Parole di carta

Questo è un post che vi parla di parole… vi invito alla lettura di alcune opere anche molto diverse tra loro, qualcuna mi riguarda, altre le ho scoperte e ve le volevo segnalare.

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Iniziamo, riallacciandoci al post di ieri sui problemi di convivenza tra i turisti/escursionisti e chi abita e lavora in montagna, con una monografia uscita nella collana Meridiani. Finalmente ho ricevuto la mia copia, che mi è stata inviata in quanto autrice di uno degli articoli. Se cercate in edicola o in librerie specializzate il numero “Alpeggi e malghe delle Alpi”, troverete una serie di itinerari (con mappe dettagliate) che vi permetteranno di organizzare dei trekking dalle Alpi Liguri alla Carnia, godendo di splendidi panorami di montagna… e di alpeggio! Incontrerete quindi gli alpigiani, i loro animali (vacche, capre, pecore), camminerete lungo i sentieri dei pascoli e delle transumanze, imparando a comprendere meglio questo mondo e i suoi prodotti caseari, tanto preziosi e unici perché indissolubilmente legati alle erbe, agli animali che le brucano, alla mano del casaro, alle cantine dove vengono stagionati. Nel mio caso, vi porto in un vallone che spesso state vedendo nelle mie immagini, quello di Saint Barthélemy a Nus (AO), riprendendo anche parte dell’itinerario presente in “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari escursionistici” di MonteRosa Edizioni.

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Grande novità invece quella che potete iniziare a trovare on-line in questi giorni. Esce infatti il mio romanzo “Il canto della fontana”, vincitore come inedito della passata edizione del premio letterario “Parole di Terra”.

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La presentazione ufficiale sarà a Genova domenica prossima, 30 settembre, nell’ambito del Book Pride. Mi potrete trovare tutto il giorno presso lo stand dell’editore Pentàgora, nel Palazzo Ducale di Genova. Seguiranno poi altri appuntamenti (ricordo come sempre di contattarmi se interessati ad organizzare una presentazione di una o più delle mie opere). Sono curiosa di sapere le vostre impressioni su “Il canto della fontana”, sicuramente qualcosa di diverso rispetto alle mie opere precedenti… ma c’è comunque la montagna, luoghi e ambienti che amo, sensazioni viste e vissute… Fatemi poi sapere!

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Per finire, queste due pagine più o meno nel cuore dell’ultimo libro che ho letto in questi giorni. Da quando sono tornate le capre dall’alpeggio, ho tempo per leggere mentre sono al pascolo. Io sono una grande divoratrice di libri, spazio su più generi. Se non c’è qualcosa che sto cercando in particolare, in biblioteca mi lascio guidare dall’istinto e dal caso nella scelta di quello che sarà il prossimo testo a tenermi compagnia, così com’è successo per il libro di cui sto per parlarvi. Niente, nel riassunto, faceva immaginare che avrei trovato momenti di vita pastorale e di alpeggio! Queste pagine sono tratte da “all’inizio del settimo giorno” di Luc Lang. Non so se consigliarvi il libro, che nel complesso alla fine mi ha lasciata un po’ esausta e confusa (per la sua recensione completa, vi rimando a questo sito, con il cui contenuto mi trovo totalmente concorde), ma la sua parte centrale mi ha catturata.

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Gregge sui Pirenei nella zona descritta nel libro “all’inizio del settimo giorno” (foto dal web)

Il libro è diviso in tre parti, nella seconda l’autore ci trasporta sui Pirenei, dove Jean, il fratello del protagonista vive e lavora con la sua azienda agricola. Non conosco quelle zone dal vivo, ma quando leggevo, ero là anch’io con il gregge, su quei pascoli, accompagnata dai patou. L’autore deve conoscere bene quella realtà per aver scritto le pagine che vi ho mostrato sopra. Il protagonista si occupa di informatica. Il fratello è laureato in agraria, ma ha scelto di mandare avanti in modo tradizionale l’azienda di famiglia. Ecco un brano dove si descrive lo scontro tra i mondi dei due fratelli.

(…)”Sono capitato su di un articolo a proposito dei chip elettronici per il bestiame e ho frugato un po’, pensando a te.
Aspetta fratellino, ti fermo subito. Perché, secondo te, non supero i centottanta capi?
Immagino che, se vai oltre, la scala cambia, non riesci più a controllare il gregge, mentre con la mia soluzione non c’è bisogno di personale supple…
Guarda, non hai capito niente. Non li supero perché, al di sopra, non posso più riconoscerle: il loro nome, il loro carattere, le loro abitudini… e centottanta è già il limite. Me ne frego di averne di più… E poi, ammettiamo pure, Thomas, cosa ci faccio con il tuo sistema? Che cosa…
Gestisci! Io installo le applicazioni, garantisco il controllo informatico, gli aggiornamenti…
Vorresti davvero farmi trascorrere le giornate davanti a uno schermo a “gestire” le curve di temperatura, l’esame del sangue, la traiettoria delle mie pecore? Le chiamerò all’orecchio con Skype? Mi sistemerai un ufficio nell’ovile? Diventerò il grande fratello del gregge? E poi, se ci rifletti un tantino… Quando le mie pecore saranno nel computer, la filiera della carne (laboratorio, ingrasso, riproduzione, macellazione) esigerà l’accesso ai file, insomma alle mie pecore informatiche… La filiera mi imporrà criteri di allevamento sempre più astrusi, votati nella Commissione europea da esperti smarriti e venduti per convalidare il mio bestiame, per certificare lo sperma fertile eliminando le razze meno produttive… la biodiversità, col cazzo! E io che divento? Cosa? Non ho più potere con i miei animali? Non ho più un mestiere, una capacità professionale? Sono un esecutore, gestisco la sorveglianza, hai detto bene… No, grazie, Thomas.
(…)
Sei davvero insensibile a ogni cambiamento, sei un caso dispe…
Vuoi che ti dica l’essenza del mio pensiero, Thomas? Tu ti affanni a tenere sotto controllo la gente che lavora all’esterno, tu ti inventi spie portatili, tu…
Niente affatto! Offro a ognuno la possibilità di autovalutarsi, di autovalorizzarsi, di dar prova delle proprie competenze in tempo reale, di…
Mi scoraggi con le tue scempiaggini, e quello che mi scoraggia di più è che sembri crederci alle tue belle parole da piazzista, mentre sei semplicemente uno sbirro al servizio dei potenti… E vorresti che le mie pecore, che anch’io… Risparmiami, fratellino, smettila con le tue assurdità, come puoi…”(…)

In questa parte del testo si parla anche del contrasto tra la vita bucolica, le qualità del formaggio prodotto da Jean con le sue pecore di razza autoctona… e il mercato globale, l’assurda dipendenza dai contributi comunitari per poter sopravvivere. Insomma, qualsiasi allevatore, pastore di montagna si ritrova completamente in questi paragrafi. Poi il libro ci porta altrove, molto lontano…

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Convivenza e ignoranza

Lentamente le montagne si svuotano. Chi prima, chi dopo, a seconda della quota e della disponibilità di erba, tutti lasciano gli alpeggi a fine state, inizio autunno. Scendono le mandrie, scendono le greggi. Chi resta in valle si abbassa a pascolare intorno ai villaggi, fino al momento di mettere in stalla gli animali.

