Passione per la lana

Manca ancora l’ultima tappa della mia trasferta. Sono anche stata in Lessinia, ma di quello vi parlerò in seguito, dedicando un post ad un argomento scottante… Volevo invece raccontarvi qualcosa di più tranquillo e rilassante, così vi spiego cos’è stata la Via della Lana.

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La Via della Lana – Follina (TV)

Già anni fa ero stata invitata a questa manifestazione, ma erano tempi in cui il pascolo vagante mi impegnava in prima persona, quindi avevo dovuto rifiutare, temendo che la data coincidesse con la transumanza verso l’alpeggio. Quest’anno invece sono riuscita ad organizzarmi e così eccomi arrivare a Follina, in provincia di Treviso.

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Abbazia di Santa Maria – Follina (TV)

Il paese oggi è famoso soprattutto per la meravigliosa Abbazia, un vero gioiellino storico e architettonico. Follina rientra nei borghi più belli d’Italia soprattutto grazie a questo monumento.

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Follina (TV)

Facendo due passi nella zona centrale più antica, si nota soprattutto la presenza dell’acqua, ma anche quelle di molti (ex) lanifici. Quello dove si tiene la manifestazione invece è ancora attivo e lo scoprirò durante la visita guidata della domenica mattina. Il nome Follina pare derivi dalla “follatura”, uno dei passaggi della lavorazione dei tessuti in lana.

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Coperte di lana di pecora alpagota – Lanificio Paoletti, Follina (TV)

Il sabato, dopo la conferenza iniziale, dove si è parlato soprattutto (ovviamente) di lana, c’era modo di visitare alcuni spazi della fabbrica, compresa una stanza dove si potevano comprare gli scampoli più disparati, ma anche morbidissime e caldissime coperte e sciarpe. La situazione “lana”, come ben sanno gli addetti ai lavori, non è buona. I pastori faticano nuovamente a smaltirla (spesso senza nemmeno prendere un soldo), uno stabilimento che si occupava del lavaggio di molta lana nel Nord Italia (in provincia di Bergamo) è sull’orlo del fallimento, il consumatore ne usa poca… Insomma, che futuro c’è? Ci sono piccole iniziative locali di recupero, magari legate ad una razza di pecora o a una valle, ma sono marginali rispetto alla produzione globale. A Biella la lana la raccolgono, la scelgono e la vendono all’asta, consegnando al pastore una “pagella” su quello che ha conferito, ovviamente pagandogliela di conseguenza.

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Il becco castrato “tira” il gregge – Follina (TV)

La domenica sono arrivate le pecore, quelle del gregge vagante di Caterina e Sergio, che d’estate salgono in Valcellina, in Friuli Venezia Giulia. Dall’Alpago arrivava un altro gruppetto di animali, che è stato protagonista della tosatura.

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Tosatura di pecora alpagota – Follina (TV)

E’ infatti stato mostrato al pubblico come vengono tosate le pecore. Il tosatore non aveva ancora avviata la macchinetta che… già una signora del pubblico aveva esclamato: “Poverine!“. Caterina mi ha preceduta nella replica: “Signora… ma lei perché oggi che fa caldo non ha il cappotto addosso? Pensa che starebbero bene d’estate con tutta la lana addosso?

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Il sig. Paoletti con la pastora Caterina – Follina (TV)

L’animatore/ideatore/motore di tutta la manifestazione è stato soprattutto il sig. Paoletti, titolare del lanificio. Le persone impegnate nella buona riuscita de “La Via della Lana” sono state molte, ma senza la passione e la dedizione della famiglia Paoletti sicuramente queste giornate non sarebbero state così coinvolgenti ed emozionanti.

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Dalla balla di lana al filo – Follina (TV)

Personalmente devo dire che il momento che in assoluto ho apprezzato maggiormente è stata la visita completa al lanificio. Nel mio caso, la guida è stata il sig. Paoletti in persona. In questi anni vi ho parlato molte volte di passione riferendomi agli allevatori: bene, qui c’era passione allo stesso modo, la passione per la lana, per questa materia prima che qui viene ancora lavorata valorizzandola al meglio, rispettandola, con piena consapevolezza di tutto quello che c’è dietro a quel materiale che arriva in grosse balle compresse.

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Varie fasi della lavorazione della lana nel Lanificio Paoletti – Follina (TV)

Oggi il lanificio impiega solo più una trentina di persone, produce soprattutto filati per designer e grandi aziende della moda, firme importanti “…che però tirano sul centesimo nel pagare il prodotto. Un vestito che nelle boutique viene venduto a 700 euro avrà 25 euro di costo di tessuto!“. E’ stato estremamente affascinante vedere la lana passare di macchina in macchina e trasformarsi, fino ad avere il tessuto finale. Alcuni macchinari ancora in uso risalgono addirittura agli anni Cinquanta: “E’ quello per fare il tweed, ha tutte le trasmissioni a cinghie. Non lo cambiamo perché è ancora quello che ci permette di avere il prodotto migliore. Ma se si rompe qualcosa bisogna ripararlo, ovviamente non si trovano più i pezzi di ricambio.” In altri macchinari invece è subentrata la tecnologia, i computer. Il signor Paoletti racconta, spiega, mostra al gruppo ogni passaggio e si vede che ama il suo lavoro, quello che fa, fin nei dettagli. Anche nel caso di questo mestiere, se non ci fosse la passione probabilmente la famiglia avrebbe smesso, poiché molte cose, queste giornate in primo luogo, non verrebbero più fatte, dedicandoci così tanto tempo e impegno.

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Col-lana – Follina (TV)

La manifestazione prevedeva anche esposizioni di artigiani, molti dei quali usavano la lana come componente principale dei loro manufatti. Vi erano inoltre laboratori dedicati ai bambini, dove si imparava a fare il feltro, e molto altro ancora.

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La sala delle proiezioni – Follina (TV)

Io ero stata invitata non solo per parlare di pastorizia, ma soprattutto per portare il film “Tutti i giorni è lunedì”, realizzato qualche anno fa con il progetto Propast. Nel video si vedono 5 famiglie di pastori piemontesi, ciascuna con un’impostazione lavorativa differente, a mostrare come oggi non ci sia IL pastore, ma tanti pastori con le loro famiglie, le loro storie.

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Colline del Prosecco – Rolle (TV)

Sono poi ripartita da Follina attraversando le colline del Prosecco. Ho anche sentito parlare tanto di questi vigneti, nei giorni che sono stata là. Vigneti che un tempo appartenevano solo esclusivamente alle colline, mentre oggi hanno colonizzato tutto, anche aree non esattamente vocate a questo genere di coltivazione. L’estensione e l’espansione dei vigneti rappresenta anche un problema per i pastori transumanti… una delle tante difficoltà per il pascolo vagante. Permettetemi di chiudere ringraziando ancora sentitamente tutte le persone che mi hanno accolta e che ho incontrato nelle giornate passate a Follina. Complimenti davvero per la bellissima manifestazione e… al prossimo anno!

