Ancora sul lavoro di allevatore

Quando ho chiesto a chi mi segue su Facebook di spiegare il perché l’allevatore continua a fare il suo mestiere “nonostante tutto”, di risposte ne ho ricevute molte. Ho già scritto ieri qui, riportando alcune testimonianze. Mi è stato fatto notare che mancava una motivazione: “A cinquant’anni (ma anche a 45, e ancora di più a 60) cosa vai a fare?“. Volevo però riportarvi altre storie che mi sono state mandate.

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Vacche piemontesi in alpeggio – Valle Po (CN)

Dalla provincia di Cuneo, mi scrive Giovanni, fedele lettore di questo blog e dei miei libri. La sua è una testimonianza importante anche perché spiega il modo in cui lui ce la sta facendo ad andare avanti in questo periodo difficile. “Approfitto per dirti il mio pensiero sul lavoro di allevatore. Io ho sempre voluto fare l’allevatore, non volevo nemmeno continuare gli studi dopo le medie, ma poi ho fatto superiori ed università  senza mai mollare gli animali. Finiti gli studi ho provato anche a fare il veterinario, ma mi mancava troppo dedicare tutto il mio tempo alle mie mucche! Così  sono andato contro tutto e tutti e ho fatto la mia scelta sapendo che non sarebbe stato facile, ma almeno facevo quello che ho sempre sognato.Devo però dire che aver incontrato l’associazione La Granda ha fatto la differenza: senza di loro probabilmente avrei già chiuso per i troppi costi che ha un piccolo allevamento; invece grazie al giusto valore riconosciuto all’animale e al fatto di essere un gruppo che ti fa coraggio davanti alle difficoltà sono ancora sulla breccia! Oltre al fatto di non sentirsi soli, alcune spese possono essere distribuite fra tutti e così  il singolo allevatore ha un risparmio. Io comunque non riuscirei a vedermi in un lavoro che non sia l’allevamento e il mondo rurale!

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Vitelli in alpeggio – Appennino (PC)

Lunga e articolata la testimonianza di Lorenzo, dalla Toscana. “E’ la passione per questo mestiere che non mi fa cambiare. Io non sono un “figlio d’arte” al massimo un “nipote d’arte” (e non ho mai conosciuto mio nonno). Fin da bambino ho sempre avuto la passione per gli animali da reddito, la coltivazione, in generale per l’agricoltura. Nonostante la completa mancanza di possibilità logistiche , ho sempre concentrato i miei sforzi per raggiungere la mia passione. Non ho mai fatto valutazioni economiche a priori, ma ho sempre cercato di fare scelte sostenibili. Non sono diventato ricco, ma non ho mai fallito in pieno, tanti errori, e di conseguenza tanti insegnamenti.

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Pascolo primaverile – Cumiana (TO)

Dopo gli studi agrari, prima di diventare agricoltore, ho fatto il giardiniere a Milano in proprio, il che mi ha permesso di guadagnare in pochi anni le risorse per comprare il terreno nudo in Toscana. Quindi ho toccato con mano altre forme di guadagno molto più facili. Ma solo la grande passione può darti la forza di vivere tutte le molteplici difficoltà del mondo agricolo.

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Momenti di vita pastorale – Cumiana (TO)

Lorenzo, nel suo messaggio, parla di un aspetto non trascurabile nell’andamento dell’azienda, quello della famiglia. “Non trascurabili pure i problemi familiari e matrimoniali… se entrambi non si ha una grande passione per questo mestiere, non si resiste più di tanto e non si può andare avanti insieme… Da poco , in seguito a questo cambiamento di “assetto familiare” ho potuto intraprendere anche l’allevamento da latte… Pure destagionalizzo… Mazzata ulteriore… Per chi non nasce in una famiglia di allevatori, ed è pure solo, è proprio paragonabile alla galera… E i guadagni, in rapporto agli impegni, precipitano quasi a zero. Ma la passione, solo lei! , ti spinge a continuare… E le piccole soddisfazioni, ti danno la forza di insistere e vedere il futuro più roseo. Certo viste tutte le difficoltà, per restare in piedi, bisogna perseguire grande professionalità. E sono convinto che ci si può arrivare.

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Pecore merinos alla fiera – Roaschia (CN)

Lorenzo passa quindi a fare delle importanti analisi economiche e sociali. “Il fattore importante, che manca alla stragrande maggioranza degli agricoltori ed allevatori, è non dare importanza all’aspetto commerciale. Dobbiamo chiudere il ciclo produttivo con la vendita dei nostri prodotti, senza passare attraverso intermediari. E non tutti possono fare vendita diretta, prodotti di nicchia, o altissima qualità, per pochi portafogli… non c’è spazio per tutti! Ci si deve dedicare anche ai comuni consumatori delle città, il volume del loro consumo è enorme. Se non si riesce ad organizzarsi da soli, bisogna unirsi in gruppo! Ci vuole molta intelligenza! E molta onestà. Pensare solo al proprio orticello non ci porta lontano… Per concludere, dopo tanti anni di lavoro e sacrifici, non so proprio se lo rifarei e in questo modo, ma sono certo che non avrei potuto fare altro, questione di genoma!

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Momenti di lavoro – Introd (AO)

Lorenzo è un allevatore-scrittore! Così mi ha mandato ancora un’altra riflessione (che condivido in pieno), a completare i discorsi che si facevano ieri: “E’ anche giusto che il fieno aumenti, a parte le speculazioni, se un ettaro ha reso un terzo, l’agricoltore ha diritto al solito stipendio, ci deve mangiare con quello. La cosa anormale, è che noi non riusciamo ad alzare i nostri prezzi. Oltretutto, così nessuno si rende conto di problemi che coinvolgono tutti, in modo diretto! Funziona così per ogni settore produttivo, perché con noi no!? Non ci sappiamo organizzare, siamo tutti cosi appassionati, attenti che non manchi niente ai nostri animali, o ai nostri campi…. e trascuriamo l’aspetto commerciale, ultimo anello della catena, ma il più importante, il principale, quello che potrebbe risolvere tanti dei nostri problemi.

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Pascoli d’alpeggio ad inizio stagione – Clavalitè (AO)

Le riflessioni sull’unione della categoria ci riportano a quanto diceva Giovanni all’inizio. Purtroppo però ho sia toccato con mano, sia visto e sentito tante esperienze, che mi portano a dire che nel settore zootecnico, per lo meno da queste parti, l’individualismo è tanto e la volontà di unirsi per obiettivi comuni molto scarsa. “Ci si deve concentrare su questo, soprattutto i giovani devono e possono farlo, aggregandoci, possiamo unire le produzioni, identificarle , proporle e gestirle. Come controlliamo ad esempio la salute degli animali, dobbiamo anche curare la vendita del prodotto, se serve, pure ricorrendo a persone specializzate. Questa autocritica, nasce dalla consapevolezza, che il più delle volte, viviamo male , il nostro mestiere è a rischio! Sappiamo tutti quanto è importante e nobile il nostro lavoro per mille aspetti, la passione che ci unisce , ci dia la forza e la voglia di risolvere questo problema.

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Formaggi prodotti all’interno del Parco Alpi Cozie a Cheese – Bra (CN)

Direi che questi amici ci hanno entrambi suggerito una strada per affrontare la crisi. E’ una vecchia ricetta, quella dell’unione che fa la forza. Voi cosa ne pensate? Avete avuto esperienze di questo tipo? Positive? Negative?

(Anche questa volta le foto sono generiche foto riguardanti l’allevamento e non sono relative alle realtà delle persone che mi hanno scritto)

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