Il buon freddo

Sì, è arrivato un po’ tardi, quando non ce lo aspettavamo più. Sicuramente in certe zone d’Italia è un po’ anomalo veder nevicare in spiaggia a fine febbraio… Ma qui da noi, perché far tante parole?

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Al pascolo a 1000m slm a fine gennaio – Nus (AO)

Ci sono siti seri di meteorologia dove documentarsi sul clima e sulle temperature medie dei mesi, anno per anno e l’allarmismo non dovrebbe essere tanto legato al fatto che nevica e fa freddo in inverno, quanto al caldo in certe giornate di fine gennaio! Negli anni scorsi, io ho letteralmente sofferto la mancanza di inverno. Non aver avuto quei giorni di clima “giusto” mi aveva lasciata insoddisfatta, priva di qualcosa, provavo un vero e proprio malessere che si acuiva nelle giornate “calde”. Figuratevi poi quanto hanno patito esseri ben più legati ai ritmi naturali dell’uomo!

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Freddo e neve a fine febbraio – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Lo sapevate, per esempio, che certi semi hanno bisogno di un certo periodo di gelo per poi germinare? Alle nostre latitudini, non è questo freddo e questa neve che fanno male, ma piuttosto il caldo anomalo e la siccità che abbiamo sperimentato più e più volte. Certo, ho visto mimose schiantate dalla neve e oleandri gelati, ma per la flora autoctona non c’è di che preoccuparsi.

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Cervi al pascolo dopo la nevicata – Nus (AO)

La fauna fa quel che può, in queste giornate, ma fa tutto parte della natura, anche la selezione naturale dei più deboli. Poi comunque siamo a fine febbraio, domani inizia marzo. Gli inverni, quelli veri, una volta iniziavano a dicembre e andavano avanti per mesi e mesi, specialmente in montagna.

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Neve e ghiaccio – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Da bambina, sentivo raccontare di quando si ammazzava il maiale (a Cumiana, 350m di quota). Certo, si facevano i salami, ma si metteva anche la carne nel sottotetto e lì gelava, conservandosi quindi per un certo tempo. Altro che freezer! Anche se quest’inverno abbiamo visto un po’ più di neve degli ultimi anni, credo che sia stato solo in questi ultimi giorni che la temperatura non è salita sopra allo zero nel corso di tutte e 24 le ore. Già solo quando ero bambina io, mi ricordo di giornate consecutive di nebbia e galaverna, cosa che ultimamente non si è più verificato.

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Prati innevati – Nus (AO)

Non sarà stato così ovunque, ma dove ho visto io, la neve è caduta su di un terreno non gelato. Quindi sta proteggendo i prati sottostanti dalle temperature rigide. L’erba è lì, pronta a ripartire, dopo tanta sofferenza nei mesi siccitosi dell’anno scorso. Tutta questa neve è una vera e propria manna, è quel che ci voleva per garantire una buona primavera e, si spera, anche buoni pascoli estivi.

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Fine febbraio a Lignan – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Non sarà una settimana o dieci giorni di freddo “normale” a risolvere la crisi dei ghiacciai alpini, che anno dopo anno si stanno drammaticamente ritirando. Quello sì che è preoccupante, non le temperature sotto lo zero a cui, ahimè, ci siamo troppo facilmente disabituati.

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Strada di montagna – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Certo, il freddo porta disagi, non lo nega nessuno. Specialmente a chi vive in quota. Non parlo delle vie di comunicazione, per quelle il problema è da una parte la scarsa attrezzatura di alcuni, dall’altra il fatto che non accettiamo più il fatto di dover stare fermi quando la “forza della natura” mostra la sua vera faccia. Potreste replicare che non sempre è possibile farlo (per questioni di lavoro, ecc ecc), ma questo dovrebbe farci riflettere ulteriormente sullo stile di vita che abbiamo adottato attualmente.

