In alpeggio con rispetto

Saranno in tanti in questi giorni ad attraversare i territori di alpeggio, anche persone che nel resto dell’anno non sono abituali frequentatori della montagna si aggiungeranno agli escursionisti che invece cercano di sfruttare ogni occasione per “fare una gita in montagna”. Sembra scontato parlare di certe cose… e invece no, occorre ripeterle continuamente. Come spunto parto da un paio di esperienze vissute in prima persona e da post/commenti letti casualmente su facebook. Colgo inoltre l’occasione per dirvi che, nel numero di Meridiani Montagne in uscita in edicola il 1 agosto, ci sarà anche un mio articolo dedicato a un itinerario tra gli alpeggi della Valle d’Aosta. L’intero numero sarà sui sentieri delle malghe in varie regioni d’Italia.

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Bovini in alpeggio – Vallone di St.Marcel (AO)

Bisognerebbe però, oltre a suggerimenti e itinerari, fornire una guida comportamentale, al turista… Nel mio “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari escursionistici“, MonteRosa Edizioni, ho inserito un apposito capitolo con alcune indicazioni per gli escursionisti. Non tutti possono sapere come funziona la vita/lavoro in alpeggio, non tutti si rendono conto di come certi comportamenti possono facilitare la pacifica convivenza di chi frequenta la montagna per diletto e chi vi lavora.

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Fili e picchetti per delimitare il pascolo – Val Chisone (TO)

Stamattina ho letto un “vivace” scambio di opinioni tra una persona che se la prendeva con gli allevatori che “inglobano i sentieri nei pascoli” tirando fili e fettucce “che non si strappano anche quando uno ci finisce in mezzo con la bici”. Vi risparmio il resto del discorso. Io ho cercato di capire le ragioni dell’uno e dell’altro. Partiamo dall’inizio: gli allevatori non tirano fili per puro divertimento: lo si fa per delimitare un pascolo, per evitare che gli animali vadano in luoghi pericolosi per la loro incolumità, per evitare che scappino, per far sì che non vadano a “inquinare” sorgenti e prese d’acqua o per confinarli in un recinto per la notte. Non sempre gli animali sono lì dove c’è il filo, “dentro al filo”. Perché il recinto lo prepari anche per le settimane a venire. Perché gli animali li sposti man mano che finisci l’erba. Perché pascoli qui, poi là e poi ritorni a pascolare nel primo punto quando l’erba è ricresciuta. Insomma, i recinti, i fili, fanno parte delle pratiche lavorative degli allevatori.

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Recinto usato per il ricovero notturno – Val Chisone (TO)

Certamente anche gli allevatori hanno il dovere di cercare di rispettare gli altri fruitori della montagna (ma teniamo ben presente che l’allevatore è lì per lavorare, paga un affitto per i pascoli, il sentiero attraversa i pascoli, noi turisti siamo ospiti), per quanto possibile. Così quando un filo attraversa una pista o un sentiero, quando possibile si predispone un attraversamento facilitato per gli escursionisti. Ve ne ho già parlato più volte in passato, ci sono anche appositi accorgimenti, ma quando trovate un sistema per aprire e chiudere il passaggio, dovreste poi rimetterlo come l’avete trovato. Perché se aprite e non richiudete e le bestie poi scappano, il pastore farà che lasciare il solito filo di traverso al sentiero. L’allevatore dovrebbe però avere sempre l’accortezza di legare qualcosa di visibile per segnalare la presenza del filo quando questo interseca un sentiero o, a maggior ragione, una pista dove transitano biciclette o altri mezzi. L’altro giorno, durante un’escursione, il sentiero che stavo seguendo “finiva” dritto dentro ad un recinto, dove erano ricoverati numerosi bovini, sorvegliati da cani da guardiania. Ho circumnavigato il recinto fino a ritrovare il sentiero ed ho proseguito. Non si trattava di negligenza o arroganza del pastore, semplicemente il recinto era stato fatto nell’unico spazio pianeggiante (attraversato nel mezzo dal sentiero) dove gli animali potevano coricarsi. Gli escursionisti come me possono risalire il versante facendo qualche passo in più, mentre le vacche non possono dormire in pendenza!

