Convivenza e ignoranza

Lentamente le montagne si svuotano. Chi prima, chi dopo, a seconda della quota e della disponibilità di erba, tutti lasciano gli alpeggi a fine state, inizio autunno. Scendono le mandrie, scendono le greggi. Chi resta in valle si abbassa a pascolare intorno ai villaggi, fino al momento di mettere in stalla gli animali.

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Desarpa – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Quel giorno allora le montagne saranno silenziose, il silenzio che precede (si spera) l’arrivo della neve. A me la montagna piace in ogni stagione, l’alternarsi di questi momenti (transumanza in salita, pascolo estivo, discesa autunnale, aria fredda e silenziosa) genera in me sentimenti di gioia e malinconia. Mai potrei però immaginare, d’estate, la fascia di territorio “d’alpeggio” priva del tintinnio delle campane, dei belati, dei muggiti, dell’abbaiare dei cani.

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Tubi per lo spandimento dei liquami in alpeggio – Piani di Cappia, Valchiusella (TO)

Eppure non per tutti è così. Ci sono persone che si professano “amanti della montagna”, ma che si auspicano di vederla senza allevatori, mandrie, greggi. Ovviamente, anche questo mondo si è pian piano evoluto, portando “modernità” e semplificazioni nel lavoro anche in alpeggio a 2000 e più metri di quota. Non vedo perché il margaro, il pastore, dovrebbero rimanere fermi al XVIII o al XIX secolo per “fare folklore” mentre il resto del mondo va avanti!

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Pascoli delimitati da picchetti e fili – Val Ferret, Svizzera

Qual è dunque il problema? Da una parte, sicuramente, ci sono allevatori che non rispettano l’ambiente. Non difendo assolutamente chi abbandona attrezzature e immondizia in giro, chi non ritira fili e picchetti a fine stagione (pericolosi per la fauna selvatica e per chi pratica scialpinismo, oltre che a rappresentare uno spreco inutile di materiali), chi non smaltisce correttamente sacchi del sale, tubi e picchetti rotti, vasche da bagno sfondate e così via. Ma che dire invece di quei turisti che si lamentano con toni accesi della presenza di fili e picchetti a delimitare i pascoli lungo strade di montagna, piste sterrate comprese?

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Post comparso nel gruppo Facebook “Valle Maira” nel settembre 2018

Addirittura si invoca la denuncia alle Forze dell’Ordine… Tralasciando che i fili non sono metallici (sono in materiale plastico con un sottile filo metallico per la trasmissione dell’impulso elettrico) e che, ovviamente, i picchetti non sono piantati sull’asfalto… Invece di usare il buonsenso (reciproco) e il rispetto del prossimo (cosa di cui si era già parlato qui), ormai si è sempre tutti pronti ad attaccare briga alla prima occasione. E’ vero che, in caso di caduta, un ciclista potrebbe farsi male se proprio centrasse uno di questi picchetti di ferro (ma ve ne sono anche di plastica, di vetroresina, c’è addirittura chi usa vecchi bastoncini da sci!), ma potrebbe anche sbattere la testa contro una roccia, centrare un palo che sorregge un segnale stradale, finire contro un guard-rail o un paracarro!

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Animali vaganti e incustoditi su una strada di montagna – Forcola di Livigno, Svizzera

Il margaro mette fili e picchetti per delimitare il suo pascolo (di proprietà o affittato), per evitare che gli animali vadano a finire sulla strada. Perché si mettono a filo della strada? Per comodità e per far sì che gli animali puliscano anche la sponda stradale! Anni fa, con un amico, scendevo in bici da Sant’Anna di Vinadio (CN) e, nell’affrontare una curva, lui che era davanti a me si trovò a dover schivare all’improvviso una vacca proprio nel bel mezzo della strada. Quello sì che fu un momento di vero pericolo! Comunque, come avete visto in una delle immagini sopra, i picchetti di ferro non li usano solo in Piemonte, ma anche nella ricchissima e civilissima Svizzera!

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Stambecchi al pascolo in territorio d’alpeggio – Lac de Luseney, Vallone di St. Barthélemy (AO)

Ma le lamentele di certi amanti (ed esperti!) della montagna non si fermano qui. E’ sicuramente vero che esistono alpeggi con situazioni di sovraccarico (anche se spero che si tratti di un fenomeno sempre più sporadico, dato che amici mi hanno segnalato di aver ricevuto un controllo a sorpresa in alpe, sia per quanto riguarda le “carte”, sia la gestione del pascolo, controllo durato molte ore, a tavolino e sul territorio), ma non sono gli animali domestici a scoraggiare la presenza di selvatici. Anzi, la gran parte degli allevatori vede (e fotografa, postandoli poi sui social) camosci, stambecchi, marmotte, volpi, pernici, ecc. proprio mentre sta pascolando il proprio gregge o la propria mandria.

