Saliamo qui dal 1933

Dopo vari tentativi per combinare questa intervista, finalmente sono riuscita a raggiungere Rino a Torgnon. Questo comune collocato in quota sui versanti della Valtournenche è ricchissimo di alpeggi. Una lunghissima pista sterrata, da cui si staccano diramazioni secondarie, permette di raggiungerli attraversando le varie conche, alternando boschi di conifere e pascoli. La pista è chiusa al traffico (a parte gli aventi diritto) ed è molto frequentata dagli amanti della bicicletta. Alla fine del percorso si raggiunge il lago di Cignana (qui il percorso escursionistico per il lago, che però non passa all’alpeggio di cui sto per parlarvi).

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Telinod – Torgnon (AO)

La segnaletica è perfetta, quasi senza consultare la cartina, arrivo all’alpeggio Telinod mentre la mandria sta uscendo dalla stalla, diretta verso i pascoli. Saluto la signora Franca, poi raggiungo Rino, che sta tirando i fili per dare il pezzo alle vacche. La cagna mi abbaia, diffidente: “E’ da pascolo… ma anche da guardia!

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Delimitazione del pascolo, Telinod – Torgnon (AO)

Terminato il lavoro, mentre gli animali brucano tranquilli, possiamo chiacchierare. “L’alpeggio è comunale, siamo in affitto, sarebbe troppo bello fosse nostro! Veniva già qui mio nonno, è dal 1933 che saliamo qui, poi mio papà e adesso noi… Io con la moglie e i figli e mio fratello.

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Al pascolo, Telinod – Torgnon (AO)

Una volta mio papà aveva tutte pezzate nere, le rosse non le voleva… Abbiamo iniziato io e mio fratello, quando abbiamo fatto la stalla nuova, abbiamo aumentato il numero dei capi e preso le pezzate rosse, per la resa. Poi c’è qualche castana per le battaglie, abbiamo anche quella passione lì. Qualcuna ci vuole, ma non troppe. Qui abbiamo le nostre bestie e altre che ci danno in affida per l’estate. La transumanza, con le nostre, la facciamo interamente a piedi, in salita e in discesa. E’ una vera festa!

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Al pascolo, Telinod – Torgnon (AO)

E’ una bella, lunga chiacchierata, quella con Rino. Mi racconta le cose di oggi, ma anche tanto sul passato. “Oggi usiamo solo più questo alpeggio come strutture: quello vecchio lì sulla strada, ce n’era un altro sotto e uno più sopra, ma non li usiamo più. Dovessi tornare sotto… nelle baite vecchie… tutto a mano… non c’era la luce, si usava l’acetilene. Quando pioveva era tutto umido, c’era il camino e il buco nel tetto per fare uscire il fumo. Mangiavi al freddo con la giacca e il berretto, adesso non c’è paragone!

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Rino al pascolo, Telinod – Torgnon (AO)

Le maggiori soddisfazioni di questo mestiere sono la libertà… la passione, prima cosa, altrimenti non si farebbe! A me piace tanto il pascolo, anche sotto la pioggia, non me ne fa niente di stare al pascolo quando piove. E’ una soddisfazione vedere le mucche sazie, belle.

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La famiglia Barrel, Telinod – Torgnon (AO)

Adesso siamo solo noi, prendiamo un operaio a contratto quando abbiamo bisogno, a volte tutta l’estate, a volte no. Mio fratello adesso è giù a far fieno. Il figlio maggiore si è sposato quest’anno, ha 25 anni. Sembra che vogliano continuare… Speriamo per il futuro che questo mestiere cambi per il meglio! A volte ti chiedi chi te lo fa fare… Ma hai tutte le attrezzature, è il tuo mestiere, mica vai a fare altro.

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Fontine, Telinod – Torgnon (AO)

A differenza della maggior parte degli alpeggi di Torgnon, che conferiscono il latte al caseificio di fondovalle, a Telinod si caseifica e si vendono i prodotti. “Facciamo Fontina, formaggio semi-grasso, ricotta, seras, brossa, burro e burro fuso. Molti negozi ci ordinano i prodotti e noi li portiamo giù. Parte delle Fontine le diamo alla cooperativa.

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In caseificio, Telinod – Torgnon (AO)

Quel giorno è il figlio minore in caseificio a girare le Fontine, ma solitamente i casari sono lo zio o il fratello maggiore, uno impegnato con la fienagione e l’altro con lo spandimento dei liquami della concimaia sui pascoli.

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Concimazione dei pascoli, Telinod – Torgnon (AO)

La strada qui l’hanno fatta a scaglioni, in 4 tratte. Prima si saliva a piedi con i muli… Dall’alpeggio sotto avevano fatto una pista dove si poteva salire con il trattore e ce lo facevamo imprestare per portare su la roba. Circa 35 anni fa noi siamo stati i primi ad utilizzare il motore a scoppio collegato all’attrezzo per girare la cagliata e per la mungitrice a carrello.

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Vista sul Cervino – Tognon (AO)

Proseguo oltre l’alpeggio, fino ad affacciarmi dove si può vedere il Cervino. E’ un vero peccato che le mandria non sia più qui al pascolo, sarebbe stata una magnifica foto… I pascoli invece sono già stati brucati, anche da queste parti l’erba quest’anno non era abbondante. Qualche pioggia c’è stata, poi anche la grandine e la neve.

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Rientro in stalla, Telinod – Torgnon (AO)

Mentre rientro, incontro numerosi ciclisti che approfittano della splendida giornata. La mandria sta tornando in stalla, io mi affretto a ripercorrere tutta la strada, incontrando escursionisti a piedi solo nell’ultimo tratto. Anche quest’anno in uno degli alpeggi di Torgnon si è tenuto uno degli appuntamenti di Alpage Ouverts, Telinod l’ha già ospitato in tre occasioni. In quelle giornate è possibile anche usufruire delle navette.

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L’alpeggio è impegnativo… anche se oggi ci sono tante comodità

Ultimamente ho rimbalzato qua e là per la Val d’Aosta come una pallina in un flipper… e così questa volta eccomi sopra a La Salle, in un vallone che ospita ricchi pascoli di alta quota. Dopo aver consultato la mappa, vedo che è possibile compiere un giro ad anello, così scelgo di salire dalla pista… e scendere lungo il sentiero. Parto presto, con l’aria frizzante del mattino, non c’è ancora il sole, ma riesco a fare solo i primi tornanti prima di incontrare il gentilissimo Louis con il fuoristrada, che mi era venuto incontro.

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Luis e Silvano, Bonalé – La Salle (AO)

Dopo una lunga salita che attraversa i pascoli anche di pertinenza di altri alpeggi, un taglio nella roccia e un passaggio abbastanza esposto ci permettono di arrivare dove c’è la mandria. Il sole però non è ancora spuntato, le foto non verrebbero bene, così proseguiamo fino a Bonalé (sulle mappe indicato come Bonalex), dove ci aspetta Silvano. Il rapporto tra i due è chiaramente soprattutto quello di amicizia: “Con lui… più che operaio, sei padrone!

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La stagionatura, Bonalé – La Salle (AO)

Mi fanno fare un tour dell’alpeggio, che è stato ristrutturato agli inizi degli anni 2000. “Prima c’era quello vecchio, dormivamo nella roccia, era bello! Il bianco fuori contro le rocce è ancora di quando lì c’era la casa. La cantina è ancora così… La strada l’abbiamo fatta io e mio fratello, è stata iniziata nel 1995, finita nel 1998-99“, racconta Silvano. “Sono qui dal 1990, prima non venivo in alpeggio. Poi ho fatto la stalla nuova, ho ingrandito e così ho iniziato a venire su.