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Motociclisti impazienti cercano di superare una mandria che si sta spostando lungo una pista sterrata in alta montagna – Val Chisone (TO)

Sempre parlando di rispetto, lungo piste e sentieri possiamo trovare animali che si stanno spostando, in totale autonomia all’interno dei pascoli delimitati o guidati dagli allevatori quando vengono condotti in un’altra zona di pascolo. Voler passare in mezzo a tutti i costi (a piedi, ma ancora di più con dei mezzi) è pericoloso per gli animali, ma anche per la nostra incolumità. Non è detto che l’animale si sposti per farci passare, anzi… sovente si spaventa e può avere reazioni improvvise. Gli animali normalmente non sono pericolosi per l’escursionista di passaggio, al massimo possono essere incuriositi e avvicinarsi per annusarci, ma non per “caricarci”, a a meno che si tratti di vacche che vogliono difendere i loro vitelli.

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Auto incolonnate dietro ad una mandria che viene spostata lungo una pista sterrata – Val Chisone (TO)

L’altro giorno ho visto automobilisti irritati “scalpitare” dietro ad una mandria che veniva spostata lungo una pista sterrata in montagna (non una strada di comunicazione, ma una pista che conduce a vari alpeggi e termina davanti ad un rifugio). Era quasi mezzogiorno… Le auto consumavano frizione e copertoni per restare appiccicate agli allevatori che cercavano di far avanzare il più velocemente possibile anche il vitello più piccolo e la vacca più affaticata, in un nervosismo crescente da ambo le parti. Sei in montagna… se proprio non vuoi camminare e vuoi arrivare in auto a mangiare pranzo al rifugio, almeno stai calmo e goditi la vita di montagna in tutti i suoi aspetti! Aspetti di gustare la polenta concia? Bene… il formaggio e il burro così buoni li hai solo se ci sono gli animali nei pascoli… e nei pascoli non ci arrivano volando. Quella che per noi è tutta erba verde, può essere territorio di un altro alpeggio, quindi non può essere attraversato da qualunque animale, così per raggiungere un altro pascolo si seguono le strade esistenti.

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Una mandria di vacche viene fatta scendere verso l’alpeggio – Valtournenche (AO)

Tra i tanti suggerimenti al “turista in alpeggio”, un altro tema molto “caldo” è quello dei cani. In alpeggio ci sono sempre dei cani, soprattutto quelli cosiddetti “da conduzione”, utilizzati per spostare gli animali, per contenerli, per spronarli, per farli rientrare all’alpeggio, ecc… Ci possono poi essere cani da guardia accanto alle baite (anche se solitamente, soprattutto dove si vende formaggio, si evitano animali aggressivi contro i visitatori), infine vi sono i cani da guardiania. Per il turista, le cose cambiano nell’eventualità che sia da solo o accompagnato da un proprio cane da compagnia. Tranne alcune spiacevoli eccezioni, i cani da lavoro degli allevatori restano accanto a chi sta conducendo gli animali e non vengono ad infastidire i turisti di passaggio se questi non gridano, non corrono, non infastidiscono il bestiame.

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Cani lungo una pista che sale ad un alpeggio – Valtournenche (AO)

Ieri però in due occasioni i cani degli allevatori si sono allontanati dai padroni (che non i hanno affatto richiamati) per venire non contro di noi, ma contro il mio cane (che era legato al guinzaglio). In alcuni parchi naturali (Gran Paradiso, per esempio) vi sono itinerari totalmente vietati ai cani, anche al guinzaglio, pena multe salate, questo per non disturbare la fauna selvatica. Non esistono leggi specifiche altrove, per non disturbare gli animali domestici al pascolo… Personalmente, consiglio però a tutti gli escursionisti di tenere il proprio cane al guinzaglio almeno in presenza di animali al pascolo o avvicinandosi agli alpeggi. Dato che il mio cane era legato, ieri abbiamo evitato che si azzuffasse con quelli degli allevatori. Non ho visto passare altri cani, quindi non so se l’atteggiamento aggressivo riscontrato in quei cani era solo rivolto al mio (che, essendo un cane da lavoro, a volte abbaia eccitato quando vede vacche, capre o pecore) o se sarebbe successo a chiunque. Al turista quindi suggerisco sempre l’utilizzo del guinzaglio… e all’allevatore di richiamare i suoi cani quando li vede partire di corsa abbaiando verso i turisti! Rispetto reciproco, sempre!