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In stalla freddo non fa… – Nus (AO)

Una volta… una volta ci si scaldava stando in stalla. Una volta c’erano ben meno comodità e attrezzature di ora, per combattere il freddo. Eppure c’era molta più gente che viveva e lavorava in montagna. Oggi che ci sono più cose, ecco che con il freddo più intenso si torna a dover lavorare temporaneamente come una volta. Perché il trattore non parte, il nastro per togliere il letame è gelato, non arriva acqua nella stalla, ecc ecc…

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Ghiaccio nel ruscello – Nus (AO)

Quando tutti avevano qualche mucca qui nel villaggio, le si portava a bere alla fontana, non c’era l’acqua nelle stalle. Si facevano i turni, man mano una famiglia staccava le sue bestie, le faceva bere e poi rientrava. Ma prima tante volte bisognava andare con il piccone a rompere il ghiaccio sulla vasca della fontana!” Chi me lo racconta fa riferimento a 30, massimo 35 anni fa, non a storie sentite raccontare da nonni e bisnonni.

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Continua la nevicata – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Ieri pomeriggio sono salita a 1600m di quota: c’erano -9°C, cadeva una neve fine, secca. L’aria pizzicava nel naso, ma con un buon vestiario, ottime calzature e, muovendosi, non si sentiva affatto il freddo, fatto salvo un pizzicorio nel naso. Era un freddo sano. Qua e là si vedevano gli abitanti svolgere le loro attività, ovviamente cercando di limitare la permanenza all’aperto, per quanto possibile. Credo che, chi ha sempre vissuto in montagna, semplicemente in questi giorni si adatta a ciò che accade. Magari commenta con il vicino “quella volta che, nell’anno 1900 e rotti, era successo che…

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Candelotti di ghiaccio dal tetto della stalla – Nus (AO)

Quando il mio mondo era quello dei pastori vaganti, alcuni mi ripetevano spesso che “…se fa qualche inverno di quelli veri, resteranno solo quelli che hanno la passione…“. Quest’anno non solo c’è stato l’inverno, ma anche un terribile siccità estiva e pascoli quasi nulli già in autunno. Per chi arriverà alla primavera, non sarà solo questione di passione, ma anche di disponibilità economiche per acquistare il foraggio necessario a sfamare gli animali in tutti questi mesi. Per chi invece ha scelto di andare ad insediarsi in montagna, vederla nella sua versione più cruda, farà riflettere e non poco.

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Strati di neve – Lignan (AO)

Le previsioni dicono che queste condizioni meteo continueranno ancora per qualche giorno, anche se il picco del freddo dovrebbe essere superato. Poi pian piano andremo davvero verso la primavera. Quest’anno sì che la accoglieremo con gioia. Amo l’inverno quand’è al suo posto, per poi scoprire i primi fiori, le gemme che si ingrossano, i prati che ci colorano di verde, il momento in cui finalmente si tornerà a pascolare.

PS: per chi ama gli antichi detti… in Valle d’Aosta mi hanno raccontato che, se a Sant’Orso, fa tempo bello e caldo, allora l’inverno durerà ancora 40 giorni, in quanto l’orso ha modo di mettere al sole ad asciugare il suo pagliericcio, per poi tornare a dormire ancora un bel po’. Mi sa che questa volta il detto popolare è stato rispettato…

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A volte sei stremato dalla fatica…

Sono stata in Valle Ossola, la scorsa settimana. Potrei dire che ci sono tornata, dato che ho trascorso un breve periodo della mia vita in quella valle, ai tempi della mia tesi di laurea prima e per altre attività lavorative successivamente. I pascoli destinati alla produzione del formaggio Bettelmatt, eccellenza di queste terre, sono stati oggetto della mia tesi. Adesso però ci sono tornata invitata da un mio ex compagno di università, ora docente all’Istituto Agrario di Crodo.

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Baceno (VB)

L’incontro con gli studenti e la successiva presentazione serale (pubblica) dei miei libri sono stati due momenti proficui e interessanti. Ho anche avuto modo di chiacchierare piacevolmente con la nuova Preside dell’Istituto, la signora Ornella, e con alcuni dei docenti. E’ una missione un po’ speciale che ci si trova ad affrontare lassù, una vera e propria sfida (come sempre, nell’ambito dell’educazione, ma con importanza ancora maggiore quando si parla di terre di montagna).

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Villaggio abbandonato – Baceno (VB)

Sono luoghi particolari, questi: regioni di confine, terre di passaggio, di emigrazione. Ricche di materie prime, come la pietra. Un tempo sicuramente più floride, poi le varie attività hanno subito, come ovunque, le alterne vicende della nostra epoca. Oggi c’è chi arriva, chi ritorna, ma ancora anche tanti che se ne vanno.

