Non è come sembra

Abbiamo fatto un veloce viaggio oltralpe, qualche giorno per staccare dalla “routine”. La Francia è vicina, non eccessivamente cara, offre un buon assortimento di paesaggi e luoghi da visitare senza affaticarsi troppo. Non cercavamo le città, quindi buona parte del tempo siamo stati circondati da spazi rurali. Dormendo nelle chambres d’hôtes (l’equivalente francese dei bed&breakfast) c’è modo anche di chiacchierare con i gestori e gli altri ospiti, specialmente se si cena tutti insieme.

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Gregge salendo al Colle dell’Izoard – Francia

Non intendo raccontarvi nel dettaglio il nostro viaggio, ma solo presentarvi alcune riflessioni su tematiche emerse nel corso di queste chiacchierate. L’allevamento ovino è molto radicato sul territorio, specialmente nelle regioni del Sud che abbiamo attraversato. La carne è presente nelle macellerie (sia quelle francesi sia, a maggior ragione, nelle numerose macellerie halal che abbiamo visto un po’ in tutte le cittadine) e non manca mai nei menù.

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Cartellonistica rivolta ai turisti – Cervières, Francia

Ovunque, lungo le strade, i sentieri e nelle strutture dove abbiamo soggiornato, sono presenti cartelli, locandine e depliant informativi sulla presenza dei cani da guardiania e sul comportamento da tenere. Il gestore di una delle strutture dove abbiamo soggiornato ci diceva che la convivenza cani-turisti è molto problematica. In Francia la razza più utilizzata è quella dei Pastori dei Pirenei, ma… contrariamente a quello che solitamente ci viene detto, non sono così docili. “Ci sono stati molti casi di turisti che sono stati morsicati, i pastori si sono stufati, non sono cani che puoi educare! Non sono cani, loro pensano di essere pecore!!! Molti adesso hanno preso altre razze, come i Pastori del Caucaso o i Pastori dell’Asia Centrale.

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Gregge al pascolo, Comps-sur-Artuby, Francia

Ogni volta che dicevamo che abbiamo animali, una ferme, immediatamente ci chiedevano com’è in Italia la situazione con il lupo. E’ successo ovunque, in zone di montagna e in paesi a poca distanza dalla costa. “Qui il lupo è un grosso problema…“. Non è difficile da credere, sia per il fatto che l’allevamento ovino è così diffuso, sia perché le zone dove il predatore si può rifugiare sono immense. Abbiamo attraversato innumerevoli aree completamente disabitate, coperte di boschi.

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Pascoli e abbeveratoio su di un altopiano – Caussols, Francia

Altrove invece era la “garriga” a coprire sconfinare zone calcaree, altopiani e gole, con radi boschi, aree cespugliate e distese di erbe dure, spesso spinose, ciuffi di lavanda selvatica e altre piante aromatiche. “Da noi molti pastori sono giovani che hanno fatto un corso a scuola (l’Ecole du Merle di Salon de Provence, ndA), non sono preparati al lupo, agli attacchi. A me piace andare in montagna e mi fermo sempre a parlare con i bergers. C’era una ragazza che era sconvolta, essere su da sola con gli animali e avere attacchi continui, trovare gli animali morti, sbranati, le pecore gravide con il ventre squarciato….“. Ho chiesto se è vero che i pastori possono sparare al lupo: “No, anche se ormai molti sono comunque armati, perché sono stufi di questa situazione. Qualche lupo viene abbattuto in modo ufficiale, ma solo quando si ritiene che sia davvero pericoloso e allora viene fatta intervenire una squadra apposita.

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Fattoria didattica a Cervières – Francia

Tutte le persone che ci hanno fatto domande sul lupo erano curiose di sapere se davvero in Italia c’è un buon livello di convivenza tra allevatori e predatori, perché questo è ciò che viene detto loro negli incontri informativi o che appare sugli articoli. Così come qui da noi dicono che in Francia convivono perfettamente… no? Poi il discorso, dal lupo, passava alla crisi che interessa molte aziende. “In Francia c’è un suicidio al giorno tra i paysan“, raccontava una signora. “Va un po’ meglio per quelli che si sono messi a trasformare in proprio, che seguono tutta la filiera nella loro azienda“, ci diceva un altro gestore.

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Mercato a Dignes-les-Bains – Francia

Nei mercati sono numerose le bancarelle delle aziende agricole. In generale, non manca mai almeno un paio di piccoli produttori di formaggi di capra e/o pecora. Così ad occhio direi che le vendite sono buone, dato che alle 11:30-12:00 i loro banchetti nei mercati più affollati avevano già praticamente esaurito i formaggi freschi. E i prezzi sono notevolmente più elevati dei nostri. La sensazione che ho, ogni volta che vado in Francia, è che da loro le normative per la trasformazione e vendita siano meno restrittive che da noi. Però non so se fosse pienamente in regola quella signora che si aggirava per le vie di La Ciotat con una borsa con le rotelle “vecchio stile”, un corno di capra in mano. Ogni tanto lo suonava con vigore, dopodiché annunciava a gran voce: “Fromage de chevre!“. La gente si avvicinava e lei estraeva dalla borsa le formaggelle, per incartarne uno o due pezzi, a seconda delle richieste dei clienti.