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Desarpa – Vallone di Saint Barthélemy, Nus (AO)

Quel giorno allora le montagne saranno silenziose, il silenzio che precede (si spera) l’arrivo della neve. A me la montagna piace in ogni stagione, l’alternarsi di questi momenti (transumanza in salita, pascolo estivo, discesa autunnale, aria fredda e silenziosa) genera in me sentimenti di gioia e malinconia. Mai potrei però immaginare, d’estate, la fascia di territorio “d’alpeggio” priva del tintinnio delle campane, dei belati, dei muggiti, dell’abbaiare dei cani.

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Tubi per lo spandimento dei liquami in alpeggio – Piani di Cappia, Valchiusella (TO)

Eppure non per tutti è così. Ci sono persone che si professano “amanti della montagna”, ma che si auspicano di vederla senza allevatori, mandrie, greggi. Ovviamente, anche questo mondo si è pian piano evoluto, portando “modernità” e semplificazioni nel lavoro anche in alpeggio a 2000 e più metri di quota. Non vedo perché il margaro, il pastore, dovrebbero rimanere fermi al XVIII o al XIX secolo per “fare folklore” mentre il resto del mondo va avanti!

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Pascoli delimitati da picchetti e fili – Val Ferret, Svizzera

Qual è dunque il problema? Da una parte, sicuramente, ci sono allevatori che non rispettano l’ambiente. Non difendo assolutamente chi abbandona attrezzature e immondizia in giro, chi non ritira fili e picchetti a fine stagione (pericolosi per la fauna selvatica e per chi pratica scialpinismo, oltre che a rappresentare uno spreco inutile di materiali), chi non smaltisce correttamente sacchi del sale, tubi e picchetti rotti, vasche da bagno sfondate e così via. Ma che dire invece di quei turisti che si lamentano con toni accesi della presenza di fili e picchetti a delimitare i pascoli lungo strade di montagna, piste sterrate comprese?

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Post comparso nel gruppo Facebook “Valle Maira” nel settembre 2018

Addirittura si invoca la denuncia alle Forze dell’Ordine… Tralasciando che i fili non sono metallici (sono in materiale plastico con un sottile filo metallico per la trasmissione dell’impulso elettrico) e che, ovviamente, i picchetti non sono piantati sull’asfalto… Invece di usare il buonsenso (reciproco) e il rispetto del prossimo (cosa di cui si era già parlato qui), ormai si è sempre tutti pronti ad attaccare briga alla prima occasione. E’ vero che, in caso di caduta, un ciclista potrebbe farsi male se proprio centrasse uno di questi picchetti di ferro (ma ve ne sono anche di plastica, di vetroresina, c’è addirittura chi usa vecchi bastoncini da sci!), ma potrebbe anche sbattere la testa contro una roccia, centrare un palo che sorregge un segnale stradale, finire contro un guard-rail o un paracarro!

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Animali vaganti e incustoditi su una strada di montagna – Forcola di Livigno, Svizzera

Il margaro mette fili e picchetti per delimitare il suo pascolo (di proprietà o affittato), per evitare che gli animali vadano a finire sulla strada. Perché si mettono a filo della strada? Per comodità e per far sì che gli animali puliscano anche la sponda stradale! Anni fa, con un amico, scendevo in bici da Sant’Anna di Vinadio (CN) e, nell’affrontare una curva, lui che era davanti a me si trovò a dover schivare all’improvviso una vacca proprio nel bel mezzo della strada. Quello sì che fu un momento di vero pericolo! Comunque, come avete visto in una delle immagini sopra, i picchetti di ferro non li usano solo in Piemonte, ma anche nella ricchissima e civilissima Svizzera!

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Stambecchi al pascolo in territorio d’alpeggio – Lac de Luseney, Vallone di St. Barthélemy (AO)

Ma le lamentele di certi amanti (ed esperti!) della montagna non si fermano qui. E’ sicuramente vero che esistono alpeggi con situazioni di sovraccarico (anche se spero che si tratti di un fenomeno sempre più sporadico, dato che amici mi hanno segnalato di aver ricevuto un controllo a sorpresa in alpe, sia per quanto riguarda le “carte”, sia la gestione del pascolo, controllo durato molte ore, a tavolino e sul territorio), ma non sono gli animali domestici a scoraggiare la presenza di selvatici. Anzi, la gran parte degli allevatori vede (e fotografa, postandoli poi sui social) camosci, stambecchi, marmotte, volpi, pernici, ecc. proprio mentre sta pascolando il proprio gregge o la propria mandria.

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Parte del branco di stambecchi del Luseney – Vallone di Saint Barthélemy (AO)

Purtroppo quest’anno di cervi ne ho visti pochi – mi raccontava un amico in alpeggio in una nota località turistica del Piemonte – Si sono abbassati di quota quando c’è stata tanta neve lo scorso inverno. I più deboli o sono morti o sono stati presi dal lupo. Sicuramente, da quando c’è il lupo, di selvatici in generale se ne vedono meno. Per il resto invece la selvaggina riceve anche benefici dal fatto che si pascola con il bestiame.

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Le manze sono già scese, ma intorno alle baite i pascoli sono più verdi che altrove – Fontainemore (AO)

Basta vedere in primavera o in autunno… Tutti i camosci o i cervi che pascolano dov’è più verde, cioè dov’è stato concimato, dove hanno mangiato e pulito le pecore o le vacche. Ma la gente ormai queste cose non le capisce più, magari le vede, ma non sa perché è così!