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Cane da guardiania in un recinto – Val Chisone (TO)

Nel caso dei cani da guardiania, il discorso si complica ulteriormente. Sicuramente il rischio di incidenti con questi cani aumenta se si è accompagnati da un proprio cane da compagnia. Dovendo attraversare una zona dove sapevo che ne avrei incontrati (sia con le vacche, sia con le pecore), ho preferito affrontare l’escursione da sola e infatti non ho avuto nessun problema. Verso di me ci sono solo state “abbaiate di avvertimento” e ho potuto affrontare tutto l’itinerario della mia gita senza problemi. Anche in questo caso, ricordo che gli allevatori non si sono dotati di questi cani (pastore maremmano-abruzzese, pastore dei Pirenei, pastore della Sila, pastore del Caucaso, pastore dell’Asia Centrale, ecc…) per divertimento, ma per cercare di salvaguardare i propri animali dagli attacchi dei sempre più diffusi predatori. Lo so che sono discorsi non facili, lo so che c’è chi sbaglia da ambo le parti (tra gli umani, non darei colpe agli animali), quindi il mio invito a tutti è quello di cercare di facilitare le cose andandosi incontro a vicenda.

…E non vorrei mai più leggere certi commenti di persone che invitano a “tagliare i fili”, scatenando così una valanga di odio, insulti e chiusura sempre maggiore…

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Mi sa che mi sono sbagliata

Lo scorso inverno, ma poi anche dopo, in primavera, ogni volta che nevicava, dicevamo che “era tutto buono”, che la neve sarebbe servita come scorta d’acqua, che nell’estate ci sarebbe poi stata tanta erba sui pascoli. Eppure adesso sugli alpeggi in molti si lamentano dicendo che “in alto non c’è niente”, che “su l’erba è tutta rossa, tutta bruciata”.

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Capre in alpeggio – Valsavarenche (AO)

Che succede? Sono le solite lamentale del mondo agricolo che non è mai contento? Sicuramente la situazione non è la stessa in tutti gli alpeggi, ma effettivamente in molte “montagne” si riscontra lo stesso problema.

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Torrente tran Pian della Ciamarella e Pian della Mussa – Valli di Lanzo (TO)

Ecco allora i torrenti fragorosi di acqua fresca, alimentati dalle sorgenti e dai nevai che ancora stanno sciogliendo. Lì intorno l’erba è fresca, verde, abbondante. Viene da pensare che sia proprio ora di salire più in alto a pascolare, con la mandria o il gregge.

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Fioritura di Onobrychis montana – Pian della Ciamarella, Valli di Lanzo (TO)

Il pascolo intorno all’alpeggio è di alta qualità, ottime erbe che daranno un buon latte da trasformare in tome saporite. Ma… Ma l’erba è effettivamente bassa, scarsa. A parte questa macchia rosa intenso di leguminose, ci sono chiazze di altro colore.

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Pascoli a Pian della Ciamarella – Valli di Lanzo (TO)

Specialmente sui dossi, dove lo strato di suolo è più scarso e affiorano le rocce, ecco quello che si diceva, “l’erba bruciata”. Qui le bestie da mangiare non troveranno molto. Me lo diceva anche un pastore al telefono: “Su è tutto rosso… non so se ce la faremo ad arrivare alla fine di agosto! Il sole brucia e l’aria è fredda, l’erba non è venuta e quella poca che c’era sta seccando.

