Presto in libreria…

Cari amici, quando mi seguivate su “Storie di pascolo vagante“, per vari mesi avete potuto leggere degli estratti sulle mie interviste ai caprai. Infatti stavo raccogliendo materiale per un libro sulle capre, ispirata dalle tante domande che mi erano state rivolte quando vi avevo raccontato di aver acquistato 4 capre. Scrivere un libro non è una cosa semplicissima, o meglio… forse l’atto di scrivere vero e proprio è quello più rapido! Per quanto riguarda quest’opera, c’erano state tutte le interviste in capo, quelle raccolte via internet, poi il lavoro di ricerca bibliografica (cioè il documentarsi su testi vari su tutti gli aspetti storici, culturali e tecnici che contavo di inserire). A quel punto ho scritto il libro… ma intanto dovevo anche cercare un editore!

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La copertina di “Capre 2.0” (Blu Edizioni)

Fortunatamente Blu Edizioni, con cui avevo già pubblicato la fortunata opera “Vita d’alpeggio” nel 2006 (oggi disponibile solo più in formato e-book), mi ha dato fiducia e così è iniziata la seconda parte del lavoro, che sta per concludersi: revisione delle bozze (leggere, rileggere, correggere, far leggere ad altri – ringrazio anche qui a tal proposito Gian Marco Mondino – correggere ancora, scegliere le foto… aspettare!), passaggio nelle mani della grafica, impaginazione, scelta delle foto. Adesso sto dando l’ultimo sguardo, sistemando le didascalie e rivedendo gli ultimi punti, poi finalmente si andrà in stampa.

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Capre valdostane in lpeggio – Nus (AO)

Se non ci saranno imprevisti, dovrei avere le copie per la fine di ottobre. Potrete trovarlo in libreria e on-line a novembre. Io dovrei essere presente alle principali manifestazioni “a tema” che si terranno tra Piemonte e Val d’Aosta in quel periodo (rassegne, battaglie, fiere). Se siete interessati ad organizzare una presentazione dell’opera, contattatemi! Quindi… ancora un po’ di pazienza e poi potrete leggerlo. Sarà un libro per un pubblico molto ampio.

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Capre camosciate in stalla – Revello (CN)

Ci sarà spazio per gli appassionati, gli allevatori tradizionali di montagna, gli hobbisti, ma anche per chi è interessato ad allevare questo tipo di animali, ma non sa bene come muoversi. Attraverso le parole degli intervistati, sarà un po’ come fare una visita in tante aziende, confrontandosi direttamente con chi già li ha e vi parlerà di loro, del loro carattere, delle problematiche incontrate, degli aspetti sanitari.

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Formaggio “cevrin” nella stagionatura – Val Sangone (TO)

Non mancherà ovviamente un ampio spazio alla caseificazione, dato che molte persone scelgono di allevare capre proprio per avere il latte e dedicarsi alla trasformazione e vendita. “Sentirete” voci dal Piemonte, dalla Lombardia, dalla Val d’Aosta, dalla Liguria e anche da altre parti d’Italia.

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Pascolo autunnale – Nus (AO)

Si parlerà molto di pascolo e di territorio, visto che da una parte questo animale oggi viene considerato un ottimo strumento di gestione delle aree marginali… ma nello stesso tempo le leggi fanno ancora riferimento alle epoche in cui la capra era considerata un pericolo per i boschi.

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Viturin, Cresto – Valli di Lanzo (TO) – foto archivio B.Tetti (1980-81)

Ci saranno anche capitoli dedicati alla storia, ai pastori di un tempo, ma anche le curiosità legate alla figura della capra nella mitologia. Non mancherà uno spazio per le caratteristiche della carne e qualche ricetta. Insomma, spero con questo libro (illustrato con numerose immagini a colori) di venire incontro all’interesse e alle domande di tante persone. A presto allora… quando finalmente potrete andarlo a cercare! Ancora qualche settimana di attesa!

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20 anni di Cheese

Non ricordo se fossi andata all’edizione n.° 1 venti anni fa. Comunque, quando c’erano le “Storie di pascolo vagante”, vi avevo raccontato le successive edizioni a cui ho partecipato o come relatrice ai convegni, o come semplice visitatrice. Qui brevi note sull’edizione 2007, qui il 2011 poi ancora il 2013 e il 2015.

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Formaggi ossolani tra le bancarelle di Cheese – Bra (CN)

Resta sicuramente un bello “spettacolo” per la vista, l’olfatto, il palato, potete andarci anche voi ancora domani e lunedì, così poi mi direte cosa ne pensate, se confermate le mie impressioni oppure se per voi l’esperienza è stata differente. Venerdì mattina siamo arrivati quando ancora molti stand stavano finendo l’allestimento, quindi siamo riusciti a vedere tutto abbastanza bene, anche se, man mano, la folla aumentava e certi stand poco per volta risultavano quasi inavvicinabili.

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Formaggi di pecora a latte crudo, Cheese – Bra (CN)

Il tema di quest’anno era il latte crudo e molti espositori rispettavano questa caratteristica. Per altri (produttori e affinatori) invece non c’erano indicazioni su quali fossero le caratteristiche dei formaggi esposti.

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Anna Castagnino spiega cos’è Tanaria, Cheese – Bra (CN)

Anno dopo anno, trovo sempre meno piccoli produttori. Il costo dello stand è elevato, qualcuno ha escogitato un modo per esserci lo stesso, come dei casari della val Tanaro. Riconosco Anna e mi faccio spiegare cos’è “Tanaria”. In pratica si tratta di 4 produttori che, da soli, non sarebbero riusciti a partecipare, ma si sono uniti e propongono un pacco con porzioni sottovuoto delle quattro aziende: “Solo che la gente si lamenta, perché a uno non piace la pecora, l’altro non vuole la capra…

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Formaggi dalla Sardegna, Cheese – Bra (CN)

Girando per Bra ieri ho avuto delusioni e piacevoli sensazioni gustative. Non è facile fare assaggi, passando da uno stagionato ad un fresco e poi ancora ad una ricotta o un gorgonzola, dopo un po’ il palato si confonde. Ricordo però degli ottimi erborinati, dei pecorini sardi saporiti, il gusto inatteso della ricotta affumicata che vedete qui sopra, una burrata paradisiaca…

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Lo “storico ribelle”, Cheese – Bra (CN)

I Presidi, cioè i formaggi “protetti” da Slow Food sono rappresentati solo in parte, molti visti nelle passate edizioni non ci sono più. Qui era più difficile fare assaggi, con il passare delle ore, il pubblico era aumentato e gli stand erano piccoli. Purtroppo ci è capitato di assaggiare un Castelmagno d’alpeggio veramente pessimo, indegno del suo nome. Anche altri assaggi qua e là sono stati al di sotto delle aspettative, non per questione di gusti, ma per difetti del prodotto (formaggi amari, formaggi gommosi…). Ovviamente mi è rimasto impresso particolarmente il Castelmagno per ragioni per così dire campanilistiche. So quanto sa essere buono quel raro formaggio prodotto negli alpeggi della Valle Grana, ricordo con rimpianto gli assaggi nelle baite ai tempi del censimento degli alpeggi che avevo fatto nel 2003…

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Presentazione e abbinamenti, Cheese – Bra (CN)

Cheese comunque è una gioia per gli occhi, per vedere in quanti modi può essere trasformato il latte, ma anche come gli espositori sanno mettere in mostra e valorizzare i loro prodotti.