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La mandria scende a piedi, con un mezzo al seguito per le eventuali emergenze – Vallone di St.-Barthélemy (AO)

Sempre sullo stesso tema, un allevatore in Valle d’Aosta mi raccontava la sua estate: “Dove sono io passa un sentiero molto trafficato che porta a un rifugio. Certo che lì la gente non vede gli animali selvatici… In certi giorni è peggio che essere nella via centrale di Aosta! Bambini che gridano, genitori che li richiamano, cani che corrono e abbaiano liberi, senza guinzaglio. Però poi siamo noi a dare fastidio a loro, noi con il nostro lavoro e i nostri animali! L’altro giorno un turista mi ha aggredito verbalmente perché ero andato con la Panda a portare filo e picchetti i manzi. Ha persino chiamato la forestale!” Chissà se questo solerte escursionista ambientalista, nel recarsi al lavoro o per svolgere le proprie attività, va sempre e solo a piedi? “Ho sorpreso anche gente che mi rubava i picchetti del recinto per usarli come bastoncini. Ormai è un disastro!

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Sentiero escursionistico sistemato dal margaro per transitare in sicurezza con animali e attrezzature – Val Germanasca (TO)

Potrei, ahimé, citarvi molti altri esempi sullo stesso tema. Da quello che entra nell’alpeggio (utilizzato e abitato) come se fosse un luogo da visitare liberamente, in quanto facente parte “dell’ambiente turistico MONTAGNA”, a chi si lamenta per il suono delle campane nei pascoli accanto al rifugio in cui ha pernottato. Potrei parlarvi di sentieri messi in sicurezza dagli allevatori per potervi transitare con gli animali. Potrei parlarvi di fontane a cui si dissetano sia il bestiame domestico, sia gli escursionisti di passaggio. O ancora di stalle e altre strutture di alpeggio che diventano comodi ripari durante un temporale che coglie il turista lungo il suo cammino.

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Bataille des Reines – Vallone di St.-Barthélemy (AO)

Potrei dirvi che l’allevamento di montagna richiama turisti, sia per godere dello spettacolo di alcuni eventi (fiere, rassegne, feste della transumanza, alpeggi aperti, batailles des reines, ecc.), sia perché fortunatamente c’è anche chi ama vedere gli animali al pascolo durante la propria escursione, fotografarli, acquistare i prodotti caseari. Ma tutto ciò è normale: mi preoccupa invece chi addita allevatori e allevamento come elementi negativi per l’ambiente/paesaggio alpino.

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Partecipanti al Tor des Geants – Rifugio Barma, Fontainemore (AO)

Il punto è sempre solo uno: siamo di fronte a un totale scollamento tra il mondo rurale, zootecnico, montano, agricolo… e il resto della società. Ormai anche chi vive in campagna (perché l’ambiente è più sano rispetto a quello urbano!), ma non fa un lavoro direttamente legato alla terra, si lamenta perché il gallo del vicino canta, perché passa il margaro durante la transumanza e mette le vacche a pascolare nel prato dietro casa sua… Si parla tanto di ritorno alla terra, ma… a parte coloro che scelgono di tornare a fare i contadini, allevatori, ecc., come dobbiamo comportarci con tutti gli altri?

Appena oltre confine, tutto cambia

La stagione estiva volge al termine, a breve mandrie e greggi scenderanno, chi ha più erba riuscirà a fermarsi magari fino a fine mese, inizi di ottobre… per altri invece è questione di giorni. Prima del ritorno degli animali, volevo ancora fare una gita in Svizzera. Il confine non è lontano, così semplicemente basta scegliere una meta appena dietro la cresta, non più distante di altre località della Valle.

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Val Ferret – Valais, Svizzera

Dicevo di aver bisogno di cambiare paesaggi, anche se questi non sono così diversi da quelli nostrani. Quel che cambia spesso è la cura del paesaggio, il modo con cui viene gestito. Non c’è bisogno delle onnipresenti bandiere rossocrociate per capire che si è in terra elvetica. Nell’alpeggio al fondo della strada asfaltata si può mangiare un assortimento di prodotti locali, ma i prezzi, al cambio vigente, fanno rabbrividire un Italiano, che con la stessa cifra in patria può scegliere un ristorante di lusso e non una fonduta o una raclette seguita da un dolce. E’ cara, la Svizzera? Per noi sì, ma… non sarà che, in questo caso, semplicemente si pagano i prodotti al giusto prezzo?

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Lacs de Fenêtre – Val Ferret, Svizzera

La gita ha come meta degli splendidi laghetti alpini. A quelle quote non ci sono più animali, i pascoli sono già stati consumati da un gregge di pecore, a giudicare dalle tracce rimaste.

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Fioritura di eriofori ai Lac de Fenêtre – Val Ferret, Svizzera

Ci sono però numerosi animali selvatici (stambecchi, pernici) e distese di ciuffi bianchi: non più pecore, ma le infiorescenze degli eriofori intorno ai laghi e ai ruscelli.

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Alpeggio Plan de la Chaux – Val Ferret, Svizzera

Sulla via del rientro, facciamo una deviazione per passare accanto alle mandrie al pascolo. Nei pressi dell’alpeggio era parcheggiata un’auto con targa italiana, quindi ci si poteva aspettare qualche operaio che, dal nostro paese, era andato in là a far la stagione. Non si tratta di casi isolati, ma di un fenomeno via via crescente. Spesso si tratta di allevatori che mandano in alpeggio presso terzi i loro animali e vanno a guadagnare uno stipendio oltreconfine. E così nei nostri alpeggi lavorano operai rumeni, albanesi, marocchini… e in Svizzera troviamo pastori valdostani, piemontesi, lombardi…

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Mandria al pascolo – Val Ferret, Svizzera

La mandria è composta interamente da bovine di razza d’Herens, molto apprezzate da queste parti soprattutto dagli appassionati delle battaglie. Qui trovate il sito degli allevatori di questa razza, dove potete vedere i risultati dei combats, gli alpeggi dove vi sono mandrie come questa, le date dei prossimi combats, ma anche la situazione nei vari alpeggi. Cosa significa? Andiamo con ordine, ce lo spiegherà il pastore!

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Luciano toglie il filo che suddivide il pascolo – Val Ferret, Svizzera

Il guardiano della mandria in quel momento stava dando il pezzo per il pascolo pomeridiano/serale. Dopo un primo scambio di battute in Francese, si scopre non solo la provenienza comune, ma ci si riconosce pure! E così ha inizio una lunga chiacchierata in cui vengo a sapere tante cose su come funziona qui l’alpeggio.

