Una serie di fattori “incendiari”

Cosa vi dicevo l’altro giorno? Che ovunque, anche a ridosso delle borgate e frazioni, c’è un intrico di boschi abbandonati e rovi (che poi sono cespugli spinosi di ogni tipo, dal rovo propriamente detto, alla rosa canina, al pruno…).

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L’incendio dopo un giorno dal suo inizio, visto dalla collina di San Giacinto – Cumiana (TO)

Quando ve lo dicevo, guardavo l’incendio da una collina di fronte e mai più avrei pensato che arrivasse fin dove è arrivato ora. È sabato pomeriggio, preparo il testo di questo post mentre sono al pascolo, come faccio spesso (poi lo completo con le foto e lo pubblico in un secondo tempo). Nelle narici ancora un sentore di fumo, ormai poca cosa, se penso alla densa cappa soffocante di mercoledì e giovedì. Cenere un po’ ovunque per terra e sulle foglie.

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Boschi in fiamme nei giorni scorsi – Cumiana (TO)

Qui l’incubo è iniziato domenica, e non è ancora finito. C’è stata la fase in cui ne parlavano solo i diretti interessati, adesso siamo a quella in cui tutti sanno tutto e si condividono a raffica post creati su misura per gli eroi della rete, usando cervi americani morti in incendi oltreoceano e amenità varie con teorie fantasiose su chi e perché possa aver appiccato i fuochi.

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L’incendio sul versante della Costa martedì sera – Cumiana (TO)

Vi dico la mia… Siamo in una situazione straordinaria, con almeno 25 incendi in contemporanea nelle vallate piemontesi. Partendo dal presupposto che le cause siano dovute o a folli piromani, o a disattenzioni incoscienti (ma dopo il primo… come si fa ancora ad accendere fuochi su per le montagne, vicino ai boschi?!?), forse ciascuno si sarebbe potuto fermare in breve tempo. SE. C’è tutta una serie di se che vanno, secondo me, ricercati nel territorio.

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Siccità e abbandono – Nus (AO)

Innanzitutto, siamo arrivati a questo punto a causa della terribile siccità che già affliggeva queste terre. Bastava guardarli, il sottobosco, le foglie, l’erba, per temere il peggio. Una volta innescato l’incendio, fermarlo era più difficile che mai. Ruscelli senza un filo d’acqua, torrenti ai minimi storici. Sorgenti scomparse. Solo erba asciutta come paglia, rami secchi, foglie crepitanti. Il fuoco poteva correre indisturbato, quando c’era anche il vento… era ed è la fine! In Val di Susa l’intervento è stato tempestivo, il Sindaco di Bussoleno dice che i vigili del fuoco sono arrivati sul posto 15 minuti dopo la segnalazione… ma dopo 6 giorni l’incendio non è ancora stato domato ed ha distrutto una superficie vastissima.

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Boschi in fiamme sulle montagne di Cumiana (TO)

In un’annata normale, le condizioni sarebbero state meno favorevoli alla sua espansione. Il fatto poi che i piromani abbiano agito quasi contemporaneamente, esaltati nella loro follia nel “successo” delle loro opere, ha fatto sì che si creasse una situazione mai vista prima, dove intervenire diventava umanamente e tecnicamente sempre più complesso. E così, mentre si operava qui, il fuoco scappava o avanzava di là. Ciascuno di questi incendi, preso singolarmente, non sarebbe avanzato così tanto. Uomini e mezzi si sarebbero concentrati lì. Tutti ora vogliono dare la colpa a qualcuno, ma io non lo farei, a parte ciò che riguarda i piromani. Per il resto, si può solo ringraziare tutti gli uomini, professionisti e volontari, impegnati da giorni sul campo.

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Il fumo oscura il sole mercoledì sera – Cumiana (TO)
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Giovedì mattina, il fumo irrespirabile che ristagna ovunque – Cumiana (TO)

C’è poi stato un ulteriore fattore: la cappa di alta pressione, che ha favorito il ristagno del fumo ed ha impedito, in molte zone, l’intervento diurno dei mezzi aerei per alcuni giorni. Solo da terra, in aree impervie e spesso difficili da raggiungere, si poteva far poco. Così molte volte l’unica via percorribile era “aspettare” vicino alle case, cercando di evitare il peggio. Quel che ha riportato la visibilità però è stato il vento, che ha alimentato nuovamente gli incendi già attivi e riattizzato molti di quelli che si credevano spenti. Insomma, un incubo infinito, che infatti continua anche adesso mentre scrivo.

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Il fuoco è spento, ma la bonifica è fondamentale per evitare che riparta – Cumiana (TO)
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Il sottobosco interamente bruciato – Cumiana (TO)

Stamattina ho fatto un giro di controllo  nei boschi sopra alla mia stalla e alla mia borgata, nelle zone apparentemente spente. Sconsiglio a chiunque di fare l’eroe nelle aree “calde”, ma una sorveglianza a monte delle proprie case, quando non ci sono più fiamme, male non fa. A due giorni dal passaggio del fuoco, si trovano ancora radici e ceppaie che fumano. Con la pala e un bel po’ di terra si risolve la cosa, o soffocando il fuoco, o pulendo tutto intorno, di modo che non ci siano altri inneschi.