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La capacità di raccontare il formaggio, Cheese – Bra (CN)

A Bra si sentiva parlare ogni lingua, ma anche inflessioni e dialetti da tutta Italia. C’è chi si incontra e chi si ritrova, ci sono addetti ai lavori e intenditori che girano tra gli stand. E’ bello anche vedere come ci si inventa tanti nuovi modi per valorizzare il formaggio, dalle più classiche vinacce all’argilla, dalle foglie ai petali di fiori secchi. Personalmente però preferisco il prodotto tale e quale, secondo i suoi diversi stadi di stagionatura.

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Formaggi da Amatrice, Cheese – Bra (CN)

A Cheese si va anche per assaggiare e acquistare formaggi che altrimenti molti di noi mai riuscirebbero ad “incontrare”. Chi non abita in città dove vi sono negozi specializzati o non ha modo di girare l’Italia (e non solo), difficilmente avrebbe accesso a certi prodotti, specialmente i freschi. C’erano anche un paio di produttori di Amatrice. Pensavo ci sarebbe stato uno spazio particolare per loro, per le aziende delle zone terremotate, invece purtroppo non ho trovato niente se non queste due bancarelle mescolate tra le altre.

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Angela da Massa Marittima e i pecorini con Omega 3, Cheese – Bra (CN)

Come tutti gli anni, Cheese è l’occasione per salutare “vecchi” amici e conoscere dal vivo contatti fino ad ora virtuali, come nel caso di Angela. Due parole con uno, un saluto con l’altro… però mancavano molte facce conosciute. Tornata a casa, vado a controllare su facebook se per caso “me li sono persi”, ma qualcuno (Patrizia di “Le Ramate”) per esempio scrive così: “Risposta ai messaggi ricevuti, quest’anno non ci saremo al Cheese/Bra, il lavoro in azienda, assorbe tutto il nostro tempo…“. Perché essere a Cheese 4 giorni è un grosso impegno che difficilmente si combina con un’azienda a conduzione famigliare.

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I casari e casare di azienda agricola, Cheese – Bra (CN)

Se non sbaglio, mancavano molti stand “istituzionali” delle varie regioni. E’ poi aumentato lo spazio per le cucine di strada, molto affollato dal pubblico. C’era chi sceglieva i molti ristoranti braidesi, ma moltissimi (forse già quasi sazi tra un assaggio e l’altro) puntavano alla salsiccia di Bra, alla Focaccia di Recco, alle olive ascolane, agli arrosticini e altro ancora. Per chi andrà a Cheese domani e lunedì, suggerisco di cercare il piccolo stand dell’associazione Casare e Casari di azienda agricola, ahimè piuttosto defilato rispetto al resto degli stand caseari, ma all’imbocco dello spazio delle cibo di strada. Buon Cheese a tutti, sia che siate là per vendere, per acquistare, per guardare o per criticare!

Per tutto questo devo dire grazie a mio papà

Per concludere le mie visite in alpeggio, sono salita in Val d’Ayas, una vallata che offre molto dal punto di vista escursionistico e paesaggistico. La mia meta ovviamente era un alpeggio dove si producono (e vendono) prodotti caseari, ma anche un villaggio walser molto particolare. Nonostante avessi già visto delle foto, non ero del tutto pronta per quello che avrei trovato lassù.

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Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Mascognaz, questo è il nome della località. Qui potete trovare un po’ di informazioni sulla storia di questo antico villaggio e sulle polemiche legate al suo recupero/trasformazione. Inevitabilmente ci sarà stato un periodo in cui il posto è stato oggetto di cantieri, ma oggi il villaggio è un piccolo gioiellino. Si tratta di un hotel di lusso, ben integrato con la realtà che lo ospita. Esternamente le baite hanno conservato le loro caratteristiche, mentre all’interno troviamo ogni comfort. “E’ un hotel a 4 stelle con clientela molto selezionata, italiani e stranieri. E’ venuto anche Sarkozy con Carla Bruni…“, mi racconta Aurelio, facendomi fare il giro turistico del villaggio.

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Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

L’alpeggio e il villaggio con i suoi ospiti non sono in contrapposizione, anzi! “Il turista ci dà da vivere. Poi hanno capito che senza l’agricoltura e allevamento, Mascognaz non sarebbe Mascognaz! Gli stranieri comunque sono più consapevoli. Quando hanno aggiustato qui, il padrone si è sempre confrontato con mio papà. Io passo con le bestie nel villaggio per andare a pascolare. Poi, quando scendiamo, mi fanno mettere il liquame sui prati intorno alle baite, per avere l’erba migliore.” Aurelio mi porta all’interno, scambiamo due parole con il personale, la visita continua, poi torniamo sui pascoli. “I miei hanno fatto una vita dura qui… Usavamo 7-8 stalle, tutte da pulire a mano con la carriola.

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La famiglia Vercellin – Mascognaz (AO)

Veniamo qui da 50 anni. Mio papà ha comprato nel 2000, abbiamo subito ristrutturato. Quando noi ci siamo spostati qui, nell’alpeggio nuovo, hanno iniziato  lavori per l’albergo. Adesso ho anche preso un altro alpeggio più sopra. E’ stato un rischio, ci ho pensato a lungo, ma sono contento di averlo fatto. Il giorno dopo averlo preso, ho incontrato due imprenditori qui della zona e mi hanno detto che avevo fatto bene: <<Pensa da lassù tuo papà come sarebbe contento!>>. Mi ha toccato il cuore, mi ha fatto luccicare gli occhi! Per tutto questo che ho qui, devo dire grazie a mio papà.

