Libri, libri e ancora libri!

Sono poco presente su queste pagine, ma nei prossimi giorni avrete diverse occasioni per incontrarmi dal vivo!

1q4ntw

Questo venerdì, 17 novembre, alle ore 18:00, sarò a Bussoleno alla libreria “La Città del Sole” per presentare “Capre 2.0” insieme a Paola Giacomini, Autrice di “Sentieri da lupi”. Entrambe le opere, uscite a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, sono edite da Blu Edizioni. Presenteremo le nostre opere e ci confronteremo sulle nostre esperienze. Appena riesco, scriverò anche una recensione del libro di Paola.

p4b5po
BEE a Villanova Mondovì (CN) – foto da fierabee.it

Domenica 19 novembre invece sono stata invitata alla manifestazione BEE a Villanova Mondovì (CN), giunta ormai alla quinta edizione. Qui l’intero programma della manifestazione. Insieme ad altri Autori, presenterò la mia opera alle ore 9:00, ma il libro sarà comunque in vendita nel corso dell’intera giornata.

ossygx
I risultati – foto Associazione Parole di Terra

Sabato scorso invece ho compiuto un viaggio fino a Savignone (GE), per la premiazione del premio letterario nazionale Parole di Terra, dove ero stata invitata in quanto finalista con un mio romanzo inedito. La suspense è durata fino all’ultimo istante, mentre veniva fatta la media delle votazioni e la somma finale…

ltznza
La premiazione – foto P.Torazza

Il mio “Il canto della fontana” è risultato vincitore per mezzo punto su “Il lupo con la voce di tuono” di Roberto Cattaneo. La vera importanza del premio consiste nel fatto che l’inedito verrà pubblicato dalla casa editrice Pentàgora, quindi prossimamente potrete leggerlo.

fegap7
Parole di Terra 2017, i Finalisti e l’organizzazione – foto P.Torazza

E’ stata per me una grandissima soddisfazione per due motivi: innanzitutto, si tratta di un’opera di narrativa, un campo per me quasi inesplorato, fatta eccezione per il romanzo “Lungo il sentiero” (tra l’altro arrivato secondo alla prima edizione di questo concorso). Seconda cosa, nessuno a parte me aveva letto la bozza, quindi non c’è stato l’intervento di alcun correttore, editor, amico a suggerire modifiche o variazioni. Spero quindi di avere altre opportunità future per dedicarmi alla narrativa. Probabilmente ciò mi sottrarrà alla presenza su queste pagine virtuali, ma darà a voi lettori l’opportunità di sfogliare pagine mi auguro più avvincenti!

Annunci

Cartoline dalla montagna

Più comunichiamo e meno ci capiamo… questi mezzi, che sto usando anch’io per dialogare con voi, sparsi chissà dove in giro per il mondo, residenti in montagna, pianura, sulla costa, in città o villaggi di pochi abitanti, permettono sì di essere in contatto, avere notizie e immagini… ma nello stesso tempo forniscono anche  una gran mole informazioni a chi non sempre è in grado di interpretarle correttamente.

yzc3xy
Discesa dalla Valle Stura (CN) – foto T.Degioanni

Prendiamo una foto e “sbattiamola” in rete in un social dove vi sia la possibilità di commentare… In questi giorni ha nevicato e alcuni che si trovavano in montagna, o di passaggio, o perché ci abitano, hanno fotografato greggi nella neve mentre lasciavano i monti. Io non ci vedo niente di strano. Posso al massimo dire che, viste le previsioni, magari si poteva partire prima, però so bene come “funziona” il mestiere, quindi non essendo sul posto e nei panni del pastore, non posso permettermi di giudicare. So che non sempre si trovano i camion disponibili per così tante pecore, so che questa è un’annata particolarmente difficile, per cui il gregge stava meglio in montagna a mangiare erba secca, piuttosto che in pianura dove non c’è nemmeno quella…

ilssjl
Prima della partenza dalla Valle Stura (CN) – foto T.Degioanni

Comunque, queste immagini hanno scatenato commenti di ogni genere, ma principalmente il tono era questo: “Ma povere bestie……che padroni ….“, “mi sembra che le sovvenzioni siano un tanto al giorno x ogni animale, per cui loro se ne fregano e cercano di resistere di + x prendere di +“, “Ma poverine… hanno tanta lana, ma fa freddo!” e via di seguito: “Portate al riparo queste povere bestiole presto capito!“, “La foto sarà anche bella, ma quelle povere creature non dovevano essere li!!!!!“, ” vedere degli animali, anche se sono pecore quindi “da reddito”, al freddo e coperti di neve, a me fa pena“. Per fortuna c’era anche chi sapeva come stanno le cose, ma spesso soccombeva tra le critiche e i commenti negativi.

brvknf
Gregge di pecore frabosane-roaschine già scese dall’alpeggio, ma interessate dalla nevicata di questi giorni – foto M.Baldo