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La mandria al pascolo, Bonalé – La Salle (AO)

Con Luis e Silvano mi sembra un po’ di essere tornata ai tempi dei libri realizzati in Piemonte, quando… erano più chiacchierate che non vere e proprie interviste. Si parla di conoscenti comuni, margari, pastori vaganti, di cosa ho visto, di chi ho incontrato… Ogni tanto devo riportarli “sulla retta via” affinché mi raccontino ciò che mi interessa per il libro. “Io sono stato in alpeggio dall’80 all’89. Mio papà aveva fatto troppo la fame da bambino in alpeggio e non mi ha lasciato andare a fare le stagioni fin quando avevo io 18 anni e mio fratello 17. Un anno però me la sono vista brutta pure io, ho perso 11 kg in una stagione, eravamo in pochi, il padrone era sempre via… così ho smesso. Per 25 anni sono andato a fare altro.

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La mandria al pascolo, Bonalé – La Salle (AO)

Ho ripreso 6-7 anni fa. Mio figlio Jean Paul aveva 14 anni. Siamo venuti su a trovare Silvano e lui… non voleva più scendere. La mamma ha mandato su un po’ di roba… quando sono tornato per portarlo giù, ha detto che si fermava, che voleva far questo. E’ una vita che… se non ti piace, il secondo giorno già scappi! Qui mungiamo ancora tutto a mano… L’alpeggio è impegnativo, anche se oggi ci sono tante comodità!

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Rientro in stalla, Bonalé – La Salle (AO)

Silvano poi mi spiega come questo alpeggio sia una “consorteria” e come funzionasse questo antico metodo di gestione dei territori d’alpe, ormai praticamente in disuso: “Ognuno aveva diritto ad un tot di mucche, c’era chi aveva più diritti, e quindi andava tutti gli anni in alpeggio, gli altri mandavano su le bestie e si alternavano. Ogni mucca corrispondeva anche ad un carico di legna da portare su con il mulo…

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Sulla strada per Bonalé – La Salle (AO)

Si sono sempre fatte Fontine quassù, le consorterie facevano solo Fontine, non formaggio… adesso facciamo anche un po’ di burro da siero, solo per noi, la brossa e la ricotta quando vengono gli amici. I vecchi portavano giù le Fontine con gli asini a Les Ors… io invece sono già arrivato su con la Campagnola! Quando hanno ristrutturato l’alpeggio, abbiamo dovuto arrangiarci nell’alpeggio vecchio, quello diroccato, mettendo delle assi e dei teli per stare noi e per mungere al coperto.

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Il cane sorveglia, Bonalé – La Salle (AO)

C’era tanto personale, una volta… e non si stava mai fermi! Un alpeggio come questo, aveva almeno 10 persone. Adesso siamo in sette, ci sono tre operai marocchini, il pastore è qui da 12 anni, anche il casaro è marocchino, gli ho insegnato io a fare la Fontina, è nove anni che viene qui.

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Le vacche entrano in stalla per essere legate, poi si va a pranzo. La giornata è lunga, da queste parti: “Ad inizio stagione ci alziamo alle 2:00 di notte per mungere, più avanti alle 2:30, ci sono 130 mucche, alle 5:30 colazione, poi un’ora di riposo, poi si inizia. Adesso qui ci alziamo alle 7:30…“. Si parla ancora di battaglie, di giovani che iniziano, di alpeggi dove ormai salgono solo più gli asini e non i bovini, di razze di mucche, di com’è cambiato il lavoro… Poi mi alzo, appesantita dal pranzo abbondante: il ripido sentiero in poco tempo mi porta nel vallone sottostante, passo accanto ad un alpeggio da dove la mandria se n’è già andata proprio quella mattina. Il parcheggio si è riempito di auto, siamo ancora in piena stagione turistica e lì accanto vi è un noto ristorante.

Siamo talmente testardi… che non molliamo!

Da una parte all’altra della Vallée, eccomi in bassa valle, più precisamente a Lillianes, nella valle del Lys. Qui, per raggiungere l’alpeggio, mi inerpico per una stretta strada a tornanti, che tocca diverse frazioni. Arrivo a Santa Margherita, poi chiamo Italo. Devo prendere l’altra strada, poi girare “…dove c’è una biga parcheggiata…” e andare avanti fin quando trovo il suo camion trasporto animali.

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In alpeggio dai Lazier, Pra Pian – Lillianes (AO)

Più difficile a dirsi che a farsi, così con l’aria fresca del mattino, ancora prima che il sole arrivi alla baita, eccomi a Pra Pian. La famiglia Lazier è quasi al completo, manca il figlio maggiore, ma c’è un ragazzino che è in villeggiatura da quelle parti. La moglie di Italo deve scappare, sta per arrivare un elicottero con il carico dall’alpeggio dove ci sono i suoi genitori. “La sua famiglia ha sempre avuto le bestie, solo lei ha continuato, le due sorelle sono andate a fare altro…

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Uscita dalla stalla, Pra Pian – Lillianes (AO)

Qui gli alpeggi sono diversi rispetto ai valloni della media e alta valle. Le vacche sono ricoverate in almeno 3 diverse piccole stalle, una delle quali è al pian terreno dell’abitazione della famiglia. Sono diverse le strutture, ma anche i pascoli, il territorio… e la gestione è famigliare. “Non abbiamo operai, facciamo tutto noi. Passiamo qui tutta l’estate, da metà giugno a fine settembre, siamo in affitto. Io ci venivo già prima, poi abbiamo continuato insieme quando ci siamo sposati 20 anni fa.

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Verso i pascoli, Pra Pian – Lillianes (AO)

A volte vorrei cambiare, affittare da un’altra parte, ma mia moglie preferisce restare qui. Una volta avevamo anche capre, mi ha spezzato il cuore doverle vendere, adesso abbiamo solo più mucche. Magari più avanti quando i ragazzi saranno più grandi… ne prenderemo di nuovo! Mungiamo e diamo il latte alla cooperativa a Fontainemore. Per lavorarlo, ci vorrebbero tutti i locali a norma… prima avevamo 2-3 tramuti e ci sarebbe stato da fare la spesa su tutti per mettere a posto. La burocrazia e i vincoli ci complicano troppo il lavoro!

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Pra Pian – Lillianes (AO)

Qui in bassa valle quasi tutti danno il latte alla cooperativa di Fontainemore, se hanno la strada. In alta valle lo lavorano ancora. Avere le strade mantiene vivo il sistema degli alpeggi, se i villeggianti vogliono andare a piedi, possono farlo lo stesso. Di qui passa abbastanza gente, vanno al Rifugio Coda o al ristoro.

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Pra Pian – Lillianes (AO)

La pista interpoderale è stata fatta nel 1990, così abbiamo avuto tante agevolazioni… Adesso si munge a macchina, puoi usare la botte per spargere i liquami e concimare i pascoli. Una volta il latte si mandava giù con le teleferiche! A non lavorare noi il latte c’è più tempo, altrimenti senza operai non si riuscirebbe a far tutto. Ci facciamo parte del fieno… Quest’estate il figlio maggiore è giù a fare altri lavori, altrimenti ci aiuta anche lui.

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Pra Pian – Lillianes (AO)

Non è facile pascolare qui, la mandria deve passare in un corridoio di fili e picchetti tra le baite: alcune sono state ristrutturate, altre purtroppo sono abbandonate. “Anche se tiriamo il filo, uno al pascolo con le bestie c’è sempre. Ne abbiamo poi altri gruppi, i manzi da una parte, i vitelli dall’altra, quelli sono da soli e si spera che il lupo non diventi un problema! Non è il lupo che ha colpa… ma chi lo protegge!