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Uscita mattutina verso i pascoli – Mascognaz, Val d’Ayas (AO)

Quando sono arrivata a Mascognaz, c’erano 4 gradi alle 8:00 del mattino e la mandria stava per uscire verso i pascoli, accompagnata dal più giovane della famiglia, Denis. Entrambi i figli di Aurelio hanno frequentato l’Institut Agricole di Aosta, Sylvie ha appena finito i tre anni: “I miei genitori dicono che è una scuola che non prepara abbastanza, che non ho niente in mano, ma abbiamo fatto sia teoria, sia pratica. Però a fare i formaggi ho imparato soprattutto dalla nonna…

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Sylvie estrae la cagliata, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Quest’anno è il primo anno che nonna Clara si è un po’ fatta da parte, lasciando a Sylvie il posto in casera. “Per tutta la vita, due volte al giorno, ho sempre fatto formaggi… Da queste parti, dire Mascognaz voleva dire Fontina, negli altri alpeggi non riuscivano a farla, non veniva…“, racconta Clara.

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La cantina, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Questo però è il primo anno che a Mascognaz di Fontine non se ne producono più: in cantina ci sono solo formaggi, con tanto di marchio. “Sono 5-6 anni che facciamo il Mascognaz, sono stato il primo a registrare e depositare il marchio del formaggio qui in valle. Ci troviamo bene, abbiamo meno spese e un prodotto più valorizzato. Ho fatto per vent’anni il marchiatore di Fontine, quindi conosco bene la realtà della Valle… Riesco a vendere tutto il mio prodotto qui in alpeggio, ho più richiesta che produzione, secondo me è un gran bel risultato.

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Paola nel punto vendita – Mascognaz, Val d’Ayas (AO)

Aurelio è un assiduo lettore di questo blog. Non è stato lui ad invitarmi a salire qui, ma il suo nome mi è stato fatto diverse volte dai miei “suggeritori”.  “Ho letto che tanti si lamentano dei turisti in alpeggio… qui sono rispettosi, certamente bisogna usare le buone maniere! Però sono i turisti che ci danno da vivere. C’è un cartello davanti al villaggio che invita a rispettare i pascoli, la pulizia. La gente che viene qui, sono dei signori in tutti i sensi.

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Alpe Mascognaz, Val d’Ayas (AO)

Per avvicinare ancora di più il turista all’alpeggio e alle sue produzioni, su prenotazione, è possibile organizzare delle visite. “A volte può essere anche un po’ una perdita di tempo… ma fa anche piacere quando la gente è interessata. Abbiamo molta richiesta anche di burro, avrei le attrezzature per fare lo yogurt, ma ho lasciato perdere. Ci volevano tutte le schede tecniche di ogni marmellata che mettevi nello yogurt… troppa burocrazia.

Aurelio e Denis, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Sapendo della mia venuta, Aurelio aveva lasciato da pascolare un pezzo particolare, dove il panorama era migliore per scattare le foto. “Sai che è la prima intervista che mi fanno? Foto me ne hanno fatte tante… ma intervistarmi, è la prima volta!” Ci tiene a raccontarmi la sua vita, che in fondo è storia semplice. “Le soddisfazioni maggiori sono quelle di venire in alpeggio, essere proprietari e sapere che la clientela apprezza il tuo prodotto!

Denis e la sua prima mucca, Mascognaz – Val d’Ayas (AO)

Il futuro per questo alpeggio sembra garantito, i figli paiono aver ereditato la passione e l’entusiasmo dei genitori. Riparto mentre arriva gente a comprare formaggio, poi altri amici in visita… la stagione non è ancora terminata, visto che la famiglia Vercellin resterà qui fino ad ottobre.

Ci tengo che tutto sia fatto bene!

Con Enzo ci eravamo sentiti varie volte, da quando mi avevano dato il suo numero di telefono. O non poteva lui, o non potevo io… quasi credevo che non sarei più andata, anche perché io pensavo di intervistarlo in un vallone dove ero già stata per un’escursione l’anno scorso, un bell’itinerario da suggerire nel libro, e invece alla fine mi toccava raggiungerlo sull’altro versante…

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Alpe Le Bois – Valgrisenche (AO)

Mi ha richiamata lui, chiedendomi quando sarei andata. Lo ammetto, stavo quasi per rinunciare, ma alla fine siamo riusciti a combinare per un bel pomeriggio decisamente autunnale. Per fortuna, perché ne valeva veramente la pena, sia per il posto, sia per la chiacchierata. Con Enzo a dire il vero ci eravamo già incontrati lo scorso anno alla fiera di Luserna San Giovanni, dato che lui, oltre ad essere un allevatore, è anche commerciante di bestiame. L’appuntamento per quel giorno invece era sopra alla diga di Beauregard, al cancello che blocca l’accesso alle auto.

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Interno della vecchia stalla, Alpe Le Bois – Valgrisenche (AO)

Salgo pure io, seguendo Enzo e suo figlio Julien, che mi fanno fare una visita completa, fermandosi a tutti i tramuti, mostrandomi gli interni delle stalle e delle baite, le parti antiche e le nuove ristrutturazioni. “Prima affittavamo. Andavamo già su verso San Grato, poi siamo venuti anche qui, dopo due anni c’è stata l’occasione di comprare e così ho preso questi alpeggi e li abbiamo sistemati.

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Alpe Plontaz – Valgrisenche (AO)

Al secondo alpeggio la strada arrivava già nel 1973, poi all’ultimo non l’hanno fatta fino negli anni ’90. Hanno dovuto fare tutto il giro, salire e poi scendere, perché c’era uno sotto che non lasciava passare sui suoi terreni. L’alpeggio va curato come si deve, come una volta! Io ci tengo che sia tutto fatto bene, anche la casa deve essere tenuta pulita. Ci si cambia le scarpe per entrare e quando si va via, si pulisce tutto. Poi vengono le donne a mettere a posto a fine stagione, ma già gli operai devono lasciar pulito!

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Brévil – Valgrisenche (AO)

L’ordine e la pulizia regnano ovunque, nelle baite, all’esterno e anche sui pascoli, dove il sistema di ruscelli per la fertirrigazione è ancora curato e utilizzato. Ormai i pascoli sono quasi stati interamente mangiati e i colori sono quelli dell’autunno. La quota è elevata, ma la stagione è comunque stata molto particolare, quest’anno, tra sbalzi di temperatura, temporali e siccità. Le baite nei vari tramuti hanno un portico tra la stalla e la casa con una fontana dove ci si può lavare prima di entrare nella struttura, rimanendo al coperto in caso di pioggia.

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Mungitura manuale, Brévil – Valgrisenche (AO)

Fino a 5-6 anni fa ho avuto operai valdostani, poi sono venuti anziani, hanno smesso e non c’è stato un ricambio di giovani. Così ho preso dei marocchini, sono più bravi a mungere a mano, mi sono trovato bene. Sono di parola, se dicono che fanno la stagione, la finiscono, non se ne vanno dopo un mese o due. Se i Valdostani avessero voglia di lavorare, potrebbero venire! Ma non hanno più voglia di lavorare tanto… Io voglio che si munga a mano perché così si controlla meglio l’animale, poi la mungitrice rimpiazza solo il lavoro di mungere. Per avere la gente seduta che guarda la macchina, meglio essere in 5-6 a mungere a mano e poi dopo via a fare i ruscelli!