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Piangere non serve, allora bisogna attrezzarsi per convivere

Continuiamo con il racconto delle mie giornate in altre parti delle Alpi. Ora sono rientrata in Piemonte (e vi ricordo che domani sera presenterò “Capre 2.0” alla Crumiere di Villar Pellice). L’altro giorno invece, lasciato Ponte di Legno, sono salita al Passo del Tonale, passando così dalla Lombardia al Trentino Alto Adige.

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Passo del Tonale (TN)

Al passo c’era ancora un po’ di neve, ma i pascoli iniziavano ad essere punteggiati di crocus. Non faceva freddo, per cui sicuramente in poco tempo anche lì si farà vedere il verde della primavera. Via via che avanzavo verso il lato trentino, il panorama era occupato dalle infrastrutture turistiche, come in tutte le stazioni invernali. Non un bel vedere…

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Val di Sole (TN)

Poi però, scendendo nella valle, per chilometri si sono susseguiti meravigliosi paesaggi fatti di boschi e prati, punteggiati da masi e attraversati da strade bianche. Qua e là c’erano anche vacche al pascolo. Ho visto le indicazioni per tanti luoghi dove mi sarebbe piaciuto andare, dai finestrini ho osservato villaggi, castelli, ma dovevo proseguire perché ero attesa in più posti. Sono poi entrata in Val di Non e ho guidato tra infiniti meleti, con un fastidioso odore di antiparassitari che aleggiava nell’aria.

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Daniel e Bruno con il gregge 

Ad Ala mi aspettava un amico che non avevo ancora mai incontrato dal vivo, Bruno. Grazie a lui che mi ha accompagnato, sono andata a trovare una “vecchia conoscenza”, Daniel, che quest’anno lavora da quelle parti come pastore. “Lo scorso anno qui c’ero io con il gregge, ma quest’anno non andrò in alpeggio. Le mie pecore le ho date su a Daniel insieme ai cani. Lui lavora per l’allevatore per cui lavoravo io gli anni scorsi. La mia morosa ha una malga, lei non vuole fare la vita nomade, così quest’anno provo io a stare fermo…“. Bruno ha studiato da geometra, ha intrapreso per qualche mese il lavoro d’ufficio, ma ha subito capito che quella non era la sua strada. Così ha iniziato ad andare in alpeggio, “in malga”, come dicono dalle sue parti. E da allora gli animali hanno sempre fatto parte della sua vita.

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Cani da guardiania e gregge – TN

Anche qui ci sono problemi con il lupo, ormai da qualche anno. Io non sono contento che sia tornato il lupo, il lupo non l’abbiamo voluto, né io né gli altri allevatori. Però per me prima di tutto vengono le pecore. Tanti parlano, dicono che bisogna ammazzare tutti i lupi, ma intanto stanno lì e non fanno niente, così gli attacchi continuano e il lupo si insedia sempre più sul territorio. Piangere non serve, bisogna attrezzarsi per convivere.

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Bruno con l’asina e il gregge – TN

La convivenza di cui parla Bruno non è pacifica e nemmeno indolore: “Perdite e attacchi ne ho avuti, anche con i cani. Intorno a casa le fototrappole fotografano i lupi di continuo. Con i cani però posso dormire, prima eri sempre lì pronto a scattare, a vedere quello che succedeva.” Il significato di “convivenza” quindi è da intendere come qualcosa di imposto: il lupo c’è, bisogna attrezzarsi con ciò che la legge ci consente di usare. Bruno cerca anche di sensibilizzare i colleghi, far capire che occorre prevenire il problema.

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Cane da guardiania nel gregge – TN

Inserire un cane è un lavoro lungo. Per quello bisogna farlo prima, quando non c’è ancora l’urgenza di difendere gli animali da lupi già stabili sul territorio. Io voglio dei cani che facciano il loro lavoro, ma che mi riconoscano anche come capobranco. Se sbagliano, faccio come se fossi uno di loro, li prendo per il collo e li costringo a terra. Per i cani questa è la prova di forza del dominante. I miei cani devono obbedire al tono della mia voce.

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Cartelli informativi per i turisti sulla presenza dei cani da guardiania

A volte ci sono problemi con i turisti, ma… è affar loro! Nel senso che ci sono i cartelli e loro devono rispettare le regole. Io i cani li devo avere per difendere il gregge, il turista si deve adeguare.” Daniel racconta che, poche ore prima, un ciclista ha avuto paura dei cani, ma non è successo niente. “I cani devono difendere il gregge, ma non devono nemmeno essere troppo aggressivi con la gente. Però nemmeno troppo socievoli, altrimenti seguono il turista e abbandonano le pecore!

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Il cane da guardiania nel gregge – TN

La posizione di Bruno a riguardo di questi temi non sempre viene capita dai “colleghi”, anche perché, mi dice, ogni tanto il suo pensiero è stato strumentalizzato in certi articoli. Riconosce che non ovunque il problema può essere affrontato nello stesso modo, ma insiste sulla necessità di provare a prevenire, soprattutto con l’inserimento dei cani. Ammette che non sia una cosa semplice, ma proprio per questo bisogna iniziare per tempo, consapevoli che occorra dedicarci tempo e pazienza. “Le reti antilupo da sole non sono sufficienti, il lupo entra come vuole, le salta. Io ho sempre rinforzato tra un picchetto e l’altro con i picchetti che si usano per il filo delle vacche, ma nel recinto ci devono essere anche i cani. Su sul Carrega fare il recinto non è facile, queste reti hanno il doppio piede, è impensabile spostare il recinto frequentemente. Su è tutto sassi, per fare il recinto avevamo fatto i buchi con il tassellatore.

Bisognerebbe cambiare mentalità partendo dal basso

Cari amici, come saprete in questi giorni sono in trasferta: oggi mi trovo a Follina (TV) per la manifestazione “La via della Lana“, dove alle 17:00 proietteremo il film sui pastori piemontesi. Chi fosse in zona e volesse venire a trovarmi… Stamattina ero indecisa se spostarmi ancora o rimaner qui in attesa che inizino gli eventi legati alla manifestazione. Il viaggio però è già stato lungo e domani mi aspetta un ritorno ancora più lungo… Così ho pensato stare tranquilla e iniziare a raccontarvi qualcosa su ciò che ho visto/sentito nei giorni scorsi.

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Andrea Bezzi nel suo punto vendita a Ponte di Legno (BS)

Durante la mia prima tappa ad Edolo, ho ricevuto un messaggio da parte di Andrea Bezzi. Qui potete vedere un breve filmato realizzato sulla sua azienda. Mi chiedeva se riuscivamo ad incontrarci, dato che lui (per ovvi motivi di lavoro) non riusciva a partecipare alla mia presentazione all’Università della Montagna. Dato che il giorno successivo ero di strada, avendo deciso di passare dal Passo del Tonale per spostarmi in Lessinia, ben volentieri ho accettato l’invito. Ho così potuto conoscere un allevatore decisamente speciale, cosa che già immaginavo avendo letto diversi articoli su di lui e sulla sua azienda zootecnica.

