Abbondanza d’autunno

In giornate ancora troppo calde per la stagione… parliamo d’autunno. C’è chi nega il riscaldamento globale dicendo: “Vedi? C’è già la neve sulle cime.” Vero, per fortuna c’è la neve, ma le temperature sono sopra alla media. Poi, per definire una tendenza, bisogna guardare i dati sul lungo periodo, le medie delle temperature.

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Aceri nel Vallone di St. Barthélemy – Nus (AO)

In quest’autunno ancora molto mite (sto raccogliendo pomodori in abbondanza a 1000 m di quota), è arrivato il momento in cui i colori esplodono e ogni albero, prima di perdere le foglie, le vede tingersi di tutte le tonalità di giallo, arancione, rosso.

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Albero di pero – Lignan, Nus (AO)

E’ bello guardare i versanti delle montagne e individuare le diverse macchie dai colori più intensi, mentre in alto i larici invece si colorano uniformemente passando dal verdolino al giallo, all’arancione, al ramato.

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Mandria al pascolo – Lignan, Nus (AO)

L’autunno precede la stagione che un tempo era quella del riposo, dell’immobilità. Oggi si ferma la natura, ma anche chi pratica i lavori più tradizionali è spesso ossessionato dal doversi muovere, dalle cose da fare senza possibilità di proroghe. Gli animali intanto pascolano placidamente l’erba ricresciuta dopo il taglio del fieno. Prima o poi arriverà il freddo, la brina, si spera anche la neve, e così si tornerà in stalla. Da queste parti la fienagione è andata bene, le scorte non sono scarse come l’anno precedente.

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Pascolando ghiande nei boschi – Nus (AO)

Questo è un autunno di abbondanza: le capre corrono rapide sotto le querce, sapendo che troveranno ghiande in abbondanza. E’ un cibo molto gradito e nutriente che assicurerà il pascolo anche più avanti nella stagione, quando le foglie saranno cadute.

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Un riccio anomalo, contenente addirittura sei castagne – Nus (AO)

Anche sotto i castagni ci sono ricci gonfi di grosse castagne come non se ne vedevano da qualche anno. Prima vengono raccolte dagli uomini, quel che resta verrà consumato giorno dopo giorno dalle capre. Oggi la castagna non è più quel “pane” fondamentale per le genti di montagna come in epoche più antiche. Però da più parti ho sentito dire che questo sarà un inverno lungo, dato che la natura fornisce così tanti prodotti per affrontarlo.

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Albero di sorbo carico di frutti – Lignan, Nus (AO)

Sarà vero? Valgono ancora i vecchi detti, anche in epoca di riscaldamento globale? Cosa si guarda dalle vostre parti come “segnale” in vista dell’inverno? Il sorbo è uno di quelle piante a cui si fa spesso riferimento: quando ha tanti frutti d’autunno, ci sarà tanta neve d’inverno. Ma c’è anche chi guarda i noccioli. Oppure l’altezza delle genziane (Gentiana lutea): più sono alte nei pascoli a fine stagione, più verrà neve.

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Frutti del crespino – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)
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Pigne di abete – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Non so se ci sia del vero in tutto questo: le piante selvatiche alternano annate più ricche di frutti/semi (anni di pasciona) con annate più scarse. Lo farebbero anche le piante da frutta coltivate, se l’uomo non intervenisse con la potatura, l’irrigazione, la fertilizzazione, ecc. Quel che è certo è che, con un autunno così ricco gli animali (selvatici, ma anche i domestici che vengono pascolati e approfittano di questa abbondanza) potranno ingrassare e accumulare scorte per affrontare l’inverno. Come sarà questa stagione… lo potremo poi dire al mese di marzo!

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