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Pra Pian – Lillianes (AO)

Nonostante le difficoltà, i pascoli non ottimali, il meteo di questa stagione che forse costringerà a lasciare l’alpeggio in anticipo, i cinghiali che devastano tutto: “…siamo talmente testardi che non molliamo! Devi proprio amarlo, questo lavoro, non c’è mai un giorno di riposo, ma a me non pesa.

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Pra Pian – Lillianes (AO)

Proprio nel mezzo de pascolo che Italo ha dato alla mandria per quella mattina, c’è un quadrato recintato con picchetti e vari giri di filo azzurro. “L’hanno recintato i padroni, stanno in quella casa lì ristrutturata, vengono dalla Francia. Non è facile pascolare in posti così…“. Mi mostra altri alpeggi, a quote maggiori, sui versanti fronte. Montagne forse migliori, ma comunque diversi da quelli dell’alta val d’Aosta. “Tutti gli anni cerchiamo di andare almeno un giorno a vedere qualche alpeggio su… ieri siamo andati al Piccolo San Bernardo a vedere la Battaglia. Abbiamo anche quella passione, lo scorso anno ne avevamo due alla finale regionale, quest’anno una…

 

I figli li lasciamo liberi di scegliere

Sapevo che sarebbe stato “un bel posto”, ma la gita per raggiungere l’alpeggio Djouan ha regalato scorci oltre le aspettative. Sicuramente questo è un itinerario che fonde l’aspetto gradevole dell’escursione in montagna, l’incontro con il mondo dell’alpeggio del XXI secolo, le tracce della vita d’alpeggio di un tempo, l’acquisto dei prodotti e molto altro ancora.

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Sentiero per Orvieille – Valsavarenche (AO)

Salgo lungo l’antico sentiero che portava alla casa di caccia, percorribile anche d’inverno, nel bosco che si interrompe per mostrare radure, alpeggi abbandonati e scorci sui ghiacciai del gruppo del Gran Paradiso.

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Orvieille – Valsavarenche (AO)

L’antica casa di caccia è oggi adibita a casotto per i guardiaparco. Tutto questa zona è completamente interdetta ai cani, come anche segnalato alla base del sentiero, quindi non potete condurli qui nemmeno tenendoli al guinzaglio. L’alpeggio è visibile più in quota, anche se la mandria è già salita a pascolare più a monte.

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Alpeggio Djouan con il gruppo del Gran Paradiso sullo sfondo – Valsavarenche (AO)

Quando gli amici vengono a trovarci, dicono che qui siamo davvero in Paradiso!“, mi dirà poco dopo Tiziana, la moglie di Elio. Sono venuta qui per incontrarli e farmi raccontare un po’ di cose su questo alpeggio e sulla loro “storia”.

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Alpeggio Djouan, la famiglia Montrosset – Valsavarenche (AO)

Oltre alla famiglia, ci sono anche degli operai salariati. “Io lavoro via, vengo su solo nei fine settimana, prendo le ferie quando c’è da fare il fieno, se avanzo dei giorni allora sto su un po’ di più. I figli li lasciamo liberi di scegliere, se vogliono continuare questo lavoro o no, non li forziamo. Il maggiore ha finito l’Institut Agricole e quest’anno andrà all’Università di Agraria a Torino…” Così racconta Tiziana. Ma saranno soprattutto suo marito Elio e la suocera Lidia a parlare della vita in alpeggio.

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Prove di battaglia, Alpe Djouan – Valsavarenche (AO)

Sono io che ho trasmesso loro questa malattia, ho sempre avuto nere… ho la passione!“, racconta Lidia. “Se non era per quello, forse adesso non eravamo qui!“, le fa eco Elio.

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Manze ai Laghi di Djouan – Valsavarenche (AO)

Siamo in pieno Parco del Gran Paradiso, i rapporti con l’Ente sono buoni, o comunque non è che ci siano particolari motivi per interagire. “Certo, il Parco è più per le bestie selvatiche… abbiamo visto il lupo un po’ di tempo fa, proprio sul sentiero che sale ai laghi. Abbiamo i manzi, su. Poi qui ci sono tante marmotte, distruggono i ruscelli. Tu scavi per portare giù il liquame nei pascoli, finisce in un buco e non arriva dove deve arrivare!

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Stagionatura, Alpeggio Djouan – Valsavarenche (AO)

Di gente lungo il sentiero ne passa molta. Uno si ferma e si chiede se è possibile mangiare. Alla risposta negativa, che quello è un alpeggio, una casa privata, e si può solo comprare formaggio e fontina, l’uomo commenta: “Ah… le cose buone ve le tenete per voi!“. In generale il rapporto con i turisti è buono, anche se non mancano i casi di inciviltà: “E’ tutto sporco lungo i sentieri, fazzoletti e salviette tutto su! Poi sovente ti capita di raccogliere immondizia nei pascoli!“. Presso l’alpeggio è possibile acquistare i prodotti: “Le Fontine per lo più le diamo ad un privato, poi facciamo del formaggio grasso da vendere qui. Una volta però c’era più gente che chiedeva di comprare formaggio…

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Alpeggio Djouan – Valsavarenche (AO)

Un tempo erano utilizzati tutti i fabbricati, qui e in basso. Quelli sotto erano mayen della gente del posto. Noi questo è il settimo anno che saliamo qui. E’ un alpeggio comunale. Ci hanno rinnovato il contratto anche perché hanno visto come lo abbiamo gestito. Qui c’è il vincolo che non possono salire greggi di pecore, per evitare che vengano su animali lasciati quasi incustoditi, solo per prendere i contributi.

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Alpeggio Djouan – Valsavarenche (AO)

L’uomo da secoli utilizza questi ricchi pascoli… su di una pietra della baita c’è la data 1751. Da allora sono cambiate molte cose, gli edifici sono stati ammodernati, l’alpeggio è accogliente, all’interno la cucina è dotata di tutte le principali comodità, non si direbbe quasi di essere in alpeggio. “Una volta si dormiva sopra alle mucche, con quattro assi… c’era tanta gente per ogni alpeggio, 7-8 persone a lavorare, ciascuno aveva il suo compito“, racconta Lidia, classe 1935.

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Rientro all’alpe Djouan – Valsavarenche (AO)

Salgo a cercare la mandria, la incontro appena oltre il costone, è quasi ora di rientrare in stalla. Scatto innumerevoli foto, poi decido di proseguire per i laghi. Mi è stato detto che sono molto belli… ci sarebbe stata la possibilità di salire fino al Colle dell’Entrelor, ma mi sono fermata a chiacchierare e così si è fatto tardi. La camminata fino al lago superiore è comunque già abbastanza lunga.

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Laghi di Djouan – Valsavarenche (AO)

Ai laghi di Djouan, come mi era stato detto, incontro i manzi. Un filo chiude il sentiero prima di un tratto ripido, per evitare che scendano, ma comunque quassù hanno abbondante (e ottima) erba a volontà.