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Il punto vendita con vista sulla stagionatura – Ponte di Legno (BS)

L’ho raggiunto a casa sua nel centro di Ponte di Legno: aveva finito di mungere, le vacche ora sono già nei pascoli più a monte, pian piano ci si avvicina alla malga. Così abbiamo fatto colazione con una scodella di latte appena munto, ancora tiepido.  Intanto Andrea raccontava la sua storia, spiegava la sua “filosofia”. Un vero uragano di entusiasmo e concretezza, idee innovative e tradizione. Oltre a ritrovare nelle sue parole molti dei pensieri che esprimo da tempo anche su queste pagine, venivo anche investita da una carica di ottimismo e speranza, cosa che non mi accadeva da tempo, visto che la gran parte degli allevatori che mi è capitato di incontrare ultimamente è rassegnata ad una condizione di crisi che porta verso la sopravvivenza o addirittura la sconfitta.

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La stagionatura dello Stilter, formaggio DOP

Bisognerebbe cambiare tutto, sono molte le cose che non vanno. Ma bisognerebbe partire dal basso, solo così si può poi arrivare fino in alto a chi deve prendere le decisioni. Tanto per dire, l’asilo qui ha un bellissimo giardino, ma porteranno fuori i bambini 3-4 volte all’anno, non di più, perché le mamme poi si lamentano che si sporcano! Già di lì le cose non funzionano… I giovani qui sognano solo più di andare a lavorare agli impianti: non credono più nell’agricoltura. Invece agricoltura e turismo qui devono andare di pari passo, non uno prevalere sull’altro. Io ho fatto per anni l’istruttore di sci di fondo, ma ho sempre avuto anche l’azienda.

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Stagionatura dell’az. Bezzi a Ponte di Legno (BS)

Mi porta a vedere il punto vendita e la stagionatura, che contiene le preziose forme di Stilter, la DOP prodotta qui in Alta Valle Camonica, poi anche altri formaggi, il “Case di Viso”, dal nome della sua malga. “Non bisogna lasciarsi abbattere dalle difficoltà, bisogna saper trovare la propria strada per emergere. Alla fine lavora uguale chi si lamenta tutto il tempo senza cambiare nulla e chi invece trova il modo di valorizzare. Il mio prodotto lo vendo ad un prezzo giusto che tenga conto del lavoro che c’è dietro. Sono anche certificato Bio. Ormai il consumatore attento c’è, quello che cerca un prodotto fatto in un certo modo e disposto a spendere una certa cifra. Vendo i miei formaggi anche in mercati e fiere, su in malga, qui a casa… Si valorizza il prodotto puntando sulla qualità. In questo modo si possono tenere meno bestie e trasformare in proprio, invece di dare il latte a pochi centesimi ai caseifici. Ho amici che hanno le stalle in pianura, anche alcuni di loro hanno capito che questa è la strada giusta e hanno trasformato l’azienda con ottimi risultati.

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Case di Viso – Valcamonica (BS)

Andrea mi vuole a tutti i costi accompagnare fin su a Case di Viso, la sua malga. L’aria è frizzante, ma nelle scorse settimane ha fatto caldo, così la neve è già sciolta anche lassù e l’erba inizia a venire verde. Non vede l’ora di salire, come qualsiasi malgaro, e rimanere poi su il più a lungo possibile. “Vado su pian piano pascolando, poi arrivo quassù. Intorno alle case sfalcio, sono terreni privati. Non è tanto per la quantità di fieno che ricavo, ma per mantenere tutto pulito, resta bello verde, anche adesso c’è già più erba. Per mungere uso il carrello mungitura e lo sposto continuamente, così non si rovinano i pascoli.

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La conca di Case di Viso – Valcamonica (BS)

Mentre salivamo, Andrea mi aveva mostrato il punto dove avrebbe voluto edificare la stalla nuova. “Ma non me l’hanno lasciato fare… il piano regolatore non lo consente. Ma pian piano arriverò anche lì.” Non è tipo da arrendersi, ma nemmeno indugia in polemiche. Preferisce raccontarmi come vorrebbe fare questa stalla, con un sistema innovativo di lettiera, la “compost barn”. E’ molto attento al benessere animale, ma anche all’ambiente. “Gli animali che stanno bene danno un prodotto migliore. Le vacche stanno bene libere e soprattutto al pascolo. Qui in montagna devono stare in stalla per forza d’inverno, quindi vorrei una stalla dove possano stare nel miglior modo possibile.

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I pascoli sopra a Case di Viso – Valcamonica (BS)

I pascoli più alti intorno alla malga verranno utilizzati da un gregge transumante, tutto il resto invece alimenterà le vacche e le manze di Andrea. “Per fortuna ci sono degli usi civici, così questa malga non è potuta finire in mano a gente che arriva da fuori. Purtroppo questo sistema dei contributi sta facendo dei gravi danni. Bisognerebbe darli per aiutare chi lavora in montagna, ma basandosi su come uno gestisce il territorio.” Mi invita a tornare quando sarà quassù: la bellezza del luogo rende l’invito ancora più allettante… “Le vacche qui mangiano solo erba, il mangime serve giusto per sporcare la mangiatoia perché vengano a farsi mungere. Una volta anche noi davamo mangime in alpeggio, ma non ha senso! Alla fine la resa non cambia più di tanto, ma la qualità sì. Se le bestie sanno che dai il mangime, pascolano meno perché sanno che poi c’è quello da mangiare.” La nostra chiacchierata è stata ben più lunga, ma qui vi ho raccontato le cose principali che vi fanno capire chi è Andrea Bezzi e come gestisce i suoi animali, la sua azienda, e qual è la qualità dei suoi prodotti. Lo ringrazio ancora per il tempo che mi ha dedicato quella mattina, so bene che avrebbe avuto molte cose da fare: “Sai come si dice… c’è più tempo che vita!“, ma intanto sfrecciava per le strette strade sopra a Ponte di Legno. La stagione turistica non è ancora iniziata, il Passo Gavia è ancora chiuso, così non c’era quasi nessuno in giro. L’ho salutato mentre tornava nel suo piccolo caseificio e sono ripartita portando con me un po’ del suo ottimismo e del suo spirito costruttivo.

Storie di pietre (grazie alla tecnologia)

Domenica scorsa siamo andati in Valchiusella, sopra ad Inverso, per vedere la fioritura dei narcisi. C’era l’incognita del meteo, fortemente instabile. Si temeva la pioggia e si temeva pure che quella dei giorni precedenti avesse già rovinato eccessivamente i fiori.