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Temporale e grandine in alpeggio – Praz-Croux-désot, Nus (AO)

Nel frattempo sono arrivati i temporali. Non è detto che siano arrivati proprio dappertutto, non è detto che abbiano bagnato molto. Alcuni sono così forti e improvvisi da dilavare, più che bagnare. Anche in montagna poi possono aver fatto danni, sotto forma di grandinate. Insomma, a quanto pare questa è un’altra annata difficile.

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Stalla danneggiata dalla neve all’alpeggio Giasset – Pian della Mussa, Balme (TO)

Gli allevatori che devono salire a Pian della Ciamarella si sono trovati la stalla danneggiata dalla neve della scorsa stagione, tanto per cominciare. Solo una piccola porzione di tetto ha resistito, l’altra non ce più e bisognerà ricostruirla.

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Alpe della Ciamarella – Valli di Lanzo (TO)

Ma come mai i pascoli in quota sono così “bruciati”? Qualche ipotesi? Ricordiamoci che lo scorso anno c’è stata una terribile e prolungata, la cotica erbosa ha sicuramente sofferto nel suo complesso, qualche essenza vegetale ha patito più di altre. Poi c’è stata la neve, il freddo le piogge primaverili. Alle quote più basse la neve è sciolta pian piano, penetrando nel terreno. Più in alto invece, quando ha smesso di piovere, è arrivato quasi di colpo il caldo improvviso. La neve è letteralmente evaporata (sublimata, per usare le parole giuste), sotto l’erba ha iniziato a germogliare, ma di acqua dal cielo dopo non ne è più arrivata.

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Mandria in attesa di andare al pascolo – Pian della Mussa, Balme (TO)

Vedremo se questi temporali salveranno ancora la stagione, anche se, ad alta quota, la stagione è corta e ha i giorni contati. Negli alpeggi più alti si sale ora, a fine luglio, ai primi di agosto, e non si resta che poche settimane, dopo potrebbero arrivare anche le prime improvvise nevicate. In questi giorni le montagne si affolleranno sempre più di turisti ed escursionisti: se siete anche voi tra di loro, provate ad osservare più a fondo i territori che attraverserete…

Non è come sembra

Abbiamo fatto un veloce viaggio oltralpe, qualche giorno per staccare dalla “routine”. La Francia è vicina, non eccessivamente cara, offre un buon assortimento di paesaggi e luoghi da visitare senza affaticarsi troppo. Non cercavamo le città, quindi buona parte del tempo siamo stati circondati da spazi rurali. Dormendo nelle chambres d’hôtes (l’equivalente francese dei bed&breakfast) c’è modo anche di chiacchierare con i gestori e gli altri ospiti, specialmente se si cena tutti insieme.

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Gregge salendo al Colle dell’Izoard – Francia

Non intendo raccontarvi nel dettaglio il nostro viaggio, ma solo presentarvi alcune riflessioni su tematiche emerse nel corso di queste chiacchierate. L’allevamento ovino è molto radicato sul territorio, specialmente nelle regioni del Sud che abbiamo attraversato. La carne è presente nelle macellerie (sia quelle francesi sia, a maggior ragione, nelle numerose macellerie halal che abbiamo visto un po’ in tutte le cittadine) e non manca mai nei menù.

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Cartellonistica rivolta ai turisti – Cervières, Francia

Ovunque, lungo le strade, i sentieri e nelle strutture dove abbiamo soggiornato, sono presenti cartelli, locandine e depliant informativi sulla presenza dei cani da guardiania e sul comportamento da tenere. Il gestore di una delle strutture dove abbiamo soggiornato ci diceva che la convivenza cani-turisti è molto problematica. In Francia la razza più utilizzata è quella dei Pastori dei Pirenei, ma… contrariamente a quello che solitamente ci viene detto, non sono così docili. “Ci sono stati molti casi di turisti che sono stati morsicati, i pastori si sono stufati, non sono cani che puoi educare! Non sono cani, loro pensano di essere pecore!!! Molti adesso hanno preso altre razze, come i Pastori del Caucaso o i Pastori dell’Asia Centrale.