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Un bell’esemplare di razza d’Herens – Val Ferret, Svizzera

Il pastore che sta al pascolo costantemente con la mandria, tra le sue mansioni ha anche il compito di scrivere su un quaderno ogni giorno chi è la regina. Gli animali sono tutti identificati con una placchetta numerata attaccata al collare che sorregge la campana. Bisogna osservare i combattimenti che avvengono durante il giorno e segnare chi vince e chi perde. Avere la regina dell’alpeggio è un grande prestigio per l’allevatore, ma alla soddisfazione morale si aggiunge quella economica, visto che gli appassionati arrivano a spendere anche 30.000 CHF per acquistare una regina.

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Non sono i cinghiali a scavare questi buchi nei pascoli, ma le reines mentre mostrano la loro forza! – Val Ferret, Svizzera

Si guarda la bellezza, si guarda la forza dell’animale. E’ una questione di passione. E così allevatori e appassionati vanno in alpeggio a vedere quando, per la prima volta, gli animali escono insieme al pascolo e iniziano i combattimenti per stabilire le gerarchie. Poi ci sono invece i combats organizzati, così come avviene in Valle d’Aosta.

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Luciano e una delle bovine in cerca di attenzioni – Val Ferret, Svizzera

Il motivo per cui i Valdostani sono così apprezzati negli alpeggi del Vallese è anche il fatto che conoscono questa razza, il suo particolare comportamento, ma anche condividono questa passione. “Qui gli alpeggi sono dei consorzi, la gente è davvero precisa e corretta. Lo stipendio è più che buono, paragonato a quello che rende ormai questo mestiere da noi… Ci pagano un tanto al mese, in più abbiamo un tot per andare a comprare da mangiare. Da noi certe cifre te le sogni, il prodotto non vale più niente. Una vacca da macello qui viene pagata 10 CHF/kg.” (In Valle d’Aosta ci si aggira sui 2-2,5 €/kg, fate voi il paragone!)

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Plan de la Chaux – Val Ferret, Svizzera

In Svizzera la vita è più cara che da noi, basta entrare in un qualsiasi negozio e guardare i prezzi del formaggio o della carne. Ma è sufficiente, come vi dicevo prima, dare uno sguardo al menù accanto all’alpeggio al fondo della strada sterrata, dove si possono gustare alcuni piatti tipici, dai taglieri di salumi e formaggi alla fondue o la raclette. Sono prezzi esagerati? Per noi… sì, ma sono anche prezzi giusti, proporzionati al lavoro che c’è dietro ai prodotti, alle materie prime. Non ha senso che, in Italia, un formaggio di montagna, d’alpeggio, costi solo pochi euro più di un insapore formaggio di caseificio industriale.

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Luciano e il suo cane – Val Ferret, Svizzera

Luciano ci mostra dove la mandria si abbasserà a breve, per concludere la stagione. “Nell’altro alpeggio sopra ci sono i manzi, lì c’è un ragazzo francese che si occupa di pascolarli. Prende 150 CHF al giorno. All’inizio queste erano quasi tutte da mungere, ma ormai siamo alla fine e alcune partoriranno ad ottobre. Qui facciamo formaggio Raclette. Ci sono animali da diversi proprietari, ci può essere quello che ne ha tante, magari anche 40, ma c’è chi ne ha anche solo 3 o 4. Conosco un allevatore che ha 5 vacche di queste nere, poi una decina di vacche da latte. Con questi numeri ha fatto una stalla da un milione di franchi, tira su una famiglia e ha anche un dipendente. E’ vero, in Svizzera danno i contributi, ma il paesaggio è tutto tenuto alla perfezione. Guarda giù per la valle come sfalciano i prati fin sul bordo della strada e fin contro il bosco…

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Sistema per lo spandimento dei liquami nei pascoli già utilizzati – Val Ferret, Svizzera

Gli allevatori pagano 400 CHF per bestia a mandarle su in alpe, ma poi se vengono a fare dei lavori per l’alpeggio, segnano le ore, le giornate di lavoro, e scalano dalla cifra da pagare. Oppure c’è quello che porta su la legna. C’è davvero grande correttezza in tutto.” Dopo questi discorsi, verrebbe davvero voglia di fare lo stesso, di passare il confine per fare la stagione. Forse, con i soldi guadagnati in alpeggio, non ce la faresti a vivere là, ma sicuramente sono buone cifre da portare in Italia. Ma il punto non è questo… Ciò che non funziona è che, in Italia, le piccole aziende (di montagna e non) soccombono, non riescono a vivere solo del loro (duro) lavoro. I prodotti (carne, latte, latticini) vengono venduti a prezzi irrisori che talvolta non pagano nemmeno le spese necessarie per ottenerli, senza contare le ore di lavoro, che in questo mestiere devono andare sotto il nome di “passione”. Non va bene, e non va bene nemmeno appoggiarsi a quei contributi che oggi ci sono, domani chissà, e che troppo spesso fanno più male che bene, falsando il mercato l’intero sistema.

…per chi volesse assistere alla sfilata di mandrie e greggi di questa vallata, l’appuntamento è a La Foully il 22 settembre

Presentazione a Torino

Per una volta… non sarò a presentare i miei libri in paesi di montagna! Domani pomeriggio, 13 settembre, l’appuntamento è a Torino.

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La presentazione di “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari” è fissata alle 18:30 presso la Libreria La Montagna di Via Sacchi a Torino. Vi aspetto!

Perché dire “lupo” vuol dire tante cose

La scorsa settimana siamo finalmente riusciti ad andare a trovare Giovanni. Da troppo tempo rimandavamo questa visita, mesi e mesi, per non dire un paio d’anni! Ci siamo avventurati su per la Valchiusella, vallata che una quindicina di anni fa avevo percorso in lungo e in largo per il censimento degli alpeggi. Già allora non era stato facile individuare molti sentieri…

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Al pascolo ai Piani di Cappia – Valchiusella (TO)

Per arrivare su dal nostro amico pastore, abbiamo approfittato delle indicazioni raccolte lungo la strada. Questa signora che pascolava la sua piccola mandria sapeva tutto degli spostamenti dell’uomo e del suo gregge “Si è abbassato ieri, prima era più su in alto. Prendete quel sentiero lì che va in là in piano, non potete sbagliare!