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Oggi, l’incessante lavoro del canadair nella zona di Tavernette – Cumiana (TO)

Visto che molti fuochi sono ancora attivi, visto che la pioggia per ora non cadrà e… con il timore di altri folli gesti anche in aree che fino ad ora si sono salvate, che ne dite di andare a pulire intorno alle vostre case vicino a boschi, cespugli, prati secchi? L’abbandono è un altro dei fattori che ha certamente favorito il propagarsi degli incendi, in un territorio già prostrato dalla siccità.

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Dopo il passaggio del fuoco – Cumiana (TO)
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Abbandono nei boschi – Cumiana (TO)

Quanti boschi di proprietà sono abbandonati, con nessuno che ci mette piedi da anni… Alberi morti caduti a terra ad impedire persino l’accesso dalle vecchie piste, anch’esse abbandonate. Materassi di foglie accumulate in conche e canaloni. È lì che il fuoco si è alimentato e ha preso vigore. Qui abbiamo boschi di latifoglie, le conifere con la loro resina sono poi ancora un’altra storia. Dove non ha niente da bruciare, il fuoco si ferma, muore.

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L’incendio nei boschi abbandonati – Cumiana (TO)

Ma chi rastrella ancora le foglie? Chi fa le fascine? Chi si scalda o cucina a legna? Lo ammetto io per prima, ci sono dei boschi di proprietà di famiglia che quasi non sappiamo più nemmeno dove siano. Per quel che serve, si va a tagliare dove si arriva comodamente con i mezzi. Pensiamoci, prima di accusare i politici, i media e i poteri occulti: noi, nel nostro piccolo, abbiamo fatto di tutto per evitare che questo incendio si propagasse?

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Se tutto fosse curato come un tempo…

Mentre salivo verso una collina a monte di Cumiana, il mio paese, per capire dove fosse esattamente il fronte dell’incendio e quanto fosse esteso, il mio sguardo vagava su quel che mi circondava.

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Terreni incolti e l’incendio sullo sfondo – Cumiana (TO)

Quella collina, circondata da case e frazioni, alla cui sommità c’è una chiesa (e anche un ripetitore della tv), oggi è un intrico di rovi. Boschi e rovi. Ma persino io me la ricordo diversa, quando ci salivo da bambina con i miei genitori.

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Terrazzamenti e bosco – Cumiana (TO)

Certe zone erano già abbandonate 30-35 anni fa, sono barriere impenetrabili di rose selvatiche e pruni spinosi. Poi ci sono i muri dei terrazzamenti, che permettevano di utilizzare al meglio ogni centimetro di questa terra ben esposta al sole. C’è persino ancora un albero di ulivo, l’ho sempre visto, non centra nulla con quelli piantati in seguito per qualche progetto…

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Antichi muretti lungo il sentiero, collina di San Giacinto – Cumiana (TO)

La colpa degli incendi non è l’abbandono, ma la mano o i gesti di persone folli o sconsiderate. Però guardate queste antiche vigne oggi… c’era anche una vasca per il verderame, me la ricordo bene… non sono più riuscita a trovarla. Se qui oggi un pazzo accendesse un fuoco, con la siccità non sarebbe facile fermarlo. Se fosse ancora tutto pulito, curato, potato, i pericoli sarebbero minori.

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Vigne abbandonate – Cumiana (TO)

Non pensiate che tutto questo riguardi solo la montagna e quel pugno di abitanti che resistono lassù! Il fumo di questi incendi alimenta lo smog della città e della pianura. Quando pioverà, i terreni e i boschi bruciati saranno ancora meno pronti ad assorbire l’acqua: il rischio di frane e alluvioni sarà ancora maggiore.

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Un tramonto tra il fumo – Cumiana (TO)
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Incendio verso Monte Tre Denti da Borgata Porta – Cumiana (TO)
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Intervento dell’elicottero – Cumiana (TO)
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I Tre Denti tra il fumo – Cumiana (TO)
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Intervento dell’Erickson sul nuovo fronte verso borgata Costa – Cumiana (TO)

Purtroppo queste sono “solo” le immagini di uno dei tanti incendi che stanno colpendo il Piemonte in questi giorni: Valle Stura, Val Varaita, Val Germanasca, Val di Susa, Valle Orco, Valchiusella… più altri incendi “minori” spenti tempestivamente…

La montagna brucia

Prima di continuare con il discorso del post precedente, oggi non posso fare a meno di parlare degli incendi che stanno colpendo duramente le vallate piemontesi: Val di Susa, Val Sangone, Valle Stura, Biellese e temo anche altrove…

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Il monte Tre Denti avvolto dal fumo stamattina – Cumiana (TO)

Preparo il testo di questo post mentre sono al pascolo, scrivendo sul tablet. Gli occhi bruciano e nel naso ho l’odore acre del fumo. Stanno bruciando anche i boschi qui a Cumiana. Il sole è sorto da poco, si sentono già passare le sirene dei mezzi antincendio. Anche oggi ci saranno uomini impegnati, professionisti e volontari, in una lotta impari contro la stupidità umana.

