Ho sempre avuto la passione per la campagna

Risalire la Valsavarenche in un fresco sabato mattina, alla ricerca del gregge di capre “parcheggiato” lungo la strada. Con una settimana di anticipo rispetto all’anno scorso, era arrivato il momento di far scendere il gregge da un alpeggio e portarlo dall’altra parte, più su per la valle.

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Neve fresca e ghiacciai, Valsavarenche (AO)

Le precipitazioni dei giorni precedenti avevano addirittura portato a neve alle quote più alte, ennesimo sbalzo di temperatura durante la stagione. Il fondovalle era decisamente fresco, le capre (arrivate lì la sera prima) avevano il pelo dritto e la schiena arcuata, ma dopo pochi minuti di cammino avrebbero cambiato aspetto.

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Il gregge – Eau Rousse, Valsavarenche (AO)

Bisognava risalire la vallata fino alla fine, cercando di evitare la strada principale dove esistevano alternative. Era un sabato mattina e c’era parecchio traffico, persone che salivano per un’escursione, per passare il weekend in quota o per raggiungere i rifugi e andare poi in vetta a qualche cima.

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Il gregge a Pont – Valsavarenche (AO)

Da un certo punto in poi bisognava per forza seguire la strada, facendo defluire il traffico di tanto in tanto. Erano anche occasioni per far fermare le capre a pascolare, oltre che per riposarsi. Il cammino era ancora lungo, per arrivare a destinazione.

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Pont – Valsavarenche (AO)

Su a Pont il parcheggio era già pieno, splendeva il sole e si preannunciava una bella giornata, anche se le previsioni indicavano nuovi temporali nel pomeriggio. Le capre proseguivano dietro ai pastori, i capretti e gli animali con qualche acciacco erano stati caricati sui mezzi, per conservare le energie per l’ultimo tratto sul sentiero. A questa transumanza partecipava la maggior parte dei proprietari degli animali: infatti si trattava di un gregge riunito sotto la custodia di un pastore solo per la stagione estiva.

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Inizio della salita verso Moncorvè – Valsavarenche (AO)

E’ stato Camillo a raccontarmi esattamente come funziona il tutto. Ci conoscevamo già da anni, ma questa volta gli ho chiesto qualche dettaglio in più, al fine di inserire anche questa storia nel futuro libro. “E’ dagli anni ’90 che mandiamo gli animali su questo alpeggio. All’inizio erano solo pecore, anche 200-250. Non erano custodite, si veniva ogni tanto a vederle. Nel 2009 il lupo ha ucciso 102 pecore in 10 giorni, tra quelle predate e quelle cadute nei dirupi. A metà luglio abbiamo cambiato alpeggio, le abbiamo portate via, siamo andati a La Thuile.

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Sul sentiero per Moncorvè – Valsavarenche (AO)

Quella contro il lupo è una “battaglia” che Camillo combatte da tempo. Alla scorsa Foire des Alpes ad Aosta, con grande fervore mostrava alla gente le foto di animali uccisi dal predatore in questi anni e spiegava le grandi difficoltà per gli allevatori, il cosa significa trovarsi pecore e capre sbranate, magari anche vicino a casa, dato che ormai il predatore è diffuso ovunque sul territorio. L’allevamento tradizionale è già in crisi, il lupo rischia di dare il colpo di grazia, specialmente alle piccole aziende di ovicaprini. “Per vivere, sono aiutante tecnico in una scuola, ma ho sempre avuto la passione per la campagna, gli animali…

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Anche se lontane da casa per qualche mese, le capre si ricordano bene di chi dà loro i vizi! – Valsavarenche (AO)

Terreni di famiglia ne ho pochi, ma la gente mi lascia i terreni da tener puliti, così posso tenere più animali. Qui ci sono capre di una quindicina di proprietari. Abbiamo iniziato a mandarle qui con un pastore. Il Parco non vuole che restino incustodite e poi con i lupi le devi seguire, sorvegliare, chiudere nelle reti di notte. Le pecore adesso sono in un altro alpeggio. C’è Said che le guarda, sono 11 anni che lavora con me.” Il sentiero è affollato di escursionisti di ogni tipo, c’è chi scatta foto e video, chi vorrebbe riuscire a superare la colonna disordinata delle capre. Ad un certo punto lasciamo il sentiero principale che sale al rifugio e deviamo verso l’alpeggio.

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Quasi a destinazione – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

Fino alla fine degli anni ’90 ad Introd c’era solo qualche capra per il latte, una o due per stalla. La capra era più tipica della bassa valle dove hanno posti difficili, montagne più adatte alle capre, qui c’erano mucche. Ho poi iniziato io con qualche capra da battaglia, dopo anche altri le hanno prese.

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Pascolo e riposo sotto alla cascata – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

L’alpeggio è stato raggiunto, chi è salito prima ha già sistemato tutto e apparecchiato tavola, così possiamo consumare il pranzo all’aperto mentre le capre pascolano e riposano appena sopra alle baite. Dopo c’è chi scende e chi si ferma ancora a prendere il sole. Lungo il sentiero, dei bambini stranieri (francesi o svizzeri) ci riconoscono come appartenenti al gruppo che accompagnava le capre e ci chiedono dove sono rimaste e fin quando le lasceremo là. E’ una piccola soddisfazione sapere che quello “spettacolo” della transumanza sia rimasto nei bei ricordi di qualcuno, un qualcosa da raccontare a casa una volta rientrati dalle vacanze.

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