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Stalla abbandonata – Laghi di Djouan, Valsavarenche (AO)

Un tempo quassù c’era il tramuto superiore, ormai abbandonato. Chissà perché la lunga stalla era stata costruita ad una certa distanza dall’abitazione d’alpeggio? Non mi è mai capitato di vedere una cosa del genere… “Non saliamo più lassù: qui, anche se non c’è la strada, ci sono tutte le comodità, le strutture a norma per lavorare il latte.” Se le Fontine di questo alpeggio sono state premiate con la medaglia d’oro tre anni fa, solo con i pascoli “bassi”, chissà che formaggi si sarebbero potuti fare lassù, con quei meravigliosi e profumati pascoli ricchi di ottime erbe…

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Vecchio canale per l’acqua tra le rocce – Laghi di Djouan, Valsavarenche (AO)

Mentre scendo, mi capita di alzare gli occhi verso le rocce sovrastanti e scorgo qualcosa di anomalo. Sembravano tronchi ammucchiati tra le rocce, ma a queste quote non vi sono più alberi. Guardo meglio e capisco che si tratta dei resti di un antico canale per l’acqua. Con una leggera pendenza, utilizzando mezzi tronchi scavati, sorretti da pali sapientemente incastrati, il canale costeggiava tutto il versante.

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Antico canale per l’acqua (ru) – Valsavarenche (AO)

Arrivava poi ad un altro piccolo alpeggio, ora abbandonato, attraversando i pascoli come canale scavato nella terra, in parte sorretto da muri. In alcuni tratti era addirittura coperto, cammino sulle lastre di pietra che ancora lo proteggono. Lo seguo a lungo, corre in alto sui pascoli, parallelo al sentiero, molto più a valle.

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Canale per l’irrigazione tra i pascoli, Alpeggio Djouan – Valsavarenche (AO)

Ogni tanto si scorgono altri canalini, rinforzati da pietre laterali, che seguono la linea della massima pendenza, per portare l’acqua a valle lungo questi versanti più aridi. Lentamente il tempo cancella i segni dell’antica gestione di questi alpeggi. “Una volta c’erano chilometri e chilometri di ruscelli… oggi il personale è solo più la metà, certi lavori non si fanno più…“, mi aveva raccontato prima Lidia.

Leggere il paesaggio

Mi è stato chiesto di realizzare una guida che conduca i turisti alla scoperta degli alpeggi valdostani. Ovviamente vi sarà una piccolissima parte delle realtà esistenti sul territorio. A tal proposito ringrazio tutti quelli che mi hanno contattata e invitata a far visita anche a loro, ma purtroppo la stagione è agli sgoccioli, quindi non ce la farò ad arrivare da tutti… ciò non toglie che, nei prossimi anni, io possa continuare a girare, senza vincoli… “editoriali”!!

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Lavassey – Val di Rhemes (AO)

Nella guida, oltre ad accompagnare i lettori a scoprire questo mondo, i suoi prodotti, la sua gente, gli animali, ci terrei anche a far “leggere il paesaggio” a chi lo percorrerà a piedi. Capiterà, lungo il cammino, di incontrare alpeggi abbandonati.

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Le Fond – Val di Rhemes (AO)

Il più delle volte sono stati sostituiti da altri, o meglio, un unico alpeggio utilizza i pascoli che prima erano suddivisi tra più mandrie, diversi allevatori. O ancora, potrebbe essere che non si sfruttano più i vari tramuti a quote via via maggiori, ma soltanto l’alpeggio intermedio. Ogni luogo ha sicuramente la sua storia, le sue ragioni. Bisognerebbe trovare chi ce le spiega, per gli abbandoni più recenti magari c’è ancora qualcuno, per gli altri restano solo le tracce scritte nel paesaggio.

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Alta Val di Rhemes (AO)

Bene o male, comunque i pascoli sono ancora utilizzati, specialmente se serviti da ottime piste carrozzabili, come nel caso delle immagini di questo post. Anche in un luogo così bello, si può sicuramente dire che è cambiato tutto rispetto al passato, anche senza sentirlo raccontare dagli anziani, basta saper leggere il paesaggio.

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Alta valle di Rhemes (AO)

Le vacche da latte pascolano non lontano dalla stalla, le manze invece hanno a disposizione tutta la parte più alta del vallone, fin su alle morene dei ghiacciai. Era buona e pascoli quasi sconfinati, ma “…di lì non vengono nemmeno giù belli come dovrebbero, perché hanno fin troppo spazio dove girare…“, mi verrà raccontato in seguito.

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Val di Rhemes (AO)

Ma è alle quote inferiori che il paesaggio “parla” di più. Scendendo lungo un sentiero affollato di escursionisti, il mio sguardo va verso quel pianoro tra la pendice della montagna e il torrente. Riuscite a scorgere una sorta di reticolo geometrico? Erano gli antichi ruscelli che servivano a portare il liquame dalla concimaia una volta che il pascolo era stato brucato. Il letame tolto dalle stalle si diluiva con acqua e veniva fatto defluire nei pascoli in modo attento e sapiente, distribuendolo su tutta la superficie.

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Val di Rhemes (AO)

L’alpeggio era questo, di dimensioni anche abbastanza rilevanti, ma ormai non ne restano che i ruderi. Si distingue ancora l’abitazione centrale e le due stalle laterali, una delle quali metà coperta in terra e metà in pietra.

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Interno di una stalla abbandonata – Val di Rhemes (AO)

Questo è l’interno di quella stalla e si possono vedere le due tipologie architettoniche, la volta fin dove vi è la copertura in terra/erba e le capriate lignee dove inizia il tetto. Non sarà un capolavoro artistico come quelli che si ammirano nei centri storici delle città, ma a me colpiscono ugualmente o forse anche di più. Penso a quando sono state costruite, quando quassù si saliva solo a piedi, con i muli… Penso alla capacità di chi ha tirato su quelle volte, quei tetti…

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Antico fossatello per la fertirrigazione – Val di Rhemes (AO)

E i fossatelli non si limitano a scorrere nel piano o dove vi è una lieve pendenza: girano anche intorno a dossi, raggiungono quelle che un tempo erano preziose porzioni di pascolo. Tutta questa cura garantiva quel po’ di litri di latte in più, anno dopo anno… Non sarebbero queste le cose importanti da guardare, se proprio si vogliono dare dei “contribuiti” a sostegno degli allevatori?

Incontri che ti cambiano la giornata

Questa volta non ho una storia d’alpe da riportarvi, perché… non sono riuscita a farmela raccontare! Capita anche questo. Raramente, in tutti questi anni, mi è successa una cosa simile, ma comunque fa parte “del gioco”. Diciamo che lo stereotipo del montanaro rude e burbero fortunatamente è stato via via sostituito dalla presenza di alpigiani sorridenti, chiacchieroni e disponibili, quali quelli che possiamo incontrare per lo meno nella maggior parte degli alpeggi dove si ha contatto con il pubblico per la vendita dei prodotti.

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Invito al rispetto dei prati – Val d’Aosta

L’altro giorno uno di loro mi diceva: “…e poi sta anche a noi parlare con i turisti! Spesso siamo proprio noi ad essere diffidenti verso di loro, ma dipende da come ti comporti, poi possono anche nascere belle amicizie!“. C’è il turista maleducato, che non rispetta e non comprende il lavoro dell’alpigiano, ma ci sono anche soggetti che sembrano infastiditi da chi passa da loro in alpeggio, anche se hanno il punto vendita dei loro prodotti. Avevo contattato una famiglia per una delle mie consuete interviste, ci eravamo accordati, ma già telefonicamente la signora mi era già sembrata un po’ burbera. Si era nel pieno della stagione turistica e comprendevo perfettamente il timore di essere intralciati nei lavori, ma le mie interviste non avvengono mai a tavolino, seguo le persone mentre lavorano. Comunque, una volta sul posto (alle 8:00 del mattino, di turisti nemmeno l’ombra, c’erano 2,5°C all’aperto!), non mi è stata concessa l’intervista e non mi è stata data la possibilità di scattare foto. Capisco il momento non particolarmente roseo, le condizioni di salute precarie del marito, però avrebbe potuto dirmelo subito, quando avevo telefonato… “I formaggi noi li vendiamo tutti e non abbiamo bisogno di pubblicità… e poi non si viene ad agosto a far foto alla caldaia del latte, che è quasi vuota!“. Non si può arrivare ovunque a fine stagione… e comunque le foto le avrei fatte volentieri alla cantina o al punto vendita… ma non c’è stato verso. “Vada a farsi un giro e provi a passare tra un’ora…