Fin quando è un allevatore che pubblica sul suo profilo un’immagine del proprio mestiere, amici e colleghi commentano con altri toni. E’ qualcosa di perfettamente naturale. Succede. Fa parte della stagione. Il pastore dovrà faticare di più in queste giornate, ma farà del suo meglio per far star bene e alimentare il proprio gregge.

hjv7ns
Gregge in Valle Stura (CN) – foto T.Degioanni

Fino all’altro giorno andavano bene le “cartoline” dalla montagna, immagini dello stesso fotografo, che coglievano la pastorizia in montagna in splendide giornate autunnali. Nevica e i pastori diventano delinquenti… Ma il discorso non riguarda solo la pastorizia. E’ sempre la solita storia, quella dello scollamento tra chi non ha più contatti diretti con la natura e il mondo rurale e chi invece ci vive e/o lavora quotidianamente. Si guarda la “cartolina”, senza provare a capire cosa ci sta dietro. Fin quando ci piace, va tutto bene. Ma se qualcosa non incontra il nostro gusto o pensiero, siamo subito pronti ad accusare allevatori, contadini, montanari.

qjcx9l
Cani da guardiania e gregge in Abruzzo – foto M.Sansoni

Se io vedo questa foto sul profilo di un grande allevatore di pecore (e di cani da guardiania), vedo semplicemente animali nel loro ambiente, niente di diverso dal vedere cervi, camosci, mufloni, volpi in natura. Sono animali che nascono, crescono e vivono all’aperto. Buona parte del pubblico però guarda la foto e dice: “Poverini!“. Lo dice perché si identifica nel cucciolo in primo piano e immagina sé stesso in quella situazione o pensa ad un bambino, al posto del cane, della pecora, dell’agnello. Vi lascio allora con una riflessione che ho letto oggi proprio su internet: “un bambino ben coperto che vive il giusto tempo fuori si ammala di meno ed è molto felice.” Se volete, potete leggere anche questo articolo sugli “asili nei boschi“.

La pioggia spegne tutto…

Ditemi… voi lo sapete che gli ultimi focolai li ha spenti stanotte la pioggia, quando finalmente è arrivata dopo mesi e mesi in cui non cadeva una sola goccia? Scommetto pure che qualcuno se ne sta già lamentando, dicendo che poteva ben aspettare ancora fino a lunedì, invece di rovinare la domenica. Ma la pioggia spegnerà anche le polemiche?

4xxyqg
L’incendio nella pineta del Rocciamelone – Susa (TO) (foto C.Tonda)

Nei giorni scorsi tutti parlavano degli incendi, chi era sul posto e voleva far sapere cosa stava succedendo, chi si sentiva coinvolto perché legato a quei luoghi, ma anche chi condivideva foto più o meno reali e aggiornate, a metà tra il voyeurismo morboso e la necessità di sentirsi a posto con la coscienza. Ho condiviso la foto, mi sono indignato, quindi ho dato anch’io il mio contributo. Molte di quelle persone adesso vogliono far vedere che intendono fare qualcosa di concreto oltre all’indignazione sui social e così rilanciano una campagna per andare a piantare gli alberi di Natale nei boschi bruciati. Lasciate perdere… se volete usare la rete, utilizzatela innanzitutto per informarvi. Sapete com’è fatto un bosco? Sapete che le piante che lo compongono variano in funzione del clima, del terreno, della quota… Gli “alberi di Natale” sono abeti rossi, non so nemmeno se in questi incendi siano bruciati abeti… sicuramente larici, pini silvestri e tanti boschi di latifoglie (castagni, frassini, faggi, ontani, sorbi, querce, ecc.)

2zo4aq
Boschi bruciati sulle pendici del Rocciamelone – Susa (TO) (foto A.Gorlier)

Se volete far qualcosa di utile, informatevi seriamente. I danni ci sono stati, ma l’entità varia da luogo a luogo. Non so quali siano state le strutture interessate, sicuramente delle baite abbandonate, qualche abitazione ristrutturata e usata come seconda casa, fortunatamente ovunque l’intervento di uomini e mezzi ha evitato che bruciassero case abitate stabilmente. Ci sono stati boschi di conifere completamente andati in fumo, boschi di latifoglie dove il fuoco è passato rapido, bruciando appena rovi e foglie secche. Sono bruciati pascoli, dove l’erba era gialla e secca più della paglia.

jzlgvr
Fumo e canadair ancora in azione nei giorni scorsi per domare l’incendio nel Vallone di Bourcet – Val Chisone (TO)

Per me chi ha appiccato i fuochi resta un pazzo o uno sconsiderato, non appartiene a nessuna categoria, le strumentalizzazioni del fuoco appartengono soprattutto a chi lo guardava e giudicava da lontano. Spento quello ahimè più scenografico, il cui fumo ha fatto tossire anche la città, in una valle già teatro di altre proteste, i restanti incendi che ancora ardevano in vallate di montanari, tra boschi e alpeggi, quasi non interessavano più alla rete. …anche se comunque i tg regionali hanno fatto un servizio per ciascuno, fino alla fine dell’emergenza…

cahjf6
Boschi di latifoglie dopo l’incendio – Cumiana (TO)

Ora piove, le polveri sottili finiranno al suolo, degli incendi non si parlerà più, della montagna non si parlerà più, a meno che la pioggia arrivi tutta insieme, troppo forte, e faccia franare quei suoli dove non ci sono più alberi a trattenerli. Resterà qualche tecnico, qualche addetto ai lavori, che continuerà a scrivere/parlare quasi inascoltato, proponendo rimedi concreti per gestire boschi e pascoli montani. Cose troppo tecniche, troppo complesse perché diventino virali sui social.