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Enzo all’alpeggio di Brévil – Valgrisenche (AO)

Enzo conosce molta gente, anche tra i pastori di pecore. Pure lui aveva un gregge, ma adesso alleva solo più bovini, pezzate rosse valdostane. “Una volta c’era chi aveva anche un po’ di pecore, ma 7-8, non di più. Poi venivano i Biellesi, ma anche allora per le pecore c’erano solo gli alpeggi diroccati.

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La casera, Brévil – Valgrisenche (AO)

E’ vero, in Val d’Aosta abbiamo avuto dei contributi per mettere a posto gli alpeggi, ma c’è anche stato chi non li ha sfruttati. Continuiamo ad andare per un periodo anche di là a San Grato, ma lì non hanno ristrutturati nulla. Il casaro è uno dei miei operai, un paio di anni fa, mentre lavorava da altri, le sue Fontine hanno vinto il premio al concorso.

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Fontine, Brévil – Valgrisenche (AO)

Le Fontine le porto via, ma quelle fatte quassù me le tengo. Le vendo io o le do in pagamento a quelli che mi mandano le mucche. Una volta a San Pietro si pesava il latte di tutte le mucche… a chi ha la mucca buona, qualcosa do ancora adesso. La Fontina non viene valorizzata abbastanza, quella buona finisce mischiata alle altre, una volta erano tenere che sembravano burro. Adesso il latte viene trasportato nei camion, alla fine nei caseifici scaldano di più il latte perché è tutto mischiato. Una volta, nelle latterie turnarie, non ti accettavano il latte se venivi da troppo lontano, perché arrivava freddo.

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Uscita dalla stalla, Brévil – Valgrisenche (AO)

Io ho l’alpeggio mio, qualche guadagno quindi ce l’hai ancora, ma i momenti in cui rastrellavi grandi soldi sono finiti! Io sono fissato per le bianche e rosse, le bestie le devi far rendere, non solo portare su bestie per avere letame per concimare i prati!

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Verso i pascoli, Brévil – Valgrisenche (AO)

C’è quella luce e quell’aria di fine stagione, anche i colori dicono che a breve bisognerà scendere. Si farà ancora una tappa nei tramuti sottostanti, mentre quassù verrà messo il letame nei pascoli, per garantirsi della buona erba per la stagione successiva. Devo salutare, devo rientrare, lasciandomi alle spalle questo vallone e questi alpeggi. Quando arrivo al lago, il sole è ormai tramontato dietro alle creste e soffia un vento freddo, autunnale.

Quella di fare agriturismo è un’opportunità che molti non hanno sfruttato

In questa settimana di “assenza” da queste pagine, ho ultimato veramente in bellezza il mio girovagare per gli alpeggi della Val d’Aosta. Ho raccolto le ultime storie d’alpeggio, di allevamento, di caseificazione e di territorio. Prossimamente un bilancio di questa mia “esperienza”, ma oggi voglio raccontarvi una delle ultime interviste realizzate.

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Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Risalendo da Champdepraz, in bassa valle, sono andata alla scoperta del territorio del Parco del Monte Avic, dove non ero mai stata. La meta non erano i suoi famosi laghi, ma un alpeggio-agriturismo dalla storia particolare. Pra Oursie si raggiunge a piedi ed è collocato sotto al monte che da il nome al parco naturale.

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L’agriturismo Maison du Lord, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Questo alpeggio, oggi di proprietà regionale, nasce come particolare residenza, solo in seguito è stato ristrutturato ed adibito ad alpeggio. “Si chiama anche Maison du Lord, anche l’agriturismo si chiama così, perché era la casa di un lord inglese, dirigente delle miniere di Herin e del Lago Gelato. L’aveva fatta perché aveva un figlio malato di tubercolosi e doveva rimanere in quota per avere aria migliore.” Così mi racconta Didier, che gestisce l’azienda famigliare insieme alla mamma e alla sorella. “…ma l’intervista la devi fare a Simone, è lei la titolare!

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Didier in caseificio, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Intanto però io fotografo Didier alle prese con la caseificazione, mentre aspettiamo che arrivi Simone, scesa con la mandria verso i pascoli. Quando arriverà, sarà lei a raccontarmi la scelta particolare fatta dalla sua azienda, trasferitasi qui dopo anni di “normale” alpeggio.

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L’agriturismo, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Siamo qui dal 2009, abbiamo fatto un contratto per 10 anni. Prima andavamo in alpeggio a Chamolè, dalle nostre parti, noi d’inverno siamo a Charvensod. Lì salivamo con molti animali… Qui siamo venuti apposta per l’agriturismo. E’ a gestione famigliare, l’altro fratello ha famiglia e sta giù a fare i fieni. Quest’anno mio papà è stato operato alle gambe e quindi non è potuto salire.

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La mandria al pascolo, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

D’inverno facciamo anche altri lavori. Mio papà e mia mamma avevano già esperienza di ristorazione… Io ho fatto il corso e, nel 2010, abbiamo iniziato con l’agriturismo. Diamo tutti prodotti nostri, abbiamo anche sei posti letto, c’è gente che si ferma anche 3-4 giorni. Il turista che viene qui, cerca proprio i prodotti di alpeggio.

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La cagliata appena estratta dalla caldaia, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

Facciamo formaggi freschi, tomini, yoghurt, burro, ricotta brossa, poi i dolci per la cucina dell’agriturismo, panna cotta, creme caramel… Come vendita diretta, solo formaggio stagionato. Serviamo anche crepes con la ricotta. Abbiamo anche polli e galline, per le uova e per la carne, li portiamo su con l’elicottero. Carni e salumi sono tutti dei nostri animali.

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La stagionatura, Pra Oursie – Monte Avic (AO)

D’inverno vendiamo il latte. L’agriturismo vuol dire soldi alla mano, non devi aspettare 90 giorni che il consorzio ti paghi. Secondo me, quella di fare agriturismo, è un’opportunità che molti non hanno sfruttato. Io sono soddisfatta della scelta, anche se hai meno mucche e il lavoro è diverso.

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Plan Chateau – Monte Avic (AO)

I pascoli circostanti l’alpeggio sono pochi, ma viene utilizzato anche un tramuto a quota maggiore. Quando le bestie sono lì al pascolo, bisogna fare avanti e indietro, perché ovviamente la struttura per la ricettività dei turisti resta la medesima.