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Marmotta – Parco del Gran Paradiso (AO)

Il giro sono andata a farmelo di sicuro, allontanandomi alla svelta, ma è durato molto più di un’ora. Il libro a cui sto lavorando prevede l’abbinamento di itinerari ad alpeggi… in questo caso l’alpeggio era alla partenza del sentiero, per cui sono andata almeno a vedere cosa trovavo più a monte, nella speranza che il panorama mi facesse passare il nervoso. Capisco tutto, ma capisco anche come simili incontri contribuiscano ad alimentare un certo stereotipo nei confronti del mondo degli alpigiani. Mi avevano assicurato che qui i formaggi sono davvero buoni… che fare? Sul libro consiglierò l’acquisto, ma non la conversazione con la signora?!

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Inizio del territorio del Parco – Val d’Aosta

Il posto però è splendido, individuo un bel giro ad anello da proporre. C’è un altro alpeggio, ma la gentile signora mi aveva già detto che lì non vendono formaggio, conferiscono le Fontine alla cooperativa. Oltre a godermi il panorama, i ghiacciai, le marmotte, le fioriture di stelle alpine, lascio che la mia fantasia costruisca una storia.

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…incontri lungo il sentiero…

Sì perché, prima in salita, poi in discesa, mi capita di camminare dietro ad una coppia particolare. Al mattino, mentre di buon passo cercavo di smaltire il nervoso per lo sfortunato incontro, mi sono trovata davanti due escursionisti. Come spesso succede, nel silenzio della montagna, essendo io da sola, mi sono arrivati brandelli di conversazione. Inizialmente ho pensato ad un nonno con il nipote, l’adulto aveva un cappello con paraorecchi abbastanza démodé, occhiali da alta montagna, camminava appoggiandosi ad un alpenstock dalla punta di ferro. Il ragazzino invece aveva una picozza (?!??). Il sentiero era largo, battutissimo, si trattava di una gita elementare, una classica meta da famiglie. “…lassù… la valanga mi spingeva verso il bordo…“. Ho quindi pensato ad una persona di età già avanzata che raccontava al nipote le sue vecchie glorie di gioventù. Li ho superati e non ho più pensato a loro. Mentre scendevo, ecco però lo stridere della picozza sulle pietre del sentiero. L’uomo aveva tolto il copricapo ed ho così scoperto che si trattava di padre e figlio. Avevano il mio passo e così per un lungo tratto ho camminato dietro di loro, osservando e ascoltando mio malgrado ciò che non si disperdeva nell’aria. Erano… belli! Non solo una bellezza fisica, sicuramente infatti si trattava di belle persone, ma emanavano amore. Innanzitutto si parlavano, dialogavano e si ascoltavano a vicenda, diversamente da altri ragazzini che incrociavamo, qualcuno con le cuffiette nelle orecchie, altri con lo smartphone o l’i-pod in mano a trasmettere musica. Altri ancora procedevano muti, oppure vociando e ridacchiando con i coetanei. Padre e figlio si raccontavano le cose, discutevano di ciò che vedevano, degli incontri lungo il sentiero. “…sarà un’atleta che si allena… qui c’è il Tor des Geants, una gara in cui c’è da fare un percorso di vari giorni, vince chi ci mette meno tempo…” “E dove dormono? Ma non si fermano mai?” “Il meno possibile…” “Ma così allora non vedono niente, è assurdo, in posti così belli…“, ragionava il ragazzino.

Dalla punta degli scarponi allo zaino, parevano appena usciti da un negozio di sport. Il giovane osservava con stupore lo scarpone riemerso asciutto dal torrente appena attraversato. Misteri dell’idrorepellenza! Chi erano? Voglio pensare che la madre sia rimasta giù, nell’albergo o nell’appartamento affittato, a prendere il sole o a chiacchierare con le amiche. Padre e figlio invece sono andati ad affrontare, con cameratismo maschile, questa escursione fino ai piedi del ghiacciaio. Ogni tanto il padre abbraccia il bambino, sull’orlo dell’adolescenza. Tra un anno o due forse non si lascerà più abbracciare così… o accarezzare sulla testa. Il padre è sicuramente un professionista, durante l’anno lavora, magari si vedono poco, ma queste giornate sono tutte per loro, fanno cose “da uomini”, vanno a scoprire insieme la montagna. L’accento è lombardo, incontrano dei conoscenti anche loro in vacanza da quelle parti, sento parlare di Varese. Penso al padre e figlio de “Le otto montagne” di Paolo Cognetti… Vedo e sento, anche a distanza di qualche passo, l’orgoglio del padre nei confronti del figlio e l’adorazione del ragazzino per il genitore. Spero che diventi un adulto che ama la montagna, che la rispetta, che continui ad avere voglia di vederla, assaporarla, non di percorrerla in una corsa contro il tempo, senza nemmeno sapere dove si sta transitando in quell’istante.

Rallentano, li supero, li saluto. Mi hanno risollevato il morale. Non mi fermo più all’alpeggio, non vedo nessuno, scorgerò la signora più a valle, è andata a vedere cosa stava succedendo nei pressi del parcheggio dove avevo lasciato la macchina, dove è arrivato l’elisoccorso per prestare aiuto ad un turista che si è sentito male. Non mi riconosce o forse preferisce non farlo…

La gente si lamentava perché passava negli alpeggi e non trovava niente

Sempre grazie al passaparola degli amici, eccomi questa volta a Valtournenche, accompagnata da Liviana, che mi porta da Laura e Loris, amici di famiglia che gestiscono un alpeggio da quelle parti, producono e vendono formaggi. Proprio quello di cui ho bisogno io! Tra l’altro, questo alpeggio mi era già stato indicato anche da un altro “informatore sul campo”.

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Uscita dalla stalla – La Manda, Valtournenche (AO)

Arriviamo quando le vacche stanno per essere slegate, cioè stanno per uscire verso i pascoli. Un saluto veloce a tutta la famiglia, poi decido di seguire Loris, così posso scattare un po’ di foto approfittando della bella luce del mattino e del cielo ancora abbastanza azzurro. Le previsioni sono incerte, il tempo dovrebbe peggiorare, quindi è meglio non perdere l’attimo.

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In cammino verso i pascoli – La Manda, Valtournenche (AO)

Oltretutto, nei pressi dell’alpeggio il Cervino non si vede, è coperto da un costone, quindi seguendo la mandria dovrei arrivare dove si vede almeno la sua sommità. Loris accompagna gli animali e resterà con loro fino al momento di rientrare, così io ritorno sui miei passi per andare a fotografare Laura che sta lavorando il latte, poi sarà la volta delle domande.

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Laura rompe la cagliata – La Manda, Valtournenche (AO)

Loris al pascolo non rinuncia, quindi è toccato a me fare la casara. Poi le donne… hanno più pazienza! Era già il ruolo di mia nonna, mia mamma va ancora in alpeggio con mio fratello, la nuora e tutta la famiglia, è ancora lei che fa i formaggi. Sono due anni che trasformiamo qui in alpeggio, prima davamo il latte al caseificio. Il padrone dell’alpeggio ha messo a posto i locali, è stato anche lui a spingerci a lavorare il latte.