71axhx
Montagne di Usseaux – Val Chisone (TO)

Spesso, quando pubblico foto di baite abbandonate, qualcuno commenta indignato, com’è possibile lasciare andare in rovina posti e case così? Ma poi… chi è che andrebbe sul serio ad abitarci per 365 giorni all’anno? Perché saranno anche bei posti quando c’è il sole e la brezza leggera che fa piovere gli aghi dorati dei larici, ma poi nevica e nessuno viene ad aprirti la strada. Piove e magari resti isolato. C’è l’incendio che sale da sotto e tu resti intrappolato. I servizi sono lontani. Un conto è sognare di fare gli eremiti, un altro è trovarsi lassù da soli.

qjxrop
Pascoli bruciati dalla siccità, Pian dell’Alpe – Val Chisone (TO)

La montagna, per chi amministra vasti territori, sembra avere due facce: la risorsa da sfruttare (turismo soprattutto), ma anche fonte di problemi immensi perché, pur essendo poco abitata, costa tantissimo in termini di manutenzione. Ho già letto anche frasi indignate di chi si preoccupa che questi incendi abbiano come conseguenza un saccheggio dei boschi. Non se ne esce… se vuoi gestire i boschi effettuando dei tagli, c’è chi si oppone. Se vuoi pascolare, per qualcuno fai dei danni. C’è chi vorrebbe la wilderness assoluta, ma ciò è fattibile solo dove l’uomo non vi abita, né all’interno, né in aree circostanti. Senza una corretta gestione la montagna diventa un pericolo, visto che bene o male gli esseri umani non sono tutti confinati in città.

5aazj6
Canadair diretti al Lago del Moncenisio visti dal Colle delle Finestre – Val Chisone (TO)

Questi incendi, oltre ad avanzare inesorabili per giorni e giorni, mettendo a dura prova tutti coloro che erano impegnati fisicamente e concretamente a spegnerli, hanno anche fatto emergere per l’ennesima volta la grande contraddizione tra chi la terra, la montagna, la vive e ci lavora, e chi propone soluzioni da lontano.

Una serie di fattori “incendiari”

Cosa vi dicevo l’altro giorno? Che ovunque, anche a ridosso delle borgate e frazioni, c’è un intrico di boschi abbandonati e rovi (che poi sono cespugli spinosi di ogni tipo, dal rovo propriamente detto, alla rosa canina, al pruno…).

ras9yn
L’incendio dopo un giorno dal suo inizio, visto dalla collina di San Giacinto – Cumiana (TO)

Quando ve lo dicevo, guardavo l’incendio da una collina di fronte e mai più avrei pensato che arrivasse fin dove è arrivato ora. È sabato pomeriggio, preparo il testo di questo post mentre sono al pascolo, come faccio spesso (poi lo completo con le foto e lo pubblico in un secondo tempo). Nelle narici ancora un sentore di fumo, ormai poca cosa, se penso alla densa cappa soffocante di mercoledì e giovedì. Cenere un po’ ovunque per terra e sulle foglie.

lt1omk
Boschi in fiamme nei giorni scorsi – Cumiana (TO)

Qui l’incubo è iniziato domenica, e non è ancora finito. C’è stata la fase in cui ne parlavano solo i diretti interessati, adesso siamo a quella in cui tutti sanno tutto e si condividono a raffica post creati su misura per gli eroi della rete, usando cervi americani morti in incendi oltreoceano e amenità varie con teorie fantasiose su chi e perché possa aver appiccato i fuochi.

edabuk
L’incendio sul versante della Costa martedì sera – Cumiana (TO)

Vi dico la mia… Siamo in una situazione straordinaria, con almeno 25 incendi in contemporanea nelle vallate piemontesi. Partendo dal presupposto che le cause siano dovute o a folli piromani, o a disattenzioni incoscienti (ma dopo il primo… come si fa ancora ad accendere fuochi su per le montagne, vicino ai boschi?!?), forse ciascuno si sarebbe potuto fermare in breve tempo. SE. C’è tutta una serie di se che vanno, secondo me, ricercati nel territorio.

ai6kjg
Siccità e abbandono – Nus (AO)