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Gregge al pascolo, Comps-sur-Artuby, Francia

Ogni volta che dicevamo che abbiamo animali, una ferme, immediatamente ci chiedevano com’è in Italia la situazione con il lupo. E’ successo ovunque, in zone di montagna e in paesi a poca distanza dalla costa. “Qui il lupo è un grosso problema…“. Non è difficile da credere, sia per il fatto che l’allevamento ovino è così diffuso, sia perché le zone dove il predatore si può rifugiare sono immense. Abbiamo attraversato innumerevoli aree completamente disabitate, coperte di boschi.

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Pascoli e abbeveratoio su di un altopiano – Caussols, Francia

Altrove invece era la “garriga” a coprire sconfinare zone calcaree, altopiani e gole, con radi boschi, aree cespugliate e distese di erbe dure, spesso spinose, ciuffi di lavanda selvatica e altre piante aromatiche. “Da noi molti pastori sono giovani che hanno fatto un corso a scuola (l’Ecole du Merle di Salon de Provence, ndA), non sono preparati al lupo, agli attacchi. A me piace andare in montagna e mi fermo sempre a parlare con i bergers. C’era una ragazza che era sconvolta, essere su da sola con gli animali e avere attacchi continui, trovare gli animali morti, sbranati, le pecore gravide con il ventre squarciato….“. Ho chiesto se è vero che i pastori possono sparare al lupo: “No, anche se ormai molti sono comunque armati, perché sono stufi di questa situazione. Qualche lupo viene abbattuto in modo ufficiale, ma solo quando si ritiene che sia davvero pericoloso e allora viene fatta intervenire una squadra apposita.

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Fattoria didattica a Cervières – Francia

Tutte le persone che ci hanno fatto domande sul lupo erano curiose di sapere se davvero in Italia c’è un buon livello di convivenza tra allevatori e predatori, perché questo è ciò che viene detto loro negli incontri informativi o che appare sugli articoli. Così come qui da noi dicono che in Francia convivono perfettamente… no? Poi il discorso, dal lupo, passava alla crisi che interessa molte aziende. “In Francia c’è un suicidio al giorno tra i paysan“, raccontava una signora. “Va un po’ meglio per quelli che si sono messi a trasformare in proprio, che seguono tutta la filiera nella loro azienda“, ci diceva un altro gestore.

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Mercato a Dignes-les-Bains – Francia

Nei mercati sono numerose le bancarelle delle aziende agricole. In generale, non manca mai almeno un paio di piccoli produttori di formaggi di capra e/o pecora. Così ad occhio direi che le vendite sono buone, dato che alle 11:30-12:00 i loro banchetti nei mercati più affollati avevano già praticamente esaurito i formaggi freschi. E i prezzi sono notevolmente più elevati dei nostri. La sensazione che ho, ogni volta che vado in Francia, è che da loro le normative per la trasformazione e vendita siano meno restrittive che da noi. Però non so se fosse pienamente in regola quella signora che si aggirava per le vie di La Ciotat con una borsa con le rotelle “vecchio stile”, un corno di capra in mano. Ogni tanto lo suonava con vigore, dopodiché annunciava a gran voce: “Fromage de chevre!“. La gente si avvicinava e lei estraeva dalla borsa le formaggelle, per incartarne uno o due pezzi, a seconda delle richieste dei clienti.

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Vecchia porta in un vicolo del villaggio, Bargemon – Francia

In Piemonte i paesi di montagna sono ancora vivi, ci sono i negozi! Da noi è tutto chiuso, morto!“, così raccontava un signore che in questi anni è stato in ferie in Valle Maira e Valle Varaita. Evidentemente è proprio vero che l’erba del vicino brilla sempre di un verde più intenso… Le nostre vallate montane non se la passano affatto bene, anche se effettivamente qualche negozio che resiste c’è ancora.

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Nella parte alta di Tende – Francia
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Tra i vicoli di Bargemon – Francia

I villaggi di questa parte della Francia sono così belli da visitare se ti piacciono i vicoli e quel senso di indefinita trascuratezza senza tempo. Tra case chiuse da anni e angoli decorati e ricchi di fiori si respira l’atmosfera tipica della Provenza.

