Tutelare la transumanza

E’ notizia recente il fatto che l’Italia abbia candidato (insieme a Grecia e Austria) la transumanza a patrimonio dell’Umanità UNESCO. Ho letto tante manifestazioni di interesse e gradimento all’iniziativa, ma io non sono riuscita a capire fino in fondo cosa significhi. Così ho cercato di informarmi. Ci sono diverse forme di tutela da parte dell’UNESCO: quella dei beni materiali (siti storici, architettonici, paesaggistici), a cui sono poi stati aggiunti quelli immateriali, tra cui si andrebbe ad inserire la transumanza.

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Transumanza di salita in alpeggio, Val Chisone (TO)

L’art.2 della Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale dà questa definizione dei beni da tutelare: “le prassi, le rappresentazioni, le espressioni, le conoscenze, il know-how – come pure gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati agli stessi – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale. Questo patrimonio culturale immateriale, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana.

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Mandria di vacche piemontesi di ritorno dall’alpeggio in autunno – Sauze d’Oulx, Val di Susa (TO)

Ho poi letto i vari articoli dedicati alla “notizia” della candidatura. Il progetto della candidatura è stato coordinato dal Ministero delle politiche agricole, la decisione da parte della commissione verrà presa nel 2019. In alcuni articoli, compaiono frasi e descrizioni tipo questa: “La Transumanza, pratica di migrazione stagionale di greggi, mandrie e pastori in differenti zone climatiche lungo le vie semi-naturali dei tratturi, in Italia viene praticata nelle regioni del Centro e del Mezzogiorno; e quindi da Amatrice, dove si svolgeva la grande festa dei pastori transumanti e Ceccano nel Lazio, da Aversa degli Abruzzi e Pescocostanzo in Abruzzo, da Frosolone in Molise al Gargano in Puglia. Ma pastori transumanti sono ancora in attività anche nell’area alpina, in particolare in Lombardia e nel Val Senales in Alto Adige.” (qui l’articolo completo)

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Festa della transumanza con passaggio nel centro di Amatrice nel 2012

Più o meno ogni pezzo scritto in questi giorni contiene le stesse informazioni, come se i giornalisti si siano limitati a girare e rigirare un comunicato stampa, senza avere molta conoscenza dell’argomento. (altri articoli qui, qui e qui su La Stampa, dove qualcuno ha aggiunto il Piemonte alle regioni interessate, senza preoccuparsi della Val d’Aosta, della Lombardia, della Liguria, del Veneto, del Trentino, del Friuli Venezia Giulia…).

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Festa della transumanza a Pont Canavese (TO)

Negli articoli si nomina Amatrice, si nomina la Val Senales, si nominano i tratturi… Così mi sta venendo un dubbio, anche a fronte di iniziative di tutt’altro genere portate avanti nei mesi scorsi qua e là sul territorio nazionale. In Val Senales c’è la “famosa” sul ghiacciaio, con pecore che non solo attraversano per l’appunto un ghiacciaio di alta quota, ma vanno dall’Italia all’Austria, secondo una tradizione centenaria che non guarda agli attuali confini politici.

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Gregge vagante appena arrivato in montagna per la stagione estiva – Pragelato, Val Chisone (TO)

Cosa si vuole tutelare? Un’attività ancora praticata da uomini, donne, con i loro animali, in una forma di allevamento tradizionale che prevede, d’estate, l’utilizzo di risorse pascolive di alta quota con mandrie e greggi? Oppure solo l’atto in sé della transumanza, con una valenza sempre più turistico-ricreativa? Sono volutamente provocatoria, ma talvolta sembra necessario dover ricordare che… se vogliamo la “festa della transumanza”, gli allevatori devono poter vivere, lavorare e guadagnare grazie al loro mestiere durante tutto l’anno.

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Transumanza a Roaschia (CN) in occasione della fiera della pecora frabosana-roaschina

A Verbania da diversi anni viene presentata (e poi bocciata) in consiglio comunale una mozione per una “Pasqua cruelty free” contro il consumo di carne di agnello e capretto, tanto per citare un esempio tra i tanti di stretta attualità in questo periodo pasquale. Tali campagne sono particolarmente infervorate contro il consumo di carni ovicaprine, ma non mancano manifestazioni di alcuni attivisti anche in occasione di rassegne che coinvolgono la zootecnia bovina. Nascono movimenti anche a livello politico che fanno pressioni in tal senso, cioè spingono al boicottaggio del settore zootecnico, bollano l’intero comparto come “sfruttamento”, danno una visione dell’allevamento e delle successive pratiche di macellazione che si discostano dalla verità. Non possiamo negare vi siano singoli casi di realtà fuorilegge (abbiamo normative molto chiare e rigorose sul benessere animale e sulla sanità, dalla nascita fino al momento della macellazione), ma non devono essere usate come esempio di tutta la categoria.

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Salita in alpeggio di un gregge di capre valdostane – Valsavarenche (AO)

Ciò detto, nella speranza che queste frange estremiste vengano considerate come tali, ritorniamo alle nostre transumanze. Quello da tutelare, secondo me, è l’allevamento transumante, cioè quella forma di allevamento tradizionale che prevede l’utilizzo estivo di sedi e pascoli d’alpeggio, con uno spostamento (la transumanza, appunto) che avviene in salita e in discesa a seconda delle stagioni, ancora a piedi dove possibile, oppure con l’utilizzo di automezzi.

