Per informare, perché si sappia

Da quando ho aperto questo nuovo blog, interrompendo le “Storie di pascolo vagante“, non ho ancora mai scritto niente affrontando direttamente l’argomento lupo, anche se qua e là qualcosa (specialmente nell’intervistare gli allevatori la scorsa estate) ovviamente è venuto fuori. Come ribadisco sempre più spesso, ho poco da aggiungere sull’argomento, il discorso è sempre quello, in tutte le sue complesse sfaccettature.

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Predazione su capra a Rubiana – Val di Susa (TO)

Se volete rileggervi tutto quanto detto nel corso degli anni (anche maturando idee e punti di vista, sulla base di esperienze dirette e concrete), lo trovate qui. Oggi ho deciso di affrontare nuovamente la questione dopo un paio di vicende di cui sono venuta a conoscenza direttamente. Una ha riguardato l’azienda di un’amica, una di quelle persone per cui si può usare l’espressione “che resistono in montagna”. Conosco bene lei e la sua storia. Innanzitutto, dopo esserci sentite al telefono, volevo riportarvi alcuni passi di ciò che lei ha scritto su Facebook appena dopo aver subito l’attacco. “Non sapevo se scrivere o tenermi tutto dentro.(…) Non farò e non accetterò polemiche. Volevo solo condividere il nostro ULTIMO DOLORE. Il lupo ci ha ucciso la nostra capretta Fiocco di neve, prelevandola da una stalletta attaccata a casa. Solo un consiglio: non sottovalutate la loro forza, non ascoltate più parole come: non si avvicina alle case, non è pericoloso per l’uomo, hai tanti cani e non viene, stai tranquilla è solo un esemplare, rilassati Cappuccetto Rosso, vedrai che qui non viene. Il latte di Fiocchino non lo berrò più, né vedrò nascere il capretto che aveva in grembo. Il dolore delle mie bambine, e la nostra rabbia. (…) Noi allevatori oltre ad aver subito il danno dobbiamo spendere un sacco di denaro per rendere le nostre aziende delle fortezze medioevali. (…) Ezechiele alla fine non ne può nulla (…).

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Casa abbandonata nei boschi – Cumiana (TO)

La mia amica mi ha detto: “Scrivi pure, la gente deve sapere cosa sta succedendo!” Purtroppo però so che questo discorso rimarrà lì sospeso tra chi è sovrastato dal dolore e dalla rabbia, dal senso di impotenza e di abbandono… e tutti gli altri, quelli che “tanto sono solo cani” e quelli che “basta difendersi, i mezzi ci sono”. Come vi dicevo, la sua è una storia di resistenza. Ha scelto di tornare in una vecchia casa di famiglia a mezza quota in Val di Susa. Ha lottato contro l’abbandono del territorio, contro la burocrazia che le ha messo mille volte i bastoni tra le ruote. Continua a cercare di far sì che la sua azienda possa crescere, insieme alla sua famiglia (tre bambini piccoli). Hanno un po’ di animali, gli orti, un piccolo agriturismo, tagliano legna. Si chiama multifunzionalità e qualcuno dice che è la strada giusta per le piccole aziende di montagna… una strada tutta in salita e piena di sassi. Qualcuno lo sposti, altri li devi aggirare, pian piano di sfianchi di fatica.

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Baite abbandonate a mezza quota – Condove, Val di Susa (TO)

Anche nel suo caso, ho potuto vedere lo stesso percorso che ha colpito altre aziende, magari più grandi, allevatori con centinaia di capi che, nel corso degli anni, hanno dovuto sopportare un carico di difficoltà, problematiche e pressioni sempre maggiori. Hanno sempre resistito e lottato, ma poi è stato l’attacco del lupo a farli “crollare”. Non un crollo da intendersi come una resa, ma uno sbottare contro ciò che stava accadendo. Perché il lupo resta comunque un simbolo. Io oggi lo vedo come il simbolo della montagna sempre più abbandonata a se stessa, dove chi resiste si sente peggio che in una riserva indiana. Si sente un’isola in mezzo al nulla. Perché c’è l’attacco, l’animale ucciso, i cani feriti, gli altri animali atterriti… ma c’è molto altro.

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Piccolo gregge con cane da guardiania – Pomaretto, Val Chisone (TO)

Per esempio (tra le tante cose), c’è il fatto che questa mia amica abbia preso, qualche mese fa, dei cuccioli di cane da guardiania. Ma non ha scelto le razze più conosciute e impiegate da queste parti (maremmano abruzzese o pastore dei Pirenei), non ha nemmeno voluto un cane da pastore del Caucaso o dell’Asia Centrale, troppo grossi. Ha preso dei cani da pastore della Sila, cani di alta genealogia, selezionati per la difesa dal lupo, cani gestibili anche in presenza di persone. Peccato che non abbia potuto chiedere i contributi previsti nel PSR dalla Regione Piemonte per gli allevamenti che si dotano di sistemi per la difesa dai predatori, perché questa razza non è stata inserita tra quelle adatte… E questa non è che una delle beffe burocratiche di cui è stata “vittima”, prima e dopo l’attacco alla sua capra.

