Altri tempi, altri pascoli

I pascoli in quota stanno lentamente risvegliandosi con le prime fioriture che seguono lo scioglimento della neve. Le temperature di questi giorni sono fin troppo alte, chi si lamenta di non poter ancora salire in montagna dovrebbe ricordare che le transumanze del mese di maggio a certe quote appartengono soltanto agli ultimi anni, mentre in passato chi non aveva tramuti a mezza quota non affrontava la transumanza fino al mese di giugno, quando la neve se ne andava e i pascoli si coprivano d’erba.

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Pulsatilla vernalis – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Presto comunque i pascoli saranno verdi d’erba e l’aria risuonerà di campanacci, campanelle, muggiti e belati. Ma anche i pascoli cambiano, a seconda di come vengono utilizzati. Ovunque ci potrà capitare di vedere alpeggi abbandonati e alpeggi ancora in uso. Come mai? Spesso “semplicemente” perché oggi salgono meno mandrie/meno allevatori, ma ciascuno con più animali, quindi il territorio e le strutture presenti vengono utilizzate diversamente.

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Pascoli invasi da ginepri – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

I bei pascoli dei tempi andati possono impoverirsi. Talvolta spariscono. Quando non vengono più pascolati “bene”, cioè con il giusto carico di bestiame e per un periodo adeguato, pian piano compaiono i cespugli, che vanno a soffocare l’erba, sostituendosi ad essa. Il pascolo, non abbastanza pascolato (il gioco di parole è voluto), smette di essere tale e torna ad essere ambiente naturale, cioè una distesa di cespugli, molto meno varia della copertura di erbe e di fiori.

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Bosco e pascoli – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Guardate in questo pascolo come si stanno allargando i ginepri, quelle macchie più scure. Un tempo probabilmente, oltre a pascolare con più cura, i cespugli venivano anche eliminati, i pascoli concimati con maggiore attenzione.

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Alpeggio abbandonato – Vallone di Saint Barthelemy (AO)

Un alpeggio crollato al suolo mette tristezza, fa pensare al lavoro di chi lo costruì, alla vita e alle fatiche di chi ci lavorò. “Una volta erano tempi più difficili, più duri, ma c’erano anche maggiori soddisfazioni rispetto ad oggi. Quando mio papà e mio zio erano in alpeggio su in alto, scendevano tutti i giorni qui con il mulo per portare giù le Fontine, c’era un magazzino per stagionarle che era davvero speciale. Poi si risaliva con un carico di legna per il fuoco, per scaldare il latte.” Tristezza e rimpianto nelle parole di chi mi racconta queste storia. Non sono passati secoli, ma soltanto una cinquantina di anni. Chissà il futuro cosa riserva per questi territori, questi pascoli, questo mestiere?

2 Replies to “Altri tempi, altri pascoli”

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