Una serie di fattori “incendiari”

Cosa vi dicevo l’altro giorno? Che ovunque, anche a ridosso delle borgate e frazioni, c’è un intrico di boschi abbandonati e rovi (che poi sono cespugli spinosi di ogni tipo, dal rovo propriamente detto, alla rosa canina, al pruno…).

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L’incendio dopo un giorno dal suo inizio, visto dalla collina di San Giacinto – Cumiana (TO)

Quando ve lo dicevo, guardavo l’incendio da una collina di fronte e mai più avrei pensato che arrivasse fin dove è arrivato ora. È sabato pomeriggio, preparo il testo di questo post mentre sono al pascolo, come faccio spesso (poi lo completo con le foto e lo pubblico in un secondo tempo). Nelle narici ancora un sentore di fumo, ormai poca cosa, se penso alla densa cappa soffocante di mercoledì e giovedì. Cenere un po’ ovunque per terra e sulle foglie.

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Boschi in fiamme nei giorni scorsi – Cumiana (TO)

Qui l’incubo è iniziato domenica, e non è ancora finito. C’è stata la fase in cui ne parlavano solo i diretti interessati, adesso siamo a quella in cui tutti sanno tutto e si condividono a raffica post creati su misura per gli eroi della rete, usando cervi americani morti in incendi oltreoceano e amenità varie con teorie fantasiose su chi e perché possa aver appiccato i fuochi.

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L’incendio sul versante della Costa martedì sera – Cumiana (TO)

Vi dico la mia… Siamo in una situazione straordinaria, con almeno 25 incendi in contemporanea nelle vallate piemontesi. Partendo dal presupposto che le cause siano dovute o a folli piromani, o a disattenzioni incoscienti (ma dopo il primo… come si fa ancora ad accendere fuochi su per le montagne, vicino ai boschi?!?), forse ciascuno si sarebbe potuto fermare in breve tempo. SE. C’è tutta una serie di se che vanno, secondo me, ricercati nel territorio.

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Siccità e abbandono – Nus (AO)

Innanzitutto, siamo arrivati a questo punto a causa della terribile siccità che già affliggeva queste terre. Bastava guardarli, il sottobosco, le foglie, l’erba, per temere il peggio. Una volta innescato l’incendio, fermarlo era più difficile che mai. Ruscelli senza un filo d’acqua, torrenti ai minimi storici. Sorgenti scomparse. Solo erba asciutta come paglia, rami secchi, foglie crepitanti. Il fuoco poteva correre indisturbato, quando c’era anche il vento… era ed è la fine! In Val di Susa l’intervento è stato tempestivo, il Sindaco di Bussoleno dice che i vigili del fuoco sono arrivati sul posto 15 minuti dopo la segnalazione… ma dopo 6 giorni l’incendio non è ancora stato domato ed ha distrutto una superficie vastissima.

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Boschi in fiamme sulle montagne di Cumiana (TO)

In un’annata normale, le condizioni sarebbero state meno favorevoli alla sua espansione. Il fatto poi che i piromani abbiano agito quasi contemporaneamente, esaltati nella loro follia nel “successo” delle loro opere, ha fatto sì che si creasse una situazione mai vista prima, dove intervenire diventava umanamente e tecnicamente sempre più complesso. E così, mentre si operava qui, il fuoco scappava o avanzava di là. Ciascuno di questi incendi, preso singolarmente, non sarebbe avanzato così tanto. Uomini e mezzi si sarebbero concentrati lì. Tutti ora vogliono dare la colpa a qualcuno, ma io non lo farei, a parte ciò che riguarda i piromani. Per il resto, si può solo ringraziare tutti gli uomini, professionisti e volontari, impegnati da giorni sul campo.

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Il fumo oscura il sole mercoledì sera – Cumiana (TO)
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Giovedì mattina, il fumo irrespirabile che ristagna ovunque – Cumiana (TO)

C’è poi stato un ulteriore fattore: la cappa di alta pressione, che ha favorito il ristagno del fumo ed ha impedito, in molte zone, l’intervento diurno dei mezzi aerei per alcuni giorni. Solo da terra, in aree impervie e spesso difficili da raggiungere, si poteva far poco. Così molte volte l’unica via percorribile era “aspettare” vicino alle case, cercando di evitare il peggio. Quel che ha riportato la visibilità però è stato il vento, che ha alimentato nuovamente gli incendi già attivi e riattizzato molti di quelli che si credevano spenti. Insomma, un incubo infinito, che infatti continua anche adesso mentre scrivo.

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Il fuoco è spento, ma la bonifica è fondamentale per evitare che riparta – Cumiana (TO)
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Il sottobosco interamente bruciato – Cumiana (TO)

Stamattina ho fatto un giro di controllo  nei boschi sopra alla mia stalla e alla mia borgata, nelle zone apparentemente spente. Sconsiglio a chiunque di fare l’eroe nelle aree “calde”, ma una sorveglianza a monte delle proprie case, quando non ci sono più fiamme, male non fa. A due giorni dal passaggio del fuoco, si trovano ancora radici e ceppaie che fumano. Con la pala e un bel po’ di terra si risolve la cosa, o soffocando il fuoco, o pulendo tutto intorno, di modo che non ci siano altri inneschi.

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Oggi, l’incessante lavoro del canadair nella zona di Tavernette – Cumiana (TO)

Visto che molti fuochi sono ancora attivi, visto che la pioggia per ora non cadrà e… con il timore di altri folli gesti anche in aree che fino ad ora si sono salvate, che ne dite di andare a pulire intorno alle vostre case vicino a boschi, cespugli, prati secchi? L’abbandono è un altro dei fattori che ha certamente favorito il propagarsi degli incendi, in un territorio già prostrato dalla siccità.

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Dopo il passaggio del fuoco – Cumiana (TO)
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Abbandono nei boschi – Cumiana (TO)

Quanti boschi di proprietà sono abbandonati, con nessuno che ci mette piedi da anni… Alberi morti caduti a terra ad impedire persino l’accesso dalle vecchie piste, anch’esse abbandonate. Materassi di foglie accumulate in conche e canaloni. È lì che il fuoco si è alimentato e ha preso vigore. Qui abbiamo boschi di latifoglie, le conifere con la loro resina sono poi ancora un’altra storia. Dove non ha niente da bruciare, il fuoco si ferma, muore.

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L’incendio nei boschi abbandonati – Cumiana (TO)

Ma chi rastrella ancora le foglie? Chi fa le fascine? Chi si scalda o cucina a legna? Lo ammetto io per prima, ci sono dei boschi di proprietà di famiglia che quasi non sappiamo più nemmeno dove siano. Per quel che serve, si va a tagliare dove si arriva comodamente con i mezzi. Pensiamoci, prima di accusare i politici, i media e i poteri occulti: noi, nel nostro piccolo, abbiamo fatto di tutto per evitare che questo incendio si propagasse?

2 Replies to “Una serie di fattori “incendiari””

  1. condivido quanto hai scritto punto per punto, anche in quelle parti in cui evidenzi quanto l’abbandono del territorio sia esteso e trasversale. Non bastano sensibilità ambientale e precauzione se la gestione del territorio da parte di tutti quasi non esiste più

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