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Pascolo vagante nella pianura torinese – Settimo Torinese (TO)

In passato vi ho spesso parlato delle grosse greggi, che hanno problemi con i predatori d’estate in alpeggio. Cercano di difendersi con i recinti notturni, i cani da guardiania, la presenza del pastore. Poi viene l’autunno e scendono in pianura. Ma c’è chi resta in media valle, in fondovalle, in collina. Piccole, piccolissime aziende. Certo, potreste dire che la mia amica dovrebbe recintare la sua proprietà, visto che il lupo (o i lupi) le sono venuti davanti a casa e hanno tirato fuori da una piccola stia la capretta che era stata messa là in convalescenza, di modo che non dovesse competere con le compagne per il cibo in stalla, visto che era un po’ più debole. Ma la mia amica sta già faticando a finire pian piano i lavori di ritrutturazione/costruzione stalle. Solo lei (e tutti quelli che sono nelle sue condizioni) sa quanto sta spendendo, tra permessi, materiali, lavoro. Mi ha detto che, per le recinzioni (fisse) più urgenti intorno a stalle e pollai, dovrebbe preventivare 3000 euro. Un’inezia? Non per chi cerca di tirare avanti con una piccola azienda agricola e tre bambini piccoli.

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Corriere di Chieri – 13 gennaio 2018

E’ facile, dal di fuori, trovare le soluzioni generiche. Io guardo i casi uno ad uno, parlo solo più quando conosco la situazione direttamente, per poter avere davvero il quadro del contesto in cui si è verificato l’attacco. Spero che non ci siano le solite inutili polemiche dopo questo mio post. Vi sto presentando una realtà, per informarvi nel caso in cui aveste voglia di capirne di più sull’argomento, senza limitarvi alle generalizzazioni. Comunque, sappiate che attacchi e avvistamenti (confermati) non avvengono solo più nelle aree di montagna. Ve ne sono stati alcuni recentemente sulla collina di Torino e nel vicino Monferrato. Non è cosa che mi sorprenda, visto che il lupo man mano colonizza nuovi territori, si sposta, cerca cibo. Ci sono i branchi stabili e gli animali giovani che vanno “in dispersione”, cioè si allontanano dal branco in cerca di nuovi territori.

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Capre e cani da guardiania alla festa del Cevrin -Coazze, Val Sangone (TO)

Tutti coloro che hanno allevamenti, anche piccoli, anche hobbistici, farebbero meglio a dotarsi di cani da guardiania anche al di fuori delle zone montane, se mettono gli animali al pascolo, anche se all’interno di recinzioni elettrificate. Non farlo è rischioso. Farlo comporta sicuramente un impegno aggiuntivo e qualche problema con la gente di passaggio, specie se accompagnata da cani.

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Cane da guardiania sorveglia la vallata mentre il gregge pascolo alle sue spalle – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Colgo l’occasione per segnalare a tutti gli escursionisti che il CAI (Club Alpino Italiano) ha adottato una serie di norme di comportamento da tenere in presenza di tali cani in montagna. Da quando sono stati introdotti, già erano presenti i cartelli forniti dalla Regione Piemonte, ma più volte mi era capitato di leggere vibranti polemiche da parte di escursionisti, ecc. Il comunicato termina con questa frase “Gli escursionisti responsabili, sono parte della montagna e sostengono le attività degli allevatori rispettando le greggi e i cani che le proteggono adottando sempre comportamenti ragionati e non impulsivi. Con il ritorno del lupo il cambiamento non è a senso unico solo per pastori ed allevatori. In montagna siamo solo degli ospiti.

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Gregge accompagnato da cane da guardiania durante la fiera di Bobbio Pellice (TO)

So bene cosa comporti tutto ciò, so quali saranno i disagi per entrambi, perché li ho vissuti in prima persona, sia come allevatrice, sia come escursionista. Non chiedetemi delle soluzioni, io purtroppo non ne ho. L’unica cosa che mi sento di ribadire è che il “problema lupo” e il modo in cui la questione è stata affrontata tutto laddove si è manifestata è il simbolo dell’attenzione che le istituzioni hanno nei confronti di chi vive e lavora in montagna. I montanari comunque restano lassù, attaccati alla loro terra, alle loro convinzioni. I lupi invece, se non hanno abbastanza cibo, si spostano e vanno a cercarne altrove…

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