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Mezzo di trasporto tradizionale – Piani di Cappia, Valchiusella (TO)

Una volta individuato il sentiero (nessuna freccia e segni sbiaditi sulle rocce), sbagliarsi era effettivamente impossibile, perché era l’unica traccia che tagliava quei versanti scoscesi tra boschi e cespugli fortemente danneggiati dall’incendio dello scorso autunno, pietraie e magri pascoli ripidi. Non sono “belle montagne”, queste. Piacciono a chi ama la natura selvaggia, ma venire in alpeggio qui significa far fatica, sapersi adattare a condizioni di vita quasi immutate nei secoli. Quassù non arrivano strade e le baite sono quelle vecchie, tradizionali, senza ristrutturazioni, senza “comfort”.

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Giovanni al pascolo con il gregge – Valchiusella (TO)

Giovanni ci aspettava, una delle poche modernità quassù è il segnale del telefonino, che prende e non prende, ma bene o male si riesce a comunicare. Avevamo tante cose di cui parlare, tanto da raccontare, ma il suo discorso, immediatamente dopo i saluti, è stato incentrato sul lupo. Ci ha mostrato che proprio lì vicino gli aveva sbranato degli animali. “La più bella capra fiurinà che avevo… Tante notti ho dormito anche lì, sotto quella balma, per essere vicino al recinto.

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Gregge al pascolo – Valchiusella (TO)

Doveva sfogare la sua “rabbia”, la sua frustrazione, la sua impotenza contro questo nemico che gli impedisce di godersi questi ultimi momenti felici con il gregge. Il lupo è arrivato da quelle parti di pari passo con una serie di problemi che hanno colpito questo pastore. Gli anni passano, la salute non è più quella di un tempo, l’essere rimasto da solo dopo la scomparsa della moglie… Il gregge non ha più tanti animali come in passato, così l’estate la si trascorre quasi tutta qui, spostandosi tra i vari piccoli alpeggi. “Ma qui resto solo una settimana, poi mi abbasso. Troppo pericoloso.”

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Il gregge di Giovanni – Valchiusella (TO)

Molti giovani non farebbero questa vita, in questo modo. Lui, come tanti altri pastori, probabilmente avrebbe continuato fin quando la salute glielo avesse permesso. Ma il lupo contribuirà a farlo smettere prima. Ci parla di un altro pastore che l’ha “invitato” ad unirsi a lui la prossima estate… Sicuramente lui lì, a più di settant’anni, fatica troppo a sostenere anche tutto il carico lavorativo e psicologico che la presenza dei predatori comporta.

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I cani da conduzione del gregge – Valchiusella (TO)

Dei cani da guardiania lo aiuterebbero a fronteggiare gli attacchi, ma probabilmente Giovanni pensa che non valga più la pena di introdurre questo cambiamento, con tutti i problemi di gestione che questi animali comportano. “Non vado più avanti a lungo…“. Lo capisco: so com’è stata la sua vita, vedo come vive oggi, per lui il gregge è quel qualcosa che lo aiuta ad andare avanti nonostante i tanti pensieri rivolti al passato e a chi non c’è più. Non riuscire più a difendere i propri animali fa male. E’ dura per un giovane, ma lo è molto di più per un’anziano. Molti, alla sua età, si godono felicemente la pensione, lui invece è lassù, da solo, con qualsiasi condizione di tempo. Non chiedetemi chi glielo faccia fare: se conoscete il mondo degli allevatori, della pastorizia, sapete bene che il motore di tutto si chiama passione.

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Al pascolo – Valchiusella (TO)

Così temo che verrà presto un’estate in cui questo gregge non salirà su per le strette strade e i sentieri della Valchiusella. E forse nessuno prenderà il suo posto, in queste montagne difficili. Certo, non è solo il lupo a far smettere Giovanni, ma come sempre è quella goccia che fa traboccare un vaso che si è riempito pian piano.

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Pecora di razza biellese – Valchiusella (TO)

Permettetemi però di fare qualche riflessione: dalla primavera fino ad oggi quotidianamente ho visto, tra le immagini pubblicate dai miei amici e contatti sui social, foto di animali predati. Lupi, ma anche orsi (non in questa parte delle Alpi, per ora, mentre invece il lupo si è man mano spostato anche verso Est). E non solo nel nord Italia, ma anche sugli Appennini. Il problema è vasto, esteso, colpisce il grande come il piccolo allevatore, chi ha migliaia di capi e chi cerca di preservare piccoli greggi di razze in via di estinzione. Ma non solo pecore, anche capre, bovini, cavalli…

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Montagne “come una volta” – Valchiusella (TO)

In rete c’è chi ha le soluzioni per tutti (ma spesso non fa questo mestiere), c’è chi si lamenta e basta, c’è chi vuole venderti i suoi cani, c’è chi insulta pastori e allevatori così a prescindere… Dal momento che non amo alimentare le “voci”, parlo e scrivo solo quando conosco le situazioni direttamente, perché non mi fido più di nessun “sentito dire”. Così non ho riportato nessuna notizia, non potendo verificare le fonti. Ho letto, ho osservato e ascoltato. Oggi vi ho raccontato la storia di Giovanni, perché è una delle tante che compongono l’immensa galassia di quelli che hanno problemi con il lupo.

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Capre e pecore – Valchiusella (TO)

Però ce ne sono tante altre che, secondo me, potrebbero andare diversamente. E’ vero che la “convivenza” con i predatori non esclude vittime, ma se uno vuole andare avanti e non chiudere l’attività, qualcosa lo deve fare! Mi fa rabbia vedere le immagini degli animali sbranati, ma me ne fa ancora di più leggere sotto le lamentele di chi non fa niente per proteggere i propri animali. Ormai si sa che i predatori ci sono, non siamo più negli anni in cui si parlava di pochi esemplari vaganti. I branchi ci sono, nascono cuccioli, il territorio è stato man mano colonizzato. Sapendo cosa comporta cercare di difendere i propri animali con i mezzi legali (costi, fatica, problemi con gli altri fruitori della montagna – vedi qui un mio recente post sui cani da guardiania), uno sceglie come comportarsi. Ma chi si ostina a lasciare liberi e/o incustoditi i propri animali, sa che rischi corre. Nessuno è obbligato a prendere i cani da guardiania, usare i recinti per la notte, ecc… ma se poi ti capita qualcosa, al giorno d’oggi, in zone con presenza stabile di predatori, non puoi metterti a lamentarti facendo la vittima.