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Parte del branco di stambecchi del Luseney – Vallone di Saint Barthélemy (AO)

Purtroppo quest’anno di cervi ne ho visti pochi – mi raccontava un amico in alpeggio in una nota località turistica del Piemonte – Si sono abbassati di quota quando c’è stata tanta neve lo scorso inverno. I più deboli o sono morti o sono stati presi dal lupo. Sicuramente, da quando c’è il lupo, di selvatici in generale se ne vedono meno. Per il resto invece la selvaggina riceve anche benefici dal fatto che si pascola con il bestiame.

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Le manze sono già scese, ma intorno alle baite i pascoli sono più verdi che altrove – Fontainemore (AO)

Basta vedere in primavera o in autunno… Tutti i camosci o i cervi che pascolano dov’è più verde, cioè dov’è stato concimato, dove hanno mangiato e pulito le pecore o le vacche. Ma la gente ormai queste cose non le capisce più, magari le vede, ma non sa perché è così!

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La mandria scende a piedi, con un mezzo al seguito per le eventuali emergenze – Vallone di St.-Barthélemy (AO)

Sempre sullo stesso tema, un allevatore in Valle d’Aosta mi raccontava la sua estate: “Dove sono io passa un sentiero molto trafficato che porta a un rifugio. Certo che lì la gente non vede gli animali selvatici… In certi giorni è peggio che essere nella via centrale di Aosta! Bambini che gridano, genitori che li richiamano, cani che corrono e abbaiano liberi, senza guinzaglio. Però poi siamo noi a dare fastidio a loro, noi con il nostro lavoro e i nostri animali! L’altro giorno un turista mi ha aggredito verbalmente perché ero andato con la Panda a portare filo e picchetti i manzi. Ha persino chiamato la forestale!” Chissà se questo solerte escursionista ambientalista, nel recarsi al lavoro o per svolgere le proprie attività, va sempre e solo a piedi? “Ho sorpreso anche gente che mi rubava i picchetti del recinto per usarli come bastoncini. Ormai è un disastro!

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Sentiero escursionistico sistemato dal margaro per transitare in sicurezza con animali e attrezzature – Val Germanasca (TO)

Potrei, ahimé, citarvi molti altri esempi sullo stesso tema. Da quello che entra nell’alpeggio (utilizzato e abitato) come se fosse un luogo da visitare liberamente, in quanto facente parte “dell’ambiente turistico MONTAGNA”, a chi si lamenta per il suono delle campane nei pascoli accanto al rifugio in cui ha pernottato. Potrei parlarvi di sentieri messi in sicurezza dagli allevatori per potervi transitare con gli animali. Potrei parlarvi di fontane a cui si dissetano sia il bestiame domestico, sia gli escursionisti di passaggio. O ancora di stalle e altre strutture di alpeggio che diventano comodi ripari durante un temporale che coglie il turista lungo il suo cammino.

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Bataille des Reines – Vallone di St.-Barthélemy (AO)

Potrei dirvi che l’allevamento di montagna richiama turisti, sia per godere dello spettacolo di alcuni eventi (fiere, rassegne, feste della transumanza, alpeggi aperti, batailles des reines, ecc.), sia perché fortunatamente c’è anche chi ama vedere gli animali al pascolo durante la propria escursione, fotografarli, acquistare i prodotti caseari. Ma tutto ciò è normale: mi preoccupa invece chi addita allevatori e allevamento come elementi negativi per l’ambiente/paesaggio alpino.

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Partecipanti al Tor des Geants – Rifugio Barma, Fontainemore (AO)

Il punto è sempre solo uno: siamo di fronte a un totale scollamento tra il mondo rurale, zootecnico, montano, agricolo… e il resto della società. Ormai anche chi vive in campagna (perché l’ambiente è più sano rispetto a quello urbano!), ma non fa un lavoro direttamente legato alla terra, si lamenta perché il gallo del vicino canta, perché passa il margaro durante la transumanza e mette le vacche a pascolare nel prato dietro casa sua… Si parla tanto di ritorno alla terra, ma… a parte coloro che scelgono di tornare a fare i contadini, allevatori, ecc., come dobbiamo comportarci con tutti gli altri?

3 Replies to “Convivenza e ignoranza”

  1. Il racconto mette in luce gli aspetti più grotteschi del rapporto tra il frequentatore cittadino ela ente di montagna. Fortunatamente si riferiscono a una piccola, seppur fastidiosa, percentuale dei tanti frequentatori della montagna. Quando si entra in casa di altri si rispetta la casa e il padrone di casa e questo deve essere sempre l’atteggiamento che deve guidare il buon escursionista nei suoi rapporti con chi la montagna la vive e ci lavora.

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    1. una minoranza purtroppo molto accanita on-line… sempre pronta a lanciare strali velenosi! sia che si tratti di fili, di cani da guardiania o di cose che ha visto e ha interpretato a modo suo… giustamente, bisognerebbe sempre tener presente che si è a casa d’altri, ma anche chi non arriva allo “scontro diretto”, fatica a comprendere che la montagna ha padroni, confini, modalità di gestione ecc, ecc…
      …fortunatamente poi ci sono tutti gli altri, quelli che scambiano quattro chiacchiere con gli allevatori, che fotografano gli animali, che si fermano a comprare formaggio…

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