Innanzitutto, siamo arrivati a questo punto a causa della terribile siccità che già affliggeva queste terre. Bastava guardarli, il sottobosco, le foglie, l’erba, per temere il peggio. Una volta innescato l’incendio, fermarlo era più difficile che mai. Ruscelli senza un filo d’acqua, torrenti ai minimi storici. Sorgenti scomparse. Solo erba asciutta come paglia, rami secchi, foglie crepitanti. Il fuoco poteva correre indisturbato, quando c’era anche il vento… era ed è la fine! In Val di Susa l’intervento è stato tempestivo, il Sindaco di Bussoleno dice che i vigili del fuoco sono arrivati sul posto 15 minuti dopo la segnalazione… ma dopo 6 giorni l’incendio non è ancora stato domato ed ha distrutto una superficie vastissima.

hi9wk9
Boschi in fiamme sulle montagne di Cumiana (TO)

In un’annata normale, le condizioni sarebbero state meno favorevoli alla sua espansione. Il fatto poi che i piromani abbiano agito quasi contemporaneamente, esaltati nella loro follia nel “successo” delle loro opere, ha fatto sì che si creasse una situazione mai vista prima, dove intervenire diventava umanamente e tecnicamente sempre più complesso. E così, mentre si operava qui, il fuoco scappava o avanzava di là. Ciascuno di questi incendi, preso singolarmente, non sarebbe avanzato così tanto. Uomini e mezzi si sarebbero concentrati lì. Tutti ora vogliono dare la colpa a qualcuno, ma io non lo farei, a parte ciò che riguarda i piromani. Per il resto, si può solo ringraziare tutti gli uomini, professionisti e volontari, impegnati da giorni sul campo.

vvjv57
Il fumo oscura il sole mercoledì sera – Cumiana (TO)
famdqf
Giovedì mattina, il fumo irrespirabile che ristagna ovunque – Cumiana (TO)

C’è poi stato un ulteriore fattore: la cappa di alta pressione, che ha favorito il ristagno del fumo ed ha impedito, in molte zone, l’intervento diurno dei mezzi aerei per alcuni giorni. Solo da terra, in aree impervie e spesso difficili da raggiungere, si poteva far poco. Così molte volte l’unica via percorribile era “aspettare” vicino alle case, cercando di evitare il peggio. Quel che ha riportato la visibilità però è stato il vento, che ha alimentato nuovamente gli incendi già attivi e riattizzato molti di quelli che si credevano spenti. Insomma, un incubo infinito, che infatti continua anche adesso mentre scrivo.

ujrlcy
Il fuoco è spento, ma la bonifica è fondamentale per evitare che riparta – Cumiana (TO)
73wi6h
Il sottobosco interamente bruciato – Cumiana (TO)

Stamattina ho fatto un giro di controllo  nei boschi sopra alla mia stalla e alla mia borgata, nelle zone apparentemente spente. Sconsiglio a chiunque di fare l’eroe nelle aree “calde”, ma una sorveglianza a monte delle proprie case, quando non ci sono più fiamme, male non fa. A due giorni dal passaggio del fuoco, si trovano ancora radici e ceppaie che fumano. Con la pala e un bel po’ di terra si risolve la cosa, o soffocando il fuoco, o pulendo tutto intorno, di modo che non ci siano altri inneschi.

ps27g3
Oggi, l’incessante lavoro del canadair nella zona di Tavernette – Cumiana (TO)

Visto che molti fuochi sono ancora attivi, visto che la pioggia per ora non cadrà e… con il timore di altri folli gesti anche in aree che fino ad ora si sono salvate, che ne dite di andare a pulire intorno alle vostre case vicino a boschi, cespugli, prati secchi? L’abbandono è un altro dei fattori che ha certamente favorito il propagarsi degli incendi, in un territorio già prostrato dalla siccità.

dfxv97
Dopo il passaggio del fuoco – Cumiana (TO)
bmtnjh
Abbandono nei boschi – Cumiana (TO)

Quanti boschi di proprietà sono abbandonati, con nessuno che ci mette piedi da anni… Alberi morti caduti a terra ad impedire persino l’accesso dalle vecchie piste, anch’esse abbandonate. Materassi di foglie accumulate in conche e canaloni. È lì che il fuoco si è alimentato e ha preso vigore. Qui abbiamo boschi di latifoglie, le conifere con la loro resina sono poi ancora un’altra storia. Dove non ha niente da bruciare, il fuoco si ferma, muore.

7ffge7
L’incendio nei boschi abbandonati – Cumiana (TO)

Ma chi rastrella ancora le foglie? Chi fa le fascine? Chi si scalda o cucina a legna? Lo ammetto io per prima, ci sono dei boschi di proprietà di famiglia che quasi non sappiamo più nemmeno dove siano. Per quel che serve, si va a tagliare dove si arriva comodamente con i mezzi. Pensiamoci, prima di accusare i politici, i media e i poteri occulti: noi, nel nostro piccolo, abbiamo fatto di tutto per evitare che questo incendio si propagasse?