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Val di Susa dal Colle delle Finestre, l’incendio tra Chianocco e Bussoleno – foto M.Solara

Non ci sono parole per commentare le immagini che arrivano dalle varie località colpite. In val di Susa lo scenario è apocalittico. La causa non è il vento, come scrivono certi sedicenti giornalisti. Il vento forte ha alimentato le fiamme, ha trasportato particelle infuocate, ma la causa è la follia di qualche persona malata di mente.

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Val di Susa, la montagna brucia – foto torinooggi.it

Non esistono spiegazioni o giustificazioni per tutto ciò, meno che mai ora, con una siccità che dura da mesi, sorgenti e torrenti prosciugati, una natura prostrata e sofferente.

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Una lunga terribile notte – Val di Susa – foto D.Cat Berro

Cosa c’era lassù? Boschi… pascoli… vecchie baite… alpeggi da cui mi auguro fossero ormai tutte scese le bestie. La montagna già soffriva, qui oggi sta morendo. Nessun essere vivente sa distruggere il suo habitat tanto quanto l’uomo con questi gesti.

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Fuochi in Val Susa (TO) – foto S.Cucco

Questo non è nemmeno un fuoco che può aver senso per ripulire pascoli abbandonati. Quello deve essere sorvegliato e controllato, di sicuro non messo in opera in tali condizioni di siccità in una giornata di vento forte.

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Il fumo oscura il sole a Prato del Rio, Condove (TO) – foto C.Rosso

Il fuoco stanotte è avanzato, la gente posta foto e manifesta la propria impotente disperazione sui social, spera di non dover evacuare le proprie case. C’è anche chi, da quelle parti, ha degli animali: come si fa ad andare via lasciandoli lì? Qui foto e video, su valsusaoggi.

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I Tre Denti circondati dal fumo dalla collina di San Giacinto – Cumiana (TO)

Non riesco a dire altro. Il mio pensiero è con coloro che sono direttamente colpiti da questa emergenza e a tutti gli uomini e donne impegnati sul campo per cercare di spegnere o contenere le fiamme.

Un mondo che cambia

È certamente bello leggere le storie che parlano di allevatori, di montanari che raccontano la loro vita, le loro esperienze. Ma la montagna non è un paradiso incantato lontano da tutte le problematiche del “resto del mondo”. Anzi, in questi ultimi anni sempre più si sono estesi in quota meccanismi e dinamiche che poco hanno a che vedere con l’alpe e le sue genti di un tempo.

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Transumanza (fonte Pandosia)

Anche anticamente i pascoli erano una risorsa contesa: l’origine della maggior parte dei formaggi oggi più noti e ricercati la possiamo datare grazie a documenti storici in cui vengono nominati trattando controversie per il possesso o l’utilizzo da parte di greggi e mandrie dei territori in alta quota. Lassù si producevano quei caci che spettavano poi a questo o quel signore locale e c’era sovente chi se li contendeva, dato che rappresentavano una vera ricchezza.

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Le vallate del Piemonte nel 1741 (fonte Vendita stampe antiche)

Il meccanismo era… semplice e comprensibile, si trattava di tasse in natura, beni materiali. Ma poi sono passati i secoli, si sale ancora in alpe per sfruttarne le risorse pascolive, lasciando i prati di pianura e di fondovalle allo sfalcio per l’approvvigionamento di fieno. Però c’è anche dell’altro…

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Mandria in alpeggio – vallate cuneesi (CN)

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere, a commento di un articolo dove si parlava di montagna, l’opinione di un tizio che diceva di sapere, grazie alle parole del classico amico “ben informato”, che gli allevatori salgono in alpeggio per i contributi e che prendono “…1000 euro a capo” (sic!). Internet è un potente mezzo di (dis)informazione, si trova di tutto e di più, molti non si prendono la briga di verificare le fonti e le notizie, parecchi credono a ciò che fa loro più comodo!

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Pascoli d’alpe – Valle Stura (CN)

Diventa complicato spiegare a chi non è addetto ai lavori cosa ci sia di vero e di falso in questa affermazione. Soldi ne girano, c’è chi ne prende tanti, chi pochi, chi niente. Vi posso dire che ci sono anche alpeggi dove vengono perpetrate delle vere e proprie truffe, utilizzati solo sulla carta da chi alla fine intasca i soldi di questi famigerati “contributi”. Vi sono allevatori che “prestano” le loro bestie ad altri per non dover rimanere in pianura, dato che non sono riusciti ad affittare un alpeggio a loro nome. Laddove si tratti di proprietà pubbliche, spesso le aste vanno alle stelle, prezzi esorbitanti che margari e pastori non possono permettersi. Salendo a nome di altri, non pagano l’affitto, ma non percepiscono nemmeno contributi. E ancora c’è chi cerca di tirare avanti restando ai margini di questa galassia, cercando di vivere principalmente del suo lavoro, senza presentare domande di alcun genere.