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Gregge vagante in salita verso l’alpeggio di passaggio a Valcanale (BG), durante la festa della transumanza

Tutelando questa transumanza, si dovrà tutelare anche il diritto di transito di mandrie e greggi sulle strade che portano all’alpeggio, no? Perché questa è una delle cose che servono agli allevatori transumanti. Non che ci siano comuni che emettono ordinanze che vietano il passaggio degli animali (sia per la transumanza, sia per il pascolo vagante, che in fondo è una lunga e continua transumanza). Un esempio tra tanti, questo caso della Valsesia dello scorso autunno. Leggete qui cosa dice la legge... un Sindaco può vietare il passaggio degli animali, ovviamente motivando il divieto. Ma se la regione sono “solo” i cittadini che si lamentano per le “strade sporche”?

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Festa della transumanza a Pont Canavese (TO)

La transumanza va tutelata innanzitutto come attività lavorativa. Ben vengano anche le feste dedicate a questo particolare momento, dato che sicuramente c’è un aspetto scenografico nel passaggio di uomini e armenti. Ma anche queste feste, secondo me, dovrebbero avvenire nel rispetto della tradizione e del momento di vita lavorativa. Possono essere un importante incontro tra gli allevatori e il pubblico: per i primi c’è l’orgoglio di sfilare con i propri animali al centro della piazza, veri protagonisti con i loro animali del territorio, e non personaggi di serie B relegati ai margini. Nello stesso tempo non dovrebbero, a mio parere, diventare una specie di circo (con contorno per esempio di cavalieri a cavallo con cappelli da cow-boys e giacche con le frange, o altri soggetti niente hanno a che fare con le transumanze alpine). Questo soprattutto perché il pubblico non sempre capisce fino in fondo quello che sta osservando e potrebbe trarne informazioni fuorvianti.

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Transumanza nel centro di Roaschia (CN) nell’ambito della fiera della pecora frabosana-roaschina

Se si mantiene la tradizione, è più facile comprendere come sia sì un giorno di festa, ma anche un momento delicato e faticoso nell’ambito del lavoro quotidiano. Il pubblico, nel momento del passaggio degli animali, deve essere rispettoso, non deve intralciare il cammino, non deve pretendere che si tratti di uno spettacolo ad uso e consumo del turista. Può succedere che gli animali non rispettino gli orari, perché può esserci l’imprevisto… Oppure che l’orario non sia quello centrale della giornata, perché altrimenti farebbe troppo caldo per far marciare gli animali. E così via.

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Festa della transumanza (Dévéteya) a Cogne (AO), con la mandria seguita dalle portatrici di Fontina in costume

Certe feste della transumanza vengono arricchite con il folklore locale, mettendo insieme la realtà attuale e alcuni aspetti del passato. Nella Dévéteya di Cogne, per esempio, alcuni allevatori sfilano in costume e le mandrie sono seguite da persone che rappresentano il modo in cui un tempo si portavano a valle i prodotti caseari. Le “normali” transumanze ovviamente sono cosa diversa, caratterizzate solitamente da una grande mole di cose da fare, animali, mezzi e masserizie da spostare, concitazione e stanchezza dalle prime ore del giorno alla sera tardi.

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Si attaccano i rudun provenzali per la salita in alpeggio – Val Chisone (TO)

C’è la tradizione, nella transumanza, ed è fatta soprattutto di suoni. Abbiamo, a seconda degli animali e dei luoghi, tutta una serie di campanacci e collari utilizzati apposta per quel momento. Anche questo è sicuramente uno dei fattori che possono far inserire la transumanza nei beni immateriali da tutelare.

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Festa del Cevrin, passaggio del gregge nel centro di Coazze, Val Sangone (TO)

Fortunatamente le transumanze sono ancora vive, sono tante, portate avanti da persone di tutte le età. La transumanza vuol dire utilizzo del territorio, vuol dire allevamento di razze spesso locali, la transumanza significa stagionalità, comporta produzioni (casearie e non solo) differenti a seconda del momento dell’anno e dei pascoli utilizzati. Tutte validissime ragioni per dire che va tutelata! Ma è comunque un qualcosa di vivo, di attuale, e non solo un ricordo (di quando di utilizzavano i tratturi o di quando si saliva con i muli e la caldaia del latte sulle spalle). Tutelare la transumanza vuol dire comprenderne le esigenze attuali e far sì che possa continuare ad esistere, anche evolvendosi.

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L’asino con l’apposito basto per il trasporto degli agnelli, ancora utilizzato da molti pastori durante gli spostamenti – Cogne (AO)

Ancora una volta non posso non ribadire come tutte queste immagini ci possono essere solo se gli allevatori tradizionali verranno sostenuti innanzitutto consentendo loro di continuare a lavorare in tutti i momenti dell’anno e in ogni fase delle loro attività. Aggiungo infine, per tutti coloro che ogni anno mi scrivono chiedendo di poter partecipare ad una transumanza, che ne esistono alcune di “organizzate” per i turisti, dove si può avere un ruolo più o meno attivo nella giornata. Rivolgetevi a queste realtà, dove è previsto un certo coordinamento logistico, perché altrimenti per gli allevatori non è facile gestire presenze extra in momenti così delicati.

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