Se tutto fosse curato come un tempo…

Mentre salivo verso una collina a monte di Cumiana, il mio paese, per capire dove fosse esattamente il fronte dell’incendio e quanto fosse esteso, il mio sguardo vagava su quel che mi circondava.

aqfe1m
Terreni incolti e l’incendio sullo sfondo – Cumiana (TO)

Quella collina, circondata da case e frazioni, alla cui sommità c’è una chiesa (e anche un ripetitore della tv), oggi è un intrico di rovi. Boschi e rovi. Ma persino io me la ricordo diversa, quando ci salivo da bambina con i miei genitori.

ic3it7
Terrazzamenti e bosco – Cumiana (TO)

Certe zone erano già abbandonate 30-35 anni fa, sono barriere impenetrabili di rose selvatiche e pruni spinosi. Poi ci sono i muri dei terrazzamenti, che permettevano di utilizzare al meglio ogni centimetro di questa terra ben esposta al sole. C’è persino ancora un albero di ulivo, l’ho sempre visto, non centra nulla con quelli piantati in seguito per qualche progetto…

ljzcfi
Antichi muretti lungo il sentiero, collina di San Giacinto – Cumiana (TO)

La colpa degli incendi non è l’abbandono, ma la mano o i gesti di persone folli o sconsiderate. Però guardate queste antiche vigne oggi… c’era anche una vasca per il verderame, me la ricordo bene… non sono più riuscita a trovarla. Se qui oggi un pazzo accendesse un fuoco, con la siccità non sarebbe facile fermarlo. Se fosse ancora tutto pulito, curato, potato, i pericoli sarebbero minori.

kyljdu
Vigne abbandonate – Cumiana (TO)

Non pensiate che tutto questo riguardi solo la montagna e quel pugno di abitanti che resistono lassù! Il fumo di questi incendi alimenta lo smog della città e della pianura. Quando pioverà, i terreni e i boschi bruciati saranno ancora meno pronti ad assorbire l’acqua: il rischio di frane e alluvioni sarà ancora maggiore.

fuynuk
Un tramonto tra il fumo – Cumiana (TO)
psruli
Incendio verso Monte Tre Denti da Borgata Porta – Cumiana (TO)
xyblry
Intervento dell’elicottero – Cumiana (TO)
mu3k02
I Tre Denti tra il fumo – Cumiana (TO)
sfcofa
Intervento dell’Erickson sul nuovo fronte verso borgata Costa – Cumiana (TO)

Purtroppo queste sono “solo” le immagini di uno dei tanti incendi che stanno colpendo il Piemonte in questi giorni: Valle Stura, Val Varaita, Val Germanasca, Val di Susa, Valle Orco, Valchiusella… più altri incendi “minori” spenti tempestivamente…

La montagna brucia

Prima di continuare con il discorso del post precedente, oggi non posso fare a meno di parlare degli incendi che stanno colpendo duramente le vallate piemontesi: Val di Susa, Val Sangone, Valle Stura, Biellese e temo anche altrove…

yp9vca
Il monte Tre Denti avvolto dal fumo stamattina – Cumiana (TO)

Preparo il testo di questo post mentre sono al pascolo, scrivendo sul tablet. Gli occhi bruciano e nel naso ho l’odore acre del fumo. Stanno bruciando anche i boschi qui a Cumiana. Il sole è sorto da poco, si sentono già passare le sirene dei mezzi antincendio. Anche oggi ci saranno uomini impegnati, professionisti e volontari, in una lotta impari contro la stupidità umana.

ldkf72
Val di Susa dal Colle delle Finestre, l’incendio tra Chianocco e Bussoleno – foto M.Solara

Non ci sono parole per commentare le immagini che arrivano dalle varie località colpite. In val di Susa lo scenario è apocalittico. La causa non è il vento, come scrivono certi sedicenti giornalisti. Il vento forte ha alimentato le fiamme, ha trasportato particelle infuocate, ma la causa è la follia di qualche persona malata di mente.

axxkyo
Val di Susa, la montagna brucia – foto torinooggi.it

Non esistono spiegazioni o giustificazioni per tutto ciò, meno che mai ora, con una siccità che dura da mesi, sorgenti e torrenti prosciugati, una natura prostrata e sofferente.

qtzpty
Una lunga terribile notte – Val di Susa – foto D.Cat Berro

Cosa c’era lassù? Boschi… pascoli… vecchie baite… alpeggi da cui mi auguro fossero ormai tutte scese le bestie. La montagna già soffriva, qui oggi sta morendo. Nessun essere vivente sa distruggere il suo habitat tanto quanto l’uomo con questi gesti.

yxrkk3
Fuochi in Val Susa (TO) – foto S.Cucco

Questo non è nemmeno un fuoco che può aver senso per ripulire pascoli abbandonati. Quello deve essere sorvegliato e controllato, di sicuro non messo in opera in tali condizioni di siccità in una giornata di vento forte.

aifvug
Il fumo oscura il sole a Prato del Rio, Condove (TO) – foto C.Rosso

Il fuoco stanotte è avanzato, la gente posta foto e manifesta la propria impotente disperazione sui social, spera di non dover evacuare le proprie case. C’è anche chi, da quelle parti, ha degli animali: come si fa ad andare via lasciandoli lì? Qui foto e video, su valsusaoggi.

pnhnb9
I Tre Denti circondati dal fumo dalla collina di San Giacinto – Cumiana (TO)

Non riesco a dire altro. Il mio pensiero è con coloro che sono direttamente colpiti da questa emergenza e a tutti gli uomini e donne impegnati sul campo per cercare di spegnere o contenere le fiamme.