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Narcisi in fiore ad Inverso – Valchiusella (TO)

Per fortuna il tempo ha tenuto, ma effettivamente la fioritura in certe zone era già quasi al termine. Comunque valeva la pena andare da quelle parti anche solo per vedere il paesaggio molto particolare. Un paesaggio “disegnato” dall’uomo.

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Salendo al Colletto di Bossola – Valchiusella (TO)

I pascoli, punteggiati di baite (che qui chiamano “cascine”, anche se niente hanno a che fare con le cascine di pianura), hanno un aspetto ancora curato, anche se si possono distinguere chiaramente zone più verdi, prive di felci e cespugli, da altre apparentemente meno utilizzato.

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Genziane in fiore al Colletto di Bossola – Valchiusella (TO)

Siamo arrivati fino al Colletto di Bossola, dove i narcisi erano meno fitti, ma subentravano le genziane. L’erba dei pascoli era ancora molto bassa, anche se la quota non è particolarmente elevata (nemmeno 1400m). Gli alpeggi veri e propri erano più in alto, si intravvedevano appena tra la nebbia.

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Narcisi in fiore – Inverso, Valchiusella (TO)

La sera ho pubblicato alcune di queste immagini su facebook, chiedendo a chi mi segue i nomi delle località dove avevo scattato le foto. Lo spettacolo della fioritura, che in certi punti era proprio nel momento del massimo splendore, già mi aveva appagata. Però… ho ricevuto anche un’inattesa e graditissima sorpresa.

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Baite d’alpeggio – Inverso, Valchiusella (TO)

Lo sapete, io amo le vecchie baite. Vorrei sempre che quelle pietre potessero parlare, raccontando la storia di chi le ha costruite, di chi ci ha vissuto, il perché di certi “elementi architettonici” che, talvolta, paiono quasi eccessivi per semplici baite di montagna. Uno dei tanti amici virtuali ha risposto alle mie richieste, con abbondanza di particolari, e così ho iniziato a fargli più domande.

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Cascine ad Inverso – Valchiusella (TO)

Andrea (ancora grazie!) mi ha detto che quelle cascine sono sempre state solo sede di alpeggio e non abitazioni permanenti. Anche un tempo, le mandrie (sicuramente più piccole che non oggi) salivano dal fondovalle, utilizzando man mano i pascoli, e spostandosi poi più a monte. Anche a fine stagione la discesa si effettuava a tappe. “I miei bisnonni avevano le vacche a Trausella, con la bella stagione iniziavano a salire alla prima cascina, poi ad una intermedia ed infine ad una di quelle lassù.

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Paesaggio d’alpe – Inverso, Valchiusella (TO)

Gli ho chiesto il perché dei muri in pietra, quelle strane “recinzioni” intorno alle baite. “Naturalmente le vacche non mangiavano nelle immediate vicinanze delle cascine, ma sui pascoli comunali. L’erba delle cascine mio bisnonno la falciava come fieno ed una buona parte la portava giù a Trausella. Guai se le vacche pascolavano nei prati delle cascine. Poi quando iniziava la discesa concimava tutti prati a mano. Altri tempi… altri uomini…

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Il “giardin” – Inverso, Valchiusella (TO)

Per finire, Andrea mi ha anche chiarito il “mistero” di una delle baite dove siamo passati. “Altri uomini… come quello che ha costruito il “Giardin”, mi hanno detto che era un omone forte e quelle pietre le ha fatte lui, in una cava più in alto, e trascinate giù in inverno.

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Il Giardin – Inverso, Valchiusella (TO)

Non avevo mai visto un simile “steccato” in pietra. “La mantegna in pietra mio nonno mi aveva detto che era per guidare le vacche alla cascina, per evitare che andassero giù nel prato. Le vacche mangiavano nei prati lì intorno, mentre quello all’interno della recinzione di pietre che hai visto tutto intorno, veniva falciato. Chiaramente un lavoro enorme sicuramente guidato da tanta ambizione.” Che dire… grazie alla tecnologia che ha permesso ad Andrea di raccontarmi/raccontarci queste belle “storie”. Il mio invito a tutti è quello alla riflessione, su cosa voleva dire un tempo vivere in montagna, su come la montagna veniva tenuta, curata, accudita… quando c’erano meno mezzi, meno risorse, ma tutto serviva per la sopravvivenza.

Una settimana di appuntamenti

Per me sta per iniziare una settimana fitta di appuntamenti che mi porteranno in giro per l’Italia. Prendete nota se siete interessati e se abitate “da quelle parti”.

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Il primo incontro sarà ad Edolo, in Valcamonica, all’Università della montagna, nell’ambito della rassegna racCONTA la Montagna. Giovedì 17 maggio, ore 17:00, mi è stato chiesto dagli studenti di presentare un mio vecchio lavoro: il libro sui giovani allevatori “Di questo lavoro mi piace tutto“. E’ passata una decina d’anni dalla realizzazione delle interviste, ma l’argomento resta attuale e sarà anche l’occasione per riflettere su come sono andate le cose, nel frattempo, per i giovani protagonisti.

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Nel mio spostamento verso il Veneto, avendo saputo della mia presenza da quelle parti, gli amici della Lessinia mi hanno chiesto di tornare da loro. Così in poche ore hanno organizzato una presentazione di “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari”. Cosa centra con la Lessinia, direte voi… Sarà un momento per mostrare altre realtà di montagna e confrontarsi sull’alpeggio come risorsa turistica. Appuntamento ad Erbezzo (VR) ore 20:30, venerdì 18 maggio.

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Infine eccomi arrivare a Follina (TV) per la manifestazione “La Via della Lana”. Già anni fa ero stata invitata, ma… per questioni di transumanza, non ero riuscita a partecipare. Questa volta andrò a presentare il film sui pastori piemontesi, realizzato alcuni anni fa con l’Università di Torino nell’ambito del progetto Propast, “Tutti i giorni è lunedì”, Ore 17:00, domenica 20 maggio. L’intero programma della manifestazione lo trovate qui sul sito. Sarà anche possibile acquistare i miei libri (gli ultimi e quelli precedenti sulla pastorizia).

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Per finire, torno a “casa” e il 22 maggio, durante la settimana dedicata al Saras del Fen in alta Val Pellice, a Villar Pellice presenterò “Capre 2.0” (presso La Crumiere, ore 21:00). Purtroppo la sovrapposizione di date mi impedirà di esserci per la Fira ‘d la pouià domenica 20 a Bobbio Pellice… Nella stessa data ci sarà anche la Fiera della Pecora Frabosana Roaschina a Roaschia (CN). Insomma, come tutti gli anni, le settimane precedenti la salita agli alpeggi di mandrie e greggi sono fitte di eventi e appuntamenti. Chi partecipasse a quelli dove sono io, specialmente fuori Piemonte, è pregato di venire a presentarsi, così darò un volto a qualcun altro dei miei lettori. A presto allora!

No alla transumanza?