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Antico ponte sul torrente Devero nei pressi di Croveo (VB)

Me lo dice la Preside, che sta imparando a conoscere il territorio e le sue genti. E’ una montanara anche lei, le sue origini sono valsusine. Abbiamo chiacchierato di tante cose che meriterebbero un post appositamente dedicato, ma c’è una sua riflessione in particolare che mi è rimasta impressa.

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Antico sentiero tra Baceno e Croveo (VB)

Mi ha raccontato che le piace camminare, così come faccio io, va ad esplorare seguendo sentieri e mulattiere: “A volte scopro dei posti particolari ne parlo con la gente, ma le nuove generazioni sembrano non conoscere più niente, non sanno che lì c’è una barma, una casa abbandonata… Un’altra cosa che mi colpisce è che non vedi i bambini fuori dalle case. Quando ero piccola io, avevamo delle ore che potevamo stare fuori, fare quello che volevamo, poi si rientrava.” L’ho già notato anch’io… ci sono bambini che vivono in montagna, che potrebbero stare tutto il tempo a giocare nei boschi, lungo un ruscello, inventarsi infiniti giochi imparando a vivere… e invece? Dove sono? Cosa fanno sempre al chiuso delle mura domestiche, mentre fuori c’è un mondo infinito da scoprire?

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Tra l’appuntamento del mattino e quello serale, ne ho approfittato per trasformare in reale un’amicizia virtuale. Sono andata ad incontrare Vittoria Riboni, allevatrice di Premia. Avevo letto questo articolo che parlava della sua storia, poi avevamo iniziato a sentirci attraverso Facebook. Ero rimasta colpita dalla sua intraprendenza e “combattività” che traspariva dai suoi scritti, avevo colto una certa affinità tra di noi… Quando l’ho incontrata, come battuta le ho detto: “Ma tu sei una cittadina che ha voluto cambiare vita?

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L’ex latteria turnaria di Baceno, ora utilizzata dall’azienda di Vittoria

Premia per noi prima era solo un luogo di vacanza… Mio nonno era originario di qui, ma mio papà ha vissuto a Milano. Qui aveva delle proprietà. Anticamente chi possedeva dei prati era un signore e viveva con la rendita che questi fruttavano. Oggi sono solo terre e devi lavorare duramente per farli rendere! Io sono un ingegnere ambientale, lavoravo come libero professionista, mentre mio marito Luca è un perito nell’ambito delle telecomunicazioni e lavorava per una ditta. Abbiamo lasciato la città soprattutto pensando alla nostra bambina, volevamo che crescesse in un  ambiente senza tensioni sociali e più a contatto con la natura.

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Le prime produzioni con il latte di capra e i formaggi vaccini – Baceno (VB)

E così Vittoria e Luca nel 2011 sono arrivati a Premia, dove hanno gettato le basi della loro azienda agricola, con l’allevamento delle capre. “No, non avevamo esperienze di animali…“. Oggi l’azienda sta crescendo, oltre alle stalle, c’è l’ex Latteria Turnaria di Baceno, presa in affitto dal Comune. “Le latterie turnarie qui erano una consuetudine, ma pian piano sono andate tutte in rovina. Questa era chiusa, adesso l’abbiamo rimessa a posto e lavoriamo il latte.

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Il punto vendita nell’antica latteria a Baceno (VB)

Oltre al nostro di capra, conferisce qui anche un giovane allevatore di bovini, Alessio Bacher. Lui d’estate porta le mucche in un alpeggio dove fanno Bettelmatt, il Toggia e Regina.” I formaggi li potete trovare a Baceno, insieme ad altri prodotti (yogurt, budini, burro, ma anche prodotti di altre aziende locali). “Qui adesso puntano sul turismo “slow”, ma purtroppo vediamo che gran parte di questo turismo invece nella valle passa veloce: tutti su a far la gita con le ciaspole o gli sci, e poi tutti giù in una lunga colonna di macchine. Per noi serve un turismo di qualità che si ferma su territorio, acquista e consuma i prodotti, che ha soldi da spendere!