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Vecchia porta in un vicolo del villaggio, Bargemon – Francia

In Piemonte i paesi di montagna sono ancora vivi, ci sono i negozi! Da noi è tutto chiuso, morto!“, così raccontava un signore che in questi anni è stato in ferie in Valle Maira e Valle Varaita. Evidentemente è proprio vero che l’erba del vicino brilla sempre di un verde più intenso… Le nostre vallate montane non se la passano affatto bene, anche se effettivamente qualche negozio che resiste c’è ancora.

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Nella parte alta di Tende – Francia
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Tra i vicoli di Bargemon – Francia

I villaggi di questa parte della Francia sono così belli da visitare se ti piacciono i vicoli e quel senso di indefinita trascuratezza senza tempo. Tra case chiuse da anni e angoli decorati e ricchi di fiori si respira l’atmosfera tipica della Provenza.

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Turismo di massa a Saint Paul de Vence – Francia

Poi ci sono i villaggi turistici, dove tutto è stato recuperato, sono proliferati negozi e atelier di artigiani e artisti. Qui arrivano i turisti in massa, pullman interi e decine e decine di auto. Senti parlare tutte le lingue del mondo, c’è gente in qualsiasi ora, fino a tarda sera.

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Uno dei tanti gatti incontrati nei villaggi – Villecroze, Francia

Io però preferivo di gran lunga gli altri, quelli dove, nei vicoli, incontravi soprattutto gatti e sentivi odore di aglio che usciva dalle finestre mentre la gente stava cucinando. Non mancava mai anche qualcuno che rientrava con la baguette sottobraccio e quei due o tre tavolini con gruppetti di gente del posto che si beveva un pastis al bar in piazza. E’ vero che non erano più popolati come un tempo, ma il vero abbandono l’ho percepito altrove.

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Strada degli artisti a Draguignan – Francia
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Colori vivaci e senso di abbandono – Grasse, Francia
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Strade silenziose a Grasse – Francia

E’ stato nelle cittadine che mi ha colpito il silenzio e la desolazione di alcune vie. Appena fuori dal centro, ecco decine e decine di serrante abbassate, vetrine polverose, porte serrate da anni. Qua e là tentativi di valorizzazione poi abortiti, strade dedicate agli artisti con i laboratori chiusi o aperti saltuariamente. Non che non succeda anche da noi, dove il commercio spesso si sposta interamente (ahimè) nei grandi centri commerciali. C’è chi trasferisce la sua attività al loro interno e… molti altri invece chiudono definitivamente.

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Prati sfalciati al tramonto – Saint-Vincent-les-Forts, Francia
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Campi di cereali con papaveri e altre “infestanti” – Provenza, Francia
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Campi di cereali e coltivazioni di lavanda, Valensole – Francia

Torniamo alla vita rurale. Buona parte del turismo di queste aree è legato al paesaggio rurale e alle sue produzioni. La fioritura della lavanda è uno dei simboli della Provenza, ma poi ci sono anche vigneti e vini, uliveti e olio e così via. Mancasse l’aspetto rurale ed eno-gastronomico, queste terre perderebbero gran parte della loro attrattiva.

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Visita notturna di una famiglia di cinghiali davanti alla porta della nostra camera – Tourtour, Francia

Vi sono però, come dicevo prima, immensi territori quasi disabitati, dove guidi per chilometri senza vedere una casa, o al massimo scorgi un cabanon, una piccola azienda agricola circondata da vecchi macchinari, qualche auto o furgoncino arrugginito e non più funzionante. Oltre ai lupi, sicuramente lì trovano cibo e rifugio moltissimi animali selvatici. In una zona residenziale, con numerose ville circondate da giardini e pini, notavamo un susseguirsi di recinzioni elettrificate, anche se chiaramente all’interno non vi era alcuna forma di allevamento. Nel cuore della notte abbiamo compreso le ragioni: le fotocellule sono scattate e hanno illuminato chi si stava avvicinando alla porta della nostra stanza, una grufolante famiglia di cinghiali, la cui presenza sul territorio è ben nutrita.

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Tende, Valle Roya – Francia
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Passaggi coperti e scalinate – Tende, Francia
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Al lavoro nell’orto, Tende – Francia

Per concludere, sulla via del ritorno ci siamo finalmente fermati a Tenda (Tende in Francese). Sono passata innumerevoli volte qui, specialmente da bambina, e il villaggio arroccato contro la montagna mi aveva sempre affascinata. Questa volta ho potuto visitarlo con calma, scoprendo un vero gioiellino. Alte case antiche, fontane, portali decorati, ripide scalinate e passaggi coperti tra le case. La parte più viva e nuova è quella lungo il corso della strada che risale la Valle Roya per portare al traforo del Colle di Tenda e quindi a Cuneo, ma merita addentrarsi nelle strette strade lastricate.

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Museo della tradizione – Tende, Francia

Si arriva anche ad un museo molto particolare, frutto della passione di un uomo che, per quasi 50 anni, ha collezionato tutto quello che riguardava la vita di questo paese. Oggi il museo è in vendita “a pezzi o in blocco”, così recita il cartello scritto a mano. Ogni articolo ammassato nelle anguste stanze che ospitano la collezione ha un prezzo, dalle credenze alle canaule con campana, dai vasi in vetro ai coltelli e così via. Un posto dove un appassionato potrebbe perdersi per ore… (ho cercato riferimenti on-line su questo museo, ma non ho trovato nulla).

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