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Al pascolo con lo sfondo del Monte Avic (AO)

Lavoro ce n’è… fare le camere, servire a tavola, pulire le stalle… Alla sera sei stanco anche se abbiamo solo una ventina di mucche. Su prendevamo bestie in guardia, stavo al pascolo tutto il tempo, qui sei obbligato a seguirle in un altro modo, mettere il filo e tornare a fare i lavori. Ma soddisfazioni ce ne sono: la gente che va via contenta, le recensioni positive su internet!

Non dateci niente, ma lasciateci lavorare!

Dovendo cercare alpeggi dove si producono e vendono formaggi in Val d’Aosta, sono anche tornata a Valmeriana, nel comune di Pontey. C’ero già stata un paio di anni fa e ve lo avevo raccontato qui.

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Tour delle macine, partenza del sentiero, Valmeriana – Pontey (AO)

Il tramuto più alto è collocato a poca distanza dal sentiero che porta alla scoperta delle “macine di Valmeriana“, un sito archeologico davvero particolare. Quest’anno il Comune ha organizzato alcune escursioni guidate per visitare le macine, in occasione delle quali era possibile pranzare/cenare presso l’alpeggio, ovviamente con i prodotti locali dell’azienda di Clelia Collè, che da 5 anni sale qui con i suoi animali. “In quell’occasione c’era la strada aperta e si poteva salire in macchina, altrimenti c’è il divieto. Ho dato i miei prodotti, carne di capra, di capretto, i formaggi… Tutto con le autorizzazioni, ho dovuto fare le pratiche per la somministrazione saltuaria di cibo.

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Il gregge torna in stalla, Valmeriana – Pontey (AO)

La vita di Clelia sarebbe lunga da raccontare per intero. “Sono nata e cresciuta in mezzo alle capre! Sono stata con mio nonno a Vignolaz (villaggio ora abbandonato, privo di strade, tra i comuni di Nus e Quart – ndA), sono stata l’ultimo bambino che è cresciuto là. Mio papà è andato per trent’anni in alpeggio a La Thuile. Ci sono stati alcuni periodi della mia vita in cui magari non lavoravo direttamente con gli animali, ma c’erano comunque in casa. Adesso… i miei figli non hanno intenzione di continuare. Prima o poi vendo tutto, mi aggiusto la casa e tengo solo più qualcosa come hobby!

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Formaggi di capra, Valmeriana – Pontey (AO)

In questo alpeggio Clelia realizza diversi tipi di formaggio, a latte caprino, vaccino, misto e formaggi aromatizzati. “Qui si vende qualcosa, ma poco. Li vendo ai mercatini, alle fiere… Ho dovuto farne di piccolissimi, perché la gente mi chiedeva di tagliare a metà quelli più piccoli che avevo. Ho portato al concorso regionale anche quello con i semi di finocchio, l’ho quasi portato per caso… e ho vinto il primo premio! Lavoro qui ce n’è tanto, tenere pulita la casa, seguire i formaggi…

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Francesco, Valmeriana – Pontey (AO)

Personale affidabile fatichi a trovarlo. Adesso c’è Francesco, lui munge, pulisce le stalle, mette i fili alle mucche, va a prendere le capre quando non rientrano da sole… Io ho anche l’azienda di fondovalle da mandare avanti, gli orti, il fieno. Se hai anche altri prodotti oltre ai formaggi, vendi di più sui mercatini. Non dateci niente, ma lasciateci lavorare! Lo diceva già mio papà 15 anni fa… Invece ci sono troppi paletti, troppe spese, troppe analisi… Questo lavoro qui non rende più. Io d’inverno devo andare a fare la cuoca in Svizzera per avere i soldi per vivere e pagarmi i contributi per la pensione. Non va bene così… i nostri genitori, lavorando, si sono fatti la casa e noi invece non riusciamo più a mantenerci!

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Clelia e le sue capre, Valmeriana – Pontey (AO)

Clelia racconta e intanto cucina. Per pranzo ci servirà la “sorsa”, una zuppa tipica valdostana a base di verdure, aromatizzata con lardo, che accompagneremo con i vari formaggi presi in cantina. “Erano venuti i NAS a farmi un controllo a casa! Mi hanno fatto aprire la casetta dove faccio i miei traffici, c’erano dei formaggi, ma quelli erano per me! Io sono convinta che potrei vivere in autonomia alimentare, ma ormai non ce lo permettono più… La veterinaria mi ha dato ragione, io posso in casa mia produrmi del formaggio per consumarmelo!

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Il gregge rientrato a fine mattinata, Valmeriana – Pontey (AO)

Sono anche un’appassionata di erbe e saperi antichi. Uso le erbe per curarmi e per curare gli animali. Amo raccogliere le erbe, alcune le coltivo. Cerco anche di salvare semi di varietà antiche, preservare la biodiversità: è anche una forma di lotta contro il sistema che vorrebbe omologare tutto!

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Una delle passioni di Clelia, gli animali da cortile, Valmeriana – Pontey (AO)

Quel giorno Clelia è arrabbiata contro i cercatori di funghi: il posto è conosciuto, quest’anno a causa della siccità c’è poco, ma orde di gente scorrazzano per boschi e pascoli, oltrepassano il divieto, parcheggiano sull’erba che le vacche dovranno pascolare nelle prossime settimane, quando si inizierà a scendere. “Se non mi crei problemi, se mi rispetti, arrivi qui e ti faccio un sorriso, magari ti offro anche il caffè. Ma se mi parcheggi nel prato, mi molli il cane, mi spaventi gli animali… allora abbiamo già tirato su un muro!

Non è che mi sono fatto prete perché non mi piaceva questa vita!

Quando, mesi fa, ho iniziato a muovermi per avere un elenco di persone da intervistare negli alpeggi valdostani, praticamente tutti mi hanno suggerito di andare da Don Giuliano, cosa che peraltro avevo già intenzione di fare!

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Stefano e Don Giuliano, Vallorsiere – Nus (AO)

Siamo nel Vallone di Saint Barthelemy, una vallata ricca di alpeggi, e qui ce n’è anche uno un po’ speciale per la professione svolta dal proprietario della mandria. A guardare gli animali c’è Stefano, un ragazzo valdostano, che è qui con i suoi animali. “Adesso ho un aiutante valido, di cui mi posso fidare, ma non è facile trovarne… Ho avuto un Albanese, un Biellese…

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Vallorsiere – Nus (AO)

Don Giuliano Reboulaz però non è solo allevatore, è anche parroco a Champorcher. “La Parrocchia ce l’ho sempre avuta là. Faccio 113.000km in quattro anni… poi cambio la macchina! Vengo su due volte alla settimana, un po’ di più quando ci sono i fieni, più o meno si cerca di combinare gli impegni, ovviamente quelli della Parrocchia hanno la priorità.”