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Il piccolo “museo” sulla latteria turnaria – Baceno (VB)

Vittoria è un’imprenditrice agricola che il suo prodotto lo sa raccontare, e questa è la strada da seguire per poterlo vendere al giusto prezzo. Ovviamente serve che ci sia chi si ferma, chi va a visitare la latteria, dove Vittoria racconta come funzionava questo antico sistema di raccolta e lavorazione del latte. Alcuni ambienti sono stati recuperati e restaurati, c’è una raccolta degli attrezzi, i libri dove erano segnati i turni…

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Stagionatura dei formaggi – Baceno (VB)

Il restauro della latteria è stato fatto in modo che delle vetrate proteggano, ma nello stesso tempo lascino visibili, i vari spazi, tra cui la cantina di stagionatura. Fino ad ora il latte lavorato è stato soprattutto vaccino, ma con le nascite dei capretti adesso inizia anche la produzione di formaggio di capra.

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Le capre, di razza saanen e camosciata – Premia (VB)

Vittoria mi porta a visitare le sue stalle. Una è stata ricavata nell’antica stazione di sosta dei cavalli, che Vittoria e Luca stanno pian piano restaurando. Un lungo e costoso lavoro, che si aggiunge agli impegni in caseificio, in stalla, ecc ecc… “Tornassi indietro, non so se rifarei tutto. L’isolamento e la difficoltà ad integrarsi sono aspetti ancora oggi molto difficili da affrontare. L’inverno è lungo e per gestire gli animali con la neve certe volte rimani stremato dalla fatica.” Vittoria mi parla della sua bambina, è soprattutto per lei che stanno affrontando tutto ciò. “In montagna la cosa fondamentale sono le scuole. Qui ci sono delle pluriclassi… chiudessero le scuole, non solo nessuno farebbe la scelta di tornare, ma andrebbero via anche quelli che ancora abitano qui! Una famiglia con bambini non può vivere dove non ci sono le scuole.

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Il box dei capretti – Premia (VB)

Dei cittadini che mollano tutto per andare a vivere in montagna… forse uno su dieci ce la fa. Devi avere motivazioni fortissime…“. Vittoria mi mostra anche i pascoli intorno alla stalla, mi spiega come ci fosse tutto un sistema di rogge per l’irrigazione e mi fa vedere anche dei pascoli che sta “recuperando” attraverso l’opera di pulizia operata tramite pascolamento. So che sta anche cercando di mettere insieme materiale per un libro sulle latterie turnarie: “…ma è da un po’ che sono ferma…“. L’inverno è lungo, ma di lavoro ce n’è sempre in abbondanza, il tempo per sedersi a scrivere è poco. Adesso poi ci sono i capretti, il latte da lavorare, poi si spera di poter riprendere a pascolare…

Scegliamo la copertina!

E’ arrivato il momento conclusivo per il libro a cui ho lavorato in questi mesi: l’estate per raccogliere foto e interviste, l’autunno e l’inverno per documentarmi e scrivere i testi. La mia nuova “fatica” sugli alpeggi della Valle d’Aosta dovrebbe uscire per gli inizi di maggio. Si tratta di un testo contenente 23 itinerari escursionistici che conducono il turista alla scoperta degli alpeggi valdostani, preferibilmente dove di produce e vende formaggio. “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta” sarà edito da MonteRosa edizioni.

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Scelta 1: Valtournenche, alpeggio La Manda
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Scelta 2: Laghi di Djouan, Valsavarenche 

Qui trovate il sondaggio dove votare. Sarebbe molto gradito un commento in cui mi spiegate la motivazione della vostra scelta. Grazie mille!

 

La cura del bosco

La settimana scorsa avevamo parlato di boschi, o meglio, vi avevo proposto un piccolo gioco. Purtroppo le risposte sono state meno numerose delle mie aspettative, ma il “sondaggio” mi serviva come scusa per fare alcune considerazioni sui boschi.

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Risultati del sondaggio al 16-2-18

Il tutto era partito da questo articolo pubblicato su “La Stampa”: un anziano “custode e guardiano di boschi” piange sullo stato attuale dei nostri boschi, che muoiono perché più nessuno li cura. La condivisione del pezzo su facebook aveva scatenato diversi commenti. Un amico mi aveva telefonato per discuterne a voce, stupito perché anche persone che hanno a che fare quotidianamente con la salvaguardia dell’ambiente, non condividessero l’idea che il bosco vada “curato”.

