Prati, pascoli e fienagione

Sapete distinguere un prato da un pascolo? E un prato-pascolo? Non è un gioco di parole… Senza scendere in tecnicismi da addetti ai lavori, semplicemente possiamo dire che un pascolo viene per l’appunto pascolato dagli animali. Un prato invece viene sfalciato per ottenere foraggio e in un prato pascolo alcuni tagli sono destinati al foraggio conservato, altri invece al pascolamento diretto.

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Pascolo di alta quota con la prima vegetazione dopo lo scioglimento della neve – Vallone di Rouen, Villaretto (TO)

A seconda delle quote, cambiano i periodi di utilizzo delle superfici erbose, sia da parte dell’uomo, sia da parte degli animali. Ovviamente si sfalcia e si pascola quando c’è erba e quando questa è abbastanza “matura”. Anticipare troppo vorrebbe dire avere mano foraggio a disposizione, tardare invece significa avere un prodotto di cattiva qualità.

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Prato del Colle – Villaretto (TO)

Per quanto riguarda la montagna, i tempi sono ovviamente posticipati rispetto alla pianura e il numero dei tagli di fieno è minore. Molti dei luoghi che un tempo venivano sfalciati, anche in alta quota, oggi sono destinati al solo pascolo di mandrie e greggi. Ciò avviene perché è cambiata l’organizzazione delle aziende, il numero di capi, le necessità per la sopravvivenza.

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Pascolo in fiore – Vetan (AO)

L’altro giorno un allevatore mi spiegava come sfalciasse parte del suo alpeggio in quota, ricavandone un fieno “…che riconosci subito quando lo prendi, sia per il profumo, sia per la resa!“. L’utilizzo di prati e pascoli varia anche in funzione del territorio: nelle vallate più ripide, ormai si fa fieno quasi solo più nel fondovalle, nelle zone maggiormente pianeggianti, mentre il resto o viene pascolato o addirittura è lasciato all’abbandono.

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Fienagione – Petit Fenis, Nus (AO)

Le mandrie salgono in alpeggio a pascolare, poi tornano nelle cascine, dove comprano il fieno (o se lo fanno, a seconda di com’è organizzata l’azienda). In montagna fa il fieno chi risiede in valle, aziende di dimensioni medio-piccole o piccolissime, mantenendo pulito (e paesaggisticamente ordinato) il territorio. La meccanizzazione è maggiore dove le superfici sono ampie e pianeggianti. Anche in montagna si cerca di semplificare il lavoro con i mezzi, qui vi avevo mostrato immagini della Svizzera, dove ampie porzioni di territorio sono esclusivamente montane, quindi la fienagione avviene necessariamente anche in quota. Si usano i macchinari dove si può, poi il rastrello per tirare verso il basso il fieno e procedere poi all’imballatura… peggio quando bisogna portarlo in alto. Resistono eroi che usano la falce, la gerla, i teli da riempire di fieno e portare a spalla, o che fanno i covoni

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Guglielmina, 85 anni, Petit Fenis, Nus (AO)

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Non avevo con me la macchina fotografica l’altro giorno, così ho scattato due foto solo con il cellulare. Nelle immagini vedete Guglielmina, 85 anni, rastrello in mano, a raccogliere quello che restava dopo il passaggio del trattore con l’imballatrice. Stava rientrando in auto con la figlia Federica quando ci hanno visti fare fieno, si sono fermate e ci hanno dato una mano. “Ma mamma era tutta contenta, la sera! E’ la sua vita, questa!“. Nonostante il caldo torrido, nonostante il sole che picchiava anche a 1000 metri di quota, nonostante il temporale che ci ha costretti ad interrompere il lavoro quando mancavano poche balle per aver finito.

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Fienagione – Petit Fenis, Nus (AO)

Farsi il fieno è fatica, è tempo, sono costi (bisogna dotarsi di tutti i macchinari necessari per tagliare, girare, fare le andane e imballare), ma farselo portare dalla pianura non è sicuramente economico! Per la Val d’Aosta, a cui si riferiscono queste immagini, c’è inoltre un discorso di vincoli legati alla DOP della Fontina, formaggio il cui disciplinare impone l’utilizzo di fieno prodotto in valle. Quindi ogni azienda deve provvedere alla fienagione necessaria per mantenere almeno le proprie vacche da latte per tutta la stagione invernale e primaverile, fin quando non potranno essere messe al pascolo nei prati vicini alla stalla o saliranno in alpeggio.

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Rotoballe – Petit Fenis (AO)

Primo taglio, secondo taglio, il terzo generalmente viene pascolato direttamente dagli animali, da una certa quota in su. Salendo come altitudine, il taglio generalmente è poi soltanto uno. Il fieno viene imballato con forme diverse, attualmente si tende a fare le rotoballe (di dimensioni diverse, da quelle più grandi e pesanti della pianura, fino a piccole balle cilindriche movimentabili a mano), anche se “resistono” le ballette a forma di parallelepipedo.

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Irrigazione dei prati – Saint Nicolas (AO)

Per avere erba e fieno servono in ugual misura acqua e sole. Fondamentale l’irrigazione a pioggia nelle vallate più secche, abbiamo già parlato dei sistemi di canalizzazione e utilizzo delle acque in certe zone. In questi giorni di fienagione fortunatamente il clima è ideale (anche se troppo caldo): in montagna non c’è afa, ma sole e vento, così nel giro di 2-3 giorni i prati vengono tagliati, il fieno imballato e riposto nei fienili. Ma senza l’irrigazione sarebbe ben difficile avere una rapida ricrescita dell’erba, che garantirà un secondo taglio nei prossimi mesi.

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