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La stagionatura dei formaggi – La Manda, Valtournenche (AO)

Qui turisti ne passano tanti, salgono con l’ovovia e fanno il percorso del Balcone del Cervino. La gente si lamentava perché passava negli alpeggi e non trovava niente da comprare! Qui nella zona di Cervinia adesso ci siamo noi, Didier e Gildo che fanno formaggi, tutti gli altri conferiscono. Turismo ce n’è parecchio!

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Il Bedzo – La Manda, Valtournenche (AO)

Abbiamo fatto la scelta di non fare Fontine. Passano quattro mesi prima di poterle vendere, oppure le fai e le dai alla cooperativa, ma qui per la gente che passa non hai niente. Allora ci siamo creati un nostro prodotto, il Bedzo, che vuol dire formaggio nel patois di qui. Produciamo, stagioniamo noi, minimo 60 giorni, e ce li vendiamo. E’ una scelta che funziona bene. D’inverno invece conferiamo alla Centrale del latte.

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La famiglia Pieiller – La Manda, Valtournenche (AO)

Questo alpeggio è ancora a conduzione interamente famigliare. Ethel e Ellis, le due figlie, hanno un’età in cui possono ormai aiutare i genitori. La maggiore studia all’Institut agricole, mentre la minore ha scelto un indirizzo turistico. “E’ dura essere madre e allevatrice perché… i figli non te li godi. Alla sera finisci i lavori e loro sono già a dormire. Stiamo più insieme d’estate.

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Sui pascoli di La Manda – Valtournenche (AO)

Torno sui pascoli e raggiungo Loris. “Non devi filmare, no? Solo domande? Io non fatico a parlare se tu scrivi, ma quando mi hanno intervistato con le telecamere, lì non sapevo cosa dire!“. Sicuramente non gli manca la parlantina, così mi faccio raccontare la sua storia.

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Loris e una delle sue vacche castane –

Bestie ne ho sempre avute, ma io facevo un altro lavoro, lavoravo per una ditta che distribuisce bevande. Più che altro erano i miei nonni che ne avevano. Poi ho sposato Laura, la sua famiglia già andava in alpeggio. Prima tenevamo le bestie giù, poi c’è stata l’alluvione nel 2000 e ha danneggiato i prati, così nel 2001 abbiamo iniziato a venire in alpeggio, all’inizio eravamo dall’altra parte della vallata, sempre qui a Valtournenche.

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Al pascolo al cospetto del Cervino – La Manda, Valtournenche (AO)

Una volta avevo solo vacche nere, poi abbiamo preso le bianche e rosse, per la resa. Solo con le nere non riesci a campare. Teniamo giù i manzi bianchi e rossi per pulire i prati brutti dove non possiamo sfalciare. Il fieno me lo faccio io, il primo taglio prima di salire, poi per il secondo viaggio su e giù. Quando non ci sono… la moglie e le figlie tirano fuori un po’ più di grinta!

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In quella foto c’è un po’ del mio cuore” – La Manda, Valtournenche (AO)

Le reine sono una… malattia, e pure contagiosa! Sono un qualcosa in più, ma danno anche l’input per andare avanti. Però non deve essere basato tutto su quello. Due o tre volte all’anno le porto alle battaglie, sono accanito… perché ci tengo, ma non sono di quelli che vogliono ad arrivare a tutti i costi.

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Chi già rumina e chi pascola – La Manda, Valtournenche (AO)

Più tardi, a tavola, con degli amici di Loris arrivati dal Piemonte, anche loro appassionati, dopo qualche parola sul tempo, sulla siccità, i temporali e la resa del fieno… il discorso sarà poi quasi esclusivamente dedicato alle reines e alle battaglie, non solo quelle della Vallée e del Piemonte, ma anche quelle svizzere. E Loris si arrabbierà perché non riusciva a ricordarsi il nome di una vincitrice alle finali svizzere…

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Al pascolo con i ghiacciai sullo sfondo – La Manda, Valtournenche (AO)

E’ un mondo particolare, quello degli appassionati di reines. Vedono una foto di una vacca e la riconoscono, sanno il suo nome e quello del suo proprietario, dove e quando ha vinto un combat, se è stata acquistata o se è nata nella stalla del suo padrone. Se ha avuto figlie vincitrici o se è lei figlia di una reina famosa… “Hanno un qualcosa in più nel carattere“, mi diceva Laura davanti alla stalla. “Una bianca e rossa, anche se la coccoli, non viene a farsi accarezzare e grattare prima di entrare in stalla come invece fanno le nere!

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Rientro dal pascolo mattutino – La Manda, Valtournenche (AO)

Nella baita c’è un pesce rosso, un coniglietto nano. Fuori razzolano le galline, una gatta gioca con il suo micino. C’è una capretta che segue Loris al pascolo e gli da i baci. “Viene anche in casa a prendere il biscotto… Io ho una grande passione per tutti gli animali. Bisogna rispettarli quando sono in vita, però… è un circolo, li allevi e sai che verrà il momento di macellarli, non puoi allevarli tutti. E’ la vita, appunto. La gente non capisce, se c’è l’allevamento, c’è anche la macellazione.

Qualche precisazione

E’ uscito un articolo sul Corriere della Sera… questo, dove si parla di me. Anche se lo leggete con la mia firma, in realtà deriva da uno scritto che ho mandato ad una giornalista che ho incontrato ad un dibattito sulle donne e la montagna… Ho messo giù una sintesi della mia storia, poi ho risposto ad alcune domande che mi sono state poste telefonicamente e… il risultato è quello che potete leggere.

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Gregge in alpeggio – Bardonecchia (TO)

Uso queste pagine per precisare alcuni punti. Innanzitutto, i miei fedeli lettori di “storie di pascolo vagante” (ma soprattutto chi mi conosce personalmente) sanno che il vecchio blog non è stato chiuso “per un trauma”, ma per la cessazione degli stimoli che mi avevano portata ad iniziare a scrivere quei post 10 anni prima. Oggi le esigenze sono altre e vi tengo compagnia su questo nuovo blog.

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Affettuosità di Mistral – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

Purtroppo i titoli (persino quelli dei libri!) raramente sono scelti dagli autori. In questo caso chi ha scelto il titolo ha voluto attribuirmi un ruolo che non mi appartiene! Per carità non sono una scienziata, meno che mai una “scienziata delle capre”, così come non sono una pastora. Preferisco definirmi una narratrice… Lo so, in questo mondo dell’apparire, a giornalisti & C. farebbe più comodo un personaggio diverso, la mia storia sarebbe più “bella” se io avessi messo in piedi un’azienda, allevassi capre o pecore… Ma non fatemi dire quel che non faccio o non penso. Ascolto la gente, osservo, provo a raccontare storie, a volte scrivo usando la fantasia.

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Gregge in alpeggio – Bardonecchia (TO)

E’ vero, continuo a subire i fascino del gregge, anche se forse ho perso un po’ del romanticismo della prima ora nei confronti di certi aspetti del pascolo vagante. Non rinnego nulla del mio passato, ciò che ho oggi deriva da quel che c’è stato negli anni precedenti, nel bene e nel male. La vita va avanti, il futuro sarà quel che sarà, intanto si vive il presente, cercando di trarne il meglio.

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étoile, Biscuit e Pastis – Cumiana (TO)

Perdonatemi, non ho mai usato il termine “cuccioli” parlando della stagione delle nascite di capretti. E’ stato inserito a mia insaputa. Chi mi conosce sa il mio punto di vista al riguardo. Si chiamano capretti quelli della capra, agnelli quelli della pecora, vitelli della vacca ecc ecc. Anche se ho delle capre per hobby e per passione, anche se il mio legame con loro è molto forte, anche se non nego loro vizi e carezze, non li umanizzo e sono pienamente consapevole che non sempre il loro destino potrà essere quello dell’allevamento fino a morte naturale in tarda età.

