Le radici profonde impongono di mantenere il territorio

Dopo tante nuove esplorazioni, è venuta per me l’ora di qualche “ritorno”. Ero già stata a Buthier anni fa, in compagnia degli amici Renata e Bruno, per far visita a René in alpeggio (qui e qui avevo parlato di quelle giornate). Nonostante qualche difficoltà nella comunicazione (i telefoni spesso in montagna non prendono), riesco ad avvisare René. Sta per spostarsi nella Tsa, il tramuto a quota maggiore, lassù proprio non c’è modo di telefonare, comunque lui non scende mai, quindi qualunque giorno poteva andar bene, l’avrei sicuramente trovato.

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La mandria dell’az.agr. Verney – Buthier, Gignod (AO)

Parto al mattino presto, lungo la strada per arrivare al primo tramuto, incontro una mandria diretta verso i pascoli, condotta da un uomo e un bambino. Ne approfitto per scattare qualche foto, la luce è cambiata, i temporali violenti del pomeriggio precedente hanno segnato il confine tra le calde giornate afose e quell’aria con i raggi del sole più obliqui che lentamente porterà all’autunno. Certo, siamo solo al mese di luglio, ci saranno ancora giornate calde, ma ogni anno c’è quel momento in cui si gira pagina, cambiala luce, le temperature, l’atmosfera. Roberto, il guardiano delle vacche, mi spiega la strada da percorrere.

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Il vallone della Tsa de l’Ars – Gignod (AO)

Sono passati solo due anni, ma sono stata in così tante vallate, nel frattempo… Quando però mi trovo sul posto, ricordo luoghi e percorso, così arrivo senza problemi al tramuto di Ars, poi di lì proseguo a piedi nel vallone. La volta scorsa l’avevo visto con le nuvole e la pioggia, nel mese di giugno, quando c’era ancora qualche chiazza di neve e l’erba stava appena spuntando.

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Pulsatille e genziane – Tsa de l’Ars, Gignod (AO)

Questa volta invece le pulsatille sono già sfiorite, i mirtilli iniziano a maturare e centinaia di genziane purpuree sono in boccio. I pascoli sono verdi, qui la siccità sembra essersi fatta sentire meno, ma l’erba è bassa come un po’ dovunque quest’anno. Non sento le campane e non vedo gli animali, eppure dovrebbero essere qui…

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Tsa de l’Ars, Gignod (AO)

La mandria la vedo solo quando arrivo alla Tsa, è al pascolo più in alto. “Quando sono venuto qui, non ero ancora proprietario, poi i cugini hanno smesso e abbiamo comprato noi. E’ stato un colpo di fortuna… Abbiamo approfittato del fatto che all’epoca stanziavano il 75% di contributo per aggiustare le baite, così abbiamo rifatto i due tramuti più malmessi“, mi racconterà René.

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René e Didier – Tsa de l’Ars, Gignod (AO)

E’ al pascolo con il nipote Didier, figlio di una sorella. “Subito non ti ho conosciuta. Ho detto a lui: “E’ una che conosce le bestie…” Qui turisti non ne passano, vanno nell’altro vallone, dove c’è il rifugio Chaligne. Quest’anno c’è anche lui, ha fatto tre anni l’Institut, poi ha lavorato un anno, vorrebbe fare questo mestiere, ma si sa come sono i genitori… sono protettivi, vorrebbero che facesse altro!

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Tsa de l’Ars, Gignod (AO)

Oggi è difficile fare questo lavoro, ci sono troppi costi. La vera azienda di montagna aveva al massimo dieci vacche in lattazione e avevi già lavoro a sufficienza. Adesso devi avere più animali, prendere operai, hai tante spese… La politica doveva contribuire a mantenere le piccole aziende, invece le ha fatte chiudere. Erano quelle che mantenevano il territorio! Hanno rovinato il sistema… Hanno contribuito all’abbandono della montagna e adesso si lamentano che non ci sono più i ruscelli, il bosco non è curato, i pascoli si chiudono, la montagna frana… Invece di creare tante squadre forestali, che poi sono fallite, bisognava far vivere le piccole aziende!

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Renè e i suoi animali – Tsa de l’Ars, Gignod (AO)

René dà il sale alle vacche ad una ad una, una manciata in bocca, a mano a mano che vengono a chiederlo: “Così è più facile gestirle…” Nonostante i soli cinquant’anni di età, può già fare dei confronti tra il passato e la situazione attuale: “Ho visto tanti cambiamenti. Prima c’erano operai valdostani, man mano sono invecchiati, c’era ancora qualche giovane che andava a fare le stagioni, ma dopo un paio di anni si metteva in proprio. Dall’88-89 hanno iniziato ad arrivare i marocchini, poi albanesi, adesso anche rumeni. Gli alpeggi non sono più mantenuti come una volta, la manodopera costa, poi non è nata sul territorio, i lavori non li sa fare, non li capisce fino in fondo.

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Fontine e formaggio della lavorazione mattutina – Tsa de l’Ars, Gignod (AO)

E’ cambiato il sistema di lavorare. Adesso ci sono le mungitrici, una volta bastava che il secchio per mungere fosse ben pulito. Le fontine le faccio solo nei due tramuti alti, altrimenti vendo il latte, come d’inverno. Anche le fontine le vendo “bianche” allo stesso privato che mi prende il latte. Prendo 55 centesimi del latte in alpeggio, 52 quando sono giù. Forse a qualcuno sembrerà una bella cifra, ma noi abbiamo più costi degli allevatori di pianura… Uno studio realizzato dall’Institut aveva dimostrato che, per produrre il nostro latte, i costi di produzione sarebbero 72 centesimi al litro, calcolando tutto!

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Rientro alla Tsa de l’Ars, Gignod (AO)

Le vacche decidono da sole di scendere verso l’alpeggio. Le seguiamo, poi proseguiremo la chiacchierata una volta che saranno state legate al loro posto. “Le soddisfazioni vengono dal fatto che siamo nati qui e le radici profonde ci impongono di mantenere il territorio. Poi c’è la passione per la razza… Le Pezzate rosse danno più latte, sono docili, ma le nere…

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Tsa de l’Ars, Gignod (AO)

Specie quando ero più giovane, c’era la passione nel portarle alle battaglie. Era anche un modo di far vedere il valore della tua mandria. Una volta le battaglie si facevano quando si portavano in montagna, o in primavera nei villaggi. Si scommetteva qualcosa, del vino… Era un modo per stare insieme e fare festa. Deve esserci più sportività, accettare le sconfitte e non andare alle stelle quando vinci. Anche in questo è cambiato tutto… C’è gente che tiene le nere solo per hobby, comprano le bestie che hanno vinto, le tengono giù in fondovalle. L’allevatore invece ha la soddisfazione di tirarsi su la reina mentre fa il suo mestiere in alpeggio.

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Valdostana castana e pezzata rossa – Tsa de l’Ars, Gignod (AO) 

Il tempo sta cambiando, l’aria si fa più fredda, le previsioni annunciano nuovi temporali nel primo pomeriggio (in realtà bisognerà poi attendere la sera), così faccio ancora qualche domanda a René, poi mi affretto a rientrare, mentre lui e i nipoti (c’è anche un fratello di Didier, che però non era salito con la mandria al mattino) vanno a tirare i fili per il pascolo serale. Mi chiede anche lui delle informazioni sugli alpeggi delle mie vallate: “Ogni tanto mi manca non avere del tempo libero per poter vedere altri posti… ma il lavoro è questo.

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