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Gregge in alpeggio – vallate pinerolesi (TO)

Il discorso è lungo e complesso… ma 1000 euro a capo non te li dà nessuno. Sono altri i parametri su cui si basa questo complesso meccanismo. “Certo che una volta… ci telefonavamo e ci chiedevamo tra di noi com’era l’erba quell’anno o quante bestie avevamo salito… Adesso uno chiede all’altro quanti titoli ha o ci si domanda quanti ne avrà quell’altro che ha affittato gli alpeggi di mezza vallata!” Così mi diceva amaramente un pastore qualche tempo fa.

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Gregge in alpeggio – Lombardia (BS)

Dato che ormai, per cercare di “evitare le truffe”, gli animali monticati devono essere per la gran parte di proprietà di chi affitta l’alpeggio, molti, per tale scopo, hanno scelto le pecore, meno impegnative nella stagione invernale. Oppure certi pastori di sono prestati a meccanismi che già anni fa mi aveva spiegato un amico nel nord-est: “Ti pagano la tosatura e anche i camion se gli vai a pulire la montagna…

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Pascolo vagante nella pianura torinese (TO)

Quest’estate, durante una manifestazione letteraria, ho incontrato un veterinario Asl in pensione, lui ben conosceva la realtà del pascolo vagante: “Come sono cambiati i pastori che conoscevamo… Si è perso un mondo!“. Ho ben paura anch’io che per alcuni le pecore siano solo più numeri… che non vi sia più nei loro occhi quella passione che mi aveva affascinata, ma sia altro a far brillare lo sguardo. Purtroppo mi è già capitato di condividere anche con altre persone gli stessi amari pensieri, gente che fa o che ha fatto parte di quella realtà.

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Gregge in alpeggio – Lombardia (BS)

Tornerò ancora a parlarvi dei contributi, l’argomento non si esaurisce certamente qui! È ovvio che non si possa vivere di sola passione, il momento è difficile per tutti, ma non era ai titoli e alla PAC che pensavo quando, già anni fa, parlavo di pastori che dovevano essere più imprenditori… Io pensavo alla valorizzazione del prodotto, sognavo la carne di agnello da pascolo vagante… Sognavo…

Inizia il cammino del libro

Cerco di aggiornare anche queste pagine, ma non è facile riuscire a far tutto… c’è anche il prossimo libro da scrivere, le scadenze di contratto da rispettare. Senza materiale da leggere però non vi lascio, perché “Capre 2.0” (Blu Edizioni) sta per uscire. Le prime copie sono già tra le mani di chi mi ha incontrata la scorsa domenica, lo stesso accadrà domenica prossima, ma il 26 ottobre sarà finalmente in libreria e sui siti di vendita on-line.

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Capre 2.0 a Pramollo (TO)

Sempre il 26 ottobre, nell’ambito della rassegna “Fogli d’Autunno”, incontri letterari in Val Chisone (TO), ci sarà la prima presentazione ufficiale a Pramollo (TO), frazione Rue, ore 21:00, sala della Proloco. Come al solito, per chi già conosce le mie serate, accompagnerò la presentazione con una proiezione di immagini. Siete tutti invitati, allevatori e appassionati.

Aspettando la pioggia che non arriva

Non ho quasi più parole per definire la terribile siccità che sta affliggendo la regione in cui vivo. Ad eccezion fatta di alcuni temporali estivi, peraltro localizzati e spesso anche piuttosto intensi, accompagnati da violente grandinate, penso che l’ultima vera pioggia risalga al mese di maggio.

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Il mio micro gregge non ha erba verde da brucare – Cumiana (TO)

Il cielo si mantiene sereno, limpido in montagna, offuscato da smog sulla pianura quando non c’è vento. Questo “bel” tempo mi causa un malessere quasi fisico, come già mi era accaduto negli inverni passati, senza neve, con temperature troppo elevate.

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L’unica pozza vista nel corso della gita, Ciampagna – Ostana (CN)

Ma la vera preoccupazione è un’altra. Fin quando arriverà l’acqua nei nostri rubinetti? L’altro giorno, durante una gita in montagna, ho visto solo ruscelli secchi, terra arida e polverosa, sorgenti prive di acqua. Solo in un punto resisteva una piccola pozza torbida.