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Catasta di legna – Nus (AO)

Il discorso sicuramente richiederebbe molto più di poche righe in un blog. Ci sono sicuramente boschi naturali che stanno bene così come sono. Ci sono boschi creati dall’uomo per proteggere villaggi montani dalle valanghe. L’uomo in passato ha depredato, ha pascolato eccessivamente, ha disboscato senza criterio, ha prodotto carbone, ha usato il legname per scaldare, costruire case, navi…

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Legno e case tradizionali – Livigno (SO)

Il legno è uno degli elementi fondamentali anche dell’architettura tradizionale di montagna, insieme alla pietra. Secondo me l’articolo ed il pensiero dell’anziano intervistato vanno interpretati guardando certi boschi, quelli che hanno sempre “vissuto” insieme all’uomo. La wilderness della seconda serie di immagini che vi ho proposto nel sondaggio fa parte di una dimensione forse anche un po’ onirica. Bella da vedere in un’immagine, ma che genera sentimenti anche di timore in chi la osserva (e immagina di trovarcisi all’interno). I boschi che sono piaciuti di più a chi ha votato sono quelli “curati”. Dove l’uomo interviene con rispetto e pratica una qualche forma di gestione.

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Un taglio “fresco” – Cumiana (TO)

Tagliare un albero non significa distruggere un bosco. Ovviamente ci sono normative da seguire, per evitare che si ripetano “predazioni” e danni verificatisi in passato. Certi alberi secolari vanno protetti. Non bisogna disboscare senza criterio, lasciando il terreno nudo e a rischio di erosione, ecc…

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Pequerel: il paravalanghe e il rimboschimento – Val Chisone (TO)

In alcuni casi l’uomo, nel corso degli anni, ha dovuto intervenire per “ricostruire” il bosco. A monte del villaggio di Pequerel in Val Chisone, un tempo abitato stabilmente anche d’inverno, è stato fatto sia un paravalanghe, sia un rimboschimento chiaramente visibile più a monte, per proteggere le case dallo scivolamento delle valanghe. In origine i versanti prevedevano vegetazione spontanea, boschi che vennero tagliati in maniera sconsiderata, lasciando nudi i versanti (una delle opere che richiese grandi quantitativi di legname fu la costruzione del Forte di Fenestrelle).

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Abeti di Douglas e cedri dell’Atlante nel rimboschimenti a monte del Castello di Quart (AO)

Certi rimboschimenti possono anche lasciare perplessi per i tipi di essenze impiegate. L’immagine qui sopra mostra piante sicuramente non autoctone utilizzate negli anni ’50 per rimboschire i versanti sovrastanti il comune di Quart, dove i boschi erano stati tagliati per la produzione di carbone.

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Larici in autunno – Becetto, Val Varaita (CN)

Ci sarebbe da parlare a lungo di boschi di vari tipo. Certamente non si pretende di andare ad intervenire su ogni bosco in ciascun angolo delle Alpi. Il senso del mio ragionamento era quello che molti boschi, un tempo gestiti, oggi sono all’abbandono.

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Castagni da frutto, pascoli e boschi – Valle Maira (CN)

Sicuramente, sia per la fruizione (anche turistica), sia per la sicurezza di chi ancora abita la montagna, un bosco pulito e gestito è da considerarsi migliore.

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Bosco di carpini – Cumiana (TO)

Anche il mio piccolo sondaggio ha evidenziato come la maggioranza delle persone (specialmente se residenti in montagna/collina) preferisca un bosco “gestito” rispetto ad una situazione dove il bosco è totalmente abbandonato a sé stesso.

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Castagni di frutto abbandonati – Nus (AO)

Le condizioni di totale naturalità non sono negative, ma ritengo siano adatte laddove non vi sia alcuna presenza antropica. Se invece ci sono sopra, sotto, di fianco degli insediamenti, se in passato l’uomo praticava qualche forma di gestione di questi boschi, l’abbandono può essere anche molto pericoloso.

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I boschi dov’è passato il fuoco nel mese di ottobre – Cumiana (TO)

Come gli incendi si propaghino facilmente nei boschi abbandonati, l’abbiamo visto ahimè fin troppo bene lo scorso autunno.