Un mondo che cambia

È certamente bello leggere le storie che parlano di allevatori, di montanari che raccontano la loro vita, le loro esperienze. Ma la montagna non è un paradiso incantato lontano da tutte le problematiche del “resto del mondo”. Anzi, in questi ultimi anni sempre più si sono estesi in quota meccanismi e dinamiche che poco hanno a che vedere con l’alpe e le sue genti di un tempo.

vajbv8
Transumanza (fonte Pandosia)

Anche anticamente i pascoli erano una risorsa contesa: l’origine della maggior parte dei formaggi oggi più noti e ricercati la possiamo datare grazie a documenti storici in cui vengono nominati trattando controversie per il possesso o l’utilizzo da parte di greggi e mandrie dei territori in alta quota. Lassù si producevano quei caci che spettavano poi a questo o quel signore locale e c’era sovente chi se li contendeva, dato che rappresentavano una vera ricchezza.

kltb6c
Le vallate del Piemonte nel 1741 (fonte Vendita stampe antiche)

Il meccanismo era… semplice e comprensibile, si trattava di tasse in natura, beni materiali. Ma poi sono passati i secoli, si sale ancora in alpe per sfruttarne le risorse pascolive, lasciando i prati di pianura e di fondovalle allo sfalcio per l’approvvigionamento di fieno. Però c’è anche dell’altro…

4gjnvx
Mandria in alpeggio – vallate cuneesi (CN)

Nei giorni scorsi mi è capitato di leggere, a commento di un articolo dove si parlava di montagna, l’opinione di un tizio che diceva di sapere, grazie alle parole del classico amico “ben informato”, che gli allevatori salgono in alpeggio per i contributi e che prendono “…1000 euro a capo” (sic!). Internet è un potente mezzo di (dis)informazione, si trova di tutto e di più, molti non si prendono la briga di verificare le fonti e le notizie, parecchi credono a ciò che fa loro più comodo!

bs4ynf
Pascoli d’alpe – Valle Stura (CN)

Diventa complicato spiegare a chi non è addetto ai lavori cosa ci sia di vero e di falso in questa affermazione. Soldi ne girano, c’è chi ne prende tanti, chi pochi, chi niente. Vi posso dire che ci sono anche alpeggi dove vengono perpetrate delle vere e proprie truffe, utilizzati solo sulla carta da chi alla fine intasca i soldi di questi famigerati “contributi”. Vi sono allevatori che “prestano” le loro bestie ad altri per non dover rimanere in pianura, dato che non sono riusciti ad affittare un alpeggio a loro nome. Laddove si tratti di proprietà pubbliche, spesso le aste vanno alle stelle, prezzi esorbitanti che margari e pastori non possono permettersi. Salendo a nome di altri, non pagano l’affitto, ma non percepiscono nemmeno contributi. E ancora c’è chi cerca di tirare avanti restando ai margini di questa galassia, cercando di vivere principalmente del suo lavoro, senza presentare domande di alcun genere.

mlpbjc
Gregge in alpeggio – vallate pinerolesi (TO)

Il discorso è lungo e complesso… ma 1000 euro a capo non te li dà nessuno. Sono altri i parametri su cui si basa questo complesso meccanismo. “Certo che una volta… ci telefonavamo e ci chiedevamo tra di noi com’era l’erba quell’anno o quante bestie avevamo salito… Adesso uno chiede all’altro quanti titoli ha o ci si domanda quanti ne avrà quell’altro che ha affittato gli alpeggi di mezza vallata!” Così mi diceva amaramente un pastore qualche tempo fa.

xkxvpk
Gregge in alpeggio – Lombardia (BS)

Dato che ormai, per cercare di “evitare le truffe”, gli animali monticati devono essere per la gran parte di proprietà di chi affitta l’alpeggio, molti, per tale scopo, hanno scelto le pecore, meno impegnative nella stagione invernale. Oppure certi pastori di sono prestati a meccanismi che già anni fa mi aveva spiegato un amico nel nord-est: “Ti pagano la tosatura e anche i camion se gli vai a pulire la montagna…

hz2cyq
Pascolo vagante nella pianura torinese (TO)

Quest’estate, durante una manifestazione letteraria, ho incontrato un veterinario Asl in pensione, lui ben conosceva la realtà del pascolo vagante: “Come sono cambiati i pastori che conoscevamo… Si è perso un mondo!“. Ho ben paura anch’io che per alcuni le pecore siano solo più numeri… che non vi sia più nei loro occhi quella passione che mi aveva affascinata, ma sia altro a far brillare lo sguardo. Purtroppo mi è già capitato di condividere anche con altre persone gli stessi amari pensieri, gente che fa o che ha fatto parte di quella realtà.