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Pascoli devastati dai cinghiali, Ciampagna – Ostana (CN)

È sicuramente un problema anche per gli animali selvatici. Dove andranno a bere? Nonostante la polvere e la terra indurita, i cinghiali hanno comunque devastato i pascoli, completando così una stagione già pessima per gli allevatori. Per chi volesse approfondire l’argomento (conoscendo il Francese), vi propongo questo studio condotto in Francia da ricercatori di Chambery e Grenoble, che analizza per l’appunto gli effetti del cambiamento climatico sulla gestione degli alpeggi. Grazie a Sofia che me l’ha segnalato!

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Mandria di vacche piemontesi ancora in alpeggio, Ciampagna – Ostana (CN)

Qui la mandria non era ancora scesa, l’ha poi fatto nei giorni successivi. Questo caldo e queste “belle” giornate sarebbero state una manna se solo avesse piovuto. Lo scorso anno un’abbondante nevicata aveva fatto scappare chi ancora pensava di star su oltre la metà di ottobre.

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Pascoli aridi verso il Colle delle Porte – Valle Po (CN)

Quest’anno invece si sta su a brucare il nulla, perchè in pianura è anche peggio: niente erba a meno che i prati siano stati irrigati (e allora il prezzo è altissimo), niente da mangiare nelle stoppie, poco fieno, il cui valore è molto elevato… Sarà durissima, specialmente per le aziende che già hanno difficoltà economiche. Sarà tragica per i pastori vaganti… Eppure la maggior parte della gente sembra non rendersi conto del problema e non mette in pratica nessun accorgimento per risparmiare acqua. Solo chi vive a diretto contatto con la natura ne ha una maggiore consapevolezza.

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Pista di accesso ad un alpeggio erosa dagli effetti di un violento temporale estivo – Valle Po (CN)

Giorno dopo giorno si alzano gli occhi al cielo sperando di vederlo rannuvolarsi. Al mattino appena alzati si tendono le orecchie in attesa di sentire il dolce scroscio della pioggia… chissà quando accadrà. Il timore è anche quello di vedere la siccità interrotta da una di quelle precipitazioni eccezionali che, complice anche la terra dura come cemento, causano frane e smottamenti in montagna, defluendo come alluvioni verso la pianura.

Due settimane in Valle Po

Scusatemi per la mia scarsa presenza su queste pagine… il meteo si mantiene fin troppo “bello”, quindi è più facile che io sia all’aperto! Inoltre vi sono gli impegni “editoriali”. Vi comunico ufficialmente che “Capre 2.0” (Blu Edizioni) sarà in vendita nelle librerie e on-line a partire dal 24 ottobre prossimo. Inoltre cercherò di partecipare alle principali fiere e rassegne di settore che si terranno dalle mie parti nelle prossime settimane. Per un libro che esce (dopo mesi di lavoro), ce n’è un altro che incombe, quindi sto iniziando a concretizzare il lavoro sul campo dei mesi scorsi, per dare lentamente forma alla mia prossima opera. Permettetemi poi di rendervi partecipi di una notizia appresa da poco: un mio romanzo inedito, “Il canto della fontana”, è tra le opere finaliste del premio letterario “Parole di terra”. L’esito lo sapremo l’11 novembre…

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Pascoli sopra a Ciampagna – Valle Po (CN)

Dopo questa lunga premessa, torniamo ai temi di questo blog. L’altro giorno ho fatto una veloce gita in Valle Po. Essendo un giorno infrasettimanale e avendo scelto una zona lontana dagli itinerari più classici, non pensavo di incontrare nessuno.

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Edifici restaurati, Ciampagna – Valle Po (CN)
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Edificio abbandonato lungo la strada asfaltata, Ciampagna – Valle Po (CN)

A questa stagione amo particolarmente frequentare quelle quote, è la fascia di montagna dell’uomo che un tempo era abitata stabilmente tutto l’anno. Oggi, anche se fortunatamente non tutto è stato abbandonato, pare che i restauri riguardino soprattutto delle seconde case.

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Ciampagna – Valle Po (CN)
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Baite crollate, Anbournet, Valle Po (CN)

Nella frazione più bassa dei muratori erano impegnati a ristrutturare un edificio lungo la strada, ma il mio itinerario invece attraversava borgate silenziose. Man mano che salivo, i grumi di case erano sempre più intatti per quel che riguarda i segni del XXI secolo (niente plastica, cemento, nylon), ma spesso mi capitava di dover scavalcare i muri crollati a terra.

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Baita con affresco di Giors Boneto, Ciampagna – Valle Po (CN)

Salivo seguendo la stretta stradina, che proseguiva asfaltata fino all’ultima frazione. La strada passava a metà tra i vari nuclei di baite, io deviavo di volta in volta su antiche tracce per andare a vederli tutti.

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Anbournet, Ciampagna – Valle Po (CN)

La mano dell’uomo e i magici tocchi della natura in questa stagione possono regalare scorci unici. Mi spiace per quelli che idealizzano una natura senza l’uomo. Questo panorama, senza le baite in pietra, non avrebbe lo stesso fascino! E se l’uomo non continuasse a pascolare con mandrie e greggi questi territori, in questo aridissimo autunno qui ci sarebbe solo una fitta coltre di alte erbe secche e cespugli impenetrabili.

