Parole di carta

Questo è un post che vi parla di parole… vi invito alla lettura di alcune opere anche molto diverse tra loro, qualcuna mi riguarda, altre le ho scoperte e ve le volevo segnalare.

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Iniziamo, riallacciandoci al post di ieri sui problemi di convivenza tra i turisti/escursionisti e chi abita e lavora in montagna, con una monografia uscita nella collana Meridiani. Finalmente ho ricevuto la mia copia, che mi è stata inviata in quanto autrice di uno degli articoli. Se cercate in edicola o in librerie specializzate il numero “Alpeggi e malghe delle Alpi”, troverete una serie di itinerari (con mappe dettagliate) che vi permetteranno di organizzare dei trekking dalle Alpi Liguri alla Carnia, godendo di splendidi panorami di montagna… e di alpeggio! Incontrerete quindi gli alpigiani, i loro animali (vacche, capre, pecore), camminerete lungo i sentieri dei pascoli e delle transumanze, imparando a comprendere meglio questo mondo e i suoi prodotti caseari, tanto preziosi e unici perché indissolubilmente legati alle erbe, agli animali che le brucano, alla mano del casaro, alle cantine dove vengono stagionati. Nel mio caso, vi porto in un vallone che spesso state vedendo nelle mie immagini, quello di Saint Barthélemy a Nus (AO), riprendendo anche parte dell’itinerario presente in “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari escursionistici” di MonteRosa Edizioni.

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Grande novità invece quella che potete iniziare a trovare on-line in questi giorni. Esce infatti il mio romanzo “Il canto della fontana”, vincitore come inedito della passata edizione del premio letterario “Parole di Terra”.

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La presentazione ufficiale sarà a Genova domenica prossima, 30 settembre, nell’ambito del Book Pride. Mi potrete trovare tutto il giorno presso lo stand dell’editore Pentàgora, nel Palazzo Ducale di Genova. Seguiranno poi altri appuntamenti (ricordo come sempre di contattarmi se interessati ad organizzare una presentazione di una o più delle mie opere). Sono curiosa di sapere le vostre impressioni su “Il canto della fontana”, sicuramente qualcosa di diverso rispetto alle mie opere precedenti… ma c’è comunque la montagna, luoghi e ambienti che amo, sensazioni viste e vissute… Fatemi poi sapere!

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Per finire, queste due pagine più o meno nel cuore dell’ultimo libro che ho letto in questi giorni. Da quando sono tornate le capre dall’alpeggio, ho tempo per leggere mentre sono al pascolo. Io sono una grande divoratrice di libri, spazio su più generi. Se non c’è qualcosa che sto cercando in particolare, in biblioteca mi lascio guidare dall’istinto e dal caso nella scelta di quello che sarà il prossimo testo a tenermi compagnia, così com’è successo per il libro di cui sto per parlarvi. Niente, nel riassunto, faceva immaginare che avrei trovato momenti di vita pastorale e di alpeggio! Queste pagine sono tratte da “all’inizio del settimo giorno” di Luc Lang. Non so se consigliarvi il libro, che nel complesso alla fine mi ha lasciata un po’ esausta e confusa (per la sua recensione completa, vi rimando a questo sito, con il cui contenuto mi trovo totalmente concorde), ma la sua parte centrale mi ha catturata.

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Gregge sui Pirenei nella zona descritta nel libro “all’inizio del settimo giorno” (foto dal web)

Il libro è diviso in tre parti, nella seconda l’autore ci trasporta sui Pirenei, dove Jean, il fratello del protagonista vive e lavora con la sua azienda agricola. Non conosco quelle zone dal vivo, ma quando leggevo, ero là anch’io con il gregge, su quei pascoli, accompagnata dai patou. L’autore deve conoscere bene quella realtà per aver scritto le pagine che vi ho mostrato sopra. Il protagonista si occupa di informatica. Il fratello è laureato in agraria, ma ha scelto di mandare avanti in modo tradizionale l’azienda di famiglia. Ecco un brano dove si descrive lo scontro tra i mondi dei due fratelli.

(…)”Sono capitato su di un articolo a proposito dei chip elettronici per il bestiame e ho frugato un po’, pensando a te.
Aspetta fratellino, ti fermo subito. Perché, secondo te, non supero i centottanta capi?
Immagino che, se vai oltre, la scala cambia, non riesci più a controllare il gregge, mentre con la mia soluzione non c’è bisogno di personale supple…
Guarda, non hai capito niente. Non li supero perché, al di sopra, non posso più riconoscerle: il loro nome, il loro carattere, le loro abitudini… e centottanta è già il limite. Me ne frego di averne di più… E poi, ammettiamo pure, Thomas, cosa ci faccio con il tuo sistema? Che cosa…
Gestisci! Io installo le applicazioni, garantisco il controllo informatico, gli aggiornamenti…
Vorresti davvero farmi trascorrere le giornate davanti a uno schermo a “gestire” le curve di temperatura, l’esame del sangue, la traiettoria delle mie pecore? Le chiamerò all’orecchio con Skype? Mi sistemerai un ufficio nell’ovile? Diventerò il grande fratello del gregge? E poi, se ci rifletti un tantino… Quando le mie pecore saranno nel computer, la filiera della carne (laboratorio, ingrasso, riproduzione, macellazione) esigerà l’accesso ai file, insomma alle mie pecore informatiche… La filiera mi imporrà criteri di allevamento sempre più astrusi, votati nella Commissione europea da esperti smarriti e venduti per convalidare il mio bestiame, per certificare lo sperma fertile eliminando le razze meno produttive… la biodiversità, col cazzo! E io che divento? Cosa? Non ho più potere con i miei animali? Non ho più un mestiere, una capacità professionale? Sono un esecutore, gestisco la sorveglianza, hai detto bene… No, grazie, Thomas.
(…)
Sei davvero insensibile a ogni cambiamento, sei un caso dispe…
Vuoi che ti dica l’essenza del mio pensiero, Thomas? Tu ti affanni a tenere sotto controllo la gente che lavora all’esterno, tu ti inventi spie portatili, tu…
Niente affatto! Offro a ognuno la possibilità di autovalutarsi, di autovalorizzarsi, di dar prova delle proprie competenze in tempo reale, di…
Mi scoraggi con le tue scempiaggini, e quello che mi scoraggia di più è che sembri crederci alle tue belle parole da piazzista, mentre sei semplicemente uno sbirro al servizio dei potenti… E vorresti che le mie pecore, che anch’io… Risparmiami, fratellino, smettila con le tue assurdità, come puoi…”(…)

In questa parte del testo si parla anche del contrasto tra la vita bucolica, le qualità del formaggio prodotto da Jean con le sue pecore di razza autoctona… e il mercato globale, l’assurda dipendenza dai contributi comunitari per poter sopravvivere. Insomma, qualsiasi allevatore, pastore di montagna si ritrova completamente in questi paragrafi. Poi il libro ci porta altrove, molto lontano…

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