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Non solo bovini all’alpeggio Vallorsiere – Nus (AO)

La mia chiacchierata comunque non si è discostata da qualunque altra fatta negli alpeggi della Val d’Aosta in questi mesi. Abbiamo parlato del presente, abbiamo parlato molto del passato. “Sono sempre stato in alpeggio, fin da bambino, con mia sorella. Quando è mancato mio fratello, avevamo appena iniziato a ristrutturare qui, bisognava andare avanti, così l’ho preso io. Non è che mi ero fatto prete perché non mi piaceva questa vita!

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Vallorsiere – Nus (AO)

Questo alpeggio l’aveva comprato mio papà nel 1952. Era della famiglia Peccoz di Gressoney, avevano 5 alpeggi in zona. All’epoca l’avevano venduto per 7 milioni di lire! Così i miei hanno messo via quasi tutte le mucche, ne hanno tenute solo 3 e le manze, hanno ricavato un milione…

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Rientro in stalla dopo la mattinata al pascolo, Vallorsiere – Nus (AO)

Mungiamo solo un po’ per fare qualche formaggio per noi. Tengo le bestie per passione. E’ strano, ma… dove uno tribola, si affeziona! Dove invece la strada è liscia… niente! Quando ero in seminario comunque mi mancava questa vita. Pensavo… adesso saranno lì al pascolo… adesso staranno mungendo… Quando tornavo a casa, andavo a mungere, ma le mani ormai erano troppo tenere e mi venivano i calli!

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In stalla, Vallorsiere – Nus (AO)

Anche quando le hanno vendute per comprare l’alpeggio, i miei comunque hanno tenuto la razza. La nonna mi raccontava che già suo papà aveva la passione per le regine. Accettava di farle battere per scommessa, all’epoca non c’erano incontri organizzati, e chi vinceva, portava via la mucca all’altro.” Anche oggi Don Giuliano porta le sue reines alle battaglie.

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Vallorsiere – Nus (AO)

Altri tempi… quelli in cui tutti gli alpeggi erano utilizzati e abitati da molte più persone. “Ce n’era di gente… i ragazzini di 7-8 anni venivano mandati in alpeggio per togliere delle bocche da sfamare da casa. Quando avevano due ricambi per tutta la stagione era tanto. Qui arrivavano da Verrayes, c’era tanta povertà. Qui non c’era una stanza decente dove dormire, si dormiva sopra alle mucche, negli alpeggi era così.

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Razza valdostana castana, Vallorsiere – Nus (AO)

In bassa valle c’erano più le famiglie, ma qui di donne in alpeggio non ne trovavi, a meno che fossero con chi teneva l’alpeggio. C’erano i pastori, chi si occupava delle Fontine, chi dell’acqua, i bambini… Non tutti gli alpeggi avevano il magazzino per le Fontine, così ogni alpeggio aveva una base dove portarle. Anche dopo che si era scesi con le bestie, rimaneva su uno per girarle, magari passava anche 2-3 magazzini. A fine novembre si portavano via con i muli, fin dove arrivava la strada e venivano i grossisti a caricarle.

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Vallorsiere – Nus (AO)

La chiacchierata potrebbe andare avanti per ore. Ogni tanto si scivola sul patois, si ricordano persone che non ci sono più, oppure si ricostruisce la genealogia delle reines… o si parla di campane, come in qualsiasi altro alpeggio di queste vallate. “C’è anche la malattia per le campane, ho uno chamonix della fine dell’800 che è un regalo che mio nonno aveva ricevuto per il matrimonio…

Saliamo qui dal 1933

Dopo vari tentativi per combinare questa intervista, finalmente sono riuscita a raggiungere Rino a Torgnon. Questo comune collocato in quota sui versanti della Valtournenche è ricchissimo di alpeggi. Una lunghissima pista sterrata, da cui si staccano diramazioni secondarie, permette di raggiungerli attraversando le varie conche, alternando boschi di conifere e pascoli. La pista è chiusa al traffico (a parte gli aventi diritto) ed è molto frequentata dagli amanti della bicicletta. Alla fine del percorso si raggiunge il lago di Cignana (qui il percorso escursionistico per il lago, che però non passa all’alpeggio di cui sto per parlarvi).

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Telinod – Torgnon (AO)

La segnaletica è perfetta, quasi senza consultare la cartina, arrivo all’alpeggio Telinod mentre la mandria sta uscendo dalla stalla, diretta verso i pascoli. Saluto la signora Franca, poi raggiungo Rino, che sta tirando i fili per dare il pezzo alle vacche. La cagna mi abbaia, diffidente: “E’ da pascolo… ma anche da guardia!

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Delimitazione del pascolo, Telinod – Torgnon (AO)

Terminato il lavoro, mentre gli animali brucano tranquilli, possiamo chiacchierare. “L’alpeggio è comunale, siamo in affitto, sarebbe troppo bello fosse nostro! Veniva già qui mio nonno, è dal 1933 che saliamo qui, poi mio papà e adesso noi… Io con la moglie e i figli e mio fratello.

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Al pascolo, Telinod – Torgnon (AO)

Una volta mio papà aveva tutte pezzate nere, le rosse non le voleva… Abbiamo iniziato io e mio fratello, quando abbiamo fatto la stalla nuova, abbiamo aumentato il numero dei capi e preso le pezzate rosse, per la resa. Poi c’è qualche castana per le battaglie, abbiamo anche quella passione lì. Qualcuna ci vuole, ma non troppe. Qui abbiamo le nostre bestie e altre che ci danno in affida per l’estate. La transumanza, con le nostre, la facciamo interamente a piedi, in salita e in discesa. E’ una vera festa!

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Al pascolo, Telinod – Torgnon (AO)

E’ una bella, lunga chiacchierata, quella con Rino. Mi racconta le cose di oggi, ma anche tanto sul passato. “Oggi usiamo solo più questo alpeggio come strutture: quello vecchio lì sulla strada, ce n’era un altro sotto e uno più sopra, ma non li usiamo più. Dovessi tornare sotto… nelle baite vecchie… tutto a mano… non c’era la luce, si usava l’acetilene. Quando pioveva era tutto umido, c’era il camino e il buco nel tetto per fare uscire il fumo. Mangiavi al freddo con la giacca e il berretto, adesso non c’è paragone!

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Rino al pascolo, Telinod – Torgnon (AO)

Le maggiori soddisfazioni di questo mestiere sono la libertà… la passione, prima cosa, altrimenti non si farebbe! A me piace tanto il pascolo, anche sotto la pioggia, non me ne fa niente di stare al pascolo quando piove. E’ una soddisfazione vedere le mucche sazie, belle.