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Turismo di massa a Saint Paul de Vence – Francia

Poi ci sono i villaggi turistici, dove tutto è stato recuperato, sono proliferati negozi e atelier di artigiani e artisti. Qui arrivano i turisti in massa, pullman interi e decine e decine di auto. Senti parlare tutte le lingue del mondo, c’è gente in qualsiasi ora, fino a tarda sera.

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Uno dei tanti gatti incontrati nei villaggi – Villecroze, Francia

Io però preferivo di gran lunga gli altri, quelli dove, nei vicoli, incontravi soprattutto gatti e sentivi odore di aglio che usciva dalle finestre mentre la gente stava cucinando. Non mancava mai anche qualcuno che rientrava con la baguette sottobraccio e quei due o tre tavolini con gruppetti di gente del posto che si beveva un pastis al bar in piazza. E’ vero che non erano più popolati come un tempo, ma il vero abbandono l’ho percepito altrove.

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Strada degli artisti a Draguignan – Francia
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Colori vivaci e senso di abbandono – Grasse, Francia
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Strade silenziose a Grasse – Francia

E’ stato nelle cittadine che mi ha colpito il silenzio e la desolazione di alcune vie. Appena fuori dal centro, ecco decine e decine di serrante abbassate, vetrine polverose, porte serrate da anni. Qua e là tentativi di valorizzazione poi abortiti, strade dedicate agli artisti con i laboratori chiusi o aperti saltuariamente. Non che non succeda anche da noi, dove il commercio spesso si sposta interamente (ahimè) nei grandi centri commerciali. C’è chi trasferisce la sua attività al loro interno e… molti altri invece chiudono definitivamente.

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Prati sfalciati al tramonto – Saint-Vincent-les-Forts, Francia
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Campi di cereali con papaveri e altre “infestanti” – Provenza, Francia
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Campi di cereali e coltivazioni di lavanda, Valensole – Francia

Torniamo alla vita rurale. Buona parte del turismo di queste aree è legato al paesaggio rurale e alle sue produzioni. La fioritura della lavanda è uno dei simboli della Provenza, ma poi ci sono anche vigneti e vini, uliveti e olio e così via. Mancasse l’aspetto rurale ed eno-gastronomico, queste terre perderebbero gran parte della loro attrattiva.

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Visita notturna di una famiglia di cinghiali davanti alla porta della nostra camera – Tourtour, Francia

Vi sono però, come dicevo prima, immensi territori quasi disabitati, dove guidi per chilometri senza vedere una casa, o al massimo scorgi un cabanon, una piccola azienda agricola circondata da vecchi macchinari, qualche auto o furgoncino arrugginito e non più funzionante. Oltre ai lupi, sicuramente lì trovano cibo e rifugio moltissimi animali selvatici. In una zona residenziale, con numerose ville circondate da giardini e pini, notavamo un susseguirsi di recinzioni elettrificate, anche se chiaramente all’interno non vi era alcuna forma di allevamento. Nel cuore della notte abbiamo compreso le ragioni: le fotocellule sono scattate e hanno illuminato chi si stava avvicinando alla porta della nostra stanza, una grufolante famiglia di cinghiali, la cui presenza sul territorio è ben nutrita.

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Tende, Valle Roya – Francia
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Passaggi coperti e scalinate – Tende, Francia
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Al lavoro nell’orto, Tende – Francia

Per concludere, sulla via del ritorno ci siamo finalmente fermati a Tenda (Tende in Francese). Sono passata innumerevoli volte qui, specialmente da bambina, e il villaggio arroccato contro la montagna mi aveva sempre affascinata. Questa volta ho potuto visitarlo con calma, scoprendo un vero gioiellino. Alte case antiche, fontane, portali decorati, ripide scalinate e passaggi coperti tra le case. La parte più viva e nuova è quella lungo il corso della strada che risale la Valle Roya per portare al traforo del Colle di Tenda e quindi a Cuneo, ma merita addentrarsi nelle strette strade lastricate.