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Castello Stockalper, Brig – Svizzera

Poco oltre ho fatto un incontro inaspettato: una giovane coppia di turisti svizzeri che stavano trascorrendo qui le loro ferie (per noi fuori stagione, ma per loro splendidamente azzeccate per il clima, i colori e la tranquillità). Un po’ in Inglese (parlato da lei), un po’ in Italiano (parlato da lui), mi hanno raccontato di provenire dal canton Vallese, da Briga.

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Il Monviso da Ciampagna, Ostana – Valle Po (CN)

Sono luoghi che personalmente apprezzo molto, per i panorami, l’ordine e la pulizia, gli itinerari ben segnati, le architetture… loro invece erano entusiasti della Valle Po, che stavano girando da due settimane. “C’è così tanto da vedere…“. Avevano fatto il giro del Monviso dormendo nei bivacchi invernali perché ormai i rifugi sono chiusi. A Chianale “…bellissimo villaggio!” non avevano trovato nessuna struttura ricettiva ancora aperta, così erano dovuti scendere fino ad un bed&breakfast di Pontechianale.

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Traccia di sentiero con ometti per il Colle delle Porte – Valle Po (CN)

Abbiamo proseguito per un tratto insieme, poi le nostre strade si sono divise. Io, consultando la mappa, ho imboccato un sentiero che pensavo ben tracciato (linea rossa continua), mentre si è rivelato evanescente, percorribile solo grazie agli ometti di pietra prima e al passaggio delle vacche più in alto.

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Meire Coumpercie, baite e recinti, Crissolo – Valle Po (CN)

Qua e là lungo il mio cammino o nei valloni di fronte a me, segni di quando la montagna era molto più viva e gestita. Guardate ad esempio i recinti in pietra usati un tempo per ricoverare gli animali (capre e pecore da mungere, presumo) nei pressi delle Meire Coumpercie. Qui d’estate sale ancora un gregge, ma ormai i recinti sono quelli con le reti mobili e le batterie…

Capre!

Questione di poche settimane, giorni, e finalmente uscirà il mio libro sulle capre dove racconto (e faccio raccontare da chi le alleva) un po’ di cose su questi particolari animali. Non troverete TUTTO, perché qualcosa da imparare c’è sempre!

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Il mio gregge – Cumiana (TO)

Con buona pace di chi ha fatto uscire articoli su di me senza nemmeno intervistarmi, io non sono un’allevatrice di capre. Ne ho una “manciata”, ma per me sono un hobby (impegnativo!), non un lavoro. L’altro giorno sono rientrate dall’alpeggio e quindi adesso ho ripreso a dedicare loro buona parte del mio tempo libero, portandole a pascolare quel poco che c’è, in attesa di piogge che non riusciranno a far ritornare l’erba, visto che l’autunno avanza giorno dopo giorno. Appena arrivate erano un po’ spaesate, ma… la capra è tutt’altro che stupida e la memoria ce l’ha buona!

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Chocolat richiede attenzioni – Cumiana (TO)

Anche se per mesi non hanno ricevuto “coccole e grattatine” (perché chi le gestiva insieme a centinaia di altri animali provvedeva alla loro alimentazione, alla loro salute, al benessere generale, ma non poteva certo mettersi ad accarezzare ogni capra e pecora del gregge!), dopo poche ore a “casa”, già avevano ripreso la loro confidenza con me.

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Battaglia tra Chocolat e Pastis – Cumiana (TO)

L’equilibrio del gregge è da ristabilire, ora che sono nuovamente da sole. Inoltre, mancano degli elementi rispetto a questa primavera… Così è la vita! Pastis, rimasta senza mamma, ha vita più dura nel piccolo gregge, perché deve cavarsela da sola. Non è il cibo che le manca, è cresciuta anche più di quello che ci si poteva aspettare, ma la sua “inferiorità” fa sì che venga picchiata dalle altre capre adulte. Sono animali che non perdonano, dal forte senso gerarchico, e non mancano mai di farsi valere contro il più debole.

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Feuille – Cumiana (TO)

Lo scorso anno, in questi giorni, la più “debole” era Feuille, un nuovo arrivo, un acquisto proveniente da un altro gregge. Nonostante la taglia non inferiore alle compagne, le ha sempre prese, per cui quando le tenevo fuori dalla stalla ad inizio autunno, quando distribuivo un po’ di pane secco o di fioccato, a lei dovevo darlo separatamente, perché le altre non la lasciavano avvicinare alla mangiatoia. Questa situazione è andata avanti per qualche settimana, poi le ho portate in stalla, dove ciascuna aveva il suo posto per mangiare. A distanza di un anno, ritrovandosi intorno alla stessa mangiatoia, Feuille è automaticamente andata a cercare il cibo dove glielo davo, un po’ nascosta dalle altre. Trovata la ciotola, ha infilato il muso dentro e mi ha guardata con rimprovero, trovandola vuota. Altro che dare della “capra” a chi è poco intelligente!