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La famiglia Barrel, Telinod – Torgnon (AO)

Adesso siamo solo noi, prendiamo un operaio a contratto quando abbiamo bisogno, a volte tutta l’estate, a volte no. Mio fratello adesso è giù a far fieno. Il figlio maggiore si è sposato quest’anno, ha 25 anni. Sembra che vogliano continuare… Speriamo per il futuro che questo mestiere cambi per il meglio! A volte ti chiedi chi te lo fa fare… Ma hai tutte le attrezzature, è il tuo mestiere, mica vai a fare altro.

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Fontine, Telinod – Torgnon (AO)

A differenza della maggior parte degli alpeggi di Torgnon, che conferiscono il latte al caseificio di fondovalle, a Telinod si caseifica e si vendono i prodotti. “Facciamo Fontina, formaggio semi-grasso, ricotta, seras, brossa, burro e burro fuso. Molti negozi ci ordinano i prodotti e noi li portiamo giù. Parte delle Fontine le diamo alla cooperativa.

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In caseificio, Telinod – Torgnon (AO)

Quel giorno è il figlio minore in caseificio a girare le Fontine, ma solitamente i casari sono lo zio o il fratello maggiore, uno impegnato con la fienagione e l’altro con lo spandimento dei liquami della concimaia sui pascoli.

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Concimazione dei pascoli, Telinod – Torgnon (AO)

La strada qui l’hanno fatta a scaglioni, in 4 tratte. Prima si saliva a piedi con i muli… Dall’alpeggio sotto avevano fatto una pista dove si poteva salire con il trattore e ce lo facevamo imprestare per portare su la roba. Circa 35 anni fa noi siamo stati i primi ad utilizzare il motore a scoppio collegato all’attrezzo per girare la cagliata e per la mungitrice a carrello.

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Vista sul Cervino – Tognon (AO)

Proseguo oltre l’alpeggio, fino ad affacciarmi dove si può vedere il Cervino. E’ un vero peccato che le mandria non sia più qui al pascolo, sarebbe stata una magnifica foto… I pascoli invece sono già stati brucati, anche da queste parti l’erba quest’anno non era abbondante. Qualche pioggia c’è stata, poi anche la grandine e la neve.

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Rientro in stalla, Telinod – Torgnon (AO)

Mentre rientro, incontro numerosi ciclisti che approfittano della splendida giornata. La mandria sta tornando in stalla, io mi affretto a ripercorrere tutta la strada, incontrando escursionisti a piedi solo nell’ultimo tratto. Anche quest’anno in uno degli alpeggi di Torgnon si è tenuto uno degli appuntamenti di Alpage Ouverts, Telinod l’ha già ospitato in tre occasioni. In quelle giornate è possibile anche usufruire delle navette.

L’alpeggio è impegnativo… anche se oggi ci sono tante comodità

Ultimamente ho rimbalzato qua e là per la Val d’Aosta come una pallina in un flipper… e così questa volta eccomi sopra a La Salle, in un vallone che ospita ricchi pascoli di alta quota. Dopo aver consultato la mappa, vedo che è possibile compiere un giro ad anello, così scelgo di salire dalla pista… e scendere lungo il sentiero. Parto presto, con l’aria frizzante del mattino, non c’è ancora il sole, ma riesco a fare solo i primi tornanti prima di incontrare il gentilissimo Louis con il fuoristrada, che mi era venuto incontro.

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Luis e Silvano, Bonalé – La Salle (AO)

Dopo una lunga salita che attraversa i pascoli anche di pertinenza di altri alpeggi, un taglio nella roccia e un passaggio abbastanza esposto ci permettono di arrivare dove c’è la mandria. Il sole però non è ancora spuntato, le foto non verrebbero bene, così proseguiamo fino a Bonalé (sulle mappe indicato come Bonalex), dove ci aspetta Silvano. Il rapporto tra i due è chiaramente soprattutto quello di amicizia: “Con lui… più che operaio, sei padrone!

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La stagionatura, Bonalé – La Salle (AO)

Mi fanno fare un tour dell’alpeggio, che è stato ristrutturato agli inizi degli anni 2000. “Prima c’era quello vecchio, dormivamo nella roccia, era bello! Il bianco fuori contro le rocce è ancora di quando lì c’era la casa. La cantina è ancora così… La strada l’abbiamo fatta io e mio fratello, è stata iniziata nel 1995, finita nel 1998-99“, racconta Silvano. “Sono qui dal 1990, prima non venivo in alpeggio. Poi ho fatto la stalla nuova, ho ingrandito e così ho iniziato a venire su.

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La mandria al pascolo, Bonalé – La Salle (AO)

Con Luis e Silvano mi sembra un po’ di essere tornata ai tempi dei libri realizzati in Piemonte, quando… erano più chiacchierate che non vere e proprie interviste. Si parla di conoscenti comuni, margari, pastori vaganti, di cosa ho visto, di chi ho incontrato… Ogni tanto devo riportarli “sulla retta via” affinché mi raccontino ciò che mi interessa per il libro. “Io sono stato in alpeggio dall’80 all’89. Mio papà aveva fatto troppo la fame da bambino in alpeggio e non mi ha lasciato andare a fare le stagioni fin quando avevo io 18 anni e mio fratello 17. Un anno però me la sono vista brutta pure io, ho perso 11 kg in una stagione, eravamo in pochi, il padrone era sempre via… così ho smesso. Per 25 anni sono andato a fare altro.

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La mandria al pascolo, Bonalé – La Salle (AO)

Ho ripreso 6-7 anni fa. Mio figlio Jean Paul aveva 14 anni. Siamo venuti su a trovare Silvano e lui… non voleva più scendere. La mamma ha mandato su un po’ di roba… quando sono tornato per portarlo giù, ha detto che si fermava, che voleva far questo. E’ una vita che… se non ti piace, il secondo giorno già scappi! Qui mungiamo ancora tutto a mano… L’alpeggio è impegnativo, anche se oggi ci sono tante comodità!

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Rientro in stalla, Bonalé – La Salle (AO)

Silvano poi mi spiega come questo alpeggio sia una “consorteria” e come funzionasse questo antico metodo di gestione dei territori d’alpe, ormai praticamente in disuso: “Ognuno aveva diritto ad un tot di mucche, c’era chi aveva più diritti, e quindi andava tutti gli anni in alpeggio, gli altri mandavano su le bestie e si alternavano. Ogni mucca corrispondeva anche ad un carico di legna da portare su con il mulo…

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Sulla strada per Bonalé – La Salle (AO)

Si sono sempre fatte Fontine quassù, le consorterie facevano solo Fontine, non formaggio… adesso facciamo anche un po’ di burro da siero, solo per noi, la brossa e la ricotta quando vengono gli amici. I vecchi portavano giù le Fontine con gli asini a Les Ors… io invece sono già arrivato su con la Campagnola! Quando hanno ristrutturato l’alpeggio, abbiamo dovuto arrangiarci nell’alpeggio vecchio, quello diroccato, mettendo delle assi e dei teli per stare noi e per mungere al coperto.