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Alberi caduti a terra su di un’antica pista – Cumiana (TO)

I boschi un tempo curati e utilizzati avevano una rete di piste che l’abbandono rende impraticabili anche al fine della percorrenza di mezzi antincendio.

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Pista per il taglio della legna abbandonata con evidenti fenomeni di erosione – Cumiana (TO)

La mancanza di manutenzione le trasforma in ruscelli che, durante le piogge più intense, man mano le erodono, facendo sì che non siano più percorribili con un mezzo. In quanti boschi di collina o di mezza montagna incontriamo situazioni del genere?

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Ruscello nei boschi – Cumiana (TO)

Per non parlare poi di tutti gli alberi che si schiantano al suolo e finiscono nel letto di ruscelli e torrenti. Apparentemente non c’è nessun problema, i tronchi marciranno, la natura farà il suo corso. Però in caso di piogge intense quel ruscello si gonfia, i rami e i tronchi vengono trasportati a valle, dove incontreranno ponti, strade…

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Bosco abbandonato – Cumiana (TO)

Insomma, siamo in tanti a provare tristezza e preoccupazione nel vedere uno scenario del genere, soprattutto incontrando tra l’abbandono generale segni di una passata cura da parte dell’uomo: un muretto, una casa diroccata, una traccia di sentiero dimenticato.

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Un ambiente ancora curato – Valle Maira (CN)

Gli animali selvatici trovano riparo e cibo anche dove l’uomo pratica una certa cura del bosco. E poi, come si diceva, non si vuole “tagliare tutti i boschi”, quel che si auspica è mantenere una certa gestione.

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Faggio secolare – Angrogna (TO)

Certi alberi hanno raggiunto la loro mole imponente anche perché l’uomo ha tenuto pulito il bosco tutt’intorno. In definitiva, molti dei paesaggi “naturali” che apprezziamo di più, spesso hanno comunque un’origine antropica. E’ stato l’uomo a crearli, a modellarli, a dare un certo ordine. Il confine tra gestione e sfruttamento sconsiderato è nelle nostre mani, si tratti di boschi, di pascoli, di montagna, di collina, di pianura… Qui un sito, quello della Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale, per chi volesse documentarsi in modo più serio e scientifico su ciò che significa la gestione del bosco.

Dal vivo…

Un paio di appuntamenti dove incontrarci nelle prossime settimane…

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Il 22 febbraio (giovedì) sarò in Ossola. Dopo un incontro mattutino con gli studenti, alla sera presentazione aperta al pubblico. Ore 20:30 a Crodo (VB), nell’aula magna dell’Istituto Agrario Fobelli.

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Invece il 1 marzo alle ore 18:00 a Pinerolo, a Casa Bonadè Bottino (P.zza San Donato 4) si parlerà di montagna, di viaggi, di lupi, di capre, di alpeggi… Presentazione del libro di Paola Giacomini “Sentieri da lupi” e del mio “Capre 2.0”. Vi aspettiamo!!

Boschi: come li preferite?

Oggi parliamo di boschi… nella montagna dell’uomo ci sono anche quelli, ovviamente! Li attraversiamo, li vediamo, li tagliamo, ne ricaviamo legname per le case, per i mobili, per combustibile. Li ammiriamo, andiamo a spasso nei boschi, andiamo a cercare funghi. Li abbiamo anche visti bruciare, o spazzare via da una valanga, da un’alluvione. Dopo un discorso fatto ieri con un amico, volevo proporvi un piccolo gioco, un test. Non è un qualcosa per interpretare la vostra personalità, vi chiedo solo di guardare le due serie di immagini che vi propongo di seguito e poi votare.

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Valsavarenche (AO)
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Rifreddo (CN)
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(foto dal web lepiantedafrutto.it)
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Trentino
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Val Germanasca (TO)
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Val Sangone (TO)
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Trentino

Lista 2

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Cumiana (TO)
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Riserva Catherine Wolder – USA (foto dal web)
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Foresta Genta Masuda – Fukushima, Giappone (foto dal web)
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Trentino
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Salita al M.te Barbeston (AO)
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Eagle Creek – USA (immagine dal web)

A questo punto… in quale bosco vi sentite più a vostro agio? Quale della serie di immagini (1 o 2) vi piace di più? Dove andreste a camminare? A fare una vacanza? Votate di seguito e, se volete, indicate anche dove abitate (città, campagna, montagna). I risultati saranno oggetto di un futuro post. Se volete lasciare un commento aggiuntivo con delle motivazioni, mi farà piacere e potrà stimolare ulteriormente la discussione successiva. Grazie… a presto!