Spiegatemi… quant’è passato da quel giorno in cui si parlava della transumanza candidata a patrimonio dell’UNESCO? Avevo scritto questo articolo poco più di due mesi fa. Adesso però che la transumanza si fa cosa attuale, perché chi prima, chi dopo, tutti si metteranno in cammino verso i monti…

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Pascolo vagante – Cumiana (TO)

Come vedete in questo articolo, ci sono già stati momenti di “tensione” nel Biellese, per il passaggio di greggi. Come dicono gli amministratori intervistati, una strada non va bene perché è lastricata e gli escrementi si infilano tra le pietre… l’altra è secondaria e passa davanti alle scuole (“le mamme si lamenteranno“!!!). Poi vengono nominati comuni del Vercellese che avrebbero interdetto il passaggio di greggi e armenti.

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Il pastore lancia il suo richiamo e il gregge si incanala nella strada alle sue spalle – Cumiana (TO)

Io non dico di fare una festa della transumanza al passaggio di ogni allevatore (che si tratti di pascolo vagante o di transumanze vere e proprie), ma sollevare tutto questo polverone perché sulle strade passano animali anziché automezzi?? E’ così grave la “forma di inquinamento” che resta a terra dopo il loro transito?

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Gregge tra le case in una via di Cumiana (TO)

Mentre accompagnavo il mio amico pastore tra le borgate del mio paese, ho incontrato molta gente che mi conosce. Una signora, dopo aver fotografato e filmato il passaggio del gregge, mi ha “ringraziata” per lo spettacolo. Ma non tutti la pensano così. Certo, dopo il transito di pecore, capre, vacche, a seconda del momento (se sono appena partite dal prato dove hanno pascolato, se per qualche motivo c’è un rallentamento nel cammino) e del numero di animali, a terra di escrementi ne restano. La forma, la quantità e la consistenza varia a seconda del tipo di animale (tocca specificare tutto, ormai la gente certe cose non le sa più!).

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Ci si sposta da un pascolo all’altro per le vie di Cumiana (TO)

Mi spiace, signori, nessun allevatore è ancora riuscito a spiegare ai suoi animali che non bisogna camminare sui marciapiedi, quindi succederà che… la faranno anche lì! Parliamo però di animali erbivori. A differenza dei tanti cani (con padroni maleducati che non raccolgono con l’apposito sacchetto) in giro per i nostri paesi e città, questi animali mangiano solo erba, la loro “cacca” è un ottimo concime, se per caso qualcuno volesse uscire con la paletta a raccoglierla. Comunque, con le piogge e i temporali di questi giorni, penso che i segni delle transumanze non restino sulle strade a lungo!

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Le capre guidano il gregge tra le vie di Cumiana (TO)

Ma ditemi, qual è il problema? Non mi sembra si sia parlato di intralcio al traffico, piuttosto il nocciolo della questione è “lo sporco”. Alla fine il discorso è sempre il medesimo, non ci piace vedere e sentire i lati meno pittoreschi e romantici della realtà. Gli escrementi imbrattano le nostre macchine lavate e lucidate: ma quanto inquinamento produciamo per farle lavare? E quanto inquinamento produce l’utilizzo delle nostre auto? A quello ci pensiamo? Il bello è che spesso, a lamentarsi, sono le persone con un comportamento meno ecologico di tutti! Non so se chi va a lavorare a piedi, con i mezzi pubblici, in bicicletta sia tra i primi oppositori al passaggio della transumanza!

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Passaggio del gregge nella strada principale alla festa del Cevrin di Coazze (TO)

Eppure ogni tanto alla transumanza “facciamo la festa”. Sono in crescita le manifestazioni in cui si organizzano eventi (fiere di artigianato, di prodotti enogastronomici, concerti, ecc…) in concomitanza della salita e della discesa dagli alpeggi.

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Fiera di Bobbio Pellice (TO)

Queste manifestazioni, a scopo principalmente turistico, vanno ad aggiungersi alle tradizionali fiere e rassegne zootecniche, la cui origine risale a tempi antichi. Oggi però anche molte di esse hanno adottato la formula della “sfilata” degli animali, proprio per dare una maggiore spettacolarità al loro arrivo e per venire incontro alle esigenze del pubblico. Peraltro riscuotendo un successo sempre maggiore.

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Fiera di Pomaretto (TO)

E’ anche un elemento di orgoglio in più per gli allevatori: si sfila con i propri animali, si mostra il frutto del proprio lavoro, lo si fa tra l’ammirazione e il rispetto della gente. E’ un momento piacevole per tutti, ma sicuramente sono i giovani e giovanissimi a goderne maggiormente.

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Inserisci una didascalia

Dove sono quei sindaci che vogliono vietare la transumanza? Dove sono quei cittadini che si lamentano per la cacca sulle strade? Vogliono dirlo loro a questi bambini, a questi ragazzini, che stanno facendo qualcosa di sporco? Io credo che tutti i bambini dovrebbero partecipare ad una transumanza, imparare la differenza tra uno sporco che si lava via in fretta e… l’inquinamento vero, quello che resta nell’ambiente, nell’acqua, nell’aria. Le contamina e le rendono letali per piante e animali. Il buon vecchio letame invece i fiori li fa crescere!

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La Dévéteya, festa di discesa dagli alpeggi – Cogne (AO)

Spero sempre che il pubblico di queste manifestazioni impari qualcosa da ciò che sta osservando. Che capisca che non si tratta di una sfilata solo ad uso e consumo dei turisti, ma un momento di vero lavoro, solo uno dei tanti giorni dell’anno in cui sempre e comunque ci si prende cura degli animali. Forse anche per quello personalmente sono contraria all’uso di abiti folkloristici durante questi momenti, si rischia di trasportare in un’altra dimensione l’attualità di un mestiere che, fortunatamente, è ancora vivo. …e allora, buona transumanza a tutti gli allevatori che, tra un paio di settimane, si metteranno in cammino. Se qualcuno dovesse lamentarsi, rispondetegli che la transumanza è stata candidata a patrimonio dell’umanità… non so se funzionerà, però…

Scusate l’assenza

Sono passati veramente troppi giorni da quando ho aggiornato l’ultima volta queste pagine. Non è facile avere tempo per tutto e, nelle ultime settimane, alcuni problemi di salute alla schiena rendevano poco allettante anche solo la prospettiva di sedersi davanti al computer.

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Adesso la mia schiena va molto meglio e spero il problema non si ripresenti, anche perché il mese di maggio sarà, oltre che impegnativo, fitto di appuntamenti che mi porteranno pure in altre regioni d’Italia. Perdonatemi se mi leggerete poco qui, però potrete incontrarmi dal vivo. Sabato prossimo, 5 maggio, sarò ad Elva (CN), in Valle Maira, alle ore 17:30, per presentare due dei miei libri.

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La settimana successiva, il 9 maggio, invece a Verrès (AO), in anteprima verrà presentato il nuovo libro “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari”. Ore 20:45 a Maison la Tour, Verrès. Seguiranno altri appuntamenti nelle prossime settimane, che mi porteranno prima in Valtellina (Edolo) e quindi in Veneto (Follina).