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Museo della tradizione – Tende, Francia

Si arriva anche ad un museo molto particolare, frutto della passione di un uomo che, per quasi 50 anni, ha collezionato tutto quello che riguardava la vita di questo paese. Oggi il museo è in vendita “a pezzi o in blocco”, così recita il cartello scritto a mano. Ogni articolo ammassato nelle anguste stanze che ospitano la collezione ha un prezzo, dalle credenze alle canaule con campana, dai vasi in vetro ai coltelli e così via. Un posto dove un appassionato potrebbe perdersi per ore… (ho cercato riferimenti on-line su questo museo, ma non ho trovato nulla).

Fieno e ancora fieno

Queste pagine sono rimaste in silenzio per qualche giorno… in compenso ferveva l’attività altrove e sarà così per buona parte della stagione estiva. Chi lo vive, sa cosa significa, ma per tutti gli altri bisogna spiegare meglio cosa sia la fienagione.

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Fienagione in montagna – Nus (AO)

Quando gli animali sono all’aperto, pascolano e si nutrono direttamente del foraggio, dell’erba. Quando sono in stalla, bisogna alimentarli con foraggio conservato, soprattutto fieno. Uno dei motivi per cui si fa la transumanza, per cui si mandano gli animali in alpeggio, è quello di far sì che si nutrano di quelle erbe disponibili solo nella stagione estiva, lasciando “liberi” i pascoli di pianura, che verranno sfalciati per ottenere per l’appunto il fieno. La stessa cosa accade in fondovalle o sui versanti di mezza quota.

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Fieno a 1000 m – Nus (AO)

Lo scorso anno era stato pessimo per il fieno, tra gelate primaverili e siccità estiva. Quest’anno le piogge hanno penalizzato il maggengo, il primo taglio di pianura, mentre in montagna, da queste parti ha smesso di piovere proprio quando gli animali sono saliti in alpeggio a metà giugno. Tempo di pulire le stalle e poi via subito a gran carriera a far fieno, approfittando di sole e giornate ventilate.

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Le andane pronte per l’imballatura – Nus (AO)

Ci va tempo a fare il fieno, specialmente in quota. In pianura oggi, con i mezzi, basta una persona e i macchinari giusti. Quando le estensioni sono vaste e regolari, non c’è nemmeno da scendere dal trattore. Le cose cambiano in montagna, dove ci sono pezzi e pezzettini, tanto per cominciare. Anche dove il terreno è pianeggiante o quasi, pali e paletti delimitano gli appezzamenti, quindi è tutto un girare e manovrare per tagliare, girare, ammucchiare e imballare il tuo pezzo, poi saltare quelli dei confinanti e ricominciare un po’ più in là. Se vuoi fare le cose per bene, meglio ci sia anche sempre qualcuno a terra con il rastrello per ripulire specialmente gli angoli e i punti dove i macchinari inevitabilmente lasciano giù fieno.

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Fienagione “ripida” – Nus (AO)

Poi ci sono tutti quei pezzi troppo ripidi per passare con il trattore, che vanno tagliati con la falciatrice, girati a mano, quindi il fieno viene ammucchiato al fondo tirandolo giù man mano con il rastrello. Qualche volta (peggio ancora) bisogna tirarlo in su, e la fatica è ovviamente maggiore. Mentre si è intenti a queste operazioni lunghe e pesanti, è inevitabile pensare all’assurdità di certe cose… Per esempio quanto lavoro ci sia dietro ad un litro di latte, ad un chilo di carne prodotta quassù. Eppure (quasi) nessuno lo riconosce. E non viene pagato più di quanto lo sia in pianura, dove tempi, spazi e modalità di lavoro sono molto differenti.