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Al pascolo con Joli coeur di vedetta – Cumiana (TO)

Mentre sono al pascolo leggo, scrivo, oppure semplicemente le osservo. Guardarle serve per accorgersi se qualcosa eventualmente non va (una capra che sfrega l’attaccatura delle corna violentemente contro una pianta spesso ha delle zecche piantate sulla sommità del cranio, tanto per fare un esempio), ma mi piace anche solo vedere il loro comportamento, le differenze tra i loro caratteri. Joli coeur ha ereditato il ruolo di regina del gregge e non ha perso il suo atteggiamento “vedetta”. Spesso, sentendo qualche rumore che percepisce solo lei, passa anche una decina di minuti in piena tensione, il naso che vibra, le orecchie dritte, come a “studiare” un qualche pericolo in arrivo. Senza che io avverta nessun cambiamento nei dintorni, all’improvviso parte di corsa facendo suonare la campana all’impazzata… e tutte la seguono, dirigendosi verso la stalla…

Far festa con la transumanza

Questo è il periodo delle discese dagli alpeggi e delle fiere zootecniche: da qualche anno si sono però aggiunte le feste della transumanza, occasione per richiamare turisti nei paesi delle vallate alpine in un periodo altrimenti un po’ “morto” e per far incontrare il mondo degli allevatori con quello dei turisti. Più volte vi ho partecipato in qualità di spettatore, ricavandone emozioni e sensazioni contrastanti. In questi ultimi 10-15 anni, di transumanze ne ho seguite parecchie, accompagnando amici, scattando fotografie o ancora dando una mano in prima persona a spostare gli animali (greggi e mandrie), ma l’idea mia è che raramente si riesce a portare nelle “feste” quella che è la vera realtà di questo momento.

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Artigianato valdostano – Cogne (AO)
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Formaggi di un’azienda locale – Cogne (AO)

Non avevo mai partecipato ad una festa organizzata per una desarpa in Val d’Aosta, così sabato scorso ho scelto di vedere quella di Cogne (ce n’erano altre due in valle nella stessa data). Qui l’evento prende il nome di Devétéya, cioè “lo spogliarsi” (così ha spiegato lo speaker ufficiale della manifestazione). C’era un mercatino con prodotti artigianali e prodotti agro-alimentari locali, comprese ovviamente le produzioni casearie.

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Lou Tintamaro – Cogne (AO)

Oltre alle bancarelle, l’altra attrazione, in attesa dell’arrivo degli animali, erano il coro e il gruppo folkloristico. La gente però a poco a poco ha iniziato a spostarsi nella via centrale, per prendere posto in vista della sfilata. Il tratto comune alle varie transumanze era relativamente breve, si trattava della stretta via al centro del paese, quindi in poco tempo centinaia di persone si sono assiepate sui due lati, iniziando a dare segni di nervosismo. Lo speaker continuava a ripetere di stare indietro perché gli animali possono avere scarti improvvisi, non tenere cani e bambini davanti, ecc ecc… Intanto gli “adulti” si spintonavano e arrivavano persino a litigare: “Perché io sono qui da un’ora e lei non può arrivare cinque minuti prima delle transumanza e mettersi davanti a me!!” C’era poi gente che rimaneva incollata al proprio posto anche quando un’auto doveva passare (le strade sono state chiuse proprio solo nell’imminenza del passaggio degli animali).

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Inizio della sfilata – Cogne (AO)

Il primo gruppo è arrivato con un buon ritardo, ma si sa… con gli animali è difficile essere puntuali! Ogni alpeggio era preceduto dal gruppo folkloristico, per “animare” l’evento.

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Gli alpigiani in costume – Cogne (AO)

Ciò che mi ha lasciata perplessa è stato, in alcuni casi, l’utilizzo dei costumi e degli abiti d’epoca. A me personalmente non sono piaciuti. Un conto è una rievocazione storica, un altro è la transumanza, momento di vita e di lavoro ancora attuale, anche se prosegue anno dopo anno, affondando le sue radici nel passato.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Ascoltando i discorsi del pubblico mentre ero in attesa dell’inizio della manifestazione, mi sono resa conto di quanto poco molta gente sapesse del mondo degli alpeggi, dei suoi ritmi, del lavoro e della vita dell’allevatore. Ero in mezzo a cittadini di varie parti d’Italia, a giudicare dagli accenti (Cogne è una località rinomata…), che applaudivano e scattavano foto come avrebbero potuto fare al Giro d’Italia o a un Carnevale. Si godevano la sfilata, uno “spettacolo” organizzato per i turisti… Certamente non era così per tutti, ma più che altrove in quell’occasione ho avuto queste sensazioni.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Io fatico troppo ad “aspettare” una transumanza rimanendo pigiata tra la folla, penso che qualcosa in più possa essere compreso solo camminandoci insieme, ascoltando i rumori, annusando gli odori. Sarebbe però impossibile far camminare tutta quella gente con gli animali, a contatto dei quali è meglio che vi siano solo persone esperte.