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Al pascolo con Grey, mentre Ginseng e Guinnes si contendono le mie attenzioni – Nus (AO)

Come vi ho detto sopra, sto meglio, però (per evitare ricadute) preferisco stare all’aperto e non seduta a scrivere. Anche perché le cose da fare non mancano. C’è da andare al pascolo delle capre, mattina e pomeriggio, perché ormai l’erba non manca più.

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Pascolo pomeridiano – Petit Fenis, Nus (AO)

La primavera è esplosa di colpo, in tutto il suo splendore. Ci sono stati alcuni giorni persino troppo caldi, ma adesso siamo tornati nella norma (con anche delle piogge, che nel mese di maggio, non mancano mai). Dopo un lungo inverno e la siccità dell’estate-autunno, vedere tutto quel verde è stato un piacere che non stanca mai! Lo abbiamo accolto quasi con sorpresa, come se non ci ricordassimo più di cosa si trattasse.

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Prati in fiore – Petit Fenis, Nus (AO)

Sono fioriti gli alberi da frutto, i ciliegi selvatici, i prunus, i peri, i meli… I prati si sono tinti di giallo con i fiori di tarassaco. C’è tutto da fare, fuori, tutti quei lavori che sono stati rimandati perché non era ancora stagione, nell’orto, nel giardino…

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Valanghe in quota – Vallone di Saint Barthelemy, Nus (AO)

In montagna c’è ancora tanta neve, ci sono state molte valanghe nei giorni più caldi, poi ancora altra neve con le precipitazioni di queste ultime ore, seguite da pioggia che sta cadendo anche a quote abbastanza elevate. Molti però parlano già di alpeggio: chi sale iniziando a pascolare nel fondovalle o appena sopra centri abitati a mezza quota, è quasi pronto per partire. Un paio di settimane e poi greggi e mandrie pian piano daranno il via alle transumanze.

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Pascolo tra arbusti e prati abbandonati – Petit Fenis, Nus (AO)

Il pascolo non manca più, dopo mesi e mesi di fatica: chi cercava dove portare i propri animali, chi li nutriva in stalla con scorte di fieno sempre più esigue o con fieno acquistato a carissimo prezzo. Si passano diverse ore al pascolo con gli animali, quando si rientra, manca il tempo per sedersi a scrivere. Un tempo lo facevo anche mentre pascolavo, ma un conto è avere 4-5 capre, un conto un gregge più numeroso! Poi, come avete visto in una delle immagini pubblicate sopra, gli ultimi nati tra i capretti reclamano attenzioni e rendono difficile anche solo la lettura di un libro! Altro che scrivere su di un tablet!

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Cielo grigio e aria di pioggia – Petit Fenis, Nus (AO)

Adesso poi è arrivata la pioggia, pare che l’instabilità caratterizzerà per lo meno queste prime settimane del mese. Gli animali mangiano lo stesso, che ci sia sole o che piova, quindi anche con il maltempo non riesco più di tanto a dedicare del tempo a queste pagine… Ogni tanto pubblicherò qualcosa, ma spero proprio che verrete anche ad ascoltarmi nei vari incontri che ci saranno nelle prossime settimane.

Abbiamo perso l’abitudine?

Per molti questa non è un’annata semplice. Non si tratta solo di lamentele “tanto per dire”, il clima sta davvero mettendo in difficoltà molte aziende agricole. Però le cause non vanno cercate solo nel prolungarsi dell’inverno a quote anche relativamente basse.

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Nevicata di aprile a Doues (AO) – foto E.Cuaz

Stamattina ho visto tante foto del genere nelle bacheche facebook dei miei amici piemontesi e valdostani, dato che ieri e nella notte la quota neve si è ulteriormente abbassata, ma anche nei giorni scorsi le precipitazioni nevose erano scese anche sotto i 1700-1600m. E’ una cosa anomala? Servirebbe un climatologo per fare un’analisi completa e dettagliata del fenomeno, con tanto di grafici e dati numerici, ma a me verrebbe innanzitutto da dire che sono state le ultime stagioni ad averci abituati male. Inoltre, se tutta la pioggia caduta negli ultimi giorni fosse stata acqua anche ad alta quota, probabilmente oggi ci sarebbero criticità in diverse aree. La neve sta causando e causerà sicuramente delle valanghe, ma l’acqua sulla neve ancora presente in quota avrebbe potuto determinare frane e alluvioni. Ricordo una decina di anni fa, esattamente nel 2008, un fenomeno simile nel mese di maggio, con pioggia fino ad alta quota, che ebbe ripercussioni molto gravi nelle vallate del Pinerolese (qui un video della Val Pellice in quei giorni, mentre qui l’analisi meteo-idrologica dell’evento)).

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Il lento progredire del verde – Ville Sur Nus, Quart (AO)

I problemi per le aziende agricole non sono però tanto dovuti alla neve, quanto al fatto che lo scorso anno (2017) sia stato caratterizzato da una serie di condizioni climatiche davvero anomale. Un inverno più caldo del normale con momenti concentrati di freddo intenso, tra cui una gelata molto forte a fine aprile, quando la vegetazione era ormai in uno stadio abbastanza avanzato (non solo nelle piante – da frutta e non, ma anche nei prati). Il gelo aveva colpito anche “l’erba”, specialmente le foglie più tenere (leguminose e altre essenze erbacee), che si era ripresa lentamente, con l’effetto di avere un primo taglio di fieno non soltanto scarso (in alcune zone con rese inferiori al 50% della media), ma anche di bassa qualità. Infatti nel primo taglio, solitamente abbondante, di certi prati erano comparse erbe infestanti come il Bromus mollis (forasacco peloso), che normalmente caratterizzano prati meno fertili o zone incolte.

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Neve fresca a tempo ancora incerto – vista da Nus sul Mt. Corquet (AO)

A ciò si era aggiunta la siccità e le alte temperature estive, che avevano determinato pascoli autunnali scarsi sia in alpeggio (qualcuno aveva dovuto abbandonare prima la montagna), sia a quote inferiori, sia in pianura. Le bestie erano state messe in stalla prima del solito, iniziando così ad intaccare molto presto le già scarse scorte di fieno. Molti speravano che le nevicate invernali precoci significassero un inverno breve e una primavera precoce, ricca di erba grazie alla neve di dicembre e gennaio. Invece a febbraio faceva più freddo ancora e a marzo l’erba spuntava a fatica. E i fienili si erano ormai svuotati…

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Capre al pascolo con la prima erba di aprile – Nus (AO)