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Arrivano nuvole e nebbie sul gregge – Valchiusella (TO)

Giustamente si indigna chi ha predazioni “nonostante tutto”, ma devo dire che solitamente si lamenta meno di chi invece non ha messo in opera alcun metodo di prevenzione. L’altro giorno per esempio in Alta Valle di Susa è avvenuta una predazione dentro ad un recinto dove si trovavano pecore con gli agnelli. C’era anche un cane da guardiania all’interno, cosa che probabilmente ha evitato perdite maggiori (una pecora uccisa, un agnello ferito gravemente che non è poi sopravvissuto). Può quindi succedere anche questo, quindi in quel caso sì che ci si può lamentare dicendo che servono anche altre forme di difesa.

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Pascoli difficili in Valchiusella (TO)

E’ auspicabile che qualcosa si muova e che finalmente si autorizzi una difesa “attiva” del gregge. Al fatto che i lupi siano in via di estinzione non ci crede più nessuno. Non so che validità possa avere sparare con proiettili di gomma, ma perché non si inizia a provare questa strada, per esempio? Comunque, la mia opinione è sempre quella: se si arriverà ad autorizzare lo sparo, l’abbattimento, deve essere il pastore a poter intervenire. Lo sappiamo tutti che un animale (anche solo il cane o il gatto di casa) va punito mentre compie un misfatto o comunque quando viene colto in flagrante. Che senso ha organizzare delle squadre che vadano a cercare il lupo che, magari una o due settimane prima, ha colpito un gregge? Se il pastore ha un porto d’armi ad uso sportivo, che possa sparare al predatore quando lo vede arrivare nel suo gregge. La sua capacità nello sparare e il buonsenso nel farlo non differirà da qualsiasi altro cacciatore. I lupi devono associare il pericolo all’uomo, al gregge. Chissà se mai si arriverà a questo… intanto continuiamo con le tante parole, con la disinformazione, con la strumentalizzazione delle parole di tizio e di caio, con gli insulti on-line… e con le stragi di animali, custoditi e incustoditi, al pascolo e appena fuori dall’ovile, in montagna, in collina, in pianura…

Gioie e dolori del meteo

Si sta avviando a conclusione un’altra estate difficile per l’agricoltura e la zootecnia. Il “bello” è che, nella stessa regione o magari anche nella stessa valle, quest’anno possiamo trovare chi si lamenta per la siccità e chi per la troppa pioggia. Nel 2017 si era tutti concordi nel piangere per la mancanza di precipitazioni, invece quella del 2018 è stata un’estate di temporali, a volte anche fortissimi temporali.

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Siccità a fine estate – Nus (AO)

Dove i temporali non sono arrivati, la situazione è questa: terra riarsa, erba secca, alberi sofferenti che iniziano a perdere le foglie. E sono due estati che la situazione si ripete, qua e là sulle rocce, dove c’è poco suolo, alcune piante sembrano definitivamente morte.

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Irrigazione a pioggia dopo il secondo taglio – Nus (AO)

I prati che vengono ancora utilizzati fortunatamente hanno buoni sistemi di irrigazione, altrimenti la situazione sarebbe drammatica. Il “bel” tempo ha aiutato la fienagione, il fieno è seccato senza prendere pioggia, ma… la pioggia serve eccome!

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Prati prima dello sfalcio e girandole per l’irrigazione – Nus (AO)

Dove manca l’irrigazione, il fieno non dev’esser stato abbondante. Si prospetta una nuova annata “critica”? Così pare, stando alle voci tra gli addetti ai lavori. Da una parte il primo taglio in pianura è stato tardivo a causa delle piogge primaverili, quindi c’è poi stato meno fieno nel secondo taglio. Un’altro fattore che farà alzare il prezzo del fieno è legato all’anno precedente, quando si sono svuotati i fienili fino all’ultima pagliuzza per soddisfare il bisogno di tutti.

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Prati irrigati e fiori di colchico autunnale – Nus (AO)

Mentre da qualche parte l’erba sta ricrescendo (sempre solo grazie all’irrigazione) dopo il secondo taglio, in attesa della discesa degli animali dagli alpeggi c’è invece chi gioisce per la buona annata con tanto pascolo e chi forse non è nemmeno riuscito a fare il fieno!

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Al pascolo in alpeggio – Elva (CN), Valle Maira

Qualche settimana fa ero a Elva, in Valle Maira, dove mi raccontavano che i temporali e il maltempo non avevano ancora permesso di sfalciare. A quelle quote si fa un solo taglio di fieno, poi quando gli animali si abbassano scendendo dagli alpeggi, quelli che restano lì, nelle aziende locali, pascolano la ricrescita dell’erba. Fino a quel momento quindi la situazione era abbastanza critica, perché è vero che i pascoli in quota erano ancora belli verdi, ma non si era messo da parte niente per l’inverno e l’erba stava invecchiando, venendo dura, fino a non rappresentare più un buon pascolo autunnale per le mandrie.

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Primi freddi in alta quota – Moncorvè, Valsavarenche (AO)

Che dire poi delle temperature? Non è anomalo vedere la brina, il ghiaccio, le prime spruzzate di neve a fine agosto in montagna. L’anomalia era il caldo precedente, lo zero termico a quote molto elevate. Di tutta la neve caduta lo scorso inverno, cos’è rimasto? Qualche nevaio in punti più freschi, qualche accumulo di valanga in un canalone.

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Vista su Succinto – Valchiusella (TO)

La “verde” Valchiusella quest’anno tiene fede al suo nome. Quello è il colore dominante, nei prati, nei pascoli in quota e nei boschi. Giornate di cielo blu alternate a benefiche piogge e temporali sarebbero ciò che tutti vorrebbero. Purtroppo però il tempo non lo possiamo comandare a piacimento (anche se abbiamo una buona dose di responsabilità nelle mutazioni climatiche degli ultimi tempi).

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Gregge in alpeggio – Valchiusella (TO)

Il maltempo in alpeggio porta giornate difficili, ma è solo la pioggia a poter consentire a questo gregge di tornare a pascolare lì, esattamente un mese dopo essersi spostato nell’alpeggio superiore. Visto che l’estate si sta avviando a conclusione, l’auspicio è che si possa avere almeno un buon autunno, con alternanza tra piogge moderate (che ci si augura arrivino al più presto, dove serve!) e giornate di sole…

In libreria…

Tempo per scrivere per ora ne ho ancora poco, ma prometto che dall’autunno avrete modo di leggermi più spesso. Magari non (solo) su queste pagine virtuali, ma soprattutto andando in libreria. Ho infatti qualche novità per voi…

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Prima di tutto, per chi non lo avesse ancora letto, “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari escursionistici” – MonteRosa Edizioni, continua il suo tour di presentazioni. Giovedì sera, 30 agosto 2018, sarò a Nus, ospite della Biblioteca Intercomunale, presso la Sala Consigliare del Comune di Nus (AO), ore 21:00. Ricordo che il libro non è una semplice guida di itinerari, ma all’interno trovate le interviste agli allevatori, che raccontano la loro vita, il lavoro, il territorio, la passione per gli animali tra passato, presente e futuro.