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Come scendevano le Fontine quando non c’erano le strade – Cogne (AO)

Quindi ben vengano le feste della transumanza, dove si osserva un momento del lavoro annuale (che è anche una festa per gli allevatori, sia quando si sale, sia quando si scende), però non vorrei solo che certe sciure vestite in abiti griffati da simil montanare chic pensino che le Fontine scendano dagli alpeggi ancora sulle spalle e sulle teste delle donne! L’alpeggio ormai è al passo con i tempi, deve esserlo anche più dell’immaginabile, soprattutto per quanto riguarda la trasformazione del latte e la stagionatura dei formaggi.

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La reina del latte – Cogne (AO)

Una particolarità della desarpa valdostana è la presenza delle “reine“, le vacche regine, adornate con i bosquet, addobbi con decorazioni e nastri di colore rosso per la regina della mandria, bianchi per la regina del latte, cioè l’animale che ha dato più latte nel corso della stagione.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Il ritardo della prima mandria ha fatto sì che la successiva, proveniente da un altro vallone, arrivasse quasi immediatamente. Si trattava di una mandria di “manzi”, cioè animali giovani che non hanno ancora mai partorito.

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La Devétéya – Cogne (AO)

Il gruppo era abbastanza numeroso, così gli animali si erano frazionati e arrivavano a scaglioni. Io nel frattempo mi ero spostata verso il fondo del paese, nel rettilineo che porta verso il bellissimo Prato di Sant’Orso, dove le mandrie venivano fatte fermare, in recinti già predisposti precedentemente.

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La reina con il bosquet, La Devétéya – Cogne (AO)

Essendo manze e manzette, mancava la reina del latte, ma c’era comunque la reina della mandria!

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Gli asini davanti al gregge – Cogne (AO)

Chiudeva la parte mattutina della festa il passaggio del gregge. Qui ero maggiormente “nel mio campo”… sapevo bene dove andare a cercare i pastori e compiere così un tratto di cammino insieme a loro. Di questo gregge vi avevo già parlato anni fa qui… e poi ancora qui l’anno scorso.

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L’asino con gli agnelli nelle “taschette” – Cogne (AO)

Il successo degli asini con gli agnelli nel basto era assicurato, una volta in mezzo alla folla! Non si trattava solo di coreografia, dato che l’alpeggio dove salgono Davide ed Enrico si raggiunge soltanto a piedi, quindi gli asini sono un fondamentale mezzo di trasporto. Inoltre, nel pascolo vagante, accanto ai mezzi motorizzati di vario tipo, un asino con questo tipo di taschette c’è quasi sempre, per i parti che avvengono qua e là quando non c’è la jeep e il rimorchio al seguito.

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Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Il gregge avanzava spedito, era stato fatto scendere dall’altra parte del torrente fino alla frazione sotto a Cogne, per poi risalire lungo l’asfalto e passare nel mezzo del paese.

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Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Due parole con Davide, il pastore, originario del Biellese. Era inevitabile commentare la stagione, così secca, così calda… e il nulla che attende il gregge nei pascoli. Miseri i prati, secche le stoppie, gli incolti, i bordi dei fiumi. Sarà dura per tutti, sarà durissima per i pastori vaganti, adesso che si è scesi dagli alpeggi.

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Il gregge, La Devétéya – Cogne (AO)

Anche il gregge arrivava tra le due ali di folla, la gente tendeva ad avvicinarsi, non c’era più il timore che avevano con le vacche. I pastori temevano che la strada si “chiudesse” troppo, le pecore si spaventassero, gli agnelli restassero indietro, ma per fortuna è andato tutto per il meglio.

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Polvere e siccità – Cogne (AO)

Ho ritrovato le pecore a monte del paese: scendevano verso i prati in una nuvola di polvere, anche qui era verde solo quello che era stato bagnato, altrimenti la siccità era chiaramente evidente.

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Il gregge diretto verso i pascoli dei pendii – Cogne (AO)

Il gregge attraversava i prati già pascolati dalle vacche o sfalciati e si dirigeva verso i pendii più ripidi. Per quanto l’erba fosse dura e secca, era sempre meglio di quel poco che si troverà una volta raggiunta la pianura.

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Bovine valdostane nel prato di Sant’Orso – Cogne (AO)

Le mandrie invece pascolavano placide nel prato. Qualcuno era già venuto con i camion a caricare i propri animali e portarseli a casa. Molti non resteranno qui, sono solo stati mandati in affido negli alpeggi di Cogne, ma i proprietari hanno la stalla in altri comuni della valle. Le transumanze si sono interrotte per il pranzo, c’era la possibilità di consumare un menù “di giornata” nei ristoranti convenzionati, poi al pomeriggio ci sono stati altri passaggi di animali provenienti da diversi alpeggi intorno a Cogne.