Quale bosco?

Se n’è andato un altro pastore

Ieri sono venuta a sapere che si era spento, all’età di 88 anni, Celso Maffeo. A molti questo nome non dirà niente, agli appassionati di pastorizia però sì.

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Celso fotografato da Bini in “Fame d’erba”

Io l’ho conosciuto prima sulle pagine di “Fame d’erba“, la monumentale opera di Gianfranco Bini uscita alla fine degli anni ’70, dedicata ai pastori biellesi. Celso e Tavio ne erano stati i protagonisti, seguiti dal fotografo negli anni, nelle stagioni, sul territorio, dalle risaie all’alpeggio. Il pascolo vagante, insomma, anche se all’epoca non esisteva ancora questa definizione. Quella era la pastorizia biellese, mestiere senza tempo.

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Celso Maffeo al pascolo, 2010

Celso l’avevo poi incontrato nel 2010, avevo parlato di lui in “Storie di pascolo vagante”. Altre volte mi era capitato di vederlo alla fiera di Pragelato, in alta Val Chisone, insieme a un gruppo di pastori biellesi.

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Il gregge di Celso nel 2010

Otto anni fa aveva ancora un piccolo gregge a cui badava dall’autunno alla primavera, mentre d’estate lo mandava in alpeggio. Sapevo che, in seguito, la famiglia aveva insistito perché vendesse le pecore: temevano potesse accadergli qualcosa mentre era al pascolo nei boschi. La salute si era via via fatta più precaria. E così un’altro pezzo di pastorizia del passato se n’è andato…

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Gregge nella pianura pinerolese – Vigone (TO)

Anche se non parlo più di pastorizia, quel mondo, quella vita resta comunque dentro di me. Nei miei viaggi, un occhio va sempre ai prati e alle stoppie intorno alla strada che sto percorrendo, e capita spesso di scorgere un gregge al pascolo o in movimento.

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Gregge in cammino – Cumiana (TO)

Come vi dicevo però il mondo dei pastori vaganti è cambiato e non poco! Restano immutate le esigenze degli animali, ma il modo di lavorare e di pensare è mutato sia dai tempi di Tavio e Celso, sia anche solo dagli anni in cui io avevo avuto modo di incontrare e frequentare i pastori. Non è solo un’impressione mia, anche molti altri amici mi hanno confermato queste sensazioni.

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Pascolo vagante in primavera – Cumiana (TO)

Purtroppo recentemente la cronaca ha riguardato il pascolo vagante con notizie tragiche che mai avremmo voluto sentire. Le ragioni non vanno cercate solo nella stagione così difficile (la siccità estiva, la mancanza di pascoli autunnali/invernali, la neve, il prezzo del fieno alle stelle), ma forse anche in un modo diverso di affrontare questo mestiere, con sempre meno rispetto, con meno passione… Ma non ho voglia di parlarne ora. Sto sfogliando le pagine di “Fame d’erba”, con un groppo in gola e una lacrima in bilico sulle ciglia…

Le capre di Ardesio

Ieri ero in Val Seriana, ad Ardesio (BG), dov’ero stata invitata alla Fiera della capra. Per me è stato un ritorno, dato che avevo già partecipato all’edizione del 2010 e del 2015.

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Ardesio 2018 – Val Seriana (BG)

Quest’anno la fiera era alla sua 19° edizione. La giornata è stata accompagnata da temperature abbastanza rigide, ma anche da una bella giornata, almeno fino al primo pomeriggio. E il pubblico è accorso in massa, nella tarda mattinata c’era davvero tanta gente!

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L’arrivo alla fiera – Ardesio (BG)

Gli allevatori presenti erano 35, con più di 400 capre in mostra. Al mattino, man mano, chi a piedi, chi con i mezzi appositi, allevatori e appassionati hanno condotto i loro greggi (o parte di essi) alla fiera.

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Becchi dal palco imponente – Ardesio (BG)

Rispetto al passato, ho visto meno capi di razza Frisa valtellinese, mentre le razze più rappresentate erano l’Orobica e la Bionda dell’Adamello (non so esattamente i numeri, è impressione che ho avuto ad occhio). Non mancavano capre di altre razze (camosciata, saanen, meticce e così via).