Per chi invece avesse già tutti i miei titoli nella sua biblioteca, posso finalmente annunciare che l’inizio dell’autunno porterà una novità. Uscirà infatti per Pentagora, “Il canto della fontana”, mio romanzo vincitore dell’edizione 2017 del premio letterario “Parole di Terra”. Prestissimo vi potrò dare ulteriori dettagli.

In questi anni tanti di voi mi hanno anche chiesto “Intelligente come un asino, intraprendente come una pecora”, testo esaurito da parecchio tempo. Anche per voi ci sono buone notizie: un editore è interessato a una sua ristampa, o meglio… l’intenzione sarebbe di rivedere e integrare quello che era stato il mio primo libro “autoprodotto”. Se ne parlerà in autunno e vedrò di lavorarci per farvi trovare anche quest’opera in libreria per la prossima primavera. Un po’ di pazienza, allora…

Cani da guardiania e turisti

In queste ultime settimane quasi non passa giorno senza che mi capiti di leggere on-line qualche polemica sulla questione “cani da guardiania”. Nonostante la loro presenza sia andata sempre più diffondendosi in tutto il Nord Italia, al seguito dell’espansione del territorio dei predatori, molta gente sembra non aver ancora capito a cosa servano e qual è la differenza tra questi e i cani “da pastore”, cioè quelli che affiancano l’allevatore e lo aiutano a gestire e movimentare gli animali (ovicaprini o bovini che siano).

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Il gregge al pascolo – Alpe Sellery inferiore, Val Sangone (TO)

L’altro giorno sono andata in uno di questi punti “caldi”, sapevo che lì c’era un gregge (di capre) sorvegliato dai cani da guardiania… e avevo anche letto numerosi commenti e polemiche sulla loro presenza, dato che la zona è molto frequentata dai turisti. La pista agro-silvo-pastorale infatti passa davanti ad un alpeggio e termina più sopra a un altro alpeggio, ora riconvertito in un rifugio. Salgono quelli che fanno la gita breve per andare al rifugio, sale chi invece si spinge più in alto al colle e/o alle cime sovrastanti.

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Due dei guardiani del gregge – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

Sapendo che ci sono i cani, volendo vedere le capre e avendo anche l’intenzione di salire molto più in alto per osservare da vicino gli stambecchi, ho lasciato il mio cane a casa. Ciò ha già ridotto notevolmente i rischi di incidente con i cani da guardiania. Per chi sta già obiettando che è un suo diritto andare in montagna accompagnato dal proprio cane, come ho già scritto altre volte, esistono parchi naturali dove è vietato introdurre cani, anche al guinzaglio. I cani da guardiania sono strumenti che i pastori hanno DOVUTO adottare per fronteggiare gli attacchi dei predatori, sono uno dei disagi che gli allevatori si accollano per cercare di “convivere” con il lupo. Anche gli altri fruitori della montagna devono accettare di dividere con gli allevatori il prezzo di questa convivenza.

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Gregge di capre e cani da guardiania – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

Il gregge non era sulla strada, siamo andati a cercarlo di proposito per vedere le capre, e i cani ci hanno subito avvistati. Dal momento che ci avvicinavamo alle capre, due di loro ci sono venuti incontro abbaiando: si trattava dei due cani più giovani, il terzo non ha abbandonato la sua posizione davanti al gregge. Siamo stati fermi e i cani si sono limitati ad abbaiare un po’ e ad annusarci, poi sono tornati dalle capre e noi abbiamo ripreso a salire, fino ad arrivare proprio vicino agli animali, che nel frattempo avevano raggiunto la strada.

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Il gregge e i suoi custodi – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

In quel momento è arrivato anche il maschio più vecchio, abbaiando con più convinzione rispetto ai giovani. Tutti e tre i cani sono venuti verso di noi abbaiando (ma senza aggredirci), noi siamo stati fermi e zitti, con le mani abbassate in modo che potessero annusarci, non abbiamo agitato nessun bastone (cosa che molti fanno, pensando erroneamente di difendersi). I giovani hanno smesso di abbaiare, quindi anche l’esemplare adulto si è tranquillizzato (pur rimanendo più sospettoso). Hanno girato intorno a noi annusandoci mani e gambe, quindi hanno ripreso il loro “lavoro” con il gregge.

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I cani da guardiania accompagnano il gregge – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

Per loro non rappresentavamo più un pericolo, si erano tranquillizzati sul nostro conto. Abbiamo comunque evitato di parlare a voce alta, di fare movimenti bruschi o di avvicinarci troppo alle capre… solo che, dopo qualche istante, sono state le capre ad avvicinarsi a noi, inglobandoci nel gregge che si era incamminato lungo la strada.

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In cammino con il gregge, ormai accettati dai cani – Alpe Sellery, Val Sangone (TO)

I cani più giovani tentavano addirittura di socializzare e si sarebbero lasciati accarezzare volentieri, ma ho evitato di farlo, poiché questi sono cani che stanno lavorando e non devono prendere il vizio di abbandonare il gregge per mendicare cibo o carezze dai turisti: cesserebbe il loro scopo di cani da guardiania.

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Il gregge sulla strada che sale all’Alpe Sellery superiore – Val Sangone (TO)

Cani e capre si sono poi fermati nel presso del rifugio, mentre noi abbiamo proseguito… In seguito il gregge è poi salito a pascolare più a monte, lontano da strada e sentiero, sempre scortato dai cani. Al nostro rientro, mi sono complimentata con l’allevatore per il comportamento dei suoi cani. Lui mi ha risposto che molti invece si lamentano: “Alla sera le capre rientrano da sole mentre noi stiamo mungendo le mucche e si fermano qui sopra alla baita. I turisti scendono e dicono che i cani non li lasciano passare… C’è tanta gente che viene su con uno o due cani, è ovvio che i miei reagiscano, è il loro lavoro!“. Il gregge pascola con la sola custodia dei cani tutto il giorno, per poi rientrare a sera per la mungitura. L’allevatore ha anche dei bovini e produce formaggi, quindi personalmente non potrebbe passare la giornata al pascolo. La presenza dei cani è un deterrente efficace contro i predatori (ma negli anni ha comunque avuto ancora qualche perdita, anche se meno gravi che all’inizio quando non aveva i cani da guardiania). Qui l’intervista con Giancarlo, realizzata quando raccoglievo materiale per “Capre 2.0“.