Tutti sognavano di metter fuori gli animali. Qualcuno l’ha fatto, in pianura o a mezza quota, anche dove sicuramente era ancora un po’ presto, ma o così o… rischiare di fare la fame! Perché non solo è finito il fieno, ma non si trova nemmeno a comprarlo! Un amico quest’anno ha definito il fieno “oro verde”, in effetti il suo prezzo è davvero alto, ma in certi casi nemmeno lo si trova più, dopo che ne è arrivato da altre parti d’Italia o dalla Francia. In passato non c’erano queste possibilità di commercio sulla lunga distanza, sicuramente, così quando si verificava una serie di congiunture del genere si determinavano le cosiddette “carestie”, che il più delle volte erano legate al clima che mandava a monte i raccolti di generi primari come i cereali, o le patate, ecc…

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Prati verdi e alberi ancora spogli – Nus (AO)

Non è strano avere il freddo e poca erba ad aprile, non ci ricordiamo più com’erano le stagioni!“, mi diceva l’altro giorno un allevatore di bovini. D’altra parte negli ultimi anni c’è stata una gara a chi saliva per primo in alpeggio, in certe valli, con non solo le pecore, ma anche i bovini che arrivavano in quota anche a metà maggio! La tradizione degli alpeggi cuneesi, per esempio, prevedeva la transumanza di salita verso San Giovanni (24 giugno). Anche in Valle d’Aosta la tradizione parla di San Bernardo (15 giugno) o San Giovanni per la salita al tramuto a quote inferiori. Con una buona scorta di fieno, forse oggi ci si limiterebbe al fastidio per l’ennesima nevicata, mentre quest’anno ci sono davvero aziende sull’orlo della crisi, che non sanno più cosa mettere nelle greppie ai loro animali.

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Fiori in un giardino e neve sullo sfondo – Nus (AO)

Potrei a questo punto parlarvi di come le aziende siano in crisi anche perché il prezzo dei loro prodotti (latte, trasformati, carne, animali) resta invariato, pur a fronte di spese duplicate o triplicate. Sarebbe un discorso molto lungo. Mi limito a dirvi che, nonostante il prezzo dei foraggi quest’anno sia andato alle stelle (senza contare tutte le altre spese), le entrate restano quelle, il latte viene pagato sempre allo stesso modo, idem un animale da macello o da vita. Quindi la gran parte delle aziende sta lavorando in perdita e… le piccole aziende di montagna, dove oltretutto ci sono i costi di trasporto, dove l’inverno sta durando da mesi, ecc…, stanno soffrendo più ancora delle altre.

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Sui versanti esposti a Nord (nell’inverso) l’inverno dura ancora di più – panorama da Nus (AO)

E che dire poi di quelli che, negli ultimi anni, hanno deciso di stabilirsi in montagna, magari aprendo un’azienda agricola? Hanno trovato un bel posto, panoramicamente appagante, pian piano hanno realizzato il loro sogno e, nelle scorse stagioni, hanno sopportato i disagi della “brutta stagione”. Poi quest’anno l’inverno ha mostrato la sua vera faccia e per molti di loro è stata dura, durissima! Sia dal punto di vista lavorativo, sia da quello fisico, economico e anche psicologico. Lo è stato anche per chi in montagna c’è nato e cresciuto, ma effettivamente si era anche un po’ abituato a questi inverni più miti. Qualcuno forse rivedrà anche le sue scelte: non si tratta secondo me di sconfitte, ma di presa di coscienza di quella che è la realtà della montagna. D’altra parte in molti villaggi alpini, quelli abitati stabilmente anche a quote abbastanza elevate, si diceva: “nove mesi d’inverno e tre d’inferno” (in quanto in quei tre mesi bisognava concentrare tutti i lavori per produrre le scorte necessarie alla lunga stagione in cui la terra non dava alcun frutto). Niente di nuovo, quindi.

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Pascolo primaverile – Nus (AO)

Oggi abbiamo altri sistemi, comodità, mezzi di comunicazione e trasporto, possiamo cercare di evitare le “carestie”, ma quando i soldi finiscono del tutto e non sai più come pagare il foraggio per i tuoi animali… sono momenti molto tristi, drammatici. Un allevatore, la scorsa estate in alpeggio mi aveva raccontato che i vecchi avevano un modo di dire riguardante il Natale: se cadeva di lunedì, invece di tre tori, tienine solo uno. Cioè quando Natale cade di lunedì (com’è stato nel 2017), l’inverno sarà lungo e difficile da affrontare, quindi è meglio tenere in stalla meno animali, vendendo innanzitutto quelli non produttivi (basta un toro per fecondare le vacche). Così come ricordiamo e citiamo gli antichi detti, cerchiamo anche di avere memoria delle stagioni di un tempo. E soprattutto, di quanto siamo ancora legati al clima, alle condizioni meteo. Se ne dimentica chi va tutti i giorni a far la spesa al supermercato, se ne accorge molto bene chi, quotidianamente, ha a che fare con l’erba che non cresce, con i pascoli di pianura allagati da pioggia e fango, con la neve da spalare ancora una volta per arrivare alla stalla, da cui gli animali non possono ancora esser fatti uscire…

Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta

Eccomi di nuovo a parlarvi di un nuovo libro. Proprio stamattina, dalle mani degli editori, ho ritirato le primissime copie della mia nuova fatica letteraria. Andrà in distribuzione in questi giorni, quindi dopo il 20 aprile dovreste iniziare a trovarlo on-line, a fine mese arriverà anche nelle librerie, ma… potete già andare a prenotarlo!

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La copertina

“Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari” MonteRosa Edizioni (prezzo di copertina 24,50€) è la mia nuova opera. Posso dirmi davvero soddisfatta del risultato. Forse non dovrei, come Autrice, ma un libro è un lungo “viaggio”: le frasi preliminari, la raccolta delle informazioni, le “uscite in campo”, le interviste, la raccolta di tutta la documentazione per i testi introduttivi, la scrittura… poi le revisioni delle bozze, la scelta delle foto. Dopo il tutto passa alla casa editrice per l’impaginazione e le revisioni successive. Infine io avevo ricevuto una versione digitale dell’opera. Mi piaceva, ma poi bisognava vedere come avrebbe “reso” una volta stampato. E’ stato dato il giusto risalto alle immagini, stampate su carta lucida e… non posso che complimentarmi con gli Editori. Spero che piaccia altrettanto anche a voi lettori!

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Plan de Breuil – Ollomont (AO)

Ma che cos’è questo libro? Cosa ci trovate all’interno? Innanzitutto, trovate per l’appunto 23 itinerari escursionistici, da affrontare principalmente a piedi (alcuni si prestano anche per la MTB, ma l’utente “tipo” è un camminatore), con diversi gradi di lunghezza. Questi vi porteranno a scoprire un po’ tutta la Valle d’Aosta, dalla Bassa, alla Media, all’Alta Valle, nei sui angoli più o meno conosciuti, con i suoi meravigliosi panorami alpini.