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Il cane sorveglia, Bonalé – La Salle (AO)

C’era tanto personale, una volta… e non si stava mai fermi! Un alpeggio come questo, aveva almeno 10 persone. Adesso siamo in sette, ci sono tre operai marocchini, il pastore è qui da 12 anni, anche il casaro è marocchino, gli ho insegnato io a fare la Fontina, è nove anni che viene qui.

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Le vacche entrano in stalla per essere legate, poi si va a pranzo. La giornata è lunga, da queste parti: “Ad inizio stagione ci alziamo alle 2:00 di notte per mungere, più avanti alle 2:30, ci sono 130 mucche, alle 5:30 colazione, poi un’ora di riposo, poi si inizia. Adesso qui ci alziamo alle 7:30…“. Si parla ancora di battaglie, di giovani che iniziano, di alpeggi dove ormai salgono solo più gli asini e non i bovini, di razze di mucche, di com’è cambiato il lavoro… Poi mi alzo, appesantita dal pranzo abbondante: il ripido sentiero in poco tempo mi porta nel vallone sottostante, passo accanto ad un alpeggio da dove la mandria se n’è già andata proprio quella mattina. Il parcheggio si è riempito di auto, siamo ancora in piena stagione turistica e lì accanto vi è un noto ristorante.

Siamo talmente testardi… che non molliamo!

Da una parte all’altra della Vallée, eccomi in bassa valle, più precisamente a Lillianes, nella valle del Lys. Qui, per raggiungere l’alpeggio, mi inerpico per una stretta strada a tornanti, che tocca diverse frazioni. Arrivo a Santa Margherita, poi chiamo Italo. Devo prendere l’altra strada, poi girare “…dove c’è una biga parcheggiata…” e andare avanti fin quando trovo il suo camion trasporto animali.

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In alpeggio dai Lazier, Pra Pian – Lillianes (AO)

Più difficile a dirsi che a farsi, così con l’aria fresca del mattino, ancora prima che il sole arrivi alla baita, eccomi a Pra Pian. La famiglia Lazier è quasi al completo, manca il figlio maggiore, ma c’è un ragazzino che è in villeggiatura da quelle parti. La moglie di Italo deve scappare, sta per arrivare un elicottero con il carico dall’alpeggio dove ci sono i suoi genitori. “La sua famiglia ha sempre avuto le bestie, solo lei ha continuato, le due sorelle sono andate a fare altro…

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Uscita dalla stalla, Pra Pian – Lillianes (AO)

Qui gli alpeggi sono diversi rispetto ai valloni della media e alta valle. Le vacche sono ricoverate in almeno 3 diverse piccole stalle, una delle quali è al pian terreno dell’abitazione della famiglia. Sono diverse le strutture, ma anche i pascoli, il territorio… e la gestione è famigliare. “Non abbiamo operai, facciamo tutto noi. Passiamo qui tutta l’estate, da metà giugno a fine settembre, siamo in affitto. Io ci venivo già prima, poi abbiamo continuato insieme quando ci siamo sposati 20 anni fa.

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Verso i pascoli, Pra Pian – Lillianes (AO)

A volte vorrei cambiare, affittare da un’altra parte, ma mia moglie preferisce restare qui. Una volta avevamo anche capre, mi ha spezzato il cuore doverle vendere, adesso abbiamo solo più mucche. Magari più avanti quando i ragazzi saranno più grandi… ne prenderemo di nuovo! Mungiamo e diamo il latte alla cooperativa a Fontainemore. Per lavorarlo, ci vorrebbero tutti i locali a norma… prima avevamo 2-3 tramuti e ci sarebbe stato da fare la spesa su tutti per mettere a posto. La burocrazia e i vincoli ci complicano troppo il lavoro!

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Pra Pian – Lillianes (AO)

Qui in bassa valle quasi tutti danno il latte alla cooperativa di Fontainemore, se hanno la strada. In alta valle lo lavorano ancora. Avere le strade mantiene vivo il sistema degli alpeggi, se i villeggianti vogliono andare a piedi, possono farlo lo stesso. Di qui passa abbastanza gente, vanno al Rifugio Coda o al ristoro.

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Pra Pian – Lillianes (AO)

La pista interpoderale è stata fatta nel 1990, così abbiamo avuto tante agevolazioni… Adesso si munge a macchina, puoi usare la botte per spargere i liquami e concimare i pascoli. Una volta il latte si mandava giù con le teleferiche! A non lavorare noi il latte c’è più tempo, altrimenti senza operai non si riuscirebbe a far tutto. Ci facciamo parte del fieno… Quest’estate il figlio maggiore è giù a fare altri lavori, altrimenti ci aiuta anche lui.

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Pra Pian – Lillianes (AO)

Non è facile pascolare qui, la mandria deve passare in un corridoio di fili e picchetti tra le baite: alcune sono state ristrutturate, altre purtroppo sono abbandonate. “Anche se tiriamo il filo, uno al pascolo con le bestie c’è sempre. Ne abbiamo poi altri gruppi, i manzi da una parte, i vitelli dall’altra, quelli sono da soli e si spera che il lupo non diventi un problema! Non è il lupo che ha colpa… ma chi lo protegge!

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Pra Pian – Lillianes (AO)

Nonostante le difficoltà, i pascoli non ottimali, il meteo di questa stagione che forse costringerà a lasciare l’alpeggio in anticipo, i cinghiali che devastano tutto: “…siamo talmente testardi che non molliamo! Devi proprio amarlo, questo lavoro, non c’è mai un giorno di riposo, ma a me non pesa.

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Pra Pian – Lillianes (AO)

Proprio nel mezzo de pascolo che Italo ha dato alla mandria per quella mattina, c’è un quadrato recintato con picchetti e vari giri di filo azzurro. “L’hanno recintato i padroni, stanno in quella casa lì ristrutturata, vengono dalla Francia. Non è facile pascolare in posti così…“. Mi mostra altri alpeggi, a quote maggiori, sui versanti fronte. Montagne forse migliori, ma comunque diversi da quelli dell’alta val d’Aosta. “Tutti gli anni cerchiamo di andare almeno un giorno a vedere qualche alpeggio su… ieri siamo andati al Piccolo San Bernardo a vedere la Battaglia. Abbiamo anche quella passione, lo scorso anno ne avevamo due alla finale regionale, quest’anno una…