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Femmina di stambecco – Monte Robinet, Val Sangone (TO)
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Capretto di stambecco – Monte Robinet, Val Sangone (TO)

Quando leggerò ancora qualcosa su questi cani, o quando qualcuno mi dirà che è impossibile passare di lì per colpa dei cani di guardiania, avrò la mia esperienza diretta con cui replicare. Tenendo un giusto comportamento, noi non abbiamo avuto problemi di alcun tipo, abbiamo camminato per un tratto con le capre, mentre alcuni dei capretti più socievoli ci mordicchiavano le cinghie dello zaino e i lacci degli scarponi. Per la cronaca, abbiamo anche visto numerosi animali selvatici (camosci e stambecchi): in cima poi c’erano le “solite” femmine di stambecco con i loro capretti di pochi mesi. Sul colle, numerosi escrementi di lupo contenenti ossa e lana di pecora…

Lavoro in alpeggio

Quando c’era il vecchio blog, avevo iniziato a ricevere un numero sempre crescente di e-mail da parte di persone che volevano andare a lavorare in alpeggio, per fare un’esperienza, per un breve periodo estivo, per imparare un mestiere, per cambiare vita e abbandonare la città… Avevo quindi aperto un’apposita pagina dove, via via, inserivo i messaggi. Pian piano poi sono arrivati anche quelli di Italiani e stranieri già pratici del mestiere, che cercavano lavoro. Le aziende che invece avevano bisogno di manodopera tendenzialmente non scrivevano, al massimo consultavano l’elenco di annunci.

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Pastore in alpeggio in Valsavarenche (AO)

Poi quest’anno all’improvviso è cambiato qualcosa. Anche se il blog è chiuso, le pagine degli annunci restano attive (per pubblicare qualcosa, basta mandarmi un’e-mail e io provvedo ad inserire il testo) e, a quanto pare, sono molto consultate. Quest’anno sono aumentati gli annunci da parte di aziende. Aprendo la pagina non ne troverete più tantissimi, perché molti mi hanno scritto dopo aver trovato la persona che cercavano, chiedendo di rimuovere l’inserzione. Però credo ci sia da fare qualche riflessione su questo fenomeno.

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Momenti di lavoro in alpeggio – Val Chisone (TO)

Da una parte c’è forse una crisi nei “canali tradizionali”? Quelli attraverso i quali si trovavano normalmente gli operai? Oppure c’è maggior fiducia per il mezzo virtuale, dopo che qualche collega ha riferito di aver trovato in questo modo gli aiutanti giusti? Quello che so è che molti, quest’anno, si sono lamentati per le grandi difficoltà nel trovare personale per l’imminente stagione d’alpe: sia operai più specializzati, in grado di mungere e/o caseificare, sia pastori.

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Alpeggio nel Vallone di Saint Marcel (AO)

C’è chi si è trovato senza operai quando ormai era ora di salire in alpeggio e chi li ha “persi” strada facendo, rimanendo in difficoltà ora, nel cuore dell’estate. Oltre alle singole vicende che mi sono state raccontate da amici, l’elemento comune di molte storie è stato il contatto con qualcuno che cerca lavoro… ma che poi non si presenta all’appuntamento! Perché? Perché dirsi interessati e poi non rispondere più nemmeno al telefono?

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Alpeggio in alta quota – Valtournenche (AO)

Chi già ha esperienza, sa a cosa può andare incontro, chi invece è semplicemente affascinato dall’idea dell’alpeggio, del lavoro in montagna, a volte si scontra con una realtà diversa da quella attesa. Un discorso molto lungo potrebbe essere fatto sullo stipendio dei pastori (anni fa qualcosa lo avevo scritto qui): in Italia raramente le cifre sono elevate, sicuramente non comparabili con quelle percepite oltreconfine (Francia, Svizzera). L’importante è che i patti siano chiari fin dal principio, pare superfluo invitare alla correttezza da ambo le parti (anche se, ahimè, so bene che non sempre le cose vanno così).

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Vita d’alpeggio a Bonalé – La Salle (AO)

Il lavoro in alpeggio non è facile, a volte le condizioni di vita sono molto spartane (per gli operai come per i datori di lavoro), non si può pensare di fare le otto ore e i giorni festivi. Ma questo dovrebbe essere scontato per chi sceglie questa strada: se vuoi le ferie e la domenica libera, non vai a lavorare con gli animali. La stagione d’alpe dura da maggio-giugno a settembre-ottobre, per quei mesi si richiede impegno esclusivo, totale condivisione di compiti e orari. Qualcuno forse obietterà che non sia “legale” tutto questo: io non conosco le normative in materia, ma credo che nessuno venga obbligato a fare questo mestiere: una volta definita la paga e le condizioni di vita/lavoro in quel periodo, se hai preso l’impegno, dovresti portarlo a termine. Mi auguro che coloro che mi hanno chiesto di togliere l’annuncio abbiano effettivamente trovato dei validi collaboratori che li accompagneranno fino alla fine dell’estate e magari anche oltre…

Due appuntamenti estivi

Le presentazioni dei miei libri si spostano in montagna… mentre oggi dovrebbe essere uscito il numero di Meridiani Montagne dove troverete anche un mio articolo (un itinerario di tre giorni tra alpeggi e rifugi in Valle d’Aosta, Vallone di Saint Barthélemy), nelle prossime settimane due saranno le presentazioni dove potrete incontrarmi.

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La prima, con “Alpeggi, alpigiani, formaggi della Valle d’Aosta – 23 itinerari escursionistici” si terrà a Courmayeur (AO) nella Maserati Mountain Lodge, ore 18:00, lunedì 6 agosto 2018 (qui).

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Seguirà, venerdì 17 agosto, una presentazione di “Capre 2.0” presso l’azienda agrituristica Lo Puy La Chabrochanto di San Damiano Macra (CN). Mi fa particolarmente piacere andare a presentare il libro in una delle aziende “protagoniste” dell’opera. Ore 19:00 presentazione del libro (ingresso 1 euro), ore 20:45 la serata prosegue presso l’agriturismo (prenotazioni al 3495446687).