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Vallorsiére -Vallone di St. Barthelemy, Nus (AO)

Ogni itinerario raggiunge non una cima, un colle, ma uno o più alpeggi. Alcuni vengono sfiorati, in altri ci si ferma. Si tratta ovviamente di una minima parte del gran numero di alpeggi ancora attivi sulle montagne della Val d’Aosta. Poi l’escursionista può proseguire per vedere laghi, pranzare o pernottare in un rifugio, arrivare ad un colle (secondo le indicazioni fornite anche nel testo), ma la meta principale normalmente è proprio l’alpeggio.

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Fontine – Alpe Djouan, Valsavarenche (AO)

Lo scopo principale del libro è quello di condurre gli escursionisti alla scoperta e all’acquisto dei prodotti caseari degli alpeggi: Fontina, ma non solo! Nella prefazione, tra i vari aspetti trattati, vi è la storia e l’origine del nome di quello che è il formaggio più conosciuto della valle. Negli alpeggi però potremo trovare anche molto altro, spaziando tra la tradizione e le innovazioni.

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Vacche al pascolo sopra alla Tsa de Fontaney – Vallone di Saint Barthelemy, Nus (AO)

Nel libro, e lungo gli itinerari, incontreremo ovviamente gli animali al pascolo. Bovini soprattutto, ma anche capre e pecore. Si parla delle razze, del perché vengono scelte, delle loro caratteristiche e anche di come gli escursionisti devono comportarsi in loro presenza. Non li vedremo fuori in qualsiasi ora del giorno, e anche questo vi verrà spiegato…

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Al pascolo nel Vallone di San Grato – Issime (AO)

Ho voluto dare molto spazio però soprattutto agli allevatori, ai loro aiutanti, alle persone che si incontrano negli alpeggi e sui pascoli. Sarà attraverso le loro parole che il lettore potrà andare alla scoperta di questo mondo, delle sue tradizioni, ma anche di come è cambiato e sta cambiando in questi ultimi anni. Si parla molto di passione, ma anche di difficoltà legate alla burocrazia, alle normative sulla lavorazione del latte, al valore dei prodotti non proporzionato allo sforzo che permette di ottenerli. Ci sono giovani, famiglie, anziani, operai dal Marocco e dalla Romania, ciascuno con la propria storia e le proprie esperienze.

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Comboé, la cappella e la casa parrocchiale – Charvensod (AO)

Infine, quasi ogni itinerario prevede anche la scoperta di aspetti storici, archeologici o naturalistici: siti minerari, sculture lignee, architettura Walser e così via. Insomma, un libro che spero soddisfi un pubblico molto vasto. Il mio obiettivo principale nello scriverlo è stato soprattutto quello di avvicinare due dei principali gruppi di utenti della montagna estiva: chi ci va per lavoro, salendo in alpe con mandrie e greggi, e chi la sceglie come luogo di svago per una gita, per un trekking, per un soggiorno. Scriverlo, ma soprattutto “farlo” recandomi in ciascuno dei luoghi descritti, per me è stata una bella avventura, che mi ha permesso di conoscere meglio questa regione e i suoi allevatori, instaurando anche nuovi rapporti di amicizia.

A questo punto, non vi resta che leggerlo! La prima presentazione ufficiale sarà a Verrés ad inizio maggio (seguiranno comunicazioni sulla data e sul luogo esatto). Potrete trovare copie del libro anche alle presentazioni già in programma delle altre mie opere. Per chi invece fosse interessato ad organizzare una serata dedicata a questo testo… come sempre, contattatemi!

In cucina con un occhio oltreconfine

Volendo sperimentare una nuova ricetta per Pasqua, ho iniziato qualche giorno prima a cercare on-line qualcosa che stuzzicasse la mia curiosità, il palato e la creatività in cucina. Non amo i piatti eccessivamente elaborati, volevo qualcosa da poter ricreare facilmente, ma che non fosse un classico cosciotto al forno con patate o uno spezzatino in umido. Se provate a cercare su internet ricette italiane di agnello e capretto, alla fine non è che ci sia poi così tanta varietà.

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Giovani agnelli nel recinto con il gregge – Cavour (TO)

Così ho provato a cercare in Francese e in Inglese e… mi si è aperto un mondo! In altri paesi infatti queste carni sono tradizionalmente più consumate, e non solo limitatamente a Pasqua e Natale! Inoltre le contaminazioni con altre cucine (legate al passato coloniale o all’immigrazione) fanno sì che vi sia una vastissima scelta di piatti, ingredienti, spezie, tipi di cottura. E poi non ci si limita ad agnello e capretto, ma si trovano piatti con la carne di capra, di pecora, di montone. Non ricordo su quale sito si dicesse poi che era considerato agnello l’animale sotto l’anno di età…

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Cosciotto di capretto alla senape e rosmarino

Per questa volta sono andata abbastanza sul tradizionale (anche perché non avevo sottomano tutte le spezie per un’altra ricetta che avevo adocchiato). Ecco allora il mio Gigot de chevreau à la moutarde et au romarin!

Ingredienti: 1 cosciotto di capretto (almeno 1Kg di peso); 4-5 grosse patate; 1 cipolla; 1 spicchio d’aglio; burro; 15cl di latte intero; 3 cucchiai di senape; un rametto di rosmarino; sale.

Pelate le patate e affettatele a rondelle di medio spessore. Pulite la cipolla e tagliatela a rondelle. Imburrate una teglia e create un letto di patate e cipolle, aggiungete anche l’aglio tagliato a fettine e un pizzico di sale. Coprite con il latte e infornate per mezz’ora a 180°. A questo punto adagiate il cosciotto sulle verdure. In una scodella mescolate la senape con una noce di burro ammorbidito e cospargete la carne con metà di questa crema, salate e pepate. Infornate per 25 minuti a 210°, quindi distribuite sul cosciotto la crema rimasta e il rosmarino sminuzzato. Terminate la cottura in forno per almeno altri 30 minuti.

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Giovani capretti giocano in stalla – Cumiana (TO)

Certo, Pasqua è passata, ma disponibilità di queste carni ce n’è ancora. I pastori locali hanno agnelli che nascono tutto l’anno. E ci sono capretti nati a fine inverno che verranno macellati nei prossimi mesi. Potete anche andare a cercarli presso gli allevatori: se non hanno un punto vendita aziendale, una soluzione alternativa è accordarsi per andare a ritirare la carne presso il macello.

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Capretto di pochi giorni – Nus (AO)

Proviamo a sperimentare ricette nuove (tra l’altro, nell’appendice del mio libro Capre 2.0 vi è una raccolta di ricette per cucinare la carne di capra e di capretto), magari impareremo ad apprezzare maggiormente queste carni e il loro gusto. Man mano che le sperimenterò io stessa, vi proporrò le ricette. Permettetemi infine di rivolgere un plauso a quei ristoratori che, nel menù pasquale, hanno ricercato la carne giusta, locale, e soprattutto hanno scelto una bestia di un certo peso, non l’agnellino da latte (che pure è ricercato da una certa fetta di consumatori).