Un mondo che cambia

È certamente bello leggere le storie che parlano di allevatori, di montanari che raccontano la loro vita, le loro esperienze. Ma la montagna non è un paradiso incantato lontano da tutte le problematiche del “resto del mondo”. Anzi, in questi ultimi anni sempre più si sono estesi in quota meccanismi e dinamiche che poco hanno a che vedere con l’alpe e le sue genti di un tempo.

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Transumanza (fonte Pandosia)

Anche anticamente i pascoli erano una risorsa contesa: l’origine della maggior parte dei formaggi oggi più noti e ricercati la possiamo datare grazie a documenti storici in cui vengono nominati trattando controversie per il possesso o l’utilizzo da parte di greggi e mandrie dei territori in alta quota. Lassù si producevano quei caci che spettavano poi a questo o quel signore locale e c’era sovente chi se li contendeva, dato che rappresentavano una vera ricchezza.

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Le vallate del Piemonte nel 1741 (fonte Vendita stampe antiche)

Il meccanismo era… semplice e comprensibile, si trattava di tasse in natura, beni materiali. Ma poi sono passati i secoli, si sale ancora in alpe per sfruttarne le risorse pascolive, lasciando i prati di pianura e di fondovalle allo sfalcio per l’approvvigionamento di fieno. Però c’è anche dell’altro…

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Mandria in alpeggio – vallate cuneesi (CN)

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere, a commento di un articolo dove si parlava di montagna, l’opinione di un tizio che diceva di sapere, grazie alle parole del classico amico “ben informato”, che gli allevatori salgono in alpeggio per i contributi e che prendono “…1000 euro a capo” (sic!). Internet è un potente mezzo di (dis)informazione, si trova di tutto e di più, molti non si prendono la briga di verificare le fonti e le notizie, parecchi credono a ciò che fa loro più comodo!

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Pascoli d’alpe – Valle Stura (CN)

Diventa complicato spiegare a chi non è addetto ai lavori cosa ci sia di vero e di falso in questa affermazione. Soldi ne girano, c’è chi ne prende tanti, chi pochi, chi niente. Vi posso dire che ci sono anche alpeggi dove vengono perpetrate delle vere e proprie truffe, utilizzati solo sulla carta da chi alla fine intasca i soldi di questi famigerati “contributi”. Vi sono allevatori che “prestano” le loro bestie ad altri per non dover rimanere in pianura, dato che non sono riusciti ad affittare un alpeggio a loro nome. Laddove si tratti di proprietà pubbliche, spesso le aste vanno alle stelle, prezzi esorbitanti che margari e pastori non possono permettersi. Salendo a nome di altri, non pagano l’affitto, ma non percepiscono nemmeno contributi. E ancora c’è chi cerca di tirare avanti restando ai margini di questa galassia, cercando di vivere principalmente del suo lavoro, senza presentare domande di alcun genere.

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Gregge in alpeggio – vallate pinerolesi (TO)

Il discorso è lungo e complesso… ma 1000 euro a capo non te li dà nessuno. Sono altri i parametri su cui si basa questo complesso meccanismo. “Certo che una volta… ci telefonavamo e ci chiedevamo tra di noi com’era l’erba quell’anno o quante bestie avevamo salito… Adesso uno chiede all’altro quanti titoli ha o ci si domanda quanti ne avrà quell’altro che ha affittato gli alpeggi di mezza vallata!” Così mi diceva amaramente un pastore qualche tempo fa.

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Gregge in alpeggio – Lombardia (BS)

Dato che ormai, per cercare di “evitare le truffe”, gli animali monticati devono essere per la gran parte di proprietà di chi affitta l’alpeggio, molti, per tale scopo, hanno scelto le pecore, meno impegnative nella stagione invernale. Oppure certi pastori di sono prestati a meccanismi che già anni fa mi aveva spiegato un amico nel nord-est: “Ti pagano la tosatura e anche i camion se gli vai a pulire la montagna…

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Pascolo vagante nella pianura torinese (TO)

Quest’estate, durante una manifestazione letteraria, ho incontrato un veterinario Asl in pensione, lui ben conosceva la realtà del pascolo vagante: “Come sono cambiati i pastori che conoscevamo… Si è perso un mondo!“. Ho ben paura anch’io che per alcuni le pecore siano solo più numeri… che non vi sia più nei loro occhi quella passione che mi aveva affascinata, ma sia altro a far brillare lo sguardo. Purtroppo mi è già capitato di condividere anche con altre persone gli stessi amari pensieri, gente che fa o che ha fatto parte di quella realtà.

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Gregge in alpeggio – Lombardia (BS)

Tornerò ancora a parlarvi dei contributi, l’argomento non si esaurisce certamente qui! È ovvio che non si possa vivere di sola passione, il momento è difficile per tutti, ma non era ai titoli e alla PAC che pensavo quando, già anni fa, parlavo di pastori che dovevano essere più imprenditori… Io pensavo alla valorizzazione del prodotto, sognavo la carne di agnello da pascolo vagante… Sognavo…

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