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L’amore per i propri animali – Ardesio (BG)

In queste manifestazioni, uno dei protagonisti è… la passione! L’elemento che accomuna tutti, che spinge a partecipare anche quando ci sarebbe tanto da fare in azienda… E la passione la si vede brillare soprattutto negli occhi di giovani e giovanissimi, per i quali questa è una giornata molto importante. Non un gioco, ma un momento da adulti, e gli animali devono fare bella figura. Ecco così una bella spazzolata finale al pelo di capre e becchi!

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Categoria becchi – Ardesio (BG)

La mattinata si è conclusa, come sempre, con la sfilata dei capi, suddivisi per categorie, al fine di assegnare i premi agli animali più belli.

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Formaggi locali – Ardesio (BG)

Nel resto del paese intanto si poteva fare un giro tra le bancarelle: prodotti tipici, materiale, attrezzature, formaggi locali e non, come in qualsiasi fiera.

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Fiera della capra… e dell’asinello! – Ardesio (BG)

In cima al paese non mancavano poi gli asini, secondo elemento di questa manifestazione. In un’altra zona invece c’erano i cavalli e si poteva fare anche un giro in carrozza nella piazza e tra le vie di Ardesio.

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Bastoni da pastore – Ardesio (BG)

Una piazza era occupata dagli artigiani, che mostravano dal vivo come si realizzano i loro manufatti: bastoni da pastore, cesti di vimini, coltelli e altro ancora.

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Arrosticini – Ardesio (BG)

All’ora di pranzo, perché non gustare gli arrosticini di pecora? E’ vero che qui è più tipica la bergna (carne secca di pecora), ma i giovani dell’azienda Palamini si sono lanciati nello street-food. “E’ anche un modo per utilizzare la carne delle nostre pecore con più soddisfazione che non a venderla al commerciante!” Gli arrosticini sono già tutti pronti, la serie di spiedini viene posizionata sull’apposito sostegno e, con il calore, sono cotti in pochi minuti di attesa. Il pubblico sembra gradire, anch’io non potevo resistere, dato che amo questa carne: erano ottimi, succosi, saporiti!

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Si lascia la fiera – Ardesio (BG)

Pian piano al pomeriggio qualcuno iniziava a rientrare. Io ho avuto modo di chiacchierare con un po’ di gente e, per l’ennesima volta, me ne sono ripartita riflettendo sul ruolo svolto da questi allevamenti nel territorio montano. C’erano aziende più grosse, c’erano piccoli allevatori, c’erano appassionati.

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Un po’ di sfilata nel centro – Ardesio (BG)

Quale sarà il futuro di questa banda di allegri ragazzini, che ha fatto fare tre volte il giro della rotonda al piccolo gregge, a beneficio del pubblico? Nel convegno del sabato sera e in varie chiacchierate alla domenica si è parlato (giustamente) del ruolo della formazione, ma anche di aziende che vivano in modo economicamente sostenibile. Non si può avere come unico tornaconto la soddisfazione per avere una bella capra, per la nascita di un capretto, mentre il bilancio dell’azienda traballa. Ci sarà ancora da parlare di queste cose…

Si torna ad Ardesio

Cari amici, spero di non essere troppo in ritardo per dirvi che in questo fine settimana, domani (sabato 3 febbraio) e domenica 4 febbraio tornerò ad Ardesio (BG), in Val Seriana.

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Fiera di Ardesio 2015

L’occasione è, come sempre, quella della Fiera della capra e dell’asinello. Qui trovate l’intero programma della manifestazione. Sarà un piacere tornare da quelle parti, soprattutto perché questa volta vado a… parlare di capre! Poi spero di vedere un po’ dei miei amici “virtuali”, allevatori di capre in Lombardia e non solo.

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Il sabato sera, alle ore 20:30, nell’ambito del convegno, presenterò il mio libro “Capre 2.0”. Vi aspetto numerosi.

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Fiera di Ardesio 2015

La domenica invece sarò presente con i miei libri alla fiera, cercatemi e cercateli tra le bancarelle! Spero di tornare con tante foto da mostrarvi. A presto allora!