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Joli coeur reclama attenzioni – Cumiana (TO)

Ciò detto, spero che vecchi e nuovi lettori apprezzino le pagine di questo blog. Magari non sarete sempre d’accordo con me, ma l’invito è sempre quello al dialogo costruttivo, aperto a tutti. Rivolgo il mio benvenuto a tutti coloro che sono recentemente approdati a queste pagine, spero che tornerete a leggere ogni tanto i miei aggiornamenti, storie di allevatori, storie di montanari, mie riflessioni… Spero anche che qualcuno venga ad incontrarmi dal vivo in occasione delle serate di presentazione dei miei libri. Questa sera per esempio sarò a Bobbio Pellice (TO), ore 21:00, Sala Polivalente. Qui potete seguire date e appuntamenti, oppure potete contattarmi per organizzare un evento. Buon proseguimento a tutti!

Sensazioni agrodolci

Una domenica mattina dal tempo incerto. Avevo accantonato l’idea di andare a fare altre interviste per il mio libro sugli alpeggi valdostani, alla domenica c’è chi ha ospiti, parenti o amici, in visita, c’è chi va ad assistere alle Batailles, così decidiamo semplicemente di fare una gita con lo zaino a spalle. E’ comunque inevitabile passare vicino ad un alpeggio.

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Fontin, Quart (AO)

Mentre salivo, riflettevo su come avessi condotto le interviste per “Vita d’alpeggio“. Partivo scegliendo una valle, degli alpeggi, arrivavo alle baite, i cani abbaiavano, incontravo margari e pastori, le loro famiglie, chiacchieravo, scattavo foto. Nessun appuntamento preventivo, eppure ho praticamente sempre trovato qualcuno. Sono passati 12 anni da allora… Anche in Piemonte aumentano i luoghi in cui non è detto che si trovino i titolari in alpeggio. In Val d’Aosta vedo che, nella maggior parte dei casi, l’appuntamento telefonico è fondamentale per essere sicura di incontrare l’allevatore. Sono sempre meno le famiglie stabilmente presenti o gli alpeggi a conduzione famigliare.

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Vacche al pascolo –  Léché, Quart (AO)

Se non ci fosse chi, sul campo, mi dà indicazioni e suggerimenti, oppure mi accompagna, andando “a caso” solo guardando gli alpeggi sulla mappa , farei ben poco. Già così le mie interviste procedono a rilento: un po’ influisce il meteo variabile, ma il più delle volte devo rimandare perché l’allevatore non è disponibile (il fieno, altri impegni in fondovalle, ecc ecc).

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Monorotaia (in disuso) all’alpe Fontin – Quart (AO)

Quella domenica comunque raggiungiamo l’alpe Fontin. E’ uno dei luoghi che mi sono stati indicati come possibile origine per il noto formaggio che si produce in Val d’Aosta. Una delle altre ragioni che mi portano qui è vedere la monorotaia che porta al tramuto di Léché. Già nelle scorse settimane vi ho parlato di alpeggi senza strada, alpeggi dove la strada è stata fatta, ma si era ipotizzato anche di realizzare una monorotaia. Qui in effetti era stata scelta proprio questa soluzione alternativa. Cercando on-line, ho trovato questo articolo che, all’epoca, parlava dell’operazione.

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Monorotaia Fontin – Léché, uno dei tratti danneggiati, Quart (AO)

Era il 2009 e, con il contributo della Regione, il Comune di Quart: “…ha investito 2,4 mln di euro per ristrutturare l’alpeggio comunale Fontin che è servito anche da una monorotaia a cremagliera lunga circa due chilometri, una delle poche del genere realizzate in Europa e unica in Italia.” Più avanti si legge che: “… la costruzione della monorotaia è costata circa 700.000 euro.” Poche centinaia di metri dopo l’alpeggio, il binario è già danneggiato in più punti, divelto probabilmente da frane o valanghe. Non è molto usurato, sembra non essere stato utilizzato molte volte, c’è addirittura ancora il grasso e non è arrugginito.

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Canale di scolo dei liquami – Léché, Quart (AO)

Quello che mi viene ripetuto spesso in queste settimane è che, sugli alpeggi, non c’è più la cura di un tempo. E’ cambiato il modo di pascolare, il numero dei capi, la presenza di personale… In Val d’Aosta resisteva ancora il sistema di fertirrigazione, legato anche all’abitudine di far rientrare in stalla gli animali sia durante il giorni, sia di notte. I liquami andavano poi nella concimaia e, avvenuto il pascolamento, grazie ad un sistema di canaline si ridistribuiva il letame sui prati. Oggi non tutti lo fanno ancora, non con la stessa cura, oppure dove si può si ricorre alle botti spandiletame. Altrimenti i liquami vanno a perdersi in un unico maleodorante e antiestetico ruscello, che non concima, ma facilita lo sviluppo di vegetazione “nitrofila” (amante dell’azoto), come ortiche, romici, ecc.

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Léché – Quart (AO)

Il tramuto alto di Léché è un alpeggio di lusso. Lo si raggiunge solo a piedi. C’è un operaio straniero, ci racconta che le strutture sono belle, c’è la latteria al piano terra, la cucina e le stanze a quello superiore, non manca nulla. L’elicottero porta il materiale necessario e porta via le Fontine. Lui ha finito di lavorare il latte e adesso sta cucinando, il suo collega è al pascolo.

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Mandria al pascolo – Léché, Quart (AO)

Incontriamo la mandria più a monte. Mi era rimasta la curiosità di vedere questo posto dopo che, lo scorso anno, da un colle che si affacciava su questo vallone, avevo visto delle vacche che parevano “appese” sul versante. In effetti il pascolo è ripido, quasi più adatto ad un gregge che ad una mandria. L’erba però è di buona qualità, anche se bassa e un po’ scarsa, in questa stagione dal meteo bizzarro.

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Vista su Valchourda dal Colle Léché – Quart (AO)

Dal colle, nonostante il maltempo, il panorama a 360° è di quelli che non stufano mai. La Val d’Aosta è molto conosciuta per le sue montagne, ma in questi mesi mi sono fatta l’idea che, a parte le sue mete più note e gettonate, tutto il resto del territorio sia molto meno frequentato che non in Piemonte. In tutti questi anni, con qualsiasi condizione meteo, in qualsiasi giorno della settimana e dell’anno, dalle mie parti non mi è mai successo di fare una gita in montagna senza incontrare nessun altro! Specialmente se si tratta di escursioni senza alcuna difficoltà…

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Cresta del Grand Pays – Quart (AO)

Proviamo a proseguire in cresta, tra rocce calcaree e fiori di stelle alpine. Il paesaggio alterna conche erbose a salti rocciosi. L’aria quassù è già cambiata, non c’è già più il caldo che affligge il fondovalle e la pianura. Il sentiero dopo la cima diventa evanescente e così si tenta la discesa lungo tracce, per raggiungere un altro sentiero che risale nel vallone sottostante.