hcbcjn
Gregge in alpeggio – Lombardia (BS)

Tornerò ancora a parlarvi dei contributi, l’argomento non si esaurisce certamente qui! È ovvio che non si possa vivere di sola passione, il momento è difficile per tutti, ma non era ai titoli e alla PAC che pensavo quando, già anni fa, parlavo di pastori che dovevano essere più imprenditori… Io pensavo alla valorizzazione del prodotto, sognavo la carne di agnello da pascolo vagante… Sognavo…

Inizia il cammino del libro

Cerco di aggiornare anche queste pagine, ma non è facile riuscire a far tutto… c’è anche il prossimo libro da scrivere, le scadenze di contratto da rispettare. Senza materiale da leggere però non vi lascio, perché “Capre 2.0” (Blu Edizioni) sta per uscire. Le prime copie sono già tra le mani di chi mi ha incontrata la scorsa domenica, lo stesso accadrà domenica prossima, ma il 26 ottobre sarà finalmente in libreria e sui siti di vendita on-line.

nitghk
Capre 2.0 a Pramollo (TO)

Sempre il 26 ottobre, nell’ambito della rassegna “Fogli d’Autunno”, incontri letterari in Val Chisone (TO), ci sarà la prima presentazione ufficiale a Pramollo (TO), frazione Rue, ore 21:00, sala della Proloco. Come al solito, per chi già conosce le mie serate, accompagnerò la presentazione con una proiezione di immagini. Siete tutti invitati, allevatori e appassionati.

Aspettando la pioggia che non arriva

Non ho quasi più parole per definire la terribile siccità che sta affliggendo la regione in cui vivo. Ad eccezion fatta di alcuni temporali estivi, peraltro localizzati e spesso anche piuttosto intensi, accompagnati da violente grandinate, penso che l’ultima vera pioggia risalga al mese di maggio.

ut8d3u
Il mio micro gregge non ha erba verde da brucare – Cumiana (TO)

Il cielo si mantiene sereno, limpido in montagna, offuscato da smog sulla pianura quando non c’è vento. Questo “bel” tempo mi causa un malessere quasi fisico, come già mi era accaduto negli inverni passati, senza neve, con temperature troppo elevate.

wjz55k
L’unica pozza vista nel corso della gita, Ciampagna – Ostana (CN)

Ma la vera preoccupazione è un’altra. Fin quando arriverà l’acqua nei nostri rubinetti? L’altro giorno, durante una gita in montagna, ho visto solo ruscelli secchi, terra arida e polverosa, sorgenti prive di acqua. Solo in un punto resisteva una piccola pozza torbida.

zdz6pk
Pascoli devastati dai cinghiali, Ciampagna – Ostana (CN)

È sicuramente un problema anche per gli animali selvatici. Dove andranno a bere? Nonostante la polvere e la terra indurita, i cinghiali hanno comunque devastato i pascoli, completando così una stagione già pessima per gli allevatori. Per chi volesse approfondire l’argomento (conoscendo il Francese), vi propongo questo studio condotto in Francia da ricercatori di Chambery e Grenoble, che analizza per l’appunto gli effetti del cambiamento climatico sulla gestione degli alpeggi. Grazie a Sofia che me l’ha segnalato!

cvfv6o
Mandria di vacche piemontesi ancora in alpeggio, Ciampagna – Ostana (CN)

Qui la mandria non era ancora scesa, l’ha poi fatto nei giorni successivi. Questo caldo e queste “belle” giornate sarebbero state una manna se solo avesse piovuto. Lo scorso anno un’abbondante nevicata aveva fatto scappare chi ancora pensava di star su oltre la metà di ottobre.

tbk3en
Pascoli aridi verso il Colle delle Porte – Valle Po (CN)

Quest’anno invece si sta su a brucare il nulla, perchè in pianura è anche peggio: niente erba a meno che i prati siano stati irrigati (e allora il prezzo è altissimo), niente da mangiare nelle stoppie, poco fieno, il cui valore è molto elevato… Sarà durissima, specialmente per le aziende che già hanno difficoltà economiche. Sarà tragica per i pastori vaganti… Eppure la maggior parte della gente sembra non rendersi conto del problema e non mette in pratica nessun accorgimento per risparmiare acqua. Solo chi vive a diretto contatto con la natura ne ha una maggiore consapevolezza.

0dljyc
Pista di accesso ad un alpeggio erosa dagli effetti di un violento temporale estivo – Valle Po (CN)

Giorno dopo giorno si alzano gli occhi al cielo sperando di vederlo rannuvolarsi. Al mattino appena alzati si tendono le orecchie in attesa di sentire il dolce scroscio della pioggia… chissà quando accadrà. Il timore è anche quello di vedere la siccità interrotta da una di quelle precipitazioni eccezionali che, complice anche la terra dura come cemento, causano frane e smottamenti in montagna, defluendo come alluvioni verso la pianura.

