioso? O troppo complicato proporre delle soluzioni? Non lo so. Però mi aspettavo almeno un commento sui prezzi della Fontina in Valle, sui prezzi del latte venduto ai caseifici. Sulle aziende che chiudono una dopo l’altra, sulle centinaia di vacche andate al macello dalla fine della stagione d’alpe ad oggi. Sulle aziende che stanno in piedi solo grazie ai contributi e che boccheggiano se questi non arrivano…

sQ1xdc
Le piccole aziende di montagna sono fondamentali anche per il ruolo che svolgono a livello territoriale e paesaggistico – Arbaz, Challand-st.-Anselme
rkmhKM
Paesaggi rurali a rischio di estinzione – Col d’Arlaz (AO)

Sulle aziende che sembrano funzionare, ma in realtà poggiano su realtà famigliari dove danno una preziosa mano figli che ancora studiano, mogli o altri famigliari che hanno un loro stipendio, genitori e zii in pensione, e così via. Sulle piccole aziende, quelle che veramente sono sostenibili dal punto di vista ambientale, quelle che davvero curano il territorio, sfalciando ancora prati ripidi, curando il territorio perché ci tengono davvero… ma che con quel numero di bestie “sostenibile” per il territorio, non sostengono più l’economia aziendale, per non parlare di quella famigliare.

VWw3xz
Nell’allevamento tradizionale molte delle difficoltà si superano grazie alla passione… ma quando l’azienda non è più economicamente sostenibile, la passione non basta più – Bataille des reines nel Vallone di St. Barthélemy (AO)

E’ il lupo il problema? Ma diciamocelo… io non so se i capi predati nelle passate stagioni siano stati indennizzati e se veramente sono state pagate le cifre che avevo letto nei bollettini ufficiali… ma so quanto sono state pagate le pecore che certi allevatori hanno venduto la scorsa primavera, pecore di razza autoctona, in via di estinzione. C’è chi ha accettato una ventina di euro a capo, perché nessuno le voleva. Era meglio farle mangiare dal lupo, se si vuol ragionare guardando solo il portafogli! Se però si trovasse a vendere la carne di capra o di pecora, se ci fosse richiesta di agnelli e capretti, se tutto funzionasse, il lupo sarebbe un problema di tutt’altro tipo. Se ci fosse un’economia stabile, troveresti chi te le prende in montagna per l’estate, garantendoti una buona sorveglianza. Ma se tutto non va, allora vendi, allora lasci perdere, e la colpa la dai al problema simbolo, al problema che ha un nome, al lupo.

8p33IJ
Vitello di razza valdostana castana – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

E’ un problema facilmente comprensibile per tutti… e gli allevatori saprebbero come risolverlo, per quello ne parlano tanto? Però vorrei che chi di dovere mettesse lo stesso impegno a parlare degli altri veri grandi problemi che stanno mettendo in ginocchio le aziende della Valle. Tipo i vitelli di razza valdostana, che uno deve vendere per poter mungere e caseificare o dare il latte ai caseifici. Lo volete sapere quanto viene pagata una vitellina di 50kg di razza valdostana all’allevatore? Più o meno cinquanta euro… I più colpiti dal lupo sono i piccoli, piccolissimi allevatori, perché sono già fortemente in crisi. Dover “convivere” con il lupo, le spese aggiuntive che questo comporta, i mancati redditi, i danni di eventuali predazioni porta al collasso. I grandi allevatori (parlo soprattutto dei pastori di pecore, piemontesi o di altre regioni) pian piano si sono adattati: continuano a patire tutti questi fattori, ma li ammortizzano con la quantità e comunque hanno già del personale per badare costantemente agli animali.

k69VTw
Gregge vagante in Piemonte, con uno dei cani da guardiania

Il discorso sarebbe ancora più lungo, ma la questione di base è comunque questa. Adesso ditemi, voi che leggete, che non siete allevatori: acquistate prodotti di montagna da chi vive e lavora in montagna? Sapete qual è il “giusto prezzo”, oppure nel fare la spesa puntate al risparmio sempre e comunque? Vi domandate cosa c’è in termini di lavoro, orari, fatiche, dietro quel formaggio, quel salume, quel piatto? Oppure già preferite acquistare meno, puntando però alla qualità e spendendo anche quegli euro in più, consapevoli di tutto ciò di cui vi ho appena parlato?

KW2W4A
Prati fortemente danneggiati dai cinghiali – Col d’Arlaz (AO)

Forse è il caso di fermarsi qui. Amici allevatori… smettetela di preoccuparvi che il lupo mangi i vostri bambini: corrono rischi ben più gravi di altro genere. Lo so che il lupo passa appena fuori dalla porta di casa di molti di noi, compresa la mia. Lo fa anche la volpe (pericolosa per gli agnelli, per il pollaio), la poiana (che non perde occasione di prendere una gallina), ma pure cervi, caprioli e cinghiali in quantità (che devastano prati e pascoli, causando danni gravissimi). La montagna è sempre più abbandonata, per quello la fauna selvatica si espande. Son stufa di vedere spacciata come “notizia” la presenza di un lupo per le strade di un villaggio di montagna.

BJNZ0i
Bell’esemplare di toro di razza valdostana pezzata rossa – Challand-St.-Anselme

Sono tanti, sono molti più di quello che si dice, il loro territorio si espande, non c’è da stupirsi. Piuttosto c’è da prevenire i danni, attrezzandosi come si deve. E’ giustissimo chiedere di poter difendere i nostri animali dagli attacchi dei predatori, fare in modo che il lupo torni ad avere paura dell’uomo. Però non dimenticatevi di assicurare un futuro ai vostri figli, un futuro in cui fare l’allevatore sia ancora un mestiere dignitoso, dove si vendono i prodotti a un prezzo equo, consono al vostro lavoro, ai vostri sacrifici quotidiani. La passione è fondamentale, ma il vostro lavoro deve portare un reddito. Chiedete pure a chi vi rappresenta, sindacati agricoli e politici, di continuare ad occuparsi del “problema lupo”, ma… prima cercate di ESIGERE delle risposte su tutto il resto, perché non potete continuare a svendere i vostri prodotti e a pagar caro tutto ciò che vi serve per mandare avanti l’attività. Anzi, nel prezzo dei prodotti, dovreste aggiungere anche qualcosa per compensare danni e disagi legati alla presenza dei predatori. Allora sì…