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Pascoli – Collet, Quart (AO)

Se il versante dove pascolava la mandria aveva poca erba, qui il tappeto erboso è folto, ricco, gli scarponi affondano letteralmente tra carice e trifoglio alpino, il profumo è inebriante. E’ inevitabile pensare: “…come starebbero bene qui le pecore… e le capre…“. Ma lì in quel vallone non ci sono più animali. Le “tracce” dicono che in passato ci sono ancora stati dei bovini, forse manze. Non si sono più strutture utilizzabili quassù. Eppure in passato era un buon alpeggio, l’unica pecca era la scarsità di acqua. C’erano tante capre quassù fino a qualche decennio fa. Devo andare a parlare con un anziano che veniva in alpeggio qui, oggi ha 92 anni… Le capre si mungevano e il loro latte serviva, insieme a quello vaccino, per la Fontina! Oggi, con la presenza del lupo, non si possono lasciare quassù greggi di pecore o di capre, anche perché manca un ricovero per il pastore.

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Camosci – Collet, Quart (AO)

Oggi qui c’è un grosso branco di camosci, ne contiamo più di trenta, femmine con i piccolo, poi due maschi solitari che pascolano per conto loro.

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Sentiero per Collet – Quart (AO)

Il vecchio sentiero era un piccolo capolavoro, con tutti i suoi tagli per far defluire l’acqua. Oggi quasi più nessuno lo percorre, né uomini, né mandrie, né greggi, così pian piano sta scomparendo tra l’erba e i cespugli che avanzano. Non basta il turista, l’escursionista, a mantenere viva la montagna. O meglio, perché il turista possa godere della montagna, è necessario che ci siano stabilmente sul territorio coloro che la abitano e vi lavorano.

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Alpeggio Collet – Quart (AO)

L’alpeggio è abbandonato. Lì vicino c’è ancora la fontana, i tubi portano acqua anche in un periodo di siccità. La baita è completamente crollata, delle due grosse stalle resta lo scheletro o poco più. Fin qui probabilmente i pascoli vengono ancora utilizzati dagli animali che salgono nel vallone dove siamo saliti al mattino: se non quelli da mungere, almeno le manze, che non devono scendere ogni giorno a Fontin per la mungitura.

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Stalle abbandonate, Collet – Quart (AO)

E’ una sensazione agrodolce quella che accompagna gli ultimi passi in discesa, per tornare all’alpeggio dove arriva la pista interpoderale. Da una parte l’abbandono totale, dall’altra una monorotaia costata centinaia di migliaia di euro, anch’essa però abbandonata. L’alpeggio dove forse è “nata” la Fontina… e nessuno con cui poter parlare di queste cose (meno che mai assaggiare o acquistare un pezzo di formaggio). Il tutto in un meraviglioso paesaggio sconosciuto ai più.

Fare i formaggi e venderli è una scelta che paga

Dopo qualche difficoltà di comunicazione (i telefoni cellulari non sempre in alpeggio “hanno campo”), riesco a concordare con Michel per salire da lui in alpeggio.

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Les Druges – Saint Marcel (AO)

Quel mattino c’è una luce strana, la sera precedente una sorta di tromba d’aria ha investito la media valle: lungo la strada che sale da Saint Marcel a Les Druges sono numerosi i rami e gli alberi schiantati a terra, ma i cantonieri o la gente del posto hanno già provveduto a tagliarli e rimuoverli. Ci sono anche numerose piante da frutto accanto ai villaggi che attraverso, ciascuno ha sotto di sé un tappeto di mele e pere strappate anzitempo dai rami per colpa del vento fortissimo.

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Bren – Fenis (AO)

Lascio l’auto e salgo a piedi, il cartello della sentieristica indica un’ora e quindici minuti all’alpe Bren, ma… pur con varie soste a scattare foto, non ci metto nemmeno un’ora. Non vedo segni nel fango, Michel non dev’essere ancora arrivato, infatti su trovo solo i suoi operai, ma lui arriva poco dopo: “Sto su 3-4 giorni alla settimana, gli altri giù, per i fieni, per andare a vendere i formaggi. Con me viene anche la famiglia, mia moglie, i bambini. Devi essere presente in alpeggio, anche per loro è meglio quando c’è mia moglie che prepara da mangiare. Poi hanno tutti famiglia in Romania, giocano con i miei bambini, si sentono meno soli!

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Al pascolo – Bren, Fenis (AO)

Prima andiamo a vedere la mandria, già al pascolo più a monte, poi torniamo all’alpeggio. I pascoli non sono bellissimi, abbastanza ripidi e molto boscati. “Qui sono stato tra i primi ad avere problemi con il lupo, qualche anno fa. Mi ha spaventato i manzi, sono scesi, risaliti e poi passati nell’altra vallata. Nei giorni scorsi proprio a Clavalitè ha ucciso una capretta nana. Io li ho visti, anche vicino, a 10 metri da me. Non era spaventato da noi, sembrava piuttosto… curioso!

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Al pascolo – Bren, Fenis (AO)

Ho iniziato con i miei, 24 anni fa, venivamo già qui. Avevamo già le bestie, ma non stavamo su in alpeggio. Qui è privato, una quindicina di proprietari, anche mia mamma ha diritto ad una quota di 4 mucche, qui funziona così la divisione! Con gli anni le cose stanno peggiorando, non sai come andrà a finire, dal punto di vista economico.

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Valdostana castana – Bren, Fenis (AO)

Sono pochi quelli che ce la fanno senza contare sui contributi, sono quelli che si sono buttati sul mercato con una grossa attività. Tutti gli altri… purtroppo dipendiamo dai contributi, ma adesso non sappiamo bene quanti soldi ci arriveranno, c’è stato chi ne ha presi tanti, altri invece no… ci sono stati dei pasticci!

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Michel al pascolo – Bren, Fenis (AO)

Ormai si dipende dagli operai… C’è l’alpeggio e ci sono i fieni da fare, non puoi far tutto da solo. Valdostani non ne trovi più, quelli che vanno a lavorare per altri, lo fanno in Svizzera, dove prendono più soldi. Il pastore rumeno che lavora da me sono 9 anni che viene qui, ma si tribola ad avere sempre gli stessi.

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Stagionatura dei formaggi – Bren, Fenis (AO)

D’inverno do il latte alla cooperativa di Pollein, d’estate quello che produco in buona parte me lo vendo io, qualcosa do alla cooperativa, di cui sono anche socio. Due anni fa ho anche vinto la medaglia d’oro per la Fontina. Faccio i mercatini, la Fiera di Sant’Orso, tutti i venerdì metto la bancarella a Fenis dove ci sono le serre della verdura. Quando vendi il formaggio è una bella soddisfazione vedere i clienti soddisfatti. Fare i formaggi e venderli è una scelta che paga, fai i formaggi e hai i soldi in tasca!

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Vista sul Cervino dall’alpe Bren – Fenis (AO)

Fare i formaggi però comporta numerose complicazioni aggiuntive. “Se fai formaggi a 60 giorni di stagionatura ti chiedono più cose rispetto alla Fontina. Adesso poi vorrei fare i freschi e la brossa, c’è tanta richiesta di brossa dalla gente del posto. Tra le altre cose, vogliono un frigo apposta con il termometro digitale esterno! Secondo me però per abbassare la temperatura non c’è niente di meglio della fontana. Adesso faccio così, la metto nelle bottiglie e poi subito nella fontana, la temperatura deve scendere bruscamente. Poi se si fanno i freschi non basta un posto dove appendere i grembiuli, ci va lo spogliatoio e anche un bagno apposta per il casaro…

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Fontana Freide – St. Marcel (AO)

Le strutture a Bren sono ancora abbastanza rustiche, mentre il tramuto a quota inferiore è stato ristrutturato più recentemente, servirebbero tutte le modifiche richieste dall’asl in entrambe le strutture. Michel mi racconta ancora di altri formaggi che produce in alpeggio, compreso il Caprice de Bren, una sua creazione. “Alla gente adesso piace trovare formaggi più freschi, quelli molto stagionati li cerca solo l’intenditore.