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…e anche questo pezzo è fatto… – Nus (AO)

Ogni azienda ha i suoi macchinari, per fare fieno, perché è inevitabile che sia così. Un conto è il pensionato che ha ancora due bestie o l’hobbista con un paio di capre, quelli possono anche andare avanti con i vecchi macchinari, ma chi fa l’imprenditore agricolo anche solo medio-piccolo, alla fine deve dotarsi di tutto il necessario. E serve il trattore grosso per l’imballatrice, serve la falciatrice e altri mezzi per i pezzi più brutti e ripidi, ecc ecc… Non potrebbe nemmeno fare a metà, per ipotesi, con il vicino, perché i giorni della fienagione sono gli stessi per tutti e nello stesso momento tutti tagliano, tutti imballano. Finito un pezzo, vai a farne un altro, perché devi approfittare del bel tempo e perché le scorte per la lunga stagione invernale devono essere grandi.

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Fienagione a Hers – Verrayes (AO)

Sono giorni di grande frenesia, vedi tutti passare con i macchinari o con i rastrelli, danno una mano anche i ragazzini e i membri della famiglia che fanno altri lavori. Nonostante le parole pessimistiche di chi diceva che avrebbe piovuto tutta l’estate, la stagione è iniziata nel migliore dei modi, ma non bisogna mai sprecare il tempo. Le condizioni meteo potrebbero cambiare, potrebbe arrivare un temporale serale… E così tutti si affrettano. Il fieno poi non aspetta, va tagliato al momento giusto per avere un buon prodotto che sarà gradito alle bestie e permetterà una buona produzione di latte. Una volta tagliato, dev’essere imballato quand’è ben secco, ma senza nemmeno aspettare troppo tempo. Se il clima è favorevole, un giorno si taglia, uno si gira e il terzo si imballa.

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Ballette “quadre” al fondo del prato in pendenza – Nus (AO)

A seconda del mezzo impiegato, si ottengono le care vecchie “ballette quadre”, più faticose da ottenere (bisogna spingere a mano con la forca il fieno nell’imballatrice), che però possono essere movimentate a mano e stoccate anche nei vecchi fienili delle baite. Oppure in montagna si fanno anche rotoballe (generalmente di dimensioni medie, mentre in pianura sono più grosse) e in questo caso l’imballatrice raccoglie da sola il fieno dalle andane a terra.

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Rotoballe a Hers – Verrayes (AO)

Si va avanti di pezzo in pezzo, c’è chi li ha tutti vicini, chi ne ha in frazioni o addirittura in comuni diversi, perché un pezzo è stato ereditato dalla famiglia del papà, uno da quella della mamma, l’altro l’hai preso in affitto e un altro ancora te l’ha lasciato uno che non riesce più a star dietro a questi lavori. C’è chi il fieno lo usa tutto per la propria azienda, chi lo fa per poi venderlo, dato che non ha più animali. C’è chi è in alpeggio e scende a farsi il fieno (mentre operai e famigliari si occupano del bestiame), chi manda via i propri animali per occuparsi della fienagione.

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Prati non sfalciati a Hers – Verrayes (AO)

Non trascuriamo poi il valore paesaggistico della fienagione. Dove gli uomini passano a svolgere questa attività, una volta rimosse e stoccate le balle nei fienili, restano bei prati curati dove la pioggia o l’irrigazione in pochi giorni faranno tornare il colore verde e anche qualche fiore. Passato il giusto tempo si procederà con il secondo, magari anche con un terzo taglio (anche se, in montagna, molte volte il terzo viene pascolato dagli animali che tornano dall’alpeggio). Laddove invece i prati sono stati abbandonati, già a fine giugno il colore prevalente è il giallo scuro delle spighe delle graminacee. Difficilmente qui fioriranno altre essenze e anche le piogge in questi appezzamenti non riusciranno a mantenere il bel verde vivo che si osserva invece nei prati sfalciati regolarmente.

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Non so quanto riuscirò ad essere presente su queste pagine nelle prossime settimane/mesi, perché la fienagione continua ad altre quote e poi con il secondo taglio. Vi ricordo però che potete incontrarmi alle presentazioni dei miei libri, che trovate tutte indicate qui. La prima è questo venerdì, 13 luglio 2018, alle ore 21:00 a Rivarolo Canavese.