Due settimane in Valle Po

Scusatemi per la mia scarsa presenza su queste pagine… il meteo si mantiene fin troppo “bello”, quindi è più facile che io sia all’aperto! Inoltre vi sono gli impegni “editoriali”. Vi comunico ufficialmente che “Capre 2.0” (Blu Edizioni) sarà in vendita nelle librerie e on-line a partire dal 24 ottobre prossimo. Inoltre cercherò di partecipare alle principali fiere e rassegne di settore che si terranno dalle mie parti nelle prossime settimane. Per un libro che esce (dopo mesi di lavoro), ce n’è un altro che incombe, quindi sto iniziando a concretizzare il lavoro sul campo dei mesi scorsi, per dare lentamente forma alla mia prossima opera. Permettetemi poi di rendervi partecipi di una notizia appresa da poco: un mio romanzo inedito, “Il canto della fontana”, è tra le opere finaliste del premio letterario “Parole di terra”. L’esito lo sapremo l’11 novembre…

krxcll
Pascoli sopra a Ciampagna – Valle Po (CN)

Dopo questa lunga premessa, torniamo ai temi di questo blog. L’altro giorno ho fatto una veloce gita in Valle Po. Essendo un giorno infrasettimanale e avendo scelto una zona lontana dagli itinerari più classici, non pensavo di incontrare nessuno.

mq9u2t
Edifici restaurati, Ciampagna – Valle Po (CN)
nim5mt
Edificio abbandonato lungo la strada asfaltata, Ciampagna – Valle Po (CN)

A questa stagione amo particolarmente frequentare quelle quote, è la fascia di montagna dell’uomo che un tempo era abitata stabilmente tutto l’anno. Oggi, anche se fortunatamente non tutto è stato abbandonato, pare che i restauri riguardino soprattutto delle seconde case.

b6hlqx
Ciampagna – Valle Po (CN)
odmvtu
Baite crollate, Anbournet, Valle Po (CN)

Nella frazione più bassa dei muratori erano impegnati a ristrutturare un edificio lungo la strada, ma il mio itinerario invece attraversava borgate silenziose. Man mano che salivo, i grumi di case erano sempre più intatti per quel che riguarda i segni del XXI secolo (niente plastica, cemento, nylon), ma spesso mi capitava di dover scavalcare i muri crollati a terra.

2bp74a
Baita con affresco di Giors Boneto, Ciampagna – Valle Po (CN)

Salivo seguendo la stretta stradina, che proseguiva asfaltata fino all’ultima frazione. La strada passava a metà tra i vari nuclei di baite, io deviavo di volta in volta su antiche tracce per andare a vederli tutti.

isiquu
Anbournet, Ciampagna – Valle Po (CN)

La mano dell’uomo e i magici tocchi della natura in questa stagione possono regalare scorci unici. Mi spiace per quelli che idealizzano una natura senza l’uomo. Questo panorama, senza le baite in pietra, non avrebbe lo stesso fascino! E se l’uomo non continuasse a pascolare con mandrie e greggi questi territori, in questo aridissimo autunno qui ci sarebbe solo una fitta coltre di alte erbe secche e cespugli impenetrabili.

foqzgf
Castello Stockalper, Brig – Svizzera

Poco oltre ho fatto un incontro inaspettato: una giovane coppia di turisti svizzeri che stavano trascorrendo qui le loro ferie (per noi fuori stagione, ma per loro splendidamente azzeccate per il clima, i colori e la tranquillità). Un po’ in Inglese (parlato da lei), un po’ in Italiano (parlato da lui), mi hanno raccontato di provenire dal canton Vallese, da Briga.

mvwcic
Il Monviso da Ciampagna, Ostana – Valle Po (CN)

Sono luoghi che personalmente apprezzo molto, per i panorami, l’ordine e la pulizia, gli itinerari ben segnati, le architetture… loro invece erano entusiasti della Valle Po, che stavano girando da due settimane. “C’è così tanto da vedere…“. Avevano fatto il giro del Monviso dormendo nei bivacchi invernali perché ormai i rifugi sono chiusi. A Chianale “…bellissimo villaggio!” non avevano trovato nessuna struttura ricettiva ancora aperta, così erano dovuti scendere fino ad un bed&breakfast di Pontechianale.

xzyvwc
Traccia di sentiero con ometti per il Colle delle Porte – Valle Po (CN)

Abbiamo proseguito per un tratto insieme, poi le nostre strade si sono divise. Io, consultando la mappa, ho imboccato un sentiero che pensavo ben tracciato (linea rossa continua), mentre si è rivelato evanescente, percorribile solo grazie agli ometti di pietra prima e al passaggio delle vacche più in alto.

6yphsr

7vkxmp
Meire Coumpercie, baite e recinti, Crissolo – Valle Po (CN)

Qua e là lungo il mio cammino o nei valloni di fronte a me, segni di quando la montagna era molto più viva e gestita. Guardate ad esempio i recinti in pietra usati un tempo per ricoverare gli animali (capre e pecore da mungere, presumo) nei pressi delle Meire Coumpercie. Qui d’estate sale ancora un gregge, ma ormai i recinti